Mercoledì 15 Giugno 2011 09:44

Un assassino in libertà

di Stelio W. Venceslai

 La liberazione del brigatista Battisti, un quadruplice assassino, condannato all’ergastolo con sentenza definitiva, è l’ennesimo schiaffo all’Italia da un Paese creduto amico, il Brasile.

La questione è grave ed è inutile nasconderlo.

La documentazione prodotta dalle nostre Autorità non ha sortito alcun effetto.  Respinta dal Presidente uscente Lula, riproposta poi, la Cassazione brasiliana ha negato l’estradizione e questo assassino ora, è libero, perché si tratterebbe di un perseguitato politico.

Non contano i morti, innocenti, che ha lasciato dietro di sé in nome di uno squallido disegno eversivo.

Non è contato il buon nome dell’Italia, sorella o cugina del Brasile, un Paese dove vivono milioni di Italiani.

Non sono contate le richieste del Governo di Roma.

Il Brasile è un grande Paese, ma non gode di una dottrina o di una tradizione giuridiche così straordinarie. Non è un campione nella difesa dei diritti umani. Basterebbe pensare agli squadroni della morte che sterminavano i poveri delle favelas attorno a Rio.

Che si erga a tutela di un assassino fa rivoltare lo stomaco.

Trentatré anni fa a Torino, un brillante ed onesto vice direttore de La Stampa fu freddato come un cane dalle Brigate Rosse in nome di un ideologia di sinistra mal capita e peggio praticata. Si chiamava Carlo Casalegno. Oggi, nessuno se lo ricorda più. A cosa è servito quel delitto? Solo a dare dolore alla famiglia e ad insanguinare la strada. Non ha cambiato il mondo né lo avrebbe mai potuto cambiare.

Ecco perché il terrorismo è stupido, prima ancora d’essere criminale. Non c’è politica, quando c’è violenza. C’è solo un disegno criminale tanto sciocco quanto più grande è l’odio che lo alimenta.

Nel corso del nostro sciagurato terrorismo sono caduti poliziotti, magistrati, persone comuni, sindacalisti ed uscieri. Tutti personaggi fondamentali per la politica italiana. Infatti., non è cambiato nulla. Perfino l’assassinio di Moro, che pure non era una persona qualunque, non ha cambiato il mondo.

Le tremila o cinquemila persone che Al Qaeda ha ucciso con il crollo delle Torri gemelle non hanno spostato d’una virgola le decisioni  politiche del Governo americano o le sorti del mondo. Sono morti inutilmente.

Ecco perché è singolarmente squallida la decisione brasiliana di rimettere in circolazione un assassino, perché tale è e resta, senza alcuna reale motivazione politica od ideale.

L’illusione che basti incendiare una chiesa od ammazzare un prete o due o tre cristiani per distruggere il cristianesimo è dura a morire. Ma non serve a nulla. Così, cambiare il mondo con gli attentati, vedi Cecenia, resta solo un crimine che nessuna sentenza, più o meno complice, più o meno paludata da disquisizioni giuridiche, può cambiare.

I portatori di morte restano tali. Il Brasile, oggi, è diventato un Paese molto piccolo, che può anche fregiarsi del titolo di Paese della libertà, ma solo perché si trasforma in un covo di assassini.

Il nostro Governo è stato umiliato. La nostra Magistratura è stata umiliata. Le persone perbene sono state umiliate, come ha detto il Presidente Napolitano. Forse, questa umiliazione è il mercato comune della nostra appartenenza allo stesso Paese.

C’è una sorta di unità nel deplorare e chiedere che si reagisca. Il Ministro Frattini ha una volta tanto il consenso di tutti. Che vada alla Corte internazionale di Giustizia a L’Aja per chiedere giustizia o che invii una squadra di teste di cuoio in Brasile a rapire Battista ed a riportarlo in Italia, non importa. Ma in nome di quei morti innocenti, che lo faccia!

Stelio Venceslai

 Roma, 10 giugno 2011

Pubblicato in Area Giustizia

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