di Temistocle Sidoti
La Fiat torna a fare il suo mestiere, cioè guadagnare per sé ed i suoi dipendenti, senza essere a traino dello stato.
Era il 1976 ed ero Direttore alla Fiat della Magliana a Roma,stabilimento di 1250 dipendenti per la vendita ed assistenza di vetture e camion Fiat ed Iveco e a quel momento l'Azienda era in difficoltà economiche.
Siamo stati costretti a rivolgerci ai nostri concessionari per poter pagare i dipendenti: si riuscì a superare l'impasse con l'aiuto non disinteressato di personaggi che s'erano ingrassati per generazioni (con le ricche provvigioni di vendita).
Com'era possibile?
In verità, più volte dopo il '70, la Fiat avrebbe dovuto portare i libri in tribunale, era in crisi ricorrente che si ripeteva puntualmente ogni 3/5 anni.
Ma come si evitò di chiudere i cancelli di Mirafiori?
Intervenne la politica a dare ossigeno all'azienda!
In un Paese normale, la Fiat avrebbe dovuto portare i libri in tribunale affrontando di volta in volta le conseguenze di un pericoloso dramma sociale.
Ma intervenne a più riprese Prodi come Presidente dell'IRI, regalando alla Fiat l'Alfa Romeo (invece di venderla alla Ford) ed inventandosi pure la "rottamazione" che tutt'ora funziona da cassa di compensazione nei momenti di crisi.
Ecco che ora arriva Marchionne che dice che un'Azienda "viva" deve fare quattrini e non bruciarli!
Questa è musica per qualsiasi benpensante con la testa sulle spalle (e quanto mi dispiace essere in pensione,avrei lavorato con un capo come Marchionne come ho lavorato diretto di Ghidella).
Marchionne cancella la figura di Agnelli, la ridimensiona e ne fa emergere i limiti; Agnelli lasciò un'impresa fragile che sopravviveva grazie ai soldi pubblici; alla sua morte lasciò l'Azienda sull'orlo del fallimento e schiava della politica; aveva un rapporto invidiabile con Lama che avrebbe dovuto essere suo mortale nemico.
Io sono testimone del clima terribile dell'autunno sindacale del '68 quando occupazioni e scioperi furono tollerati invece di contrastarli a muso duro.
Marchionne invece ha capito che al sindacato piace un'Azienda cedevole perché gli dà importanza e lustro e pure ai politici piace perché gli dà meno grane.
Marchionne ha scelto la strada dei conti che debbono tornare per il bene dell'Azienda: per questo è criticato e demonizzato, dal sindacato e dalla politica.
A mio parere,Marchionne è sulla strada giusta e non deve abbandonare il timone neanche per un istante, mantenendolo sempre dritto (e noi italiani gliene dobbiamo essere grati).
Temistocle Sidoti, 24 gennaio 2011
Ancora su Pomigliano
di Ennio Mosci
Consideriamo questo articolo com un seguito del precedente. Sembra essere la "solita manfrina" della CGIL; nel caso Alitalia, dopo aver fatto la sceneggiata a favore di Air France, ha accettato le condizioni capestro proposte dalla nuova proprietà, permettendo condizioni contrattuali anche peggiori di quelle Fiat, (queste, almeno, non prevedono ulteriori tagli alla parte economica). Comunque 13500 posti di lavoro sono salvi, e la gente, dopo i primi mugugni, ha capito, e accettato, la nuova situazione, producendo quello che vuole l'Azienda (tanto è vero che il bilancio 2009 di AZ è uno dei migliori dell'industri aerea mondiale).
A POMIGLIANO non sembra essere così. Il 36% dei no è superiore al numero degli iscritti ai sindacati rossi, segno che il dissenso va oltre la ideologia. Sono quelli, la maggior parte, del doppio lavoro. Se tornano a lavorare in fabbrica, perdono soldi.
Speriamo, almeno, che il nostro governo, in uno scatto di onestà, a coloro che rimarranno fuori tolga la cassa integrazione, tanto non hanno nè bisogno nè voglia di lavorare. Fa bene Marchionne a creare una nuova società e procedere ad assunzioni individuali.
