Venerdì 09 Marzo 2012 16:08

Cose dell'altro mondo!

di Titta Sgromo

e invece, purtroppo sono proprio cose di questo nostro mondo! Per commentare la vicenda politica italiana occorre un ufologo!?! (Red)

Che squallore la Politica in Italia. Il Ministro burocrate Riccardi definisce il PDL un partito che “fa schifo”. Il signor Bersani ed il signor Casini, forti dell’appoggio Montiano tentano non uno ma due colpi di mano, La RAI, e la GIUSTIZIA, pare in cambio della riforma sul Lavoro. I cittadini Italiani sempre più esasperati dalle imposte, tasse e dalle bollette che quotidianamente la Posta recapita a casa, stanno per perdere la pazienza. Due militari Italiani arrestati in India in spregio evidente alle norme che disciplinano la navigazione, senza che il Governo Italiano faccia sentire alta la sua voce; anzi il Re Giorgio è preoccupato più di non turbare le relazioni diplomatiche con l’India, che della salvezza dei MARO’. In nome dell’Unione Europea che non c’è, si benedice Monti, artefice della salvezza dell’Italia, ormai in piena irreversibile recessione. Siamo certi che, se la problematica Indiana avesse riguardato la Germania, o la Francia, o qualsiasi altro Paese con un minimo di orgoglio nazionale, la questione Indiana sarebbe astata affrontata nello stesso modo con il quale è stata affrontata dall’Italia? Penso proprio di no. Minimo le relazioni diplomatiche sarebbero state quanto meno sospese e non si sarebbe consentito all’autorità giudiziaria Indiana di tramutare il fermo in arresto. Berlusconi stesso e lo ha dimostrato in tante occasioni avrebbe agito con più decisione ed autorevolezza. Ma  Il Cavaliere ormai ha abbandonato la barca al suo destino acconsentendo, con l’appoggio al Governo Monti, a che un ministro del Governo così detto tecnico diffamasse il Partito di maggioranza relativa che lo sostiene. Certo Berlusconi ha adesso un solo obiettivo, quello di tutelare i suoi interessi; le dichiarazioni di Confalonieri sono più eloquenti di qualsivoglia comportamento. Coltiva le sue amicizie a livello internazionale e si rifiuta di andare a PORTA e PORTA, trasmissione nella quale aveva in ogni occasione importante promesso di “non mettere le mani nelle tasche degli Italiani”. Che cosa avrebbe potuto dire se non ripetere fino alla noia che il senso di responsabilità difronte al Paese lo ha indotto a fare il” passo indietro”. Se la situazione non fosse davvero tragica ci sarebbe soltanto da ridere!

AVV. TITTA SGROMO
Pubblicato in Affari Interni
Venerdì 09 Settembre 2011 16:29

Quando il Paese affonda

di Stelio W. Venceslai

 

Proposte. Proposte concrete ed accettabili soltanto utilizzando un barlume di buon senso delle cose. Ma la nostra politica dov'è? (Red)

 

Quando la città brucia, le polemiche servono a poco. Quando verrà il momento del si salvi chi può, tutti avranno avuto torto e ragione assieme, ma l’errore fondamentale sta nell’insipienza degli uomini, nella incapacità dei politici di vedere oltre il proprio naso ed I propri squallidi interessi di bottega.

La borsa affonda sotto i colpi della speculazione internazionale. Affondano anche Francoforte e Parigi e Londra, ma è a Milano il ventre molle dell’Euro. Se il sistema Italia viene giù, inutile farsi illusioni: crolla tutto.

A fronte di questo rischio, cincischiare sulle stupidaggini è un crimine di cui tutti sono responsabili, governo ed opposizione. La terza manovra si farà ma, da quel che sembra così come, attualmente è concepita, non servirà a nulla. Non si possono mischiare presunte riforme, che da decenni devono essere fatte (evasione fiscale, province, pensioni), con un banale aumento di alcune imposizioni.  Non è questo  ciò che ci chiede l’Unione europea, non è ciò che può raffreddare i mercati, non è  né serio né utile.

