Mercoledì 14 Dicembre 2011 10:07

Nuove sigle, vecchie facce

 

di Stelio W. Venceslai

 

Guarda tu che cosa si ripropone! Per noi romani il "riproporre" si associa a qualcosa di indigesto, che rimane sullo stomaco. Con crudezza: si "ripropongono" spesso e volentieri i peperoni, soprattutto se mangiati la sera!  (Red)

Molti anni fa, è inutile fare uno sforzo per cercare la data, ricordo che sulle mura di Roma apparve a un tratto un bel manifesto, molto floreale, dove era raffigurata una giovane donna graziosa, se non ricordo male, in una campagna fiorita con un fascio di fiori in mano.

La scritta diceva: “La Democrazia Cristiana compie vent’anni“. Una mano irreverente, con  lo spray nero, aveva aggiunto “E fa già la puttana”.

Questo manifesto m’è venuto in mente sentendo d’iniziative volte a riesumare la vecchia DC. Facce nuove, discorsi antichi ma, tanto, le nuove generazioni non se la ricordano. Invece, molti come me, ne hanno un ricordo piuttosto squallido.

Gli epigoni della DC li abbiamo ancora in mezzo a noi, o come eredi o come immarcescibili residui d’un passato che vorremmo dimenticare. Non a caso, i guai del presente vengono tutti da quel disastroso connubio con la sinistra che fu appunto la DC a mettere in campo.

Che si voglia procedere ad una riesumazione, visto il gusto macabro di molti cattolici, passi. Ma che si voglia procedere ad una reincarnazione in un nuovo partito, francamente, mi lascia di stucco.

Un partito cattolico lo abbiamo già avuto, nella nostra storia. Don Sturzo fu una grande figura, ma non è che le cose cambiassero poi molto. De Gasperi fu un grande statista, ma passato lui piovve a dirotto. Siamo ancora bagnati.

C’è davvero bisogno d’un partito cattolico in questo nostro povero Paese? Forse, fra poco, avremo anche il partito dei Testimoni di Geova, la seconda nostra grande religione, se non fossero alieni dalla politica, o, magari, perché no? un bel partito islamico italiano.

Nel Paese sede della Chiesa di Roma, ma anche il più scristianizzato d’Europa, l’idea di accorpare i cattolici in un solo schieramento politico è un po’ ingenua. In fondo, siamo tutti Cristiani, anche se ognuno a modo suo.

Non credo che l’obbiettivo possa essere confessionale, ma mi chiedo cosa significhi, in questo momento, essere cattolico, in pendenza d’una crisi funesta che sta squassando l’Europa, a fronte di una fiscalità disonesta che sta portando la gente alla disperazione, a fronte di una disoccupazione dilagante, in un Paese allo sfascio, con una classe dirigente imbelle, corrotta e ignorante.

No, lasciamo perdere il messaggio cristiano. Forse, quando saremo diventati tutti poveri, la dottrina sociale della Chiesa potrà pure tornare in auge.

La resurrezione dei corpi, secondo madre chiesa, presuppone che l’anima sia monda da peccati per tornare a vivere nel proprio corpo, dopo il Giudizio Finale. L’anima della DC, se mai ne ha avuta una, non è così monda da essere attraente. Samaritani a parole ma Farisei nell’anima, hanno pesato, comprato e venduto, secondo le peggiori tradizioni del sistema.

Una rete ambigua di vicinanze, corruttele e compiacenze ci ha portato sull’orlo del disastro, con miliardi di Euro di debito pubblico. Dov’erano, allora, i DC, quando battevano le mani alle proposte governative di emettere nuovi prestiti pubblici? In un limbo da cui beneficiare incarichi e prebende?

Ora che abbiamo un governo oligarchico al potere, il cui unico merito, al momento, sembra quello di non far parlare troppo i propri Ministri, questa idea di una nuova DC è un modo con il quale, di nuovo, entrare in lizza.

Ma il Parlamento è già pieno di democristiani, vecchi e nuovi, dal Franceschini all’ineffabile Casini, dalla Jervolino ai pezzi grossi del PDL, da Rotondi a De Mita. Tutti. Ci stanno tutti, ancora. E che facciamo? Nuove scissioni e nuovi accorpamenti?

Già questo Parlamento di nominati, visto dall’alto, sembra un’ameba, con gente che vaga da un partito ad un altro o che ne fonda di nuovi, sperando di negoziare qualcosa: un posto, un voto, una raccomandazione.

Un nuovo partito democristiano metterebbe tutti in crisi se qualcuno, poi, alle elezioni, avesse il coraggio di votarlo. Ma dovrebbero essere o immemori o sprovveduti. Certo, un bel bacino elettorale, senza dubbio, visto che sono la maggioranza.

Ma torniamo all’anima. Va pulita, prima che si reincarni. Non bastano l’auspicio e la benedizione della CEI.

Potrebbero servire solo in articulo mortis.

 

Stelio Venceslai

Roma, 14 dicembre 2011.

Pubblicato in Affari Interni

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