di Titta Sgromo
Responsabilità del magistrato? Ma che siamo diventati tutti matti? La responsabilità, sia chiaro una volta per tutte, è di chi è giudicato, non di chi giudica. E chi non la pensa così ... magari è da perseguire penalmente! (Red)
Il problema della responsabilità dei Giudici è un problema esclusivamente italiano, posto che nell’ambito europeo quasi non esiste essendo i magistrati scelti e nominati il più delle volte per meriti eccezionali acquisiti nel tempo. Tanto ciò è vero che il nodo è venuto al pettine in occasione di una direttiva europea che doveva essere avallata dal Parlamento Italiano. Un emendamento in tal senso, approvato con voto segreto, ha scatenato un putiferio ad opera della ANM che niente altro è che una associazione, peraltro libera, divisa in correnti e politicizzata, che esercita un forte potere sulla Istituzione CSM che dovrebbe assicurare l’autonomia e l’indipendenza dei Magistrati. Ho usato il condizionale non a caso in quanto, estremamente politicizzata anche essa, non lesina favori e riguardi particolari a quei magistrati che alimentano le correnti della ANM. Eppure tanto tempo fa gli Italiani, con percentuale bulgara, hanno decretato la responsabilità civile dei Magistrati. Ovviamente il risultato referendario è rimasto lettera morta in quanto il Parlamento non ha mai provveduto a dettare le regole attuative della volontà popolare. Ma questa inerzia da quale ostacolo insormontabile è stata determinata? Presto detto, da quando nel lontano 1973 è stato riformato l’Ordinamento Giudiziario sostituendo alla meritocrazia il trascorrere del tempo per il progresso in carriera, gli appartenenti all’ Ordine Giudiziario, attraverso la ANM, hanno acquisito un potere enorme esercitato, come sappiamo, in contrapposizione ai due veri Poteri dello Stato, quello legislativo e quello esecutivo, condizionandoli. Mani Pulite e tangentopoli sono l’esempio eclatante del fenomeno. Ci si è chiesti mai perché prima di quella devastante riforma non vi fosse la necessità di distinguere i magistrati tra inquirenti e Giudicanti? Presto detto, l’Ufficio del Pubblico ministero era dotato di due importantissime prerogative, la gerarchia e l’impersonalità, mentre l’Organo Giudicante doveva attraverso le Ordinanze, i Decreti e le Sentenze dimostrare preparazione giuridica e diligenza, di tal che gli errori giudiziari, specie in termini di custodia cautelare, erano davvero rari e quando accertati lo stesso CSM stroncava la carriera di quei Magistrati che si rendevano protagonisti di colpa grave; di dolo non si parlava neppure, tanto grave era l’addebito. Parlo ovviamente dei tempi di Pella, politico galantuomo. Oggi giorno il clima è totalmente diverso , per cui la contrapposizione tra l’Ordinamento Giudiziario(non è un Potere) e i due Poteri ,quello legislativo e quello Esecutivo, richiede non solo la netta separazione delle Carriere, ma una legge che sanzioni civilmente il Magistrato che nell’esercizio delle sue delicate funzioni arrechi un danno al cittadino scaturito da responsabilità per dolo o colpa grave, al pari del Medico, dell’Ingegnere o Architetto e dell’Avvocato. Perché meravigliarsi di tutto ciò se il Prof. Monti insieme alle liberalizzazioni selvagge ha con decreto imposto l’ obbligo di stipulare polizze assicurative per gli appartenenti alle predette categorie professionali al fine di tutelare il cittadino da eventuali errori professionali. Viceversa per i magistrati non è previsto tale obbligo e ciò in quanto si sostiene che la responsabilità dei Giudici peserebbe come una spada di Damocle sulle loro coscienze condizionandoli nelle loro decisioni. Una balla colossale in quanto proprio la libertà di formare un libero convincimento non può prescindere dalla preparazione giuridica e dalla diligenza. Chi non ha queste doti non può svolgere la delicata funzione alla quale è stato chiamato. Chi viceversa ha queste doti, non solo non ha nulla da temere, ma deve progredire in carriera giusta i meriti acquisiti. Il sillogismo è da molto tempo ormai disatteso, ragione per la quale assistiamo quotidianamente a vicende processuali che durano anni, senza individuare i veri colpevoli di fatti tragici, o senza, nel settore civile, riuscire neanche in dieci anni a decidere correttamente sulla violazione o meno dei Diritti dei cittadini, il tutto a beneficio dei talk show televisivi. In parole povere, un vero sconcio!
AVV. Giovambattista(TITTA) Sgromo
a cura di Tullia Vivante
Da Venezia un interessante contributo di discussione (Red)
Organizzato dal Circolo Margaret Thatcher ha avuto luogo il 30 Novembre scorso a palazzo Vendramin-Calergi in Venezia la tavola rotonda sullo stato delle scienze forensi in Italia, tavola rotonda particolarmente orientata verso i problemi legati alle armi da fuoco e agli esplosivi. I relatori annunciati erano il dott. Edoardo Mori, già Presidente del Tribunale della Libertà di Bolzano e ben conosciuto da tutti gli appassionati d’armi, il dott. Claudio Lo Curto Procuratore Generale di Sassari, il dott. Giancarlo Bagarotto Presidente Onorario del Consiglio di Stato e l’avv. Simone Zancani della Giunta Nazionale delle Camere Penali. Tra i presenti, oltre ai numerosi avvocati, alcuni tra i più noti esperti italiani del settore: il generale Romano Schiavi, il dott. Martino Farneti, il dott. Corrado Cipolla d’Abruzzo, il dott. Claudio Gentile e il dott. Luca Soldati.