Contrabbandare per misure d’emergenza proposte di riforme che non sono mai state fatte è un delitto. La televisione italiana ed i gonzi ci possono credere, convinti che il mondo ce l’abbia contro l’Italia e contro Berlusconi. Ci può credere la CGIL, che ancora con il vetusto arnese dello sciopero per salvare l’art. 18, rischia di mettere in forse l’intero sistema del lavoro dipendente.  Queste sono follie da gente da quattro soldi.

La verità è che occorrerebbe rimboccarsi le maniche e dire agli Italiani: Amici, la festa è finita. Sono stati fatti gravissimi errori di omissione. Vi abbiamo presi in giro. Il Paese è a pezzi, e soprattutto per colpa nostra. Non abbiamo né governato né innovato, ma solo tirato a campare. Dobbiamo stringere la cinghia tutti e cercare di non commettere più errori.

Ma chi lo farà? Le irresponsabili corporazioni dei magistrati, dei calciatori, dei farmacisti, dei banchieri, degli Ordini professionali, delle infinite conventicole d’affari che hanno lucrato ed insudiciato il Paese? Non c’è da farsi molte illusioni.

Si deve rischiare l’impopolarità, con provvedimenti rapidi e strutturali allo stesso tempo, se si vuole salvare il Paese. Solo in tal modo possiamo essere credibili.

Pensioni: la vita media si è allungata in questi ultimi decenni. E’ pensabile che quarantacinque anni di contributi possano finanziare pensioni per altri quarant’anni? No E’ pensabile che le donne, che vivono più a lungo degli uomini, vadano in pensione prima di loro? No, mai. Ma perché, allora, i dipendenti dello Stato, maschi e femmine, vanno tutti in pensione a 65/67 anni, e questo non disturba la CGIL, e nel settore privato a 60? Mistero.

Qual è la risposta? Unifichiamo gli enti previdenziali!

Apparato pubblico: abbiamo il maggior numero di dipendenti pubblici, in rapporto alla popolazione, fra i più alti al mondo. E non mi riferisco agli statali, ormai in decozione, visto che da vent’anni non si fanno più concorsi, ma a tutto quello pseudo apparato burocratico ed affaristico che grava sulle Regioni, le Province ed i Comuni. E’pensabile che il contribuente tedesco continui a pagare gli stipendi di questa gente? No. Ma qual è la risposta? Facciamo dei consorzi fra i Comuni minori. Delle Province se ne parlerà in futuro. Guai a toccare le Regioni, con le loro sciocche e costose rappresentanze all’estero.

Evasione: chi evade è, praticamente tranquillo. La ricevuta fiscale te la danno i barbieri, i ristoratori (e non sempre), i benzinai e gli albergatori. Tutti gli altri ti offrono l’opzione: con Iva o senza Iva? E poiché non posso scaricare l’IVA, nessuno chiede la ricevuta e paga di meno. Quanti sono gli evasori? Milioni, grandi e piccoli. Possibile che solo da noi accadano queste cose? Eppure sarebbe assai semplice: scaricare le ricevute dal proprio reddito imponibile e stabilire che l’evasione è un reato penale. Non per chi evade oltre i 3 milioni di Euro, ma per chi evade. Qual è la risposta? Intensificheremo la lotta contro l’evasione. Come? Con le grida manzoniane? Tassando del 2/% le rimesse all’estero dei poveri immigrati senza diritti?: Ma siamo seri!

Il Parlamento: abbiamo due Camere elettive, l’una doppione dell’altra. Inutili. Da decenni si parla di farne una sola, di ridurre il numero dei parlamentari e di abolire i loro scandalosi privilegi. Non s’è fatto nulla. Occorre una legge costituzionale. Ma, intanto, i privilegi potrebbero essere aboliti. Sarebbe un esempio. C’è da illudersi che i Parlamentari voteranno una legge che li castra sui quattrini? E’ difficile crederlo. Qual è la risposta? Siamo tutti pronti a farlo, a tempo debito e, cioè, mai.

Spese militari: ma che ci facciamo in Afghanistan, in Ciad, a Timor Sud ed altrove? Dove sono i nostri reali interessi? Forse nella ex Yugoslavia. E’ ora di finirla con l’attrazione dei generali per i nastrini sulle campagne militari fatte. E’ ora di finirla d’essere i mercenari dell’ONU o della OUA o della Nato, se ciò non risponde ai nostri interessi. Missioni di pace per salvaguardare le popolazioni civili? Ma queste sono mazzate con la c, come diceva un mio amico d’infanzia. Il fatto è che ci costano un mare di soldi. Peggio, ancora, la gente ci muore, in fondo, senza sapere perché.

