Lunedì 09 Gennaio 2012 23:32

UN PIANO ENERGETICO NAZIONALE FANTASMA

Scritto da Orazio Mainieri

(Alle origini della costosa crisi energetica italiana)

 

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Un articolo da condividere. (Red)

 

Nell’ottobre del 1973, il giorno dello Yom Kippur (da cui il nome Guerra del Kippur), l’esercito egiziano attaccò Israele da sud, ovvero dalla penisola del Sinai di concerto con quello siriano che attaccò invece da nord, dalle alture del Golan. Israele si trovò in grave difficoltà durante i primi giorni della guerra, ma dopo i primi momenti di smarrimento iniziale, l’esercito israeliano risultò vincente su entrambi i fronti.   Fu, quindi,  la guerra arabo-israeliana dello Yom Kippur ad innescare la prima grande crisi energetica del secolo passato. La memorabile crisi petrolifera del 1973 ebbe inizio, in ottobre, con la decisione dei membri arabi dell’Opec di sospendere le forniture a quei Paesi che avevano sostenuto Israele, vale a dire gli Stati Uniti e i suoi alleati in Europa. L’embargo ebbe l’effetto di quadruplicare il prezzo del greggio(che era di 12-13 $/barile) evidenziando la dipendenza delle economie dei Paesi industrializzati dalla produzione petrolifera concentrata nei Paesi arabi e facendo sentire i suoi effetti più devastanti in Europa e Giappone dove i continui rincari del greggio costrinsero i Paesi consumatori a varare misure di emergenza per fronteggiare la crisi.  I governi dei Paesi dell’Europa Occidentale, i più colpiti dal rincaro del prezzo del petrolio, vararono provvedimenti per diminuire il consumo di petrolio, tra i quali l’avvio di consistenti programmi di costruzione di impianti nucleari. In Italia il Piano Energetico Nazionale (Pen) presentato nel luglio 1975 dal Ministro dell’Industria si articolava in 5 punti. Si vuole ricordare questo Pen del 1975 perché è stata la prima rilevante programmazione energetica italiana. Era molto seria e puntuale.  Tenuto conto delle unità nucleari già ordinate dall’ Enel, per 4000 MWe, il Pen75 prevedeva  un apporto di impianti nucleari per una potenza complessiva di 20000 MWe(20 GW) entro il 1985. Seguì il Pen del 1981 che faceva scendere a 12000 MWe(12 GW) la potenza elettrica da fonte nucleare, ma si prospettava comunque un serio programma nucleare. Nel 1986 avvenne l’incidente di Chernobyl. Nel 1987 vi fu  il referendum abrogativo di tre articoli di legge che agevolano la costruzione di impianti nucleari e a carbone con incentivi. I si vinsero bloccando, di fatto, il programma nucleare in Italia.  Nel 1988 un Pen “particolare”. Con il Piano Energetico Nazionale del 1988 e le successive leggi attuative 9 gennaio 1991, n. 9 e 10 e il Provvedimento CIP 6/92 è stato possibile solo dare un nuovo impulso allo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile e alla cogenerazione. Tutti questi Piani energetici, alla fine, sono stati largamente disattesi. Dopo quest’ultimo piano energetico, il vuoto; si è proceduto a vista. Quello che è sicuro è che grazie alla spinta dei movimenti ambientalisti fondamentalisti e a politici superficiali si è viaggiato  “a tutto petrolio” per due decenni cioè più del 50% della produzione di energia elettrica proveniva dal petrolio. L’opposto dell’iniziale programmazione e delle esigenze ambientali. Più inquinamento per tutti in pratica. E si, furono(e sono!) strani ambientalisti. Hanno fatto battaglie per inquinare di più senza che politici di governo o di opposizione l’evidenziassero. La tragedia del sistema energetico italiano parte da lì.    La  programmazione energetica di  una    Nazione va decisa con raziocinio, non sull’emotività del  momento. Bisogna ricordare che   già   dopo  il referendum abrogativo, di 24 anni fa sopra citato, dei tre articoli di legge, che favorivano la costruzione di impianti nucleari, ci era stato promesso che con il vento, il sole, l’efficienza ed il risparmio energetico avremmo risolto i nostri problemi  energetici. Non è stato cosi. Il costo del  kWh prodotto in Italia è diventato  il più caro d’Europa. Perciò, ripeto, un vero piano energetico nazionale dal 1988 non c’è mai stato in Italia, in quanto tutti i Governi che si sono succeduti in questi ultimi ventiquattro anni, non hanno mai realizzato obbiettivi a lungo termine per affrontare con competenza i problemi energetici nazionali e di approvvigionamento. Così sono stati varati programmi di medio termine anche molto diversi tra loro, causa i cambiamenti di governo. Tutti i tentativi di Piani energetici successivi non hanno mai raggiunto alcun risultato concreto a causa di continue modifiche dettate anche da personaggi politici legati a movimenti ambientalisti dogmatici, perdendo così di vista l’obbiettivo reale di un serio Piano Energetico Nazionale. Infatti un Pen non è altro che una programmazione, almeno decennale, il cui unico scopo è di garantire alla Nazione grandi spazi di autonomia energetica e con esborsi verso l’estero minimi. Questa era ed  è la strada giusta da seguire, che deve essere percorsa senza distorsioni ideologiche. Ci sono invece gruppi di politici che indirizzano verso sistemi, di produzione di energia elettrica, costosi, invasivi e dispersivi. E’ il trionfo dell’ignoranza e malafede oscurantista. Si tratta in pratica di “sperimentazioni” effettuate a spese, e sulla pelle, della collettività e intanto importiamo più dell’85% dei nostri consumi energetici per i quali spendiamo più di 60 miliardi di euro all’anno(con il petrolio che ha raggiunto i 100 $/barile). Questo  è il nostro annuale esborso verso l’estero che è in continuo aumento. Ricordiamo che l’Italia nei primi anni ‘60 era leader d’Europa per produzione elettro-nucleare, ma poi si fece superare dai francesi, spagnoli e tedeschi. Insomma da tutti. L’Italia sperimentò quattro tecnologie nucleari diverse in quattro impianti, ma nel novembre 1987 vennero chiusi(dopo il referendum abrogativo)tutti gli impianti nucleari in funzione, nonostante fossero estranei ai quesiti del referendum citato. Fu una chiara scelta politica elettorale fatta contro gli interessi della Nazione e dell’ambiente. Un vero obbrobrio. Anche l’attuale enorme debito pubblico (1900 miliardi di euro) ha seguito la stessa logica. I governi degli ultimi decenni, per motivi elettorali, hanno avuto la spesa facile (lo ha detto il Premier Mario Monti nell’intervista di Bruno Vespa a “Porta a porta"). Soprattutto  quei governi consociativi che hanno dominato la scena politica tra il 1980 e il 1992 (aggiungo Io);  governi che in 12 anni portarono il debito pubblico italiano dal 60 al 120 per cento del pil. Questo è un passato che ha portato l’Italia agli attuali sacrifici. In campo energetico  l’affermazione e l’ascesa di nuovi paesi sullo scacchiere mondiale (es. Cina, India e Brasile) e la conseguente crescita della domanda di energia mondiale ha spinto alla cantierizzazione di nuovi reattori nucleari (65 al momento). In Asia sono attualmente in cantiere parecchie decine di nuovi impianti nucleari (Cina, Corea del Sud, India e Taiwan), nonostante l’incidente nucleare di Fukushima Daiichi(Giappone)dell’11 marzo 2011. Quest’ultimo incidente, innescato da un maremoto con onde di 14 metri generato a sua volta, da un terremoto 9.0 Richter,  non ha provocato vittime. Solo allarme mediatico ampiamente strumentalizzato. L’acuirsi del problema ambientale e le cicliche crisi del petrolio e del gas hanno però rimesso in discussione il destino del nucleare in Europa. Certo, incidenti come quello di Fukushima Daiichi possono rallentare i programmi europei ma, alla lunga, la realtà industriale e occupazionale prevarrà,  portando all’accettazione dello sviluppo dell’energia nucleare con reattori sicuri di nuova generazione. E’ solo questione di tempo. Già ora la politica prevalente in questi ultimi anni tende a prolungare la vita degli impianti nucleari europei e americani.  Due parole sull’ultimo referendum abrogativo del 12 e 13 giugno 2011. Causa svista dei promotori è stata giuridicamente sancita una cantonata  in quanto, abrogando l’abrogazione, i 25.643.652 elettori che hanno votato “ si ” hanno, magari loro malgrado, di fatto riaffermato la precedente scelta nucleare del Governo e della attuale maggioranza parlamentare. Cose turche? No: italiane. Per questo motivo occorre impostare un vero e serio Piano Energetico Nazionale che segua delle linee guida ben precise che potrebbero essere:

1- piano di recupero delle attuali centrali termoelettriche (per migliorare il rendimento); 2 - nuove centrali per la generazione di energia elettrica (da fonte nucleare) ; 3 - cogenerazione (di tipo multicombustibile);        4 - rete di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica (da potenziare affiancandola con una smart grid); 5 - nuovi impianti di riscaldamento ( a basso tasso di inquinamento); 6 - autotrazione privata e pubblica(da incentivare i veicoli con sistemi ibridi e ad alimentazione solo elettrica); 7 - trasporto merci ( la logistica del trasporto merci dovrà essere rivista considerando l’opportunità di sviluppare percorsi marittimi e ferroviari in alternativa al trasporto su strada). Perciò si alla TAV; 8 - servizi di trasporto pubblico (da potenziare); 9- distribuzione di carburanti (devono fornire anche biocarburanti senza però ridurre le derrate alimentari nel mondo); 10 - obiettivi finali del Pen con relazione sullo stato di attuazione della legge recante norme per l’attuazione del Piano Energetico Nazionale in materia di uso razionale dell’energia, di sviluppo dell’energia nucleare, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili, tenendo conto dei limiti di queste ultime per l’economia e la rete elettrica.

Per finire proviamo a suggerire, anche, un adeguato investimento da riservare all’informazione verso tutti e alla formazione professionale dei nuovi addetti al settore energetico e alla riqualificazione degli attuali addetti, con l’aggiornamento sulla nuova normativa e sulle più recenti e performanti tecnologie, loro modi di installazione e conduzione.  Occorre costruire un futuro sostenibile ma anche realistico e  scevro da utopie. E’ però chiaro che serve una classe politica seria, che non cavalchi le paure della gente, ma che si adoperi per il bene comune della nazione garantendo ai cittadini  informazioni appropriate e veritiere.

Orazio Mainieri - Docente di Centrali Termoelettriche all’Università della Calabria  e  Responsabile Nazionale Settore Energia  Fare Ambiente  - Gennaio 2012

1 Commento

  • Link del commento vincenzo Mercoledì 11 Gennaio 2012 09:15 inviato da vincenzo

    Complimenti per l'analisi.......ma è molto......passionale....e futuristica..........nell'immediato mi attaccherei al fotovoltaico ed allo eolico........

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