Dopo una breve presentazione e il benvenuto nel corso dei quali ha ricordato l’esemplare sistema giudiziario della Serenissima – i magistrati applicavano le leggi, non le interpretavano – e l’invito che l’Italia di oggi possa recuperare i valori che per un millennio resero grande la Repubblica Veneta, il Presidente del Circolo signora Tullia Vivante ha ceduto il microfono al dott. Antonio Fojadelli, Procuratore Capo di Treviso e moderatore dell’incontro. Fojadelli ha, innanzitutto, manifestato il suo stupore e compiacimento per l’alto numero dei presenti, circostanza inaspettata la sala era piena e parecchie persone erano rimaste in piedi, e subito dopo ha dato la parola a Edoardo Mori.
Il dott. Mori ha espresso prima di tutto il suo piacere di essere nuovamente a Venezia e ha ricordato come “ .. nel 1980 a Venezia vi è stato un balzo in avanti nelle scienze forensi..” con la realizzazione da parte del dott. Fojadelli di un laboratorio di polizia scientifica “ … che è stato un faro nel buio per tanti anni e che poi sono riusciti a eliminarlo.” In detto laboratorio, è bene ricordare, venne per la prima volta in Italia utilizzato il microscopio elettronico a scansione per la ricerca e l’individuazione dei residui di sparo. Per carità di patria Mori non ha menzionato i nomi delle persone ed enti (a cui il laboratorio veneziano dava una per loro intollerabile ombra) che hanno contribuito a questa eliminazione ma ha proseguito mettendo in risalto il problema “… della magistratura che troppo spesso in campo penale si rivela inadeguata a gestire il processo e particolarmente inadeguata a gestire le scienze forensi.” Non è difficile credere a queste affermazioni, in particolare ricordando processi come quello di Perugia, quello del Mostro di Firenze, quello dell’uccisione a Roma di Marta Russo, quello di Cogne e tanti altri nel corso dei quali indagini scientifiche di scadente livello sono state accettate per buone da una magistratura assolutamente impreparata e disposta ad accettare acriticamente qualsiasi conclusione da parte dei periti da lei nominati.
Il dottor Mori ha proseguito rilevando come in genere le situazioni migliorano col tempo e con l’esperienza ma che questa regola purtroppo non vale per la magistratura che si è burocratizzata dando peraltro atto che la macchina giudiziaria è frenata da quella palla al piede costituita da regole e formalità di remota origine da cui non riesce a liberarsi; inoltre in Italia non interessa a nessuno avere la verità in sei mesi ma si preferisce tirare avanti per anni fino a quando i risultati non coinvolgono più nessuno. Per fare giustizia, continua Mori, non è sufficiente il diritto ma è necessaria la conoscenza del mondo presente, mondo in continua rapida evoluzione.
Passando al Consiglio Superiore della Magistratura il relatore ha ricordato che, per quanto riguarda la preparazione professionale della categoria, sono stati organizzati corsi sul diritto nei quali venivano più che altro approfonditi cavilli piuttosto che affrontare temi volti a velocizzare i processi. Per quanto poi riguarda la giustizia penale, salvo due o tre eccezioni, nei pochissimi corsi organizzati sono stati invitati a spandere la loro scienza “esperti” amici o addirittura parenti degli amici: uno di costoro, parlando di pistole semiautomatiche, ebbe fra l’altro a proclamare che “Le ricerche inerenti questo sistema diedero la stura a moltissimi tentativi alcuni dei quali tanto fantasiosi quanto poco funzionali per esempio la Mauser c 96 detta anche Mauser Marina.” (vedere http://www.csm.it/quaderni/quad_69/qua_69_5.pdf per credere). Con insegnamenti, e insegnanti, di questo livello è facile comprendere quanto poco possano aver imparato i frequentatori di detti corsi.
Chi vince il concorso dimostrando esclusivamente di conoscere i codici, ma senza dover dar prova di saperli applicare, dopo un anno di scialbo apprendistato può diventare Sostituto Procuratore e trovarsi quindi nella situazione di dover decidere sul destino di altre persone, con gravissimo pericolo per eventuali innocenti. Per molti di costoro riesce difficile, se non impossibile, distinguere fra indizi, prove e sospetti. Pochi sono i magistrati in grado di scegliere i consulenti migliori: chi si affida ai servizi istituzionali, e questo sarebbe corretto se solo detti servizi fossero all’altezza dei loro compiti, chi utilizza l’amico o l’amico del collega. Il risultato di tale situazione è chiaramente avvertibile, ad esempio, quando si sente parlare di seconda o terza autopsia. Questo dimostra infatti che la prima autopsia è stata affidata al primo venuto, che la seconda è stata disposta in quanto era apparsa chiara l’inadeguatezza della prima e la terza, ormai inutile quanto la seconda, per far assolvere l’imputato in quanto l’ultimo specialista, dovendo lavorare su materiale ormai compromesso, non è assolutamente in grado di fornire certezze. Ritornando sui concorsi con cui oggi vengono scelti i nuovi magistrati, il relatore ha ricordato come negli ultimi tempi si è impiegato un sistema a quiz, simile a quello utilizzato negli esami per la patente di guida. Ci sono stati concorrenti che si sono studiati a memoria tutti i tremila quiz, ottenendo così l’ammissione in concorso: questa rivelazione fornisce una chiara idea sullo stato di sfacelo formativo della pubblica amministrazione.
