Il soggetto dell'analisi politica non è davvero una persona qualsiasi. Sotto la nostra lente di ingrandimento vogliamo porre addirittura chi è riuscito a far entrare la destra italiana in area di Governo del Paese dopo aver percorso un lungo cammino politico che lo ha visto divenire in progressione Segretario del Fronte della Gioventù, Segretario del Movimento Sociale / Destra Nazionale, Presidente di Alleanza Nazionale. Tout court Fini è ritenuto essere il vero "Delfino" di Giorgio Almirante.
Arriviamo ora al tormentone. Il contenuto è chiaro, chiarissimo: caro Presidente della Camera, caro cofondatore e numero due del PdL, che si è messo in testa? Quali sono i contenuti politici delle sue recenti decisioni? Certo lei non gradisce rispondere, almeno per ora, con chiarezza a queste domande e di conseguenza tenteremo noi di evidenziare le ipotesi di risposta che ci appaiono più credibili.
Una rottura secca con Berlusconi? Non sembrerebbe, anche dopo le sue più recenti esternazioni. Se così fosse, Fini secondo logica politica dovrebbe dimettersi da Presidente della Camera, rientrare nel partito (in quel PdL che asserisce sia oramai rotto) e, da li, prendere una iniziativa chiara, magari dando vita ad una nuova formazione con obiettivi e programma ben diversificati da quelli del PdL. Non è successo nulla di tutto questo. Fini conferma la sua fiducia al Governo, rimane Presidente della Camera, ha soltanto stretto intorno a se un discreto gruppo di seguaci tra i quali emerge come portavoce (?) l'On. Bocchino sotto la bandiera di "Futuro e libertà". Questo gruppo non si è dichiarato apertamente contro il Governo in carica, ha approvato la linea politica delle riforme tracciata dal Premier facendo un grande "distinguo", ovvero asserendo che le riforme dovranno seguire un regolare iter parlamentare ed essere discusse dai due rami del Parlamento prima di essere approvate. Chiedo scusa, forse vado un po' troppo a braccio e semplifico oltre misura. Il fatto è che non sono riuscito a comprendere fino in fondo il Finipensiero a meno che tutto questo pronunciamento non voglia significare un invito per il Premier a rinunciare al voto di fiducia come strumento del Governo per "bypassare" eventuali tattiche dilatorie e di sbarramento delle opposizioni.
Faccio chiarezza. In questa fase della discussione sottolineo che non me ne frega nulla di argomenti quali dove abiti il "cognato" di Fini, quanto paghi di affitto e se paghi un affitto, dove ed a quale prezzo abbia acquistato il suo mobilio in quanto penso che tutto ciò non sia, semplicemente, argomento rilevante nella discussione. Ovviamente soltanto a mio modo di vedere, queste campagne mediatiche identificano soltanto patetici e folcloristici "misirizzi" che lasciano nei palati anche più grossolani retrosapori realmente inquietanti in quanto decisamente fuorvianti. La questione è o dovrebbe essere, infatti, tutta centrata sui contenuti politici che costituiscono il nocciolo dell'atteggiamento di Fini e non su bischerate che entrano nel problema come i classici "cavoli a merenda".
Siamo dunque nuovamente al tormentone: Che cosa si è messo in testa Fini? Le sue ambizioni, forse, le conosciamo tutte o quasi, ciascuno giudichi quanto queste siano fondate e legittime. Da tempo Fini "studia" per superare l'esame da Presidente del Consiglio o, magari, "studia" per affrontare con successo quello da Presidente della Repubblica. Il problema centrale della vicenda potrebbe essere quindi il "dopo Berlusconi", soprattutto se il "Cavaliere" decidesse di tirarsi fuori e non volersi misurare in un'altra competizione elettorale.
Il gioco potrebbe in buona sostanza essere stato studiato per fare muro intorno a Fini e contrastare una eventuale candidatura dell'unico "rivale" possibile ed attendibile nel PdL, ovvero Giulio Tremonti. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che una manovra così rischia di essere deviante se non addirittura controproducente per gli elettori, pericolosissima se si dovesse andare realmente alle urne come continua a proporre sempre con maggiore insistenza Bossi da vero "animale politico" che ha istintivamente compreso come l'unico a trarre vantaggio da un voto anticipato non potrebbe essere che lui.
Ritengo, ovviamente accetto il rischio di sbagliare, che la creazione di nuovi schieramenti politici che dovrebbero sorgere mescolando gli "scontenti" del PD, il gruppo finiano, gli "scontenti" del PdL, i rutelliani di "Alleanza per il futuro", Casini ed i suoi (?) e quant'altro non è probabile per la divergenza profonda di interessi che i diversi gruppi rappresentano. Una divergenza capace di creare più forze centrifughe che centripete.
