Lunedì 03 Maggio 2010 12:08

Un poco di "vetril" e sulla sfera ci appare chiaro il 2010

Scritto da Administrator

di Maurizio Navarra

Fare previsioni è "intrigo" da astrologhi. Porsi il problema di come potranno andare o effettivamente andranno le cose nel 2010 è solo questione di analisi lucida e ragionata. Saranno le scelte a condizionare gli eventi.

Buon anno?

È il momento delle previsioni e dei bilanci. Si entra in un nuovo anno e si abbandona un anno vecchio che ha provocato non pochi brividi. Gli astrologi sono al lavoro, qualcuno li contesta confondendo - secondo la mia opinione personale – la superstizione con la volontà di ottenere aspettative rosee a buon mercato. Ciascuno cerca di intuire “che cosa veramente si nasconda dietro l’angolo”. Si ripercorre, in questa attività, un copione visto e rivisto: le forze politiche al governo preferiscono parlare al positivo scegliendo la via del “molto si è fatto e moltissimo verrà portato a termine” e le forze politiche di opposizione dicono esattamente il contrario. Un gioco delle parti nel quale il famoso bicchiere è visto o mezzo pieno o mezzo vuoto.

Mi proverò con i miei pochi lettori a mettermi davanti a questo bicchiere e confrontarmi su quei temi che a mio modestissimo giudizio sono più “bollenti”. Si impone una distinzione netta tra i problemi che sono per loro intrinseca natura interni al nostro Paese e che ci interessano quindi più direttamente ed i problemi esterni che, però, solo apparentemente sono da ritenere più lontani.

Per quanto attiene le problematiche “interne”, la sfida del 2010 è indubbiamente quella delle riforme. Un imponente problema, un banco di prova sul quale veramente il cittadino constaterà se questa maggioranza, una maggioranza larghissima, riuscirà a cambiare realmente volto al Paese traghettandolo dall’attitudine ad un bizantinismo esasperato che rallenta la vita di ogni processo decisionale ad una modalità di agire più moderna e dinamica dell’apparato statale nell’affrontare sotto ogni aspetto i problemi che caratterizzano la vita civile. La posta in gioco è molto alta. Se la nostra burocrazia, la nostra giustizia, il nostro apparato legislativo nel suo complesso (Costituzione compresa), la nostra ricerca rimarranno così come sono il rischio è quello di abbandonare del tutto il ristretto club dei paesi più industrializzati. La mia impressione è che il 2010 non basterà a riscrivere in modo esaustivo nuove regole tuttavia non è più tempo di indugiare e qualcuno dovrà occuparsi, e presto, di riformare a fondo la giustizia rendendola più certa e veloce, di modernizzare il nostro farraginoso assetto legislativo per il quale una sconfinata moltitudine di leggi - spesso inutili e superate – rende complessi e spesso astrusi i rapporti del cittadino con lo Stato e difficili i rapporti tra cittadini, di staccare la nostra ricerca da quelle pastoie burocratiche e dai quei clientelismi che sono all’origine dell’allarmantissima fuga dei nostri migliori ingegni verso altri Paesi dove il ricercatore trova facile collocazione, contratti certi e ben retribuiti, credito. Dico di più. Ho parlato di maggioranza larga. Un dato obiettivo e certo: chi tale maggioranza detiene non deve però trascinare il confronto politico al monologo e all’imposizione. Su temi importanti il confronto e la condivisione sono l’unico modo per arrivare a risultati concreti ed ottimali e, contemporaneamente, l’unico modo di isolare quelle forze conservatrici ad oltranza, paladine del malcontento, che fanno dell’immobilismo e del conseguente clima di sfasciume che ne deriva la loro principale, tetra, bandiera.

In prospettiva internazionale, l’impegno che maggiormente caratterizza questo periodo è quello del confronto-scontro con forze che, sfruttando la copertura e la facile sponda dell’oltranzismo religioso, contribuiscono a creare un clima di destabilizzazione diffusa utilizzando l’arma del terrorismo. Il nostro Paese è impegnato in prima linea su questo fronte, a questo scontro dedica moltissime risorse, ha talvolta anche pagato un doloroso prezzo in vite umane. La mia opinione è che non ci si può sottrarre a questo pur pesantissimo fardello e che, al contrario, vadano destinate a questo settore ancora più risorse non soltanto in armamenti e uomini, ma soprattutto all’impegno di creare, nei paesi dove questo terrorismo ha terreno più fertile, condizioni socio/culturali utili a bonificare l’humus attraverso il quale i maestri del terrorismo prosperano utilizzando le armi della superstizione e dell’ignoranza.

Certamente “il Movimento d’Opinione” sarà sempre mobilitato su questi temi e cercherà con ogni mezzo a sua disposizione, e principalmente con la diffusione di una corretta cultura di settore, di fornire suggerimenti, pareri, attività.

Maurizio Navarra

Roma: domenica 3 gennaio 2010

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