L’industria: ma dove sta scritto che un imprenditore può operare in Italia solo se riceve aiuti dallo Stato? Questa è una tragica ed illusoria vicenda che falsa il mercato. Ha diritto alle infrastrutture, che sono un bene pubblico, ma non ad altro. Perché lo Stato deve pagare perché qualcuno possa trarre profitti dalla sua iniziativa? Quante cattedrali nel deserto inquinano il nostro territorio? Sogni sbagliato o truffe continuate sino alla fine? La storia degli aiuti all’industria deve finire. Ci mangiano in troppi e produce solo miseria.

 

 

Roma, li 06/09/2011

Pubblicato in Sviluppo Economico
Sabato 03 Settembre 2011 21:52

ATTACCO all’ITALIA

di Salvatore Giuliano Franco

Ma davvero siamo oggetto di un piano strategico che prevede per noi una guerra economica? E la nostra Intelligence cosa ne pensa, cosa fa? (red)

In ogni battaglia campale è buona regola che ci si organizzi per difendersi e premunirsi da attacchi che potrebbero provenire da ogni direzione.

Normalmente è il fronte dello schieramento e le sue ali che, sul piano tattico, sono quelle sempre interessate a confronti diretti, perché molto difficilmente un attacco può giungere alle spalle di uno schieramento e, nel caso di possibili attacchi da tutti i lati, si dovrebbe forse parlare di assedio.

Vediamo allora qual è oggi la situazione in cui versa l’Italia con riferimento non soltanto allo scacchiere europeo.

Procediamo quindi con ordine anche per capire preliminarmente da dove proviene l’attacco alle nostre spalle.

In un momento di grave crisi internazionale e generalizzata, mentre il governo sta affannosamente tappando le falle del nostro barcone economico-finanziario, opposizione, giornali, radio e TV, tentano, in tutti i modi, con il solito apporto dei magistrati rossi, di minare la credibilità del suo operato e dei suoi operatori.

Bruxelles dice che la manovra finanziaria  italiana deve essere rapida e incisiva ma nutre qualche dubbio su alcune delle soluzioni proposte, approvando però in blocco l’intera struttura.

La banda dei 4, (opposizione, giornali, radio e TV), invece di far fronte comune in un contesto davvero critico, e aiutare a sgottare l’acqua dal fondo del barcone, si accanisce contro gli uomini e le istituzioni, sbavando come affetta da rabbia canina: questo la dice lunga sulla loro tradizione storica e morale.

L’attacco frontale, invece, ci viene portato, ormai da anni, dai veri padroni dell’Europa, che vedono nell’Italia un partner pericoloso per i loro mercati interni ed esteri, grazie alla qualità delle nostre produzioni e alle grandi capacità dei tanti nostri micro-imprenditori, che vorrebbero vedere accorpati in megastrutture capaci solo di abbassare e uniformare la qualità e ridurre drasticamente la molteplicità dei nostri prodotti.

Quest’attacco frontale, anche se mascherato, è davvero pericoloso perché fa della bella  Europa una Fata Morgana capace solo di illudere, eludere, e portare a dolce morte chi si perde nelle sue nebbie e nelle sue visioni.

Basterebbe notare il comportamento in atto verso l’Italia nell’annosa questione dei profughi irregolari.

Sapete poi, ad esempio, che per vendere, solo in ambito locale, l’ottimo Lardo di Colonnata, c’è voluta una legge speciale?

E che gli oltre seimila produttori del nostro famoso Parmigiano si sono ridotti a poche centinaia, mentre una sola industria tedesca, in prossimità di Hannover,  produce qualcosa di simile, in quantitativi cinque volte superiori e con solo una trentina di operai?

Più interessanti sono però gli attacchi ai fianchi.

Da quaranta giorni i libici soffrono molto per la mancanza di acqua, un’acqua che era gratuita per tutti e senza limiti quantitativi, grazie alle grandi condotte (Ansaldo) che attraversano tutto il deserto e, in buona parte, lo bonificano.

Perché allora soffrono per tutto quello che la mancanza di acqua comporta?

