di Fiorella Ialongo
Allora siamo tornati alla monarchia? Facciamo funzionare la fantasia: torniamo indietro al secolo scorso, magari agli anni '50 o '60 e sottoponiamo il testo di questo articolo all'allora Segretario del PCI ... oppure spolverando la memoria rischiamo di essere tacciati per irriverenti? (Red)
Il New York Times ha “incoronato” il Presidente Napolitano appellandolo “re Giorgio”. Tuttavia non è agevole definire le implicazioni di questo riconoscimento internazionale. Le tendenze monarchiche del Colle, ovvero un forte potere di guida giustificate dalla necessità di supplire ad una scarsa capacità politica pone problemi relativi alla Costituzione nella parte dedicata al Capo dello Stato? E’ evidente che non si parla di disagio istituzionale ma di interpretazioni restrittive o estensive delle prerogative presidenziali. Esse, nella nostra Magna Charta, non sono enucleate in maniera puntuale, ma lasciano consistenti margini di discrezionalità, per cui vi sono stati inquilini del Quirinale che hanno svolto un ruolo minimalista ed altri che invece hanno impresso una forte impronta personalistica. Tutto questo può rientrare nel normale scostamento dalla lettera della Costituzione a cui anche una Carta fondamentale come quella italiana può essere soggetta. La sua rigidità, infatti, è diversa dalla cristallizzazione di un testo. Ciò che non è stabilito e quindi pone degli interrogativi è lo stato di emergenza (escluso chiaramente quello di guerra). Fatte salve la fede democratica, la tempistica e la saggezza del Presidente Giorgio Napolitano, è difficilmente contestabile che egli stia fronteggiando una situazione eccezionale. Un esempio evidente è la sospensione delle regole relative alla formazione del Governo. Questi ibridi istituzionali lasciano indeterminate sia le condizioni in cui un Capo dello Stato dovrebbe imprimere uno start up ed indicare la strada nelle situazioni in cui le “batterie politiche” sono scariche, sia chi possa stabilire quando ci si trovi in queste situazioni e, di conseguenza, l’inquilino del Quirinale dovrebbe assumere un ruolo attivo piuttosto che uno di ratificatore. Su questi temi è auspicabile un dibattito profondo da cui possa scaturire una riforma costituzionale affinché si decidano le regole istituzionali invece di lasciarle all’indeterminatezza del contingente, con tutti i rischi che ne possono derivare.
Fiorella Ialongo
gennaio 2012