Gran parte di responsabilità è attribuibile al degrado culturale che da qualche decennio interessa la nazione: dalle università spesso escono laureati che non sanno neppure scrivere correttamente la lingua italiana. Nel settore di cui si sta parlando troviamo poi associazioni più o meno nazionali, istituti, società, accademie, cooperative ed enti vari che organizzano costosi corsi sulla cui utilità, visti i “docenti”, quasi sempre vi è molto da dubitare. Altrettanto si può dire di alcune università che, oltre a stage e master, offrono improbabili corsi di laurea breve in “scienze dell’investigazione”, abbondantemente scontati per quanto riguarda i crediti di formazione professionale.
Stigmatizzando l’esistenza, e l’attività a loro incautamente permessa di numerosi periti “tuttologi”, capaci cioè di spaziare dall’indagine grafica a quella balistica, dagli incidenti stradali alle impronte digitali, Mori ha ricordato come nel suo sito (http://www.earmi.it/) ha raccolto, con difficoltà, non più di dieci nominativi di esperti balistici affidabile
Nell’occasione ne ha rammentato, suscitando un commosso applauso del pubblico, uno fra i migliori, l’indimenticabile Paolo Romanini. Nel medesimo sito, lo ricordiamo noi,
si può leggere un lungo e articolato approfondimento sullo stato delle scienze forensi in Italia.
Per quanto poi in particolare i laboratori istituzionali l’oratore ha censurato la scarsa validità scientifica dimostrata in numerosi procedimenti anche molto importanti (Marta Russo, Moby Prince, Perugia, ecc.) stigmatizzando sia la mancanza di controllo di qualità, sia la diretta dipendenza dalle forze di Polizia e quindi il pericolo di sudditanza nei confronti di chi indaga. Ha ricordato come in Inghilterra, quando risultò errata una indagine eseguita da un noto scienziato del prestigioso Forensic Science Service, l’interessato venne sospeso e vennero riesaminate tutte le sue precedenti perizie. Cosa, ha soggiunto, assolutamente impensabile nel nostro paese. Non è poi possibile che il personale venga scelto fra quello arruolato per concorso, anche se in possesso di laurea scientifica: sono necessari anni di esperienza prima di specializzarsi seriamente in qualsiasi campo criminalistico. Ed ha quindi auspicato la creazione di un organo scientifico del tutto autonomo nei confronti di polizia e magistratura, sottoposto alle necessarie certificazioni internazionali di qualità e collegato, da un punto di vista scientifico, ai migliori istituti europei.
In definitiva quella del dott. Mori, come ha evidenziato il moderatore Fojadelli, è stata una vera e propria requisitoria contro una giustizia incapace sotto ogni aspetto ad esercitare in modo tollerabile la sua importantissima funzione. Alla responsabilità di una Magistratura civilmente irresponsabile delle sue azioni fa da pendant un sistema di scienze forensi assolutamente squalificato. Per correggere questo intollerabile (per il cittadino) stato di cose, soggiunge il moderatore, sarebbe necessaria una vera e propria rivoluzione culturale riformando tutto, soprattutto le teste.
Prende poi la parola il Presidente Bagarotto per un suo breve ma brioso intervento: con molta arguzia, afferma che dopo aver ascoltato la relazione di Mori ci sarebbe da dire solo “buona notte” anche se la notte non potrebbe essere peggiore in quanto, svegliandosi a causa degli incubi indotti, il pensiero non potrebbe che correre ai rischi terribili che una errata imputazione può procurare a un innocente e ogni scricchiolio dei mobili o lo sbattere di qualche imposta non farebbero che accrescere l’angoscia.
Il relatore passa poi ad esporre delle interessantissime considerazioni riguardanti la scarsa generale conoscenza in Italia di quello che dovrebbero essere le scienze forensi e di come la gente della strada non è in grado di comprendere il divario che esiste fra il nostro paese e le nazioni più progredite. Il mondo accademico nostrano fino a qualche tempo fa ha respinto questo importante settore, probabilmente per il suo carattere essenzialmente multidisciplinare che rischiava di rompere antichi equilibri di chi si limitava a coltivare il proprio orticello. In un mondo globalizzato, collegato in tempo reale da sofisticati mezzi di comunicazione, non trova giustificazione questa condizione arretrata in un settore di così grande delicatezza. Esiste una situazione gravemente deficitaria nell’offerta; sul versante della richiesta lo stato di carenza dell’offerta influisce sulla possibilità di scelta.
Il dott. Bagarotto ha poi accennato alle spese, talvolta enormi, che vengono causate da indagini disposte da chi poi non deve rendere conto delle proprie scelte: la giustizia ha i suoi compiti ma non è lecito a nessuno non tenere conto della situazione economica della nazione. Come esempio ha citato il recupero dell’aereo caduto a Ustica, impresa costosissima che peraltro non ha permesso di chiarire definitivamente le ragioni della tragica vicenda.