POMIGLIANO somiglia troppo a TERMINI IMERESE. Potrebbero essere visti come cancri che vanno estirpati.
Dispiace dirlo, almeno per me che vengo dalla sinistra, ma ormai servono interventi drastici, nei confronti dei lavoratori e nei confronti delle imprese. Niente aiuti per nessuno.
Attenzione al futuro. Questo contratto farà da guida ai futuri contratti, non solo dei metalmeccanici; ma se in Germania, i dipendenti e sindacati BMW hanno accettato di lavorare una ora al giorno in più, rinunziare al sabato festivo, e altro ancora, per salvare i conti dell'azienda e permettergli di rimanere sul mercato senza procedere a a licenziamenti, non vedo perché la stessa cosa non sia possibile in Italia. Sempre con una attenta osservazione da parte dello Stato, perché gli imprenditori italiani non sono neanche lontani parenti di quelli tedeschi. Basta vedere i campioni di ieri e di oggi:
AGNELLI, DE BENEDETTI, MONTEZEMOLO,MARCEGAGLIA ( questi sono solo pochi campioni ) e allegra compagnia.
Ennio Mosci
26 giugno 2010
Cerchiamo di capire Pomigliano
di Ennio Mosci
Per capire Pomigliano, dobbiamo, per un attimo (che sennò sarebbe troppo lungo e stucchevole ripercorrere tutto) tornare indietro nel tempo.
Nasce per iniziativa IRI, per dare ossigeno all'occupazione del Sud, comparto napoletano.
4000 posti di lavoro iniziali, 130000 domande di assunzione a significare la fame di lavoro della zona interessata.
Qui si pone la prima domanda:
- erano veramente interessati al lavoro oppure erano interessati al posto in una azienda IRI (stipendio sicuro, lavoro pure, rigidità così così).
Va tutto bene, lo stabilimento prospera, l'occupazione aumenta, la produzione di vetture, a parte qualche incidente di percorso italo giapponese, va avanti in linea con le aspettative.
Però, c'è sempre un però, ci sono tre razze di animali che bisognerebbe sempre evitare, oppure uccidere appena nati, per evitare che inquinino il mondo intero. Mi riferisco a:
- Sindacalisti
- Politici
- Imprenditori ITALIANI
Oddio, non tutti andrebbero eliminati, le eccezioni che confermano la regola esistono, ma sono eccezioni.
I primi sono sempre alla ricerca di una acquisizione di potere verso le classi datoriali; cavalcano la tigre della contestazione, quando questa non c'è la creano ad arte, sono vocati alla distruzione (almeno dagli anni 80 in poi). Il contesto socio economico, sia nazionale che mondiale non li riguarda, cercano sempre maggiori spazi cosiddetti sociali nei contratti, a discapito della produzione, e, conseguentemente, dei soldi che finiscono in tasca ai lavoratori. Questo provoca un circuito vizioso, perché, ad esempio, maggiore è il tempo libero, maggiore è la noia se non si hanno mezzi per passarlo bene, maggiore è la insoddisfazione della gente. Risultato: la ricerca di qualcosa che non si potrà mai ottenere.
Alla fine, la cassa integrazione.
Va benissimo, qualcuno paga l'80% dello stipendio ( lo Stato ), qualcuno da lavoro a nero (l'orto, la raccolta dei pomodori, le officine, le imprese edili e quant'altro), con il risultato che lo stipendio, nella maggior parte dei casi aumenta anziché diminuire.
Il sindacato è contento perché ha " messo sotto il padrone schiavista ", e anche perché le ritenute sindacali corrono anche in presenza della cassa integrazione.
