Di Salvatore Giuliano Franco
Purtroppo, si sottolinea purtroppo, oggi la nostra bella Italia produce anche questo tipo di Comandanti! (Red)
Un certo Sig. Velardi, nella trasmissione “L’Arena” di domenica 22, su RAI 1, ha sproloquiato una serie di castronerie tentando di rapportare la competenza e le responsabilità del Comandante della Concordia alla figura ed ai comportamenti di un uomo qualunque.
Questa elucubrazione pitocca lascia il tempo che trova e sarebbe miserrimo anche il solo commentarla.
Tralasciando tutti i fatti e le circostanze vorrei soffermarmi brevissimamente solo su due dichiarazioni del Comandante Schettino.
La prima, da tutti ascoltata, è stata “io ho abbandonato la nave”, la seconda è stata il chiamare altri quali corresponsabili.
L’abbandono della nave è una colpa che prevede da 2 mesi a 15 anni di carcere, e sarà un giudizio a sancire la pena.
Invece, il chiamare in gioco dei correi, perché di correità si tratterebbe, non è certo un reato che prevede una pena, ma, per un Comandante, è una colpa morale forse più grave dell’abbandono della nave.
Un Comandante, di una qualunque unità, sa che solo lui è il solo e unico responsabile di tutto ciò che accade sotto il suo comando.
I suoi subordinati sono il naturale riflesso dei suoi comportamenti e del suo carisma.
La catena di comando è lui che la costruisce, la forma e la vitalizza.
Ogni eventuale comportamento carente avrebbe sempre e solo nel Comandante la sua naturale origine.
Chiamare in causa i propri sottoposti, oggi, a mente fredda, senza scusanti di belle donne, qualche calice in più, o traumi mentali, è, da parte del Comandante Schettino, una ulteriore prova di mancanza anche di quei valori morali che dovrebbero essere caratteristica qualificante di chi ha grandi responsabilità.
Purtroppo, anche se la minuscola giustizia italiana giungerà, in un lontano domani, a sancire delle pene per delle colpe, questo avverrà solo in una prima istanza, poi, in tempi successivi, in seconda e in terza istanza, le pene si ridurranno, sciaguratamente, in modo proporzionale allo scorrere del tempo.
Dopo il caso “Ustica 1980” avremo quello “Concordia 2012”.
Nel 2030 forse conosceremo finalmente i responsabili del primo disastro ma, in quella data, ritengo che ancora si starà discettando sui responsabili del secondo.
Schettino, che ora è agli arresti domiciliari, e dovrebbe invece stare nel girone dantesco degli ignavi, avrà intanto scritto “I miei giorni di gloria sul Concordia”, un sicuro best-seller, mentre, i parenti dei morti e dei dispersi, continueranno a piangerne la scomparsa e a rinverdirne la memoria.
Roma, 22 gennaio 2012 salvatore giuliano franco