Con amaro divertimento del pubblico ha poi concluso ricordando come parte dei famosi quiz utilizzati per lo sbarramento del concorso in magistratura erano addirittura sbagliati e che quindi chi aveva quindi superato lo sbarramento aveva dato risposte nella sostanza del tutto errate.
La relazione seguente, quella del dott. Claudio Lo Curto, inizia con una fondamentale considerazione e cioè che l’argomento della tavola rotonda è di una importanza vitale per la giustizia: al momento, ad esempio, circa il 33% dei procedimenti penali coinvolge problemi legati ad indagini scientifiche relative a reati commessi con armi o esplosivi. Ripercorrendo una sua pregressa intervista sostiene che i tempi sono maturi perché i giudici e i magistrati, che in questo settore dovrebbero essere i “periti peritorum”, almeno in questo settore cerchino di diventarlo. Senza fare grandi cose, raccogliendo cioè quel minimo di elementi che gli assicurino che la persona o il laboratorio che intende utilizzare, delegando un grosso potere, siano in grado di rispondere con correttezza ai quesiti posti.
E’ quindi giunto il momento in cui il giudice cominci a guardare da vicino la scienza e non si limiti ad affidarsi a persone che poi non sono in grado di svolgere un lavoro accettabile. Gli investigatori, pubblici ministeri e polizia, sono pagati dal popolo italiano e dovrebbero solo indagare in nome del popolo italiano, senza mai fare di un caso un fatto personale o una occasione di carriera. Stigmatizza quindi l’operato del perito che si fa dovere di indirizzare l’indagine nella direzione verso la quale desidera colui che gli da l’incarico ma soggiunge che medesima gravissima colpa commette anche questo ultimo.
Facendo evidente riferimento a una recentissima sentenza di appello (processo di Perugia? Pensiamo proprio di si) il dott. Lo Curto ricorda come molti procedimenti penali hanno esiti differenti nei vari gradi di giudizio per ragioni afferenti ai differenti esiti delle varie indagini scientifiche svolte durante l’iter processuale. Il tutto diventa una vicenda tristissima: non si capisce più quale è stata la vera giustizia, se quella di primo grado, se quella dell’appello, se quella della Cassazione, se quella del secondo appello.
Quando si tratta di fornire un giudizio scientifico il responso dovrebbe essere sempre un si oppure un no: la parola “compatibile”, purtroppo molto spesso impiegata, dovrebbe scomparire dal vocabolario processuale-scientifico . La serietà di una indagine che coinvolge il destino di una persona può ammettere solo una terza risposta: non si è in grado di fornire una risposta scientificamente valida.
Per evidenziare la poca professionalità di chi si presta a svolgere delicati incarichi scientifici l’oratore ricorda un processo durante il quale veniva esaminato un sedicente specialista in residui di sparo. Alla domanda di quali fossero le sue conoscenze in materia, costui rispose in maniera talmente confusa e imbarazzata che il Pubblico Ministero (lo stesso dott. Lo Curto) si sentì in dovere di chiedere quanti casi avesse trattato: la risposta fu: uno. Anche se, ma questo lo aggiungiamo noi, ci sono persone che hanno eseguito centinaia di accertamenti – e questo soprattutto nei laboratori istituzionali- senza però aver acquisito le nozioni scientifiche necessarie per interpretare in modo corretto i risultati grezzi forniti dagli strumenti: la quantità non sempre è sinonimo di qualità.
Ricordando un secondo caso Lo Curto riferisce di un medico legale che, in un caso di omicidio, posiziona la vittima in ginocchio con lo sparatore in piedi alle sue spalle e col fucile, una doppietta che aveva scaricato un colpo, puntato alla nuca del malcapitato. Si era trattato quindi, al dire del sanitario, di una vera e propria esecuzione, roba da ergastolo. Dopo la dura condanna in primo grado – malgrado che il consulente di parte Claudio Gentile avesse fatto notare che il percussore della canna che aveva sparato era privo della molla di ritorno e che quindi, nella posizione sostenuta dal medico, non avrebbe potuto colpire la capsula della cartuccia – peraltro confermata in Appello, la Corte di Cassazione recepì la circostanza e così l’omicidio volontario si trasformò in colposo, ovviamente con enorme sollievo dell’imputato.
Il dott. Fojadelli, prima di dare la parola all’ultimo oratore, ricorda che per quanto riguarda la polizia scientifica e quella giudiziaria sarebbe sufficiente che venissero almeno addestrate a raccogliere correttamente gli elementi di prova, senza dei quali ogni successiva indagine scientifica risulta del tutto infruttuosa.
L’avvocato Zancani, spiazzato dai precedenti interventi, ha espressamente tentato una difesa della magistratura, solo però in questo settore. L’operazione è tuttavia riuscita solo in parte in quanto, assodato che in Italia buona parte delle indagini scientifiche sono svolte da persone o enti non all’altezza del compito, rimane sempre la vexata quaestio di chi deve vigilare sulla qualità e sull’efficienza di questo delicato settore.
La tavola rotonda si conclude con il pubblico sconcertato e i relatori soddisfatti per aver gettato un piccolo macigno nel paludoso stagno in cui si rifugiano i simulacri di una scientificità autoreferenziale che tanti danni provoca alla società civile.
