Venerdì 09 Dicembre 2011 01:43

Suicidio assistito: Licenza di uccidere

Scritto da Fiorella Ialongo

di Fiorella Ialongo

"Signori ben pensanti spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio, fra le sue braccia, soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte, che all'odio e all'ignoranza preferirono la morte. » Canzone Dedicata a Luigi Tenco (Preghiera in Gennaio - Fabrizio De André). Togliersi la vita è un errore tragico davanti al quale non si riesce a rimanere indifferenti. (Red)

Il tragico epilogo di Lucio Magri ricorda la prerogativa di James Bond: la licenza di uccidere. Questo privilegio, nei film, è intrigante ma quando è riconosciuta, nella realtà, per legge, dovrebbe porre domande le cui risposte non dovrebbero essere lasciate solo alla coscienza dei singoli. Mentre nel mondo si combattono aspre battaglie culturali contro la pena di morte, vi sono Paesi, come la Svizzera, che festeggiano i 70 anni di autorizzazione al suicidio assistito con una media annua che recentemente ha superato i mille individui. La Confederazione Elvetica, inoltre, registra dei buchi più grandi di quelli del formaggio che produce perché colui che vuole morire non può, ad esempio, bere da solo la miscela di farmaci letali che devono essere somministrati per altra via. Nella prima ipotesi sarebbe eutanasia. Solo l’abilità di Perry Mason riuscirebbe a salvare Bond dall’accusa di strage dimostrando l’abissale differenza tra l’affogare ed il lasciar affogare. Le questioni sul fine vita possono essere di poco conto per coloro che sostengono che il gesto estremo di Magri sia un “lucido gesto di coraggio” e il dibattito sul suicidio assistito una “polemica indecente”. Affermazioni, queste, che rischiano di generare un corto circuito nei valori condivisi. Ai singoli ed ai personaggi pubblici, è forse richiesta, invece, una scelta razionale: salvaguardare e tutelare la vita, in tutte le sue forme e manifestazioni, accompagnandole in ogni momento, anche quello più difficile. Da sempre, il vero atto di coraggio è affrontare le difficoltà, facendosi aiutare, sorreggere dagli altri quando sono troppo pesanti. E’ questo che dà dignità alla nostra umanità nei momenti di debolezza. Iniziare a pensare ed affermare il contrario può non essere un buon viatico per le generazioni future.

di Fiorella Ialongo

dicembre 2011

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