Detta com'è, la tesi sostenuta da Franco può sembrare un po' dura. E la tolleranza, il reciproco rispetto, la comprensione del "diverso" dove vanno a finire? Ma l'Islam è una religione realmente tollerante?Red.
di Salvatore Giuliano Franco
Tempo fa, quasi a commento delle parole di Deborah Fait, proposi un episodio di uno strano romanzo, “Il Clone”.
Il protagonista del romanzo è un certo Glauco che, nel brano che segue, si trova a Malta.
“Davanti a lui, aldilà di uno stretto furibondo di mare, c’erano le grandi grotte dove, il 26 ottobre 1530, il Gran Maestro dell’Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme e i suoi Cavalieri, abbandonata Cipro, si erano rifugiati in meditazione per quaranta lunghi giorni, prima di prendere possesso dell’isola e governarla, per 268 anni, come solo degli Illuminati potevano e sapevano fare.
Si racconta, ed è storia non leggenda, del loro grande valore e della loro ammirevole integrità, e di come, fortificati i punti nevralgici dell’isola, 600 Cavalieri si opposero, con 8000 maltesi, alla ferocia e all’impeto di 40000 Turchi imbarcati su 200 galeee, mandati per conquistare Malta da Solimano il Magnifico, al comando di Pialì e Mustafà Pascià e del crudele Generale Dragut Rais.
Si racconta anche come, per abbattere il morale dell’eroica popolazione, che si prodigava oltre ogni limite a fianco dei suoi Cavalieri, i duemila abitanti dell’isola di Gozo furono trucidati dal primo all’ultimo, e ogni singolo corpo, legato al tronco di un albero, fu gettato in mare, affinché il gioco delle correnti li facesse passare tutti, in macabra processione, lungo la costa Nord di Malta, davanti ai più popolosi centri urbani e ai suoi inorriditi abitanti.
Di tutto il mondo cristiano solo la Sicilia inviò prima 700 uomini e, quattro mesi dopo, 10000 dei suoi figli a contrastare la canea islamica, a cui Maometto aveva comandato, novecento anni prima, che l’infedele buono è solo l’infedele morto, magari dopo averlo impalato.
La leggenda della buona armonia esistente tra islamici e cristiani è data dal fatto che, nelle terre dominate dai musulmani, la popolazione era effettivamente lasciata libera di convertirsi all’islamismo o di rimanere cristiana, ma nella condizione di “dimmi”, cioè di sottomessi, ed erano quindi tenuti a pagare un’imposta personale, la “dizyah”, e una tassa fondiaria, la “kharag”, che rimpinguavano le casse del qa-id, gaytus, capo saraceno.
Quelli che non potevano far fronte al gravoso impegno economico o erano schiavi o erano morti.
L’8 settembre di ogni anno, Malta commemora con giusta fierezza la vittoria sui Turchi e l’eroismo dei Padri.”
Oriana Fallaci ha sempre visto giusto: non ritengo che ci sia alcuna intesa possibile con i seguaci di Maometto.
Nel Corano certi comandamenti sono molto chiari: la menzogna è colpa grave, ma, se il fine è quello di conquistare le terre e i corpi degli infedeli, tutto è lecito e consentito, anzi, meritorio: prestar fede quindi a qualsiasi dichiarazione di pace e fraternità è davvero cosa sciocca e risibile.
Io, da amante della matematica, amo ragionare portando ogni situazione al limite: per capire cosa potrebbe accadere domani si deve investigare nell’oggi spingendosi appunto “al limite”.
Pensate un attimo a come reagirebbe la comunità cristiana se pagine del Vangelo o della Bibbia venissero trovate in qualche piazza di Roma, sfregiate però con della cioccolata.
Pensate ora a come invece reagirebbe la comunità islamica, in Roma, in Italia e nel mondo.
Bene, quelle reazioni saranno solo le azioni che vivremo in futuro se, già da oggi, non ci prepariamo a contenerle, o meglio, a prevenirle.
E non illudiamoci che pochi illuminati possano cambiare lo stato dell’arte; anche nel corso delle più feroci guerre ci sono state menti elette che conversavano fra loro e si scambiavano informazioni e conoscenza, mentre le masse si dilaniavano.