Il 22 luglio scorso aerei della Nato hanno bombardato le tubature del sistema d’irrigazione artificiale che attraversa il deserto ed eroga acqua a quasi tutte le famiglie libiche.

Ma non basta, il giorno dopo, il 23 luglio, i bombardieri Nato si sono accaniti contro l’unica fabbrica di produzione di tubature, che avrebbe potuto ripararle, a Braga.

Ora però debbo chiarire perché ho parlato di attacco al fianco.

Gli appalti per ricostruire l’acquedotto sono stati aggiudicati, guardampò’, alla Graz France-Suez, o Gdf Suez, e alla Veolia, ma, e questo è davvero ancora più schifosamente indegno, con l’imposizione della privatizzazione.

I mass-media occidentali non commentano questi avvenimenti, che ha pubblicato solo la Pradva del 23 luglio 2011; domani i libici dovranno pagare per avere un’acqua che era gratuita e abbondante per tutti.

Sempre, dove la Veolia in particolare, gestisce l’acqua, i cittadini protestano perché i prezzi aumentano vertiginosamente.

Da anni quelle due società francesi sono potenti e intoccabili, fortemente appoggiate da Sarkozy; operano già in tutto il mondo e in Europa, e molto anche in Italia.

L’alleanza in Italia si è saldata con quel centrosinistra che, sui beni comuni, predilige, stranamente, una gestione industriale, e, nel corso dell’amministrazione di Walter Veltroni, è proprio l’ex municipalizzata romana, l’Acea, che stringe un patto di ferro con la Gdf Suez, ed oggi fanno gli occhi dolci alla manovra finanziaria di Tremonti.

Noi andiamo in Afganistan a far strade e ospedali e scuole e ad assistere una popolazione che, in fondo in fondo, produce l’80% della droga mondiale, rischiando e donando la vita dei migliori e più civili soldati del mondo, mentre la Francia di Sarkozy e la Nato di Obama assetano la Libia e, ultima notizia, bombardano la Zecca libica.

Ma qui le motivazioni e le implicazioni  sono talmente gravi e sconvolgenti che richiederebbero un piccolo trattato sul valore internazionale delle monete, dei fondi sovrani, dei petrodollari, e d’altro ancora.

Tornando però alla nostra Italia, non è forse grave e sconvolgente il comportamento dei cattocomunismi e di tutta la pletore dei loro leccaculo: Tv – radio – e giornali?

Qualche idea, nelle pazze teorie di Blondet nel suo “Gli Adelphi della dissoluzione”, potrebbe anche non essere poi troppo peregrina.

Ci sono individui molto potenti che  auspicano e si attivano per la distruzione totale di ogni e qualunque sistema che oggi regge la nostra società, e affermano che la Fenice è solo dalle proprie ceneri che può e deve risorgere.

Ohimé! Purtroppo per il mio senso morale e per la mia salvazione eterna, debbo in verità dire che sogno un’Italia che, mandati al rogo tutti i nemici interni, possa e sappia riprendere il suo ruolo di antico leader nel consesso europeo e mondiale, anche se dovesse risorgere dalle ceneri.

Oh!! Non dalle proprie, ma di quelli!

                      salvatore giuliano franco
Pubblicato in Area Sicurezza
Mercoledì 22 Giugno 2011 21:16

Centocinquant’anni

di Stelio W. Venceslai

Una citazione appropriata: "tutto deve cambiare perché nulla cambi". Un'ottima chiave di lettura. Red.

  Nel percorso storico d’una nazione 150 anni possono essere pochi o molti, a seconda delle circostanze.

Francia ed Inghilterra hanno secoli d’unità nazionale, la Slovenia poco più d’una decina d’anni. La Germania l’ha acquisita dopo l’Italia mentre tutti i Paesi latino-americani sono molto più vecchi. Gli stessi Stati Uniti sono diventati realmente una nazione dopo la sconfitta dei confederati, all’epoca di Rossella O’ Hara, nella seconda metà dell’Ottocento

L’unità italiana, conseguita dopo almeno un cinquantennio dopo i primi moti carbonari, se non si vuole considerare la guerra del 15/18 come la IV guerra d’indipendenza, è in fondo piuttosto recente, anche se si aggiunte alla storia della nostra penisola, ben più complