Lunedì 03 Maggio 2010 12:03

Assumere droga è solo un fatto privato?

Scritto da Administrator

di Vincenzo Ribet

Considerazioni sull'iniziativa dei controlli volontari ai quali alcuni politici si sono sottoposti per "certificare" il loro non fare uso di droga.

Test antidroga per i deputati, innocua provocazione o effettivo deterrente?

Ha suscitato notevole clamore la proposta dell’on. Giovanardi di far eseguire il test antidroga ai deputati e senatori, ma ancor più lo ha suscitato il fatto che il Sindaco di Milano Letizia Moratti ed il vice sindaco De Corato abbiano, volontariamente ed autonomamente, fatto il test loro stessi.

E’ opportuna quindi qualche considerazione. Lo spunto viene proprio dalla orrida vicenda del Governatore del Lazio. Sia chiaro che nessuno intende montare in cattedra in merito ai sui suoi gusti sessuali, che sono suoi e non è lecito ergersi a fustigatori.

Ma per quello che riguarda l’uso della cocaina, il discorso è assai più serio e profondo: riguarda infatti il funzionamento delle istituzioni. Siano esse statali, regionale, provinciali o comunali.

Infatti la droga –come è noto- ha conseguenze nefaste sulle azioni della persona. Quale può essere l’attenzione e la capacità di discernimento di chi è sotto l’influsso della droga al momento di decisioni importanti? O, peggio, se sente l’imprescindibile bisogno di assumere droga durante sessioni di estrema importanza? E’ pur vero che il Governatore (o il Capo del Governo, o il Sindaco) non sono monarchi assoluti, e le decisioni di norma sono collegiali, ma il dubbio sulle loro capacità di discernimento permane.

Altro punto: la legge dice che chiunque “vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti” commette un reato. E lo commette anche chi la “acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene” in dosi non consentite. Per tutta conseguenza chi abitualmente ne fa uso, assai facilmente può rientrare in quelle tipologie di reato, ed è quindi potenzialmente soggetto a ricatti di ogni tipo, anche da parte di coloro che la vendono o la assumono con lui. È possibile conciliare questa situazione di pavidità ed incertezza con la solerzia e la correttezza di chi deve amministrare la Cosa Pubblica?

Terzo (e risolutivo) punto: la droga costa. Da quanto riportato dai giornali sulla vicenda del Governatore del Lazio gli “incontri” costavano decine di migliaia di euro al mese. Ovviamente si può pensare che chi ne fa uso venda i gioielli di famiglia, o ipotechi la casa per avere il contante per procurarsi la “roba”, ma se così non fosse? Se per ipotesi, dalle mani dell’amministratore passassero appalti per milioni di Euro? La tentazione di dare favori -dietro lauto compenso- per aggiudicare l’appalto sarebbe probabilmente insopprimibile.

Quindi in definitiva la proposta dell’on. Giovanardi è tutt’altro che peregrina, semmai andrebbe estesa a tutti coloro che hanno potere di governo nell’apparato statale (governo, regioni ecc).

Gli aspetti pratici (quanti test al mese o all’anno, come farli, quale pubblicità dare, quali sanzioni se si rifiuta o se si è positivi ecc) sono tutte cose importanti, ma secondarie rispetto alla volontà politica di fare una legge, che deve essere prioritaria. E forse l’introduzione coattiva del test anti-droga potrebbe assumere un notevole valore di “deterrenza”.

Naturalmente ogni provvedimento deve essere conciliato con la legge sulla privacy e con il rispetto dei diritti della persona. Anche se drogata. Anche se malata.

Tuttavia, se la guerra è cosa troppo seria per farla fare dai generali (Clausewitz) anche l’Amministrazione Pubblica deve essere in mano a chi è capace di intendere e volere, e – perché no?- ha il senso dello Stato.

Il Movimento potrebbe farsi portavoce di questa iniziativa ed appoggiare la proposta del sen. Lauro che propone di fare il test per legge.

Vincenzo Ribet

Roma: martedì 17 novembre 2009

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