Venerdì 09 Marzo 2012 16:11

TERRORISMO NERO IN EUROPA

di Alessandro Ceci

Riceviamo e pubblichiamo volentieri una descrizione allarmata e da condividere in toto, scritta con grande competenza e precisione. Il testo apre uno scenario realmente inquietante. (Red)

In alternativa, talvolta in contrapposizione, con la pubblicistica generale sul terrorismo, in
questi anni ci siamo impegnati a distinguere le nuove tipologie tra: terroristi globali, che colpiscono per infondere un clima di insicurezza nel sistema globale della comunicazione; terroristi locali, che agiscono all’interno degli stati; e la nuova tipologia di terroristi glocali, cioè quei gruppi locali che sono legati ad un network internazionale del terrore. Tra i primi abbiamo sempre indicato la prima organizzazione di Al Qaeda, la sua struttura di managment direzionale, interessata principalmente ad inserirsi nella geopolitica internazionale e quindi indirizzata alla produzione di major event, quegli eventi che restano nella storia e che si espandono nel sistema della comunicazione globale.
Nel secondo gruppo, abbiamo classificato i terroristi indipendentisti, come la New Ira, l’Eta o il terrorismo islamico ceceno fino alla realizzazione del kaliffato caucasico. Nella terza tipologia abbiamo sempre inserito la lunga serie ignota e occasionale di organizzazioni provvisorie e spesso improvvisate che realizzano sul territorio la rete organizzata del terrorismo fondamentalista non sempre e non tutto necessariamente collegato ad Al Qaeda.
Dove collocare il terrorismo nero o nazionalista di nuova generazione che dal Nord Europa
sta scendendo lentamente verso il Mediterraneo? In questi ultimi anni troppo ci siamo occupati del terrorismo islamico, che è un problema di geopolitica internazionale più che di insorgenza rivoluzionaria, e troppa disattenzione degli analisti sul terrorismo nazionalista che dal Nord Europa arriva nelle nazioni mediterranee per il tramite del web.
L’organizzazione terroristica nera può essere classificata come glocale per il fatto che naviga
prevalentemente in internet? Forse no, perché manca il legame in una unica struttura reticolare. Proporrei, nonostante il web, di tenere questi gruppi all’interno del terrorismo locale, perché, come vedremo, sono prevalentemente indirizzati al controllo del proprio territorio, per rilanciarne l’identità, per controllare o ostacolare il flusso migratorio, o per estendersi come etnia, come avvenuto recentemente nel parlamento ceceno, che ha votato all’unanimità l’estensione della etnia russa.
L’attenzione su questo fenomeno rapidamente crescente è stata data nel novembre del 2011
da un sondaggio Eurobarometro pubblicato dalla Commissione Europea che lanciava un allarme generalizzato e chiedeva alle strutture poliziesche e di intelligence di reagire di fronte a minacce emergenti per la sicurezza. Le organizzazioni terroristiche nazionaliste e di destra sono comunque in costante evoluzione, forse alla ricerca di una nuova particolare sintesi al confine relazionale con la criminalità organizzata. Proprio nella promiscuità di questi ambienti infatti nell’agosto 2011 la polizia del Regno Unito ha sequestrato 1,2 tonnellate di cocaina in una retata senza precedenti.
Forse non si legheranno in un network unico. La loro particolare tipologia è quella delle bande connotate che difficilmente perdono i propri simboli di riconoscimento. Costituiscono una vera e propria nebulosa telematica che esplode improvvisamente nel luogo meno aspettato e che costituisce il simbolo proclamato della loro avversione. Per raggiungere questo obiettivo, e trovare di volta in volta lo stragista utile, devono necessariamente espandere la divulgazione politica in internet, pescando militanti sulla base di una insorgenza generalizzata la cui dinamica è simile, molto simile a quanto già vissuto con la propaganda del terrorismo islamico; ma, a differenza di siti fondamentalisti, la presenza dei terroristi neri in internet si tramuta spesso in attacchi informatici veri e propri, finalizzati a produrre gravi danni ai sistemi di sicurezza pubblici e privati.
La gestione dell’azione comunicativa in modo dirompente, e non soltanto promozionale,
rafforza la nostra ipotesi nel considerare queste bande del terrore nell’ambito locale. Il che non significa che siano meno pericolose. Significa soltanto ancora l’esistenza, nelle democrazie mature, di un terrorismo interno che credevamo di aver in qualche modo debellato (o gestito sulla base della insorgenza controllata degli anarco-insurrezionalisti), troppo attenti alla minaccia del terrorismo esterno fondamentalista. Dunque nascono nel network, i movimenti della destra nazionalista e assumono la forma del network: organizzati autonomamente, non hanno bisogno un coordinamento centralizzato o di una qualsivoglia «regia». Il loro dominio relazionale è fatto di contatti personali a livello sovranazionale tramite molteplici e differenziati canali di comunicazione: dai fumetti alla musica. I concerti di «white power music», infatti, rappresentano una piattaforma di incontro e scambio per
