I problema non si pone dal punto di vista che la legge 194 abbia evitato la pratica abortiva con sistemi che mettevano a rischio la vita della donna , ma per il ricorso alla pratica stessa...
...Nel suddetto articolo si cita la riflessione di Norberto Bobbio sulla difesa del diritto di nascere come, per lo stesso motivo si è contrari alla pena di morte.
Questo principio dovrebbe trovare l’approvazione di ogni essere umano e non solo di chi sente secondo la concezione cristiana della vita.
Non mi trovo d’accordo con l’opinione secondo la quale la Germania, ad esempio, << sostiene economicamente la donna con mezzi adeguati per custodire nel suo grembo un bene da ritenere prezioso, ovvero un futuro cittadino che avrà capacità di contribuire con il proprio lavoro e il proprio ingegno al bene della comunità e dello Stato>>.
Non è questo senso che si dovrebbe intendere un <<bene prezioso>>, perché non tutti i nascituri possono garantire, quali futuri cittadini, di poter contribuire con il loro lavoro e con l’ingegno al bene della comunità, in quanto con questo si potrebbe escludere di considerare un bambino che nasca con qualche malformazione fisica o psichica. Ma <<bene prezioso>> si dovrebbe intendere nel senso di chiedersi: quale anima cerca di reincarnarsi nel grembo di una madre per poter continuare la sua evoluzione sulla Terra?
Ogni interruzione di gravidanza è la negazione a un’anima di poter tornare sulla Terra per sperimentare una nuova esistenza in un essere umano, e questo impedimento la conduce a un ritardo nella sua evoluzione, al suo reincarnarsi per un ulteriore perfezionamento.
Anche se un’anima fosse di un nascituro che non potrebbe, in futuro, essere in grado di lavorare, nel senso comune del termine, la sua esistenza sarebbe comunque un bene per l’umanità, in quanto la sua anima sarebbe portatrice di forze spirituali.
Non solo la Sanità pubblica, ma anche i Consultori, e ogni professione che abbia la responsabilità del benessere psico-fisico dell’essere umano, dovrebbe assistere, sostenere, aiutare, in modo consapevole che la conoscenza dell’essere umano implica il riconoscimento della sua componente spirituale, oltre che fisica e animica.
Solo così possiamo dire che si potrebbe giungere a una consapevolezza da parte di tante donne, di non ricorrere alla pratica abortiva, riconoscendo che l’essere umano concepito non è solamente un embrione, un grumo di cellule, come si tende a definire, ma una vita in essere, una vita che è ben più importante di qualsiasi problema che possano indurla all’interruzione della gravidanza, specialmente se adottata come un sistema che vorrebbe essere considerato anticoncezionale.
Questo principio dovrebbe trovare l’approvazione di ogni essere umano e non solo di chi sente secondo la concezione cristiana della vita.
Non mi trovo d’accordo con l’opinione secondo la quale la Germania, ad esempio, << sostiene economicamente la donna con mezzi adeguati per custodire nel suo grembo un bene da ritenere prezioso, ovvero un futuro cittadino che avrà capacità di contribuire con il proprio lavoro e il proprio ingegno al bene della comunità e dello Stato>>.
Non è questo senso che si dovrebbe intendere un <<bene prezioso>>, perché non tutti i nascituri possono garantire, quali futuri cittadini, di poter contribuire con il loro lavoro e con l’ingegno al bene della comunità, in quanto con questo si potrebbe escludere di considerare un bambino che nasca con qualche malformazione fisica o psichica. Ma <<bene prezioso>> si dovrebbe intendere nel senso di chiedersi: quale anima cerca di reincarnarsi nel grembo di una madre per poter continuare la sua evoluzione sulla Terra?
Ogni interruzione di gravidanza è la negazione a un’anima di poter tornare sulla Terra per sperimentare una nuova esistenza in un essere umano, e questo impedimento la conduce a un ritardo nella sua evoluzione, al suo reincarnarsi per un ulteriore perfezionamento.
Anche se un’anima fosse di un nascituro che non potrebbe, in futuro, essere in grado di lavorare, nel senso comune del termine, la sua esistenza sarebbe comunque un bene per l’umanità, in quanto la sua anima sarebbe portatrice di forze spirituali.
Non solo la Sanità pubblica, ma anche i Consultori, e ogni professione che abbia la responsabilità del benessere psico-fisico dell’essere umano, dovrebbe assistere, sostenere, aiutare, in modo consapevole che la conoscenza dell’essere umano implica il riconoscimento della sua componente spirituale, oltre che fisica e animica.
Solo così possiamo dire che si potrebbe giungere a una consapevolezza da parte di tante donne, di non ricorrere alla pratica abortiva, riconoscendo che l’essere umano concepito non è solamente un embrione, un grumo di cellule, come si tende a definire, ma una vita in essere, una vita che è ben più importante di qualsiasi problema che possano indurla all’interruzione della gravidanza, specialmente se adottata come un sistema che vorrebbe essere considerato anticoncezionale.
Laura Valvo








