di Salvatore Giuliano Franco
Ma allora ... anche i Professori, chiedo scusa, anche i megaprofessoronigalattici come Monti possono sbagliare? Non c'è più religione!!! (Red)
Solo pochi mesi fa l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, assicurava , al Financial Times, che la sua manovra avrebbe archiviato per sempre, in Italia, la spesa in disavanzo.
Decretava così la fine del “deficit-spending” (spesa in deficit).
Fu John Keynes che ideò la teoria del “deficit-spending”; egli però teorizzava che sarebbe stato possibile il pagamento dei relativi interessi, con anche possibilità di guadagno, solo se quel debito fosse stato impiegato in investimenti produttivi, cioè in infrastrutture, come lo sono porti e aereoporti, strade, ferrovie, e ponti, ma anche tutte le “opere a rete”, per il trasporto di materiali energetici, di comunicazione, di scarico.
Gli U.S.A. sono diventati la più forte economia al mondo perché la loro politica fece, del “deficit-spending”, il suo punto di forza.
Bene ha fatto il Tremonti a imporre, costituzionalmente, il pareggio, al bilancio previsionale dello Stato, ma questo solo perché il disavanzo era stato sempre impiegato o per infrastrutture inutili, pletoriche, volute più per locali motivi politici che per oggettive esigenze, ma anche, e questo è peggio, per investimenti nel terziario o altrove, e non per soli investimenti produttivi.
Ed oggi, il mellifluo e tragicamente privo di idee Monti, intende pagare, gli 80 miliardi di debito della Pubblica Amministrazione verso i fornitori, con Titoli di Stato.
Non è forse una forma di “deficit-spending”?
Esso sarebbe accettabile se venisse impiegato per sanare solo il debito per forniture di beni materiali, ma non per altro, come affermano noti economisti.
Va pure ricordato che lo Stato non è una banca d’emissione, anche se questa, nella sua indipendenza, non può agire in contrasto con il proprio governo, perché è proprio lui il suo padrone, ma, tutti e due, hanno l’inderogabile e precipuo compito di difendere la stabilità della moneta.
Ma oggi la moneta è l’Euro e lo Stato è l’Europa, che non ha una banca d’emissione!
E, tornando al “deficit-spending”, come dimenticare che, nel 1933, Hitler, dopo la sua ascesa al potere, vide che il problema più urgente da affrontare era quello della disoccupazione, e che sei milioni e mezzo di cittadini dovevano assolutamente essere reinseriti nel processo produttivo?
Il vero problema non era tanto quello del reperimento degli indispensabili mezzi finanziari, che Hjalmar Schacht, forse il più grande economista mai esistito, risolse con il sistema delle cambiali-MEFO, una geniale forma di “deficit-spending” di cui dovremo assolutamente parlare, bensì quello dell’impiantare attività produttive adeguate.
Bisognava trovare attività che, non legate a luoghi precisi e quindi senza creare anomali spostamenti di lavoratori, sradicandoli dai loro luoghi d’origine con tutte le negative conseguenze derivanti, fossero invece naturalmente distribuite su tutto il territorio nazionale.
L’ideale di ogni politica economica è l’occupazione di tutte le forze lavoro, che cresca parallelamente all’incremento demografico, anche perché è proprio la disoccupazione che genera le maggiori difficoltà sociali.
Furono tre le grandi direttrici allora seguite.
La prima si indirizzava a un vasto programma di restauri: di case, fabbriche e macchinari.
La seconda riguardava la costruzione di autostrade.
La terza era orientata a potenziare la difesa del Paese.
Le condizioni della Germania di allora non sono certo quelle dell’Italia di oggi, ma le idee vengono anche guardando il passato e ipotizzando il futuro.
Il Monti però guarda con gli occhi del chirurgo che disdegna la cura e la medicina e, purtroppo, non del buon chirurgo che sa ben individuare la parte malata, ma con la tracotanza di quello che, per far prima, taglia il braccio per curare la mano, o asporta un polmone per curare la tosse, o taglia la lingua per eliminare la balbuzie.
Attaccare il patrimonio liquido è per lui assai più facile che attaccare beni immobili o semimobili: sono quindi i possessori di danaro e di crediti, i pensionati, chi ha redditi fissi, le facili vittime dell’uomo senza idee.
Un solo vasto programma di restauro sarebbe il toccasana per l’Italia di oggi: restauro di tutti gli edifici fatiscenti e accurata manutenzione di facciate e impianti interni; esame e riparazione di tutte le già menzionate “opere a rete”; esame e messa in sicurezza di tutto il suolo italiano.
Ci sarebbe impiego, per anni e anni, per milioni di operatori e, come per la Germania del 1938, la disoccupazione scenderebbe a zero.
Facile a dirsi!
E i soldi?
E’ qui che deve intervenire la Politica, la Politica e non i Tecnici! consigliata però da un vero economista di genio! ripeto, consigliata e NON guidata.
Possibile che il “deficit-spending” che ha reso grande l’economia degli U.S.A. e le “cambiali-MEFO” dell’eccellente Schacht, che salvò la Germania del’33, non possano insegnare nulla né ai nostri economisti né ai nostri politici?
Poco capisco dell’una e dell’altra disciplina, ma mi riprometto, da profano, di scrivere qualcosa in proposito.
Si parla, in certi casi, di “pulci che hanno la tosse”: io spero nel contagio.
A presto.
Roma, 12 dicembre 2011-12-12 salvatore giuliano franco