Marco Morin
di Salvatore Giuliano Franco
E' proprio vero! Non è stato uno sprazzo di laicità a suggerire di togliere il Crocifisso dai luoghi pubblici, ma soltanto la possibilità - per alcuni - di asserire liberamente che Cristo è morto di freddo! (Red)
Si! cari amici! è proprio oggi, 17 gennaio, ore 10 in punto, che si sta consumando il turpe accadimento!
E sapete chi ce lo sta servendo in Via di Ripetta 231?
Il chiarissimo presidente dell’ANM luca palamara.
Quei gran figli di ‘ntrocchia ci hanno battuti sul tempo.
Stanno già discettando sul loro apporto nel contrasto alla corruzione e all’evasione fiscale e al riciclaggio, sul come smaltire l’arretrato giudiziario ed essere più veloci nelle decisioni, sull’assetto della magistratura nel futuro dell’Italia e .. udite .. udite .. sulla giustizia per il rilancio dell’economia!
Una chicca superlativa era stata già elargita al mondo intero dal boccaccesco luca, in una sua precedente radiointervista, in cui ha affermato che lo spiacevole rapporto fra Politica e magistratura, almeno negli ultimi dieci anni, è stato solo a causa di un malinteso, un semplice fraintendimento.
Appunto, boccaccesco!
E’ il passato Governo che ha cominciato davvero a combattere l’evasione fiscale e il riciclaggio, con entrate di cassa sempre in crescita, mentre la corruzione, da “mani pulite” in poi, si è estesa invece a macchia d’olio.
E’ il passato Governo che ha presentato proposte valide per ridurre l’arretrato giudiziario, mai supportate o sostenute dall’ANM.
E’ il passato Governo che ha cercato di incentivare i giudici nella loro rapidità decisionale proponendo maggiore mobilità, migliore preparazione, l’informatizzazione e, quella che sarebbe la soluzione principe, la responsabilità personale.
E il rilancio dell’economia?
Ma sappiamo tutti che nessuno straniero investe in Italia perché la giustizia usa stadere taroccate e perché i tempi sono talmente lunghi da facilitare solo i truffatori, i bancarottieri, gli speculatori, sempre e solo a danno dei privati e delle aziende sane, e che la pena, quando arriva, dura poco o niente.
Caro luca e cara anm, ma vi guardate mai allo specchio?
Venti anni di persecuzioni giudiziarie sarebbero solo un malinteso?
E tu, carissimo Presidente patriottardo, non sei forse il numero uno della magistratura Italiana? Tu che hai dato il Governo a un leccatedeschi?
La riforma della giustizia va fatta, ma non da voi, toghe politicizzate, ma da un Presidente Berlusconi sulla biga del trionfatore, senza più accanto fini traditori, e se ancora una volta, con fiumane di intercettazioni, accuratamente carotate, cercherete di sostituire la “f” alla “b”, sarà allora il popolo a partorire una vera e nuova Giustizia!
Roma, 17 gennaio 2012, ore 11,00. salvatore giuliano franco
Una sentenza molto chiara, da condividere in pieno. (Red)
Greenpeace ha avviato una battaglia legale con lo scienziato tedesco
Oliver Brustle che si è conclusa con la sentenza della Corte di
giustizia europea che sancisce il divieto di brevettabilità per
l’utilizzo di embrioni umani a fini industriali e commerciali. Con
questa decisione non si vieta di fare ricerca, come affermano alcune
associazioni, o la commercializzazione, bensì si proibisce solo il
“copyright” dei risultati. Viene negata una tutela giuridica che
garantisce l’esclusività economica e, di conseguenza, alti guadagni
per le case farmaceutiche.
La sentenza della Corte ha creato un’ampia convergenza sulla
promozione di campi di ricerca più etici tra laici, cattolici e
protestanti e costringe la ricerca ad interrogarsi sui mezzi e sugli
obiettivi da perseguire alla luce del fatto che questo pronunciamento
rappresenta un punto di svolta nel diritto europeo. L’interpretazione
è stata estensiva in quanto i giudici si sono richiamati alla dignità
ed all’integrità del corpo umano. Per rispettare questi principi la
nozione di embrione è stata intesa nel senso più ampio possibile.
Costituisce un aggravante del divieto la sua distruzione ed in
particolare la sua apposita formazione a questo obiettivo.
E’consentita la sperimentazione sull’embrione solo nel caso si
intervenga a suo beneficio. Il verdetto, inoltre, sancisce la tutela
della vita fin dall’inizio stabilendo, di conseguenza, la vita come un
unico processo, che inizia con il concepimento, di contro alle teorie
che distinguono le differenti fasi dell’embrione per giustificarne
l’uso. L’eurosentenza evita possibili rivendicazioni di proprietà
sulla fase iniziale di esseri umani e implicitamente invita ad
utilizzare altre tecniche come la riprogrammazione delle cellule
adulte del paziente che può originare cellule di qualunque tipo con le
caratteristiche dello stesso paziente. Oltre all’euro sarebbe
auspicabile che l’U.E. finanziasse anche una ricerca biomedica
ispirata al sociale ed al low cost.