Basta poi esaminare la figura storica di Maometto e paragonarla a quella di altri Profeti per capire che, mentre costoro hanno sempre predicato e testimoniato comprensione e amore, quello …beh!... basta leggere attentamente il Corano.
L’Islam e la sua radicalizzazione in paesi militarmente forti non deve mai creare l’illusione di una qualche crescita civile o di possibili intese socio-politiche.
Prima o poi, la crepa che divide due mondi assolutamente diversi, diventerà una spaccatura che già è insanabile e porterà, inevitabilmente, alla sopravvivenza di una sola cultura.
Anche per scongiurare questo è necessario e urge l’Impero Prossimo Venturo.
salvatore giuliano franco
di Maurizio Navarra
Sono di religione cattolica e sono praticante, non posso però essere definito un "integralista" (ce ne sono parecchi anche tra noi cattolici) perché tale modalità di vivere la religione è per me lontana dalla mia formazione culturale e di vita. Allo stesso modo la mia formazione mi impedisce di assumere atteggiamenti di intolleranza preconcetta nei confronti di chiunque popoli questa nostra piccola terra, qualsiasi credo abbia scelto, qualsiasi ideale persegua. Non sono e non mi considero una eccezione in quanto la mia formazione di base mi accomuna a molti, moltissimi europei. Un modo di vivere la mia vita, in sintesi, impostato su quei valori di libertà nei quali sono nato e cresciuto.
Recenti, recentissimi, accadimenti , però, mi hanno seriamente preoccupato ed indotto a riflettere e scrivere su un argomento che potremmo definire spinoso. L'attacco alla Chiesa Copta di Alessandria d'Egitto non è purtroppo il gesto isolato di un folle, è piuttosto un inquietante campanello d'allarme, un gesto che ha radici profonde, è un'azione che proviene da un brodo di cultura all'interno del quale la violenza e l'intolleranza sono elementi portati a bollore intenso da un modo di vivere la propria vita religiosa lontanissimo dal nostro modo di pensare. La cartina di tornasole da me utilizzata per comprendere la radice di questa strage sta nella reazione alla parola di pace pronunciata da Benedetto XVI. “Un vile gesto di morte”. Così papa Benedetto XVI, durante l’Angelus in piazza San Pietro, ha obiettivamente definito la strage di Alessandria d’Egitto. La parola di Dio, qualunque sia la fede professata, non deve e non può essere parola di morte. La reazione a queste parole dell’imam di Al Azhar, sceicco Ahmed Al Tayeb, una della massime figure dell’Islam, appare a me difficilmente comprensibile. Per l’imam le parole del Papa rappresentano un intervento “inaccettabile negli affari dell’Egitto”. E rincara l'accusa: Benedetto XVI ha “una visione sbilanciata su musulmani e cristiani che rischiano di essere uccisi in tutto il mondo”.
Ho amici cari di religione islamica, islamici praticanti ed osservanti, persone che hanno sempre asserito come la tolleranza è la bandiera dell'Islam e che il Corano non contiene incitamento alla violenza. Ho ovviamente sostenuto dalla mia parte che gli stessi contenuti sono anche nel Vangelo. Abbiamo perfino scherzato sul concetto di "guerra santa", utilizzato sia dai cristiani che dagli islamici, ed abbiamo convenuto che tale terminologia - contraddittoria negli stessi termini in quanto la guerra non può contenere nulla di "santo"- doveva oramai rimanere sepolta dalla polvere della storia, confinata in un'epoca nella quale si faceva facilmente leva sull'ignoranza della gente.
Ora l'attentato ai copti di Alessandria, purtroppo l'ultimo di una lunghissima serie commesso contro chi nel mondo professa la religione cristiana, fa sorgere dubbi o per lo meno suscita allarme in quanto abbastanza chiaramente lascia trasparire la presenza di un insidioso disegno che potrebbe avere la finalità di cancellare la presenza cristiana nei Paesi governati dall'Islam. E' accaduto già in altri tempi. Non dimentichiamo, ad esempio, che la Turchia, oggi interamente islamica, è stata la vera culla del nascente cristianesimo.
Maurizio Navarra 4 gennaio 2011