gli estremisti e «attirano centinaia di militanti da tutta Europa» in località segrete annunciate solo via internet, scrive l’Europol nel suo ultimo rapporto.
I dati sono inequivocabili.
•Un’inchiesta commissionata da Le Monde a Linkfluence, un istituto specializzato di analisi
e mappatura del web, afferma che i blog di estrema destra in Francia sono in vistoso
aumento: una crescita di circa l’8%, dal 2007 ad oggi per una fetta del 12,5% dei 1052 siti
d’informazione politica analizzati da Linkinfluence.
•Secondo jugenschutz.net, le pagine web create dagli estremisti di destra sono in rapida
ascesa e in quelle create sui social network è sempre più presente il loro “marchio”, anche se
spesso celato, della svastica o della croce celtica. In un solo anno i post o gli eventi creati su
Facebook, i video caricati su YouTube o sugli altri siti del web 2.0 sono triplicati, passando
da due a sei mila. Anche su Twitter si è notata una simile impennata, con 73 account di
gruppi di estrema destra nel 2010, circa il doppio di quanti erano presenti l’anno precedente.
Sul web 2.0 ci sono video, caricati su YouTube, che sono stati visti anche 190 mila volte.
L’insorgenza è decisamente conclamata. Gli estremisti di destra sfruttano i canali del web –
soprattutto del web 2.0 –: «Gli estremisti di destra sono sempre più attivi nei social network, per raggiungere le generazioni più giovani», denuncia l’Europol. Non si tratta di «una nuova
dimensione» della minaccia. Si tratta di un terrorismo interno che sfrutta i canali a sua disposizione. Nella società della comunicazione, ovviamente, sfrutta i canali della comunicazione. Possiamo suddividere l’estremismo nazionalista (spesso di destra ma non sempre) in tre grandi
aree:
1. Il Nord Europa. Particolarmente presente in Francia e in Germania; di carattere neofascista e neonazista, presente sui social network (Facebook per primo) con messaggi e immagini xenofobe, canzoni dure contro la crisi e la invadenza degli stranieri, con un altissimo tasso di islamofobia sia per massimizzare la loro capacità di mobilitazione, sia per rendere più accattivante la loro immagine.
2. L’area balcanica. Meno presente in internet e più attiva con formazioni nazionaliste locali, gestite per contrastare direttamente l’ingresso delle loro nazioni nella Unione Europea e molto legate alle transazioni della criminalità organizzata. Per tanti anni sono sopravvissute
in quel labile confine che c’è stato fino a qualche anno fa in quell’area tra la legalità e
l’illegalità a causa del generale clima di ricostruzione. Ora che gli Stati balcanici stanno
gradualmente ripristinando il confine giuridico tra lecito e illecito, queste organizzazioni
hanno la tendenza ad organizzarsi in strumenti politici autonomi o, in qualche modo, legati
ai partiti estremisti. Sono presenti moltissimo in Serbia e in Ungheria. Le organizzazioni
terroristiche rumene sono ancora in gran parte indistinguibili dalle organizzazioni criminali.
3. La Russia. Si tratta di una situazione molto complessa. Solo nell’ultimo anno sono stati
classificati circa 2000 individui e organizzazioni legate ai movimenti insurrezionali
nazionalisti. Si tratta di soggetti già noti alla intelligence occidentale, ma la lista mostra un
riconoscimento del problema da parte delle autorità russe. L’orbita in cui questi soggetti
pericolosi agiscono è composta dalla frammentata rappresentanza dei gruppi attorno alla
Unione slava, Dpnl e la sinistra radicale del Partito Nazionale Bolscevico. Suddividiamo il
terrorismo nazionalista russo, non necessariamente nero, in 4 aree distinte:
– gli indipendentisti, che sono sempre nazionalisti ma ceceni o caucasici, comunque
non necessariamente (anche se prevalentemente) islamici;
– i russi etnici, che vogliono estendere l’etnia russa per legge a tutte le repubbliche
della federazione;
– i nazionalisti russi, che si dividono in diverse fazioni tra cui anche coloro che
vogliono lasciare la federazione russa per definire una nazione russa più
omogenea;
– i nostalgici dell’Unione Sovietica, che sono sempre nazionalisti ma della vecchia
supremazia comunista sugli Stati satelliti.
In questo momento di transizione da un sistema politico ad un altro sembra che queste
organizzazioni siano le più attrezzate. Tecnologicamente esperte e presenti nel sistema dei domini relazionali delle social community, diventano trasparenti e mutanti, dai gruppi ultras ai teppisti insurrezionali, dalle comunità mediatiche tematiche al circuito telematico della pornografia. Il loro rapporto limitrofo con le organizzazioni criminali in qualche modo li protegge e rafforza la sensazione di marginalità indispensabile per la loro indentità e per la propria autonomia finanziaria.
Occorre certo una azione di contrasto adeguata. Occorre però, anche se non principalmente,
una politica in grado di parlare con le aree occulte, silenziose e non mute del web.

Alessandro Ceci
Pubblicato in Area Sicurezza

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