Fiorella Ialongo
novembre 2011
Dunque cosa fa la magistratura da qualche anno a questa parte? Diamine! Si occupa di Berlusconi! Un lavoro questo che, tutto sommato rende bene: si rischia di diventare parlamentari, sindaci ... (Red)
di Vincenzo Ribet
Scrivevamo circa un anno fa -dopo la scissione di Fini- che se a capo del governo ci fosse stato uno statista di vaglia, egli avrebbe dato le dimissioni. Magari pensando di ritornare presto al potere, ma comunque tirandosi in disparte. Come a tutti i padri della storia d’Italia è capitato, del resto, Cavour ha avuto un rapporto di odio amore con il Re. Il quale, se poteva lo mandava via, salvo richiamarlo perché il suo primo ministro era insostituibile. Lo stesso per Giolitti ed altri.
Quindi aver detto prima che un Governo che si regge su una maggioranza risicata e raccogliticcia avrebbe fatto meglio a cadere, ci consente (una ipotetica) maggior libertà d’azione.
Ad oggi l’accanimento di parte della magistratura contro il premier è devastante, e non è escluso che le sue dimissioni possano esserne un fatto consequenziale. E’ del tutto evidente che l’operato della magistratura napoletana e è limite della legittimità e scavalca tranquillamente la Costituzione. Come metodo di indagine viene applicata “la pesca a strascico” -100.000 intercettazioni sono una cifra abnorme-, e a Napoli fanno il contrario di quello che dovrebbe fare un investigatore cioè: non hanno la notizia di reato e vanno a cercare il colpevole, ma hanno il colpevole (Berlusconi) e vanno a cercare il reato. Nel frattempo altri reati di camorra e devastazione ambientale, si prescrivono. Resta tuttavia il fatto che il quadro emerso dalle intercettazioni è assolutamente devastante per la figura del Premier. In definitiva per il suo giro di “amicizie” chiamiamole così , Berlusconi diventa una figura che ricorda più un satrapo orientale che un capo di governo di uno stato occidentale. E’ difficile immaginare faccendieri e prosseneti tra le abituali frequentazioni Einuadi, o De Nicola.
Ma, al di la delle frequentazioni del premier, l’aspetto peggiore del governo sono la sua stasi, la sua ignavia, ed il pressappochismo dell’ultimo periodo. Tutto ciò è ingiustificabile, soprattutto agli occhi del proprio elettorato.
Basti citare il fatto che il programma di governo (per il quale ha vinto le elezioni) se fosse stato attuato avrebbe tenuto fuori il paese dalla crisi che stiamo attraversando. Ma ancor più, non solo esso non è stato attuato nei due anni “calmi” della legislatura, ma neanche sotto la spinta della UE si è provveduto a fare quelle riforme dello Stato assolutamente necessarie per dare credibilità alle Istituzioni e slancio all’economia. In compenso sono state aumentate le tasse come non mai con effetto depressivo per crescita (e per i cittadini).
Ma anche un’altra riflessione si impone: il precedente governo Prodi è caduto per l’attacco della magistratura contro l’allora Ministro della Giustizia. L’on. Mastella in quell’occasione disse di avere ricevuto più informazioni di garanzia in quei due anni che in tutto il resto della sua vita, e a seguito di diversi capi di imputazione (anche questi basati su intercettazioni) diede le dimissioni, il suo partito tolse la fiducia, e cadde il governo. Se succedesse la medesima cosa sarebbe la seconda in pochi anni. Domanda: è uno stato civile quello in cui i Pubblici Ministeri dettano l’agenda del Governo e decidono se esso debba rimanere in carica o meno?
Vincenzo Ribet
Una riflessione dura? Forse si. Lo stesso autore se ne rende conto. Un articolo violento? Forse si. Volutamente le lettere maiuscole sono state soppresse nell'indicare un nome ed un cognome, un inequivocabile segnale di disprezzo. Un disprezzo che la Redazione condivide, anche nei confronti di chi si è travestito da giudice per fare ingiustizia. Tutto il Brasile dovrebbe vergognarsi di questo brutto episodio. Red.
di Salvatore Giuliano Franco
Credo che forse mi pentirò di ciò che sto per dire anche perché, come poeta, amo l'amore, ma ciò che odio visceralmente non è tanto il male nella sua contrapposizione al bene, ma l'ingiustizia.
Il difetto è sempre nel manico e finché ci sono giudici politicizzati questa povera Terra e tutta l'umanità vedrà sempre la punizione per i piccoli reati e l'impunità per quelli più grandi e odiosi.
L'ultimo libro di Clara Sanchez, "Il profumo delle foglie di limone", testimonia proprio questo.
Ed ecco che vado a dire quella cosa di cui certo mi pentirò:
se fossi ricco commissionerei l'uccisione di cesare battisti, anche perché credo che il perdono lo possano dare solo o le vittime o Dio.
Quando sento, in TV, parlare di perdono per esseri che nulla hanno di umano, penso alle tante vite recise, spesso come fiori ancora in boccio.
Avvocati e psicologi operano come Cicero pro domo sua, ma la verità è che, quando il male assoluto alberga nel corpo, non nel cuore, di esseri che sono cose, non uomini, pensare a redimerli è solo temeraria illusione: ripeto, credo che solo le vittime o Dio possano esercitare la sublime azione del perdono, e che gli altri tacciano, in particolare quei giudici, e spero siano pochi, che usano non la bilancia della Giustizia, ma solo una stadera taroccata.
