di Salvatore Giuliano Franco
Una delle riforme istituzionali che dovrebbe essere affrontata potrebbe essere l'automatico dimissionamento di un parlamentare che, eletto in un partito o in una maggioranza, decide di "saltare il fosso" e passare all'opposizione. Chi ha questo comportamento, nella sostanza, tradisce la fiducia che i suoi elettori gli hanno accordato e quindi dovrebbe avere il coraggio di uscire dal Parlamento. Se non lo fa, peggio per lui. L'elettorato difficilmente premia questi "voltagabbana". Quale sia l'impatto delle decisioni di Monti sulle tasche di noi italiani, ne sono certo, non è ancora ben chiaro. Sicuramente lo stato ci ha sfilato dal portafoglio non meno di 4000 euro l'anno. E probabilmente questa è una sottostima. Tutti quelli che ogni giorno si aggiungono al piagnisteo generale e dicono che questa flagellazione del nostro popolo era inevitabile per evitare di "cadere nel baratro" danno, infine, realmente la nausea. (Red)
Sentire il Traditore discettare, nel corso del Telegiornale su Rai 1, sui problemi italiani e sentirlo affermare, con somma impudicizia, che oggi lui difende il governo del “Presidente Monti” così come ieri avversava quello “di Berlusconi”, è cosa che rivolta lo stomaco e chiede giustizia davanti a Dio e alla Storia.
Non ho mai odiato i miei nemici, o coloro che ritenevo tali, ma questo Fini ha davvero alterato il mio senso morale e la mia capacità di perdono.
Chiedo solo al Destino di farmi vivere ancora dei giorni senza che la sua presenza offenda il mondo dei giusti e degli onesti.
E’ inutile qui ricordare che, con la collaborazione di quelli che si erano dichiarati suoi alleati, il Presidente Berlusconi avrebbe senz’altro saputo portare in porto leggi e riforme assai migliori di quelle che sta partorendo il Monti, l’uomo privo di idee.
Ma è ora di tornare all’argomento clou.
Non è vero che l’Economia sia territorio e patrimonio dei soli Professori.
Essa è come la Matematica, o la Geometria, che possono essere sviscerate a livelli diversi, ed alcuni di questi, soprattutto quelli che hanno valore basilare, sono ben comprensibili da tutti.
Mi limiterò qui a ricordare un principio che né il Tremonti né il suo terzo dovrebbero trascurare.
- Se la Banca d’Emissione di uno Stato Sovrano emette titoli di credito, diciamo pure “cambiali”, che vengono attivate solo a fronte di uno scambio di merci da una mano all’altra, poiché la circolazione di beni e quella monetaria si compensano, l’operazione è fattibile e, ogni seria politica valutaria non può non tenerne conto.
- Se la Banca d’Emissione, e quindi lo Stato, garantisce i pagamenti e riconosce un buon interesse sui titoli e la loro rinnovabilità per “n” volte, non ci sarà la corsa allo sconto, anche perché quei titoli godrebbero di una tripla garanzia, il traente, l’accettante e lo Stato.
- Tali titoli acquisiscono quasi il carattere di danaro corrente, ma, in più, di danaro fruttifero.
- Essi non concorrono alla crescita dell’inflazione finché circolazione di beni e di moneta sono perfettamente equivalenti e, rispetto ai titoli a lunga scadenza, sono migliori per la loro liquidità fruttifera.
- Non si tratta certo di un “deficit spending”, che è sempre causa d’inflazione e di crescita abnorme del debito pubblico, ma di una politica di autofinanziamento, da parte di uno Stato Sovrano, che, oculatamente attivata, potrebbe reperire dal Mercato le somme necessarie per impostare piccole e grandi opere e azzerare la disoccupazione.
Lungi da me la presunzione di voler insegnare alcunché ai Megaprofessori, ma se Einstein in persona mi dicesse che, nella matematica elementare, 2+2=5, io gli direi “Genio, tieni i piedi per terra, e parlami come mangi”.
Il Senatore Monti va alla Scala con il Presidente, ed oggi, nell’Aula del Senato, ha applaudito il Direttore Daniel Oren.
Se ascoltasse con lo stesso interesse i lamenti che salgono al cielo dal mondo del lavoro e dei pensionati, non potrebbe certo godere nemmeno di una musica sublime.
Io credo che quando si sta scivolando verso il fondo, solo toccandolo può iniziare la risalita, e gli italiani hanno innata la capacità di risorgere.
“Monti go out!” è il grido che dovrebbe risuonare in tutte le piazze italiane.
Non credo assolutamente che la soluzione dei nostri problemi sia quella di ostracizzare la Politica dalle decisioni economiche e sociali.
Un Domenico De Masi, affiancato da un economista di genio, avrebbe potuto e saputo consigliare dei politici illuminati, sulla strada di realizzazioni sociali davvero eque nei fatti e non solo nelle parole.
Uno Hjalmar Schacht redivivo saprebbe portare a buon fine il problema Italia in tempi davvero brevi.
E’ vero che le situazioni e i tempi sono incommensurabilmente diversi, ma è anche vero che 2+2 darà sempre 4, come risultato finale.
E’ qui anche opportuno ritornare su argomenti già accennati in altre occasioni: perché mai la Merkel si oppone strenuamente alla creazione di una Banca Centrale dell’Euro?
La risposta è duplice; una Banca d’Emissione Centrale potrebbe, se male amministrata, far precipitare l’intera Europa nel baratro dell’inflazione, specie se succuba di mene e intrallazzi politici, come capitò alla Reichsbank nel 1938 quando, la pazzia di Hitler, la obbligò all’emissione incontrollata di titoli e valuta.
Il secondo motivo risiede nel carattere teutonico della Merkel, che, come Hitler, vagheggia una incontrastata egemonia europea, non più ottenibile con le armi, ma certo con il potere economico.
Il povero Monti sembra davvero, sempre più, un minus habens, egli sa solo taglieggiare redditi e pensionati, come farebbe un bravo ragioniere che, dovendo consigliare una linea d’azione per un’azienda in decozione, sa solo suggerire massicci licenziamenti.
Monti non licenzia, mette alla fame, che è poi la stessa cosa.
Io non credo che la sua corte gli sia tutta pronamente asservita, e attendo, con speranza, il momento in cui qualcuno gli si rivolti contro e, finalmente, anche a nome di tutti gli italiani, gli urli, in faccia, un reboante “Vaffa……!”
Roma, 18 dicembre 2011 salvatore giuliano franco