Il Politico. La sua esistenza si regge sui voti che riesce a mettere insieme. Quale miglior sistema di gestire il potere che gli deriva dalla carica acquisita, spesso senza meriti ma solo per raccomandazione e frequentazione dei posti giusti (vedi sedi di partito, tutti i partiti nessuno escluso, anche se oggi fanno a gara per rifarsi una verginità perduta dalla nascita). Quale migliore occasione che intervenire sulle aziende per assicurare posti di lavoro che non servono a nessuno se non a lui stesso e ai suoi amici che trovano una sistemazione. Chissenefrega se i conti delle aziende (quelle di stato principalmente) vanno in rosso, c'è chi ripiana i bilanci a fine anno ( lo Stato, non lui ). La globalizzazione poteva far diminuire i poteri di costui, ma, sembra, che neanche lo spettro di un disastro totale nazionale, fermi i suoi appetiti. Basta vedere come si comportano davanti la manovra di Tremonti per cercare di porre un freno ai loro appetiti.
I terzi, gli Imprenditori Italiani.
Passata l'era dei capitani di industria, quelli che avevano creato industrie vere basate sulla produzione e sulla espansione all'estero dei prodotti italiani, vengono sostituiti dalla "new generation", che prende a modello chi? L'Avvocato.
Da sempre abituati non a essere imprenditori ma a cercare, sempre attraverso collusioni politiche, finanziamenti a pioggia che non si tramutavano, se non raramente, in veri investimenti, quindi, quando le cose vanno bene il profitto è privato, quando vanno male le perdite si " socializzano " (vorrebbe dire lo stato ci mette i soldi per salvare le aziende e l'occupazione).
Ebbene, queste tre razze animali hanno creato un mostro che è impossibile distruggere. Nessuno vuole tornare indietro, nessuno vuole rinunciare al potere proprio, tutti se ne fregano dell'avvenire di una Nazione e del suo popolo.
Veniamo a Pomigliano.
Pomigliano riassume tutte le componenti negative sopra descritte.
Una razza politica che andrebbe posta sotto processo " pinochettiano "
Una razza sindacale che andrebbe posta sotto processo " breznevettiano "
Imprenditori (la fiat) che fino a che hanno preso hanno mantenuto, quando hanno voluto hanno mandato all'estero la produzione dei veicoli, per risparmiare sui costi, hanno detto.
Adesso, il Marchionne (salvatore della patria) dice che vuole portare la produzione di nuovo in Italia, a patto, però, che i costi, giustamente, siano contenuti e in linea con quelli che potrebbe avere altrove.
La verità ha due facce:
- la prima è che se vogliamo mantenere occupazione, e creare una prospettiva di sviluppo, dobbiamo necessariamente aumentare la produttività, diminuire i costi del prodotto, farlo bene, e abbassare gli appetiti dei nostri imprenditori.
- la seconda è che, nei piani di sviluppo del sig. Fiat (che beninteso, come tutti gli imprenditori cerca solo il massimo del profitto), la cosa più conveniente, perché a costo più basso, è quella di riavviare la produzione di uno stabilimento che già c'è. Perché spendere altrove? Giusto disegno a metà. Sarebbe bello che poi, le vetture Fiat che escono da Pomigliano, oltre che fatte bene, costino quanto quelle prodotte dalla Ford (esempio Ford perchè la KA usa gli stessi componenti della 500 ma costa molto meno, segno che gli appetiti Ford sono inferiori agli appetiti Fiat). Quindi il signor Fiat non è un santo, ma, almeno, stavolta non chiede soldi a noi ( lo Stato ).
Cosa ha dimostrato il referendum.
Una troppo alta percentuale di votanti per il no ( una piccola parte sindacalizzata, il 95% per cento perchè fanno parte di quelli che il lavoro ( nero ) ce l'hanno, e non vogliano perdere tale opportunità ( più soldi-meno tasse da pagare e chissenefrega anche dei propri figli)
Questa è Pomigliano.
Pomigliano è anche altro.
Pomigliano ha preso a modello ( perchè niente si inventa ) la vicenda Alitalia.
Lì, dopo tanto dire e tanto fare, si è scelta una strada ben precisa. Una strada che ha portato alla cassa integrazione speciale oltre 7000 lavoratori ( un patrimonio buttato via ), costi a carico della collettività enormi, profitti per pochi amici. ( ahò! tutti di sinistra, ma il Berlusca da che parte sta?). Lì, nella nuova Alitalia, i sindacati hanno accettato (con la solita manfrina della CGIL).
Ennio Mosci
25 giugno 2010