Salvatore Giuliano Franco
Una notizia battuta da tutte le Agenzie. Lo scenario è quello del congresso del sindacato dei magistrati, il relatore è Luca Palamara, Presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati. Si riporta il testo: """"La giustizia in Italia "e' al collasso". Il "cattivo funzionamento del servizio" e, quindi, "il mancato rispetto della ragionevole durata del processo assumono carattere oggettivamente prioritario e necessitano di interventi urgenti". E' l'allarme lanciato dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, nella sua relazione introduttiva al 30esimo congresso del sindacato delle toghe. Il "preciso intento" della magistratura associata, osserva Palamara, e' quello di "voltare pagina, lasciando alle spalle cio' che in questi anni non ha funzionato nella macchina giudiziaria, nei rapporti tra politica e magistratura, ma anche al nostro interno, dando centralita' ai temi dell'autoriforma, della questione morale e dell'organizzazione". Il rapporto Doing Business 2011, della Banca Mondiale, che annualmente indica i Paesi in cui e' vantaggioso investire e che e' stato pubblicato qualche giorno fa, rileva Palamara, colloca ancora l'Italia "all'80esimo posto (su 183), non piu' dopo Angola, Gabon, le molte Guinee, Sao Tome, come quando eravamo al 156simo posto, e tuttora meglio di Liberia, Sri Lanka e Trinidad. La scalata a meta' classifica non deve certo consolare (Zambia, Mongolia, Ghana, Ruanda continuano a precederci)". Il nostro Paese, spiega ancora il leader dell'Anm, "figura tra le bad practices quanto a durata delle procedure: 1210 giorni necessari per recuperare un credito" e una stima di Confartigianato "calcola che i ritardi costano alle imprese 2,3 miliardi di euro: una 'tassa occulta' di circa 371 euro per azienda che ricade su imprenditori, fornitori, clienti, consumatori".""""
Una autocritica spietata, che viene da uno dei settori meglio protetti e meglio retribuiti della nostra organizzazione statale. Già nel corso del nostro convegno, svoltosi nel febbraio 2009, questo tema era stato ampiamente trattato ed evidenziato da uno dei prestigiosi relatori, Giorgio Castellucci, un Magistrato. Lasciamo perdere le classifiche. Concentriamoci su due dati obiettivi: il primo è che ogni azienda italiana paga una "tassa occulta" annua di € 371,00 per il malfunzionamento della giustizia, il secondo è che questa parte di magistratura "da centralità ai temi dell'autoriforma". AGI 26 novembre 2010
Un breve commento. Recuperare quei 371 euro che ogni azienda sostiene come costo per il malfunzionamento della giustizia sarebbe già una gran cosa; prendere atto che un settore dello Stato, un settore importante e che conosce bene la legge, si voglia "autoriformare" crea un certo allarme. Le riforme non sono di competenza del Parlamento? Non sono fatte con la discussione di un disegno di legge che qualcuno presenta per la discussione alle Camere? Allora vien fatto di pensare che sia un po' vero che la magistratura ritiene di poter surrogare qualsiasi potere dello Stato, ivi compreso quello legislativo. Un rimedio pronto forse ci sarebbe. Perché i magistrati non iniziano a pagare (nulla di penale, parlo soltanto di pene pecuniarie!) per gli errori commessi e per le inadempienze?
Red. 26 novembre 2010
di Vincenzo Ribet
Quale è la causa profonda dell’attuale degrado istituzionale?
Sicuramente ce ne saranno tante, ma vorremmo individuarne una che –a nostro avviso- più di altre ha contribuito. Eccola.
Dal 1994 Silvio Berlusconi è stato un presidente del Consiglio con una pistola perennemente puntata alla tempia. Prima di scendere in campo il Cavaliere non aveva avuto nemmeno un avviso di garanzia, poi -dal 1994 a oggi- contro il suo gruppo sono stati aperti 66 (!) procedimenti penali di rilevo. Probabilmente neanche Messalina, Jack lo Squartatore e Al Capone messi assieme hanno riscontrato tanto interesse presso gli inquirenti.
Si consideri poi che di questi 66, ben 22 sono personalmente contro il Cavaliere. Da 19 processi è stato assolto, archiviato o prescritto, invece tre processi sono ancora pendenti. Tra questi il processo Mills è quello che più leva il sonno al capo del Governo, infatti sarebbe per lui impossibile partecipare a qualsiasi consesso internazionale ove fosse condannato come corrotto e corruttore. In sostanza: le sue dimissioni sarebbero quasi un atto istituzionalmente dovuto.
Visto che il tribunale di Milano pare stia marciando a tappe forzate verso una condanna già scritta -fondata o meno non ha importanza-, a nulla rileva che tra qualche anno, in Appello o in Cassazione, la sentenza possa verosimilmente essere ribaltata, e Berlusconi prosciolto.
Se quindi è vero che il Cavaliere è sottoposto a un inconsueto «accanimento giudiziario», la difesa è stata quella di contrapporre a «processi ad personam» delle «leggi ad personam», alcune di queste erano sagge (naturalmente ci riferiamo a quelle penali, non gli interessamenti aziendali), altre mostravano qualche forzatura, Anche se a ben guardare avrebbero ripristinato l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Che non si tratti fi questioni di poco conto, e soprattutto questioni solo di parte, è dimostrato dal fatto che tra le proposte sagge vanno annoverate anche quelle che non provengono dal governo Berlusconi o dalla sua area, ma propongono comunque soluzioni inerenti la governabilità.
