di Salvatore Giuliano Franco
E non è tutto. Il nostro Paese è stato anche condannato da un'Europa assai fiscale nei nostri confronti perché sono stati respinti immigrati. Come al solito dal buonismo non nasce nulla se non confusione. (Red)
E’ un dato di fatto che l’ironico e provocatorio motto, “La giustizia è uguale per tutti”, che giganteggia nei nostri sepolcri di Giustizia, generi coliche epatiche e meteorismo anche nel colto e nell’inclita.
E’ un dato di fatto che i nostri lungimiranti politici si ridurranno presto retribuzioni e privilegi, ma solo quando avranno colto un qualche segnale celeste, come il volo degli asini, una pioggia di vermi solitari, o l’autolisi delle banche e di Monti.
E’ sempre un dato di fatto che certi concetti basilari vanno frequentemente rammentati, se non si vuole che falsità e buonismo sotterrino ogni verità, per prenderne il posto.
Ecco perché ritorno, dopo più di un anno, a cicalare di emigrazione e immigrazione.
E’ giunto il tempo di dire basta! a chi, per nauseante pietismo, per ripugnante demagogia o per detestabile scelta politica, ci ammorba giornalmente, attraverso tutti i mezzi d’informazione, descrivendoci le condizioni in cui versano le migliaia di disperati che si riversano sul nostro suolo, e cerca, con pervicacia, di destare in noi tutti infondati sensi di colpa, ricordandoci un trascorso stato di emigranti, quando, a milioni, abbandonammo le nostre contrade per cercar fortuna nelle Americhe.
Basta! si tratta solo di elucubrazioni valide per ignoranti, comunisti e traditori della nostra storia e della nostra cultura.
Anche il Presidente della Repubblica Italiana dovrebbe ponderare meglio certe sue parole, ed ecco qualche dato di fatto.
L’emigrazione italiana cominciò, di fatto, nel 1852, con la creazione, a Genova, di una compagnia per il trasporto su navi a vapore.
Solo all’inizio del fenomeno i diversi stati americani non frapposero filtri all’immigra- zione, poi, già dal 1875, non venivano più accettati infermi, prostitute, dementi, anziani, chi aveva avuto condanne, poveri, donne incinte non sposate e, negli USA, in certi periodi, persino cinesi e giapponesi.
Si facevano entrare solo coloni per coltivare nuovi territori e sostituire gli autoctoni. o chi era esperto in mestieri che facilitassero la crescita delle città.
Negli USA, nella famigerata Ellis Island, erano autorizzati allo sbarco solo gli “admitted”, ai quali, nel cartellino d’identificazione, si attestava che erano in possesso dei requisiti richiesti dalla restrittiva legge americana.
Nel secondo decennio del diciannovesimo secolo si optò per procedure più efficaci, sostituendo i centri di accoglienza, (talvolta attrezzati solo con enormi capannoni capaci di ospitare persino 10.000 persone ciascuno), con apposite commissioni installate negli stessi paesi d’origine degli immigrati.
Ma, aldilà di ogni considerazione o testimonianza, va soprattutto ricordato agli immemori, agli ignoranti e ai troppi buonisti in malafede, che, in tutte le Americhe, mediamente tra il 1870 e il 1930, vivevano meno di 10 (dieci) individui per Kmq mentre oggi, in Italia, siamo in 200 (duecento) per Kmq!
Basta, caro Presidente Napolitano, di ricordarci il nostro passato di emigranti.
Noi abbiamo sempre portato lavoro e cultura, e ci siamo fatti amare e rispettare, sempre e ovunque, mentre invece, da anni, siamo invasi da clandestini che hanno fatto raddoppiare la nostra popolazione carceraria, che ci tolgono tranquillità e sicurezza, che vogliono farci cambiare mentalità e fede e che, presto, faranno saltare i nostri monumenti e le nostre biblioteche, mentre già profanano le nostre case, stuprano le nostre donne, uccidono i nostri vecchi.
Gli dei chiudono gli occhi a coloro che vogliono perdere, e i nostri maledetti dei sono oggi i magistrati che non difendono né i cittadini né le leggi e i cattocomunismi che si sentono tutti buoni samaritani.
E’ davvero ora di dire BASTA!
Roma, Pasqua 2012-04-15 salvatore giuliano franco
PS.: si! Pasqua! Perché il Cristo disse si suoi Apostoli, “… andate nel mondo … a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete non saranno rimessi.”
