di Salvatore Giuliano Franco
Riceviamo e pubblichiamo queste invero "Rime petrose" sul problema dell'immigrazione. Certamente non dimentichiamo che fino a ieri o ierlaltro ad emigrare eravamo noi e che su un cartello esposto fuori di un ristorante americano dell'epoca era scritto su un cartello "Vietato l'ingresso ai Cani e agli italiani"! (Red)
Si! Il nostro carissimo presidente Napolitano è certamente ammalato.
La diagnosi è nota, la prognosi infausta, tutto è nella pietose mani di Santa Pupa, la Santa romana che protegge i bimbi, gli ingenui, gli indifesi, gli stolti.
La diagnosi è quella di un male che imperversa da decine di anni e percorre, come un virus a tutto resistente, l’intera società italiana, e che è noto con il terribile e nauseante nome di cattocomunismo.
Quella di dare la cittadinanza italiana a tutti i nati sul nostro suolo, (nostro! Caro Presidente, nostro!), è davvero una tesi talmente irrazionale da far sorgere qualche dubbio sulla pienezza delle capacità mentali di chi ha solo pensato di proporla!
La feccia di tutte le regioni d’Europa, o forse del mondo, farebbe sbarcare in Italia ogni donna gravida, e sarebbero milioni perché, è noto, la madre dei peggiori è sempre incinta.
Sappiamo pure che un terzo dell’umanità soffre per fame, ingiustizia, persecuzioni, e che in centinaia di milioni anelano un porto sicuro dove vivere e procreare.
Ogni futura madre, in numero incalcolabile, vedrebbe il bel suolo italiano come una vera Terra Promessa.
Ma non sarebbe poi questo il danno maggiore.
Il nostro ordinamento prevede che ogni cittadino italiano nasce con tutta una serie di diritti irrinunciabili, quali l’assistenza sanitaria, il diritto alla scuola e al lavoro, il vincolo dei legami famigliari, l’assistenza legale, ecc. ecc.
Ora immaginate un possibilissimo futuro.
Appena la notizia che il paese di Bengodi da la cittadinanza a tutti i nascituri sul suo suolo, dall’Africa sub.sahariana e da cento altri paesi dove dominano orrende dittature e islamici integralismi, ecco che verrebbero scodellate in Italia milioni di prossime scodellatrici.
La popolazione di Bengodi, in forse meno di dieci anni, raddoppierebbe, ma, e qui sta il bello, tutti quei suoi nuovi cittadini godrebbero di tutte le previdenze che il nostro ordinamento garantisce loro.
E se anche, diventando ovviamente il vivere in Italia solo una giornaliera lotta per la sopravvivenza, tutti quegli pseudo italiani se ne tornassero, delusi e amareggiati, nei loro territori d’origine, essi pur sempre veicolerebbero con loro tutti i diritti acquisiti.
Solo il pagamento dell’assistenza sanitaria a cui avrebbero diritto, a spese del bilancio italiano, porterebbe alla bancarotta qualunque stato.
Se poi quelli che decidessero di restare a combattere in Italia chiamassero, accanto a loro, lo stuolo di parenti che, nelle loro contrade, solo questo attendono, ecco che il nostro suolo si troverebbe a dover ospitare una popolazione di cui solo preconizzare in numero fa già venire i brividi e tremar l’ossa.
Meditate gente, meditate!
Credo che possa diventare cittadino italiano solo chi, dopo anni di residenza in Italia:
- parli bene l’italiano,
- accetti integralmente le nostre Leggi e il nostro Ordinamento,
- non abbia precedenti penali,
- non sia in odore di terrorismo e integralismo,
- non sia portatore di gravi o invalidanti malattie.
Chi non la pensa così è solo o un visionario o un individuo in malafede e che auspica il tanto peggio tanto meglio.
Poiché ritengo che il nostro Presidente non appartenga assolutamente a queste tre deprecabili categorie o ad altre ad esse simili, sostengo l’essere lui affetto da quel grave male di cui ho detto nel mio incipit.
Ogni proposta ha però diritto d’essere valutata e discussa, sia pure la più biasimevole e infausta, pertanto che sia eventualmente il Popolo a decidere, del suo presente e del suo futuro, anche nel ricordo di un passato che eleggeva a “cives romanus” solo persone degne.
di Salvatore Giuliano Franco