E tale era il “lodo Maccanico” la cui ratio risiedeva nel fatto che senza uno scudo permanente il governo non avrebbe potuto operare serenamente, e quindi era prevista una legge (ordinaria) che garantiva l'immunità durante il loro mandato alle cinque più alte cariche dello Stato. Successivamente veniva questa ipotesi veniva ripresa dal senatore Renato Schifani, ed il cd Lodo Schifani fu approvato (previa ampia consultazione di esperti costituzionalisti).
Ma la corte Costituzionale lo bocciava per violazione dell’art 3 della Costituzione, cioè per la asserita violazione della parità dei diritti di tutti i cittadini davanti alla legge.
Occorre a questo punto fare una breve digressione. E’ noto che l’autorizzazione procedere -il modificato art. 68 della Costituzione- prevedeva l’impossibilità dei membri del parlamento di essere sottoposti a procedimento penale. Questa norma fu voluta in sede costituente dal PCI, posto che assai legittimamente, paventavano procedimenti ingiusti ad opere dai una magistratura proveniente dal fascismo ed allora permeata dalla ideologia del passato regime. Oggi, dopo l’abrogazione dell’autorizzazione a procedere la magistratura può sottoporre a procedimento penale i deputati e senatori senza vincoli di natura politica.
Successivamente, a seguito della bocciatura del lodo Schifani, rigettato per violazione del solo art. 3, il ministro della Giustizia, ancora dopo infinte consultazioni con i massimi esperti di diritto costituzionale, correggeva le violazioni all’art. 3, con il cd lodo Alfano.
In altri termini, veniva rispettato il dettato della Consulta, e modificato il Lodo sulla base della Sentenza emessa, e sulla base delle indicazioni da essa stessa addotte. Ma la Corte bocciava anche questo secondo “Lodo”, ma questa volta per violazione dell’art 138, quello che prevede la modifica della Costituzione da eseguirsi solo con legge ad hoc. Sembra quasi una presa in giro, ma è così.
L’aspetto tragico è che questo tira e molla di norme a protezione delle cariche dello Stato (nel caso specifico a tutela di Berlusconi) rende l’esecutivo alla mercè di qualsiasi PM che non lo gradisca. Ed allo stesso modo anche in parlamento il Governo è alla mercè di chiunque lo voglia ricattare facendo mancare i voti per ulteriori leggi, o per la modifica costituzionale.
Non a caso alla comparsa delle famigerate rivelazione di Santa Lucia, la prima cosa ce ha detto Fini è stata no alla prosecuzione della trattativa sulla riproposizione del lodo Alfano corretto.
Insomma. L’esecutivo è sotto botta di chiunque, nella maggioranza o nella opposizione, abbia qualcosa da reclamare.
In definitiva una parte piccola, ma agguerritissima, della magistratura tiene sotto scacco il Capo del Governo, e chiunque in questo stato di cose può pretendere tutto dal governo in difficoltà. Tutti si riempiono la bocca della parola “Democrazia”, ma non il senso dello Stato ed il rispetto delle Istituzioni, da noi paiono essere una chimera.
Vincenzo Ribet 5 ottobre 2010
Il Foglio del 24 settembre 2010 ha pubblicato un articolo che appare immediatamente di grande interesse per Il Movimento d'Opinione che ha organizzato recentemente un Convegno sul tema della Giustizia. Sarebbe istruttivo per tutti conoscere cosa pensano di questi fatti di cronaca giudiziaria i nostri lettori ed i nostri esperti pur nella certezza che, ovviamente, quanti operano nella giustizia possono sbagliare.
Redazione
"""Il clamoroso processo contro Vittorio Emanuele di Savoia e altri cinque imputati di associazione per delinquere, corruzione e falso ideologico, messo in piedi dal PM di Potenza Henry John Woodcock, è finito con un’assoluzione generale, “perché il fatto non sussiste”. Non è il primo procedimento avviato con clamore da questo procuratore che si dimostra alla fine basato solo su pregiudizi. Gli imputati hanno subìto oltre al processo penale, che alla fine ha reso loro giustizia, anche quello mediatico, che non è andato tanto per il sottile. Nessuno li risarcirà del danno patito e Woodcock continuerà indisturbato a produrre accuse. Che le precedenti fossero improbabili e comunque non provate, non fa differenza.
Un altro processo, quello ai dirigenti del porto di Genova, è finito più o meno allo stesso modo. L’ex presidente dell’autorità portuale, Giovanni Novi, è stato assolto da dodici imputazioni e condannato solo a una multa per la tredicesima, mentre molti coimputati sono stati prosciolti, sempre con la motivazione più ampia: “Il fatto non sussiste”. Giovanni Novi era stato arrestato in presenza della moglie, cardiopatica, che pochi giorni dopo è morta. Il PM Walter Cotugno, che aveva richiesto gli arresti, ha poi dileggiato la difesa definendo in una memoria “umoristiche” le sue tesi. Per una Volta però l’impunità non coprirà tutto: il procuratore generale Luciano Di Noto ha chiesto chiarimenti: “Se esiste l’ipotesi che il processo si sia svolto in maniera non corretta è nostro dovere intervenire”. Meglio tardi che mai.""""