Noi invece li rimettiamo a tutti: infanticidi, stupratori di gruppo, pedofili assassini, pluriomicidi, stragisti drogati al volante, giudici buonisti, comunisti romantici …….
e chiedo scusa a tutte le categorie non citate, perché, grazie al continuo ingresso di extracomunitari e comunitari, e alle loro precoci gemmazioni multiple, diventeranno presto la maggioranza
di Salvatore Giuliano Franco
L'attenzione dell'autore si accentra sul settore del microcommercio, quello dei banchi, banchetti e bancarelle che invadono oramai le nostre strade malgrado il lavoro di prevenzione e repressione condotto dalla Polizia locale. Incanalare questo settore nella legalità non è impresa da poco ,,, anche perché molti cittadini e cittadine fruiscono di questa tipologia di "distribuzione". Una lotta non facile. Chi ha fame cerca di sfamarsi in ogni modo ... (Red)
Quando sento i nostri politici che parlano della crisi in atto in Italia, ed in particolare della disoccupazione, della mancanza di liquidità, del commercio morente e della quasi in difendibilità del Made in Italy, ebbene, non mi vergogno a dirlo, mi scompiscio dalle risate, e tutte le famose variazioni di Totò sulla pernacchia, mi si affollano non soltanto sulle labbra.
Non voglio qui sottoporre a esame critico la nostra economia o la nostra finanza, non ne sarei davvero all’altezza, e nemmeno alla bassezza, voglio invece guardare, da un punto di vista pratico, solo una particolare situazione di Roma, forse esemplificativa anche per tutto lo stivale.
Da una rilevazione molto recente, in Roma risultano presenti circa 400.000 immigrati regolari e, dei 650.000 irregolari censiti dalla Caritas su tutto il territorio nazionale, circa 80.000 si sommano, su Roma, a quelli regolari,ma vanno ancora aggiunti 20.000 zingari dei 120.000 che circolano in Italia.
Sono quindi ben mezzo milione i non italiani che, a titolo diverso, convivono con i romani.
Ipotizziamo pure che il 50% abbiano casa, lavoro e reddito sufficiente.
Bene, Roma conta 20 Municipi, (e oggi ancora non comprendo perché mai, l’antica e storica divisione in 22 Rioni non sia stata rispettata) e, mediamente, in ogni Municipio, oggi, calcolando il quasi automatico incremento numerico su una vecchia rilevazione, si possono contare intorno ai 1200 banchetti dove viene venduto ogni genere di merce.
Ogni banchetto conta, direttamente e indirettamente, una decina di addetti e un ricavo vendite giornaliero non inferiore ai 250 €.
Quest’ultimo dato può essere confermato con una semplice indagine, svolta però in modo assai riservato e cum grano salis.
Poiché ho fatto e insegnato ricerche di mercato, se mi si volesse affidare un qualche incarico, praticherò uno sconto del 35% sugli attuali costi operativi.
Ma, tornando a noi, quei 250 € moltiplicati per 24mila banchetti danno un totale di 6 milioni di Euro al giorno.
6 milioni di € che, se entrassero nelle casse dei commercianti romani, farebbero rifiorire il commercio e quindi l’industria, si!, anche l’industria, perché circa il 50% giunge sempre alla produzione, mentre ora va in buona parte in Cina.
Invece di acquistare merce taroccata i romani tornerebbero a rivalutare la qualità e la produzione nazionale, anche pagando di più, e quel flusso di danaro continuerebbe a girare nelle scarselle italiane, invece di prendere la strada per l’estero.
2.190.000.000 € l’anno solo su Roma e, per tutta l’Italia, questa cifra andrebbe almeno moltiplicata per 10: circa 22 miliardi di Euro!
Attenzione però, abbiamo parlato solo degli irregolari e di coloro che non hanno né casa, né lavoro, né reddito ufficiale, quindi non me ne vogliano i buonisti che sono propensi ad ospitare nel proprio letto ogni bisognoso, vero o falso, buono o cattivo.
Il 40% dei nostri carcerati è un povero bisognoso non italiano, il che vuol dire che quelle genti delinquono secondo queste proporzioni (25.000:5.000.000 = 1,225 ….. 37.500:55.000.000 = 0,068), questi indiscutibili numeri ci dicono che i bravi stranieri sul nostro territorio delinquono, ciascuno di loro, 18 volte di più di un italiano.
