Lunedì 03 Maggio 2010 12:05

Libertà di stampa o libertà di insulto, di calunnia, di diffamazione e di erronee affermazioni?

Scritto da Administrator

di http://selvatici.wuordpress.com

La sinistra italiana non è cambiata. Le sue radici culturali la ancorano alla manipolazione dell'informazione a fini di propaganda, alla distorsione dei concetti in modo che assumano significato profondamente diverso da quello loro proprio.

A tenerci cortesemente informati è Giuseppe Altieri, Direttore di www.agernova.it, che ringraziamo. La sinistra non cambia pelle, il contrordine compagni non deve essere giunto da Mosca alla sinistra italiana, essenzialmente ancora comunista verace, perché a cambiare sono stati Putin e compagni (forse il termine è improprio, visto che non sono più comunisti), peraltro attuali amici di Berlusconi, perché loro sono stati e sono rimasti compagni, e, per questi motivi, hanno interrotto con i “revisionisti” ogni rapporto e ogni comunicazione all’atto del loro tradimento, da quando hanno decretato la caduta del muro.La sinistra italiana continua pertanto ad attenersi al vecchio metodo della manipolazione ideologica della realtà, dello stravolgimento delle parole e dei concetti, come il chiamare libertà di stampa l’insulto gratuito, la gratuita affermazione senza riscontro dei più svariati concetti in tutti i campi, da quello ecologista e ambientalista con le panzane sulle rinnovabili, al cosiddetto effetto serra ed altro.Pubblichiamo a seguire, come indice di questo approccio culturale, un articolo cortesemente segnalatoci dal professor Giuseppe Altieri, che nuovamente ringraziamo, da lui ridiffuso dall’originale pubblicato alla pagina web http://selvatici.wordpress.com/2009/11/26/prove-di-regime/#more-1172.

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d.L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: /Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet/ ; la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.

Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta”.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.

Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni perl’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.

Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!

In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.

Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una /media company/ ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.

Il nome di questa /media company/, guarda caso, è Mediaset

Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.

Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!

Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.

 

Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono

stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.

Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare

le coscienze addormentate degli italiani perché dove

non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di

democrazia diventa un problema dialettico.

 

http://selvatici.wordpress.com

Roma: venerdì 4 dicembre 2009

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