dal 7 al 15 luglio 2011 con il nome “ContrasSegni”, un “contenitore letterario" veramente promettente e da seguire con attenzione, si è inserita l'iniziativa “Versi Diversi”, serata del 14 luglio dedicata alla poesia, alla musica, alla danza ed alle arti figurativa. La manifestazione dovrebbe avere raggiunto già una prestigiosa sesta edizione nell'incantevole cornice di Segni, cittadina in provincia di Roma nota per le sue mura ciclopiche e per la produzione di castagne. Pubblichiamo volentieri uno dei lavori vincitori della manifestazione in quanto siamo rimasti particolarmente colpiti dalla personalità tutta internazionale dello scrittore, quasi un'icona dell'Europa Unita. (Red)
di Domenico Santoro
Se io chiedessi a chiunque di voi “qual è la tua patria” voi senza ombre di dubbio mi sapreste rispondere, ecco, per me non è cosi semplice.
Io sono nato a Norimberga in Germania, lì ho aperto gli occhi per la prima volta nella mia vita. In quelle lande sono cresciuto, vi ho passato la mia prima infanzia, sono andato all’asilo e a scuola con altri bambini tedeschi e stranieri. I miei due amici del cuore, erano tedeschi di madre e padre, non come me, di padre italiano e madre spagnola. Insieme a loro, ho imparato ad andare in bicicletta, cosa che mi è costata qualche lembo di pelle delle mie ginocchia e dei miei gomiti, ho imparato anche ad andare sui pattini, e pure per questo ho pagato pegno al suolo Tedesco. In cambio, sono stato ripagato con il bianco Natale sotto una folta coltre di neve e i mercatini che tutti conoscono, ma non tutti hanno avuto l’occasione di vedere. Lì in Germania, ho scoperto chi è Babbo Natale, ho avuto i miei primi amori e ovviamente i primi disamori. Mia madre a quel tempo, si rivolgeva a me in spagnolo, divenuta da subito la mia seconda lingua; mio padre si ostinava a parlarmi in italiano, e io, che probabilmente mi sembrava troppo sposare anche una terza lingua, rispondevo in tedesco.
In seguito, dopo quasi quindici anni, i miei genitori hanno deciso di espatriare dalla mia terra natia.
Questo nuovo capitolo della mia vita, tuttavia, non mi turbava minimamente; visto che mi sarei avvicinato alla mia famiglia materna. Mia nonna era di un piccolo paesino in mezzo alle montagne della Galizia, dove, piccolo è un eufemismo, giacché erano sì e no venticinque case. Ed era lì che durante i periodi delle vacanze, avevo continuato a sbucciarmi gomiti e ginocchia insieme ai miei cugini arrampicandoci su qualunque cosa fosse perpendicolare al suolo. La Spagna mi ha visto maturare, nel senso anagrafico, ho preso la tanto desiderata patente, la mia prima macchina, che è finita inspiegabilmente contro un muro, la mia prima moto, che ho venduto per ricomprare la macchina e tante altre primizie della mia vita. Ovviamente, anche lì mi sentivo a casa mia.
Poi, sono venuto in vacanza in Italia. Pensate, l’ultima volta che ci ero stato avevo dodici anni, ma ricordo perfettamente i miei sforzi per disseminare chiazze di rosso porpora anche qui, tant’è che ancora conservo una cicatrice sul mio polpaccio. Il bel Paese mi ha molto incuriosito, sopra tutto mi è piaciuto la sua capitale, con i suoi milioni di persone che si muovono ancora oggi all’interno di migliaia di anni di storia. Così ho deciso di cercare lavoro e trasferirmi a Roma. D'altronde mi sembrava di non aver fatto ancora niente d’importante nella mia vita e poi anche questa è casa mia. Questa terra mi ha subito mostrato la sua generosità, facendomi incontrare la persona che vuole passare il resto della sua vita insieme a me. Teresa, questo è il suo nome, lei però, non è nata e cresciuta qui, bensì in Polonia, e questo dà inizio a un nuovo capitolo.
Voi direte “Ma che centra adesso la Polonia con te?”
Ecco, questa nuova terra che è entrata a far parte della mia già ingarbugliata situazione, è stata una grande scoperta poiché, lì, in quella fredda terra dell’est Europa, ho trovato la stessa calorosa accoglienza, riservatami da tutti gli altri Paesi che mi hanno ospitato fin ora. I miei cognati, come d'altronde anch’io, attendiamo l’arrivo delle vacanze per poter passare delle belle serate insieme. “Vi sembra poco?” allora dovete sapere che, dall’unione con Teresa è nata una bambina che ovviamente per metà è Polacca, quindi l’indomani mi darà dei nipoti per metà Polacchi e non voglio soffermarmi su ipotesi dell’altra metà dei miei futuri nipoti.
Quale è dunque la mia patria? La mia patria è li dove, la gente vive in armonia con i suoi simili, dove mi accolgono con ospitalità, è dove mi sento a mio agio; è li dove ho parenti o anche solo amici che mi stimano. La mia patria, è su quella terra, che mi fa sentire a casa mia.
Non darò, allora, una definizione di patria, ma saranno i bambini a rispondere al mio posto.
Domenico Santoro