Ecco. Siamo alle battute finali. Comprendere cosa si sia realmente messo in testa Fini è affare veramente complesso. Possono soltanto emergere alcune certezze. Da questa vicenda, qualsiasi idea ci sia nella sua testa, Fini non uscirà bene in quanto si è autoattribuito una buona patente di inaffidabilità ed ha ancor di più assottigliato i resti del suo antico partito che, sicuramente, non lo ha seguito compatto sulla strada prescelta dall'ex Presidente, scegliendo di non abbandonare Berlusconi. Uscirà benissimo Bossi che, non spostando di un millimetro la linea politica della Lega ancorata al territorio, continuerà il suo rafforzamento al nord e ad azzannare porzioni sempre più grosse di PD in Emilia, Toscana e nelle Marche. Forse perfino la sinistra trarrà finalmente giovamento dalla situazione e potrà rimettersi in parte dalle ferite profonde ricevute negli ultimi confronti elettorali.
Sicuramente tutti gli elettori che hanno votato PdL perderanno qualcosa. Perderanno sicuramente la fiducia nelle persone che hanno votato. Una cosa dovrebbe mettersi in testa Fini: gli elettori non sono imbecilli e ricorderanno.
Roma, 06 settembre 2010
Maurizio Navarra
Guardia di Finanza
di Maurizio Navarra
Il prossimo 22 giugno verrà celebrata al Foro Italico la Festa del Corpo della Guardia di Finanza che celebra i 237 anni dalla sua fondazione. Di fatto una delle più antiche e prestigiose Istituzioni militari della nostra Patria. La cerimonia questo anno avrà un sapore tutto particolare in quanto per la prima volta nella sua gloriosa e lunga vita un "Finanziere" diverrà suo Comandante Generale. Una data che entrerà, quindi, nella storia del Corpo. Al Generale di Corpo d'Armata Nino Di Paolo, attualmente Comandante in Seconda, toccherà questo onore.
La nomina del Gen. Di Paolo è frutto dall'approvazione della legge n. 79/2010, votata all'unanimità dal Parlamento, che ha dato al Governo la facoltà di nominare un Generale di Corpo d'Armata della Guardia di Finanza al vertice del Corpo. Chi scrive non può farlo trattando questa notizia con il distacco che è dovuto al normale fatto di cronaca. Non nascondo di essere realmente commosso, non nascondo di sentirmi partecipe in primo piano per questa nomina che, in un certo senso, tocca anche me. Non è facile spiegare compiutamente a persone che non conoscono a fondo la vita militare ciò che ho asserito. Tenterò di farmi comprendere. Un salto indietro nel tempo ... sino all' Ottobre 1965. Un gruppo di ragazzi varca alla spicciolata il portone dell'Accademia GdiF allora in Piazza Armellini a Roma. Quarantacinque giovanotti che lasceranno la vita civile per vestire l'uniforme di Allievo Ufficiale dell'Accademia dando vita al 65° Corso "Montenegro". Uno di questi ragazzi è il giovanissimo Nino Di Paolo. Un altro di questi ragazzi sono io.
Il Generale Nino Di Paolo, Ufficiale di grandissimo prestigio di un Corso accademico di grandissimo prestigio, dunque consegna alla storia del Corpo il suo nome unitamente a quello del suo corso.
E' un momento importante per la storia delle Fiamme Gialle; questa nomina costituisce un riconoscimento tangibile per il lavoro svolto dalla Guardia di Finanza a tutela della sicurezza economica e finanziaria del Paese e dell'Unione Europea. "Sono lieto di passare il testimone al Gen. Di Paolo, del quale ho potuto in questi anni apprezzare il profondo senso istituzionale e le grandi qualita' umane e professionali. La Guardia di Finanza meritava questa attenzione e sono onorato di averla accompagnata a questo storico traguardo ", sono state queste le prime dichiarazioni dell'attuale Comandante Generale, il Gen. C. A. D'Arrigo riportate dalle Agenzie. "Ringrazio il Governo - ha commentato il Generale Di Paolo - per la fiducia accordata alla Guardia di Finanza, con la nomina di un Comandante proveniente dalle sue fila. Il mio pensiero, in questo momento, e' rivolto a tutti i Finanzieri, al cui merito, per l'attività svolta al servizio del Paese, è da ascrivere questo prestigioso riconoscimento".
14 giugno 2010
Maurizio Navarra