Lunedì 03 Maggio 2010 13:28

La pratica abortiva un agevole sistema anticoncezionale?

Scritto da Administrator
Pubblichiamo un articolo di Maurizio Navarra con interessanti riflessioni su questo tema e invitiamo i nostri lettori a inviarci quella loro di riflessione...

 

Sapori

Sapore di minestra riscaldata. Già. Magari una bella ribollita toscana potrebbe veramente solleticare anche i palati più fini. Roba buona. Sapori antichi.

Eppure quella della minestra riscaldata è in questo momento per me una scusa, un espediente per tornare su un argomento su cui è stato scritto molto e da molti. La legge 194/1978, una legge che concerne l’insieme delle norme per la tutela sociale della maternità. Una battaglia vinta contro un oscuro e pericoloso esercito composto da medici senza scrupoli e da “mammane” che di fatto viveva e prosperava con i proventi della pratica abortiva clandestina.

A riportare la mia attenzione sull’argomento è un documento, a firma dell’On. Patrizio Bianconi  del Gruppo Consiliare Popolo della Libertà del Comune di Roma, che è capitato per caso nelle mie mani.
E’ un fatto. Molte donne devono praticamente la loro vita a questa legge che le ha sottratte al rischio, spesso mortale, di affidarsi a persone senza scrupoli, talvolta sprovviste di idonea strumentazione chirurgica,
Addirittura senza, spesso, essere messe nelle più elementari condizioni igienico sanitarie necessarie a chi deve subire un intervento chirurgico. Molte donne sono state sottratte all’umiliazione di non avere alternative nell’affidarsi all’avventura della clandestinità gestita da persone senza scrupoli e/o senza preparazione adeguata.
Una legge dagli effetti positivi dunque.

Eppure. Questa legge non era stata promulgata per far divenire la pratica abortiva un agevole sistema anticoncezionale da utilizzare quando si è fatto a meno di adottare ogni accorgimento per evitare una gravidanza. Nessuna donna può essere obbligata a partorire, è vero. E’ questo un interesse/diritto della donna e di tutta la comunità, un interesse/diritto acquisito ed irrinunciabile che va tutelato. E’ però altrettanto vero, esaminando il problema da un altro punto di vista, che la comunità non si può sottrarre al dovere di tentare con ogni mezzo di tutelare il diritto alla vita. Nel documento, insieme con altri pareri sull’argomento, si cita una autorevole riflessione di Norberto Bobbio che ha affermato come tra tutti i diritti “il diritto di nascere deve essere difeso con intransigenza, per lo stesso motivo per cui si è contrari alla pena di morte”.

Non ho intenzione alcuna di interferire nelle decisioni di una donna che inizia l’iter della pratica abortiva. E’ decisione grave ma autonoma, spesso molto sofferta, destinata talvolta a lasciare tracce di profondo dolore. Non comprendo come la sanità pubblica non assista con ogni mezzo questa donna, aiutandola con ogni mezzo e sostenendola con la finalità di arrivare ad una decisione consapevole, anche facendole comprendere che l’aborto (o addirittura la soppressione del neonato) non è l’unica soluzione al problema di una gravidanza non voluta o all’impossibilità di sostenere economicamente la nascita di un bambino. Abbiamo guardato all’Europa quando si è trattato di proporre e votare la legge 194.

Dovremmo ora tornare a guardare l’Europa per accorgersi che la Germania – ad esempio – sostiene economicamente con idonei ed adeguati mezzi la donna che si trova a custodire nel suo grembo un bene da ritenere per tutti prezioso, ovvero un futuro cittadino che avrà capacità di contribuire con il proprio lavoro ed il proprio ingegno al bene della comunità e dello Stato.
Di grande interesse, a questo punto, la proposta di istituire in Roma un’Agenzia Comunale per le adozioni e per l’affidamento, di istituire un fondo per il sostegno economico delle ragazze – madri, di promuovere una profonda riforma dei Consultori, di potenziare in termini economici e di assistenza l’aiuto alle famiglie dei malati gravi e dei portatori di handicap.
Una battaglia degna di ogni sostegno e di ogni attenzione.

Maurizio Navarra

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