Sabato 10 Dicembre 2011 19:42

Perché opporsi alla deriva animalista.

di Roberto De Santis

 

Essere animalista, però, è molto di moda. Spesso e volentieri, però, l'animalismo diviene un modo di essere connotato da fanatismo ed intolleranza. Ottimo il cacciatore che, innamorato del contatto con la natura, la rispetta insieme rispettando le leggi che regolamentano la caccia. E poi cosa dire? La caccia è divenuta un lusso per i costi proibitivi di licenze e permessi. Diciamolo a bassa voce che la caccia è un lusso: se lo sente qualcuno potrebbe inventare l'ICI sul fucile! (Red)

 

Anche quest’anno in concomitanza dell’apertura venatoria non sono mancate le solite polemiche . Purtroppo a causa di una errata concezione che si è consolidata negli ultimi decenni , quest’attività  è  stata messa al bando ed i cacciatori  trattati come degli “appestati”.  Ho personalmente sempre combattuto e criticato tale assunto perché è un approccio culturale  in antitesi con la nostra storia , la nostra cultura , i nostri valori. Alcuni movimenti ambientalisti , ma con una forte connotazione animalista , sin dagli inizi degli anni ’80 sono stati i promotori di  un nuovo messaggio escatologico , di una nuova religione che si ispirava ad una concezione biocentrica .  Una concezione che  accantonava  definitivamente la differenza ontologica e assiologica tra l'uomo e gli altri esseri viventi.  Un messaggio che  rimetteva in discussione  la superiore responsabilità dell'uomo  a favore di una visione  “egualitaria” che inneggiava alla dignità di tutti gli esseri viventi senza alcuna distinzione promuovendo   ingannevolmente un  finto egualitarismo , tratti non a caso comuni con ideologie del vecchio secolo , superate e sconfitte dalla storia ,  che si sono velatamente riproposte sotto  mentite  spoglie.   Negare la superiorità ontologica ed assiologica dell’uomo,  significava altresì negare il principio creazionista a favore di una teoria evoluzionistica che negli ultimi decenni si era andata determinando . Evoluzionismo e creazionismo non sono teorie assolutamente contrapposte , ma  due anelli della stessa catena .

L’uomo è senza alcun dubbio dotato di una spiritualità che lo  distingue dall’essere animale .Tale scintilla, che è in ognuno di noi, è quel qualcosa che ci eleva spiritualmente e moralmente e ci differenzia dall’essere animale.

Questa visione distorta della realtà,  ha messo  in discussione alcuni valori fondanti  della nostra cultura. E non a caso,  tale visione è recepita e condivisa da certi  movimenti di matrice  animalista  . Questa visione ha ingenerato   non poca confusione e procurato  anche diverse crisi di coscienza alimentando la nascita di movimenti vegani , la cui dieta è ispirata da principi etici. Per tali movimenti è immorale uccidere degli animali per nutrirsene.   La motivazione più diffusa per  i seguaci del veganesimo  è di ordine etico , e consiste nel presupposto che sia immorale, per gli esseri umani, usare gli animali causando loro sofferenza o uccidendoli per il proprio beneficio. Questo principio etico ha ispirato e si è radicato e prosperato fino ad arrivare a sostenere battaglie  in difesa di un  principio  che attribuiva  la  parità  dei diritti  degli animali .  Diritto , in quanto tale , che come è noto attiene alla sfera potestativa attiva e che pertanto mai e poi mai nessun animale potrà far valere  senza l’intercessione dell’uomo!  Si è ribaltato un concetto che riteniamo universale ed unico atto a  garantire la sopravvivenza delle specie viventi , ovvero la consapevolezza che la difesa del nostro pianeta è solo nelle mani dell’uomo!  Pertanto non potrà mai esserci rispetto per tutti gli esseri viventi , fino a quando non saremo consapevoli che è nostro dovere garantire che la nostra terra debba  essere tramandata alle generazioni future.  Per questo motivo è  errato parlare di diritti degli animali , ma di doveri , perché senza alcun dubbio solo l’uomo,  in quanto essere dotato di ragione e spirito potrà   difendere la natura ed i suoi esseri viventi al fine di garantire la sua discendenza.  <<Non abbiamo ereditato la terra dai nostri padri...l'abbiamo presa in prestito dai nostri figli>> così recita  un proverbio Masai dimostrando che è innato tale assunto in chi,  più di altri , ha ancora oggi mantenuto con la madre terra un rapporto primordiale ed un profondo amore e rispetto che l’uomo civilizzato sembra aver dimenticato  !

Pertanto  la caccia è parte essenziale del ciclo della vita , allo stesso modo  i suoi esseri viventi devono essere difesi garantendone la sopravvivenza che può essere  assicurata  solo salvando il loro habitat ,  che  l’uomo ha devastato con ogni mezzo . Dunque difendiamo e sosteniamo un approccio conservazionista che si fonda su conoscenze scientifiche e non etiche.

 

La “ predazione “ non è un crimine , ma   è parte della normale evoluzione e del diverso ruolo assegnato ad ogni essere vivente e tra le diverse  specie . Solo quando tale attività viene posta tra specie interspecifiche, ovvero tra esseri della stessa specie, come quando ad esempio tali azioni  sono  compiute da un  uomo ai danni di un altro, solo allora entriamo nella sfera del crimine e tali azioni sono  dunque condannabili.

 

Il problema reale  è che si  tende a confondere , a causa di una certa comunicazione di parte,  e non percepire minimamente, la distinzione  tra ambientalismo e protezionismo , come se questi due concetti  fossero in realtà una sola cosa , senza diversamente capire che sono profondamente in antitesi l’uno con l’altro. L’ambientalismo è difatti una scienza che studia le relazioni che esistono nel nostro mondo cercando di comprenderne i meccanismi. Il protezionismo è una pseudo filosofia che si è radicata ed ha trovato terreno fertile , in un mutato contesto storico che ha visto in pochi decenni il nostro paese , prima con una vocazione prettamente agricola, assumere in breve tempo  una diversa vocazione industriale. Questo passaggio non è stato privo di conseguenze. Le campagne sono state abbandonate , ci si è trasferiti nelle fabbriche , un fenomeno sociale che come conseguenza diretta  ha prodotto una fortissima ed elevata specializzazione del lavoro cosicché  i nostri prodotti alimentari  arrivano oggi sulle nostre tavole  già impacchettati e confezionati. Ovviamente anche per una certa  ipocrisia, non ci rendiamo assolutamente più conto,  che altre persone al posto nostro  hanno allevato, macellato e  confezionato quegli stessi alimenti, che nei decenni precedenti ci arrivavano sulle tavole direttamente, senza troppi passaggi.

 

E’  pertanto inaccettabile sposare questo approccio, questa cultura animalista , senza se e senza ma,  e non comprendere il  pericolo velato di questa nuova forma di pensiero. Riteniamo fondamentale pertanto adoprarsi in ogni modo al fine di   ristabilire e recuperare un  messaggio che  possa smascherare   questa assurda concezione.

 

La tutela e sopravvivenza delle specie non passa dunque  attraverso un approccio animalista , ma di salvaguardia e tutela degli habitat che compromessi rischierebbero di provocare una reazione a catena , decretando la fine delle specie viventi,uomo compreso !

 

Presidente Movimento Ecologisti

www.ecologisti.org

Roberto De Santis

 

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