Il bello è che quei numeri tengono conto anche degli stranieri integrati, se poi invece quei 5.000.000 venissero ridotti ai soli irregolari, circa 700.000, allora ciascuno di questi delinque 126 volte di più della media degli italiani.
Ripeto, solo per i duri d’orecchio e di comprendonio: oggi in Italia ogni immigrato irregolare, comunitario, extracomunitario o zingaro, mette mediamente in atto 128 azioni criminali per ogni singolo atto criminale posto in essere da un italiano.
Non è forse questo, e quello dei banchetti di cose taroccate, motivo sufficiente per scompisciarsi dalle risate in faccia a sindaci e onorevoli che tutto promettono e niente mantengono, e in particolare sul muso dei cattocomunismi, amici solo dei nemici degli italiani?
E’ oggi giunto il momento di urlar loro in faccia la famosa frase ciceroniana:
Quousque tandem abutere Catilina, patientia nostra?
E fino a quando, signori mestatori, abuserete della nostra pazienza?
salvatore giuliano franco
Responsabilità e coerenza. Due parole difficili da gestire quando si cerca il consenso facile e si vuole sostenere il ruolo del garantista a tutti i costi.
di Salvatore Giuliano Franco
E’ giunto il tempo di dire basta! a chi, per nauseante pietismo, per ripugnante demagogia o per detestabile scelta politica, ci ammorba giornalmente, attraverso tutti i mezzi d’informazione, descrivendoci le condizioni in cui versano le migliaia di disperati che si riversano sulle nostre coste, e cerca, con pervicacia, di destare in noi tutti infondati sensi di colpa, ricordandoci un trascorso stato di emigranti, quando, a milioni, abbandonammo le nostre contrade per cercar fortuna nelle Americhe.
Basta! si tratta solo di elucubrazioni valide per ignoranti, comunisti e traditori della nostra storia e della nostra cultura.
Anche il Presidente della Repubblica Italiana dovrebbe ponderare meglio certe sue parole, ed ecco qualche dato di fatto.
L’emigrazione italiana cominciò, di fatto, nel 1852, con la creazione, a Genova, di una compagnia per il trasporto su navi a vapore.
Solo all’inizio del fenomeno i diversi stati americani non frapposero filtri all’immigra- zione, poi, già dal 1875, non venivano più accettati infermi, prostitute, dementi, anziani, chi aveva avuto condanne, poveri, donne incinte non sposate e, negli USA, in certi periodi, persino cinesi e giapponesi.
Si facevano entrare solo coloni per coltivare nuovi territori e sostituire gli autoctoni. o chi era esperto in mestieri che facilitassero la crescita delle città.
Negli USA, nella famigerata Ellis Island, erano autorizzati allo sbarco solo agli “admitted”, ai quali un cartellino d’identificazione attestava che erano in possesso dei requisiti richiesti dalla restrittiva legge americana.
Nel secondo decennio del diciannovesimo secolo si optò per procedure più efficaci, sostituendo i centri di accoglienza, (talvolta attrezzati con enormi capannoni capaci di ospitare 10.000 persone ciascuno), con apposite commissioni installate negli stessi paesi d’origine degli immigrati.
Ma, aldilà di ogni considerazione o testimonianza, va soprattutto ricordato agli immemori, agli ignoranti e ai troppi buonisti in malafede, che, in tutte le Americhe, mediamente tra il 1870 e il 1930, vivevano meno di 10 (dieci) individui per Kmq mentre oggi, in Italia, siamo in 200 (duecento) per Kmq!
Basta, caro Presidente Napolitano, di ricordarci il nostro passato di emigranti.
Noi abbiamo sempre portato lavoro, cultura, onestà, e ci siamo fatti amare e rispettare, sempre e ovunque, mentre invece, da anni, siamo invasi da clandestini che hanno fatto raddoppiare la nostra popolazione carceraria, che ci tolgono tranquillità e sicurezza, che vogliono farci cambiare mentalità e fede e che, presto, faranno saltare i nostri monumenti, le nostre biblioteche, le nostre case.
Gli dei chiudono gli occhi a coloro che vogliono perdere, e i nostri maledetti dei sono oggi i magistrati che non difendono né i cittadini né le leggi e i cattocomunismi che si sentono tutti buoni samaritani: è davvero ora di dire BASTA!
Salvatore Giuliano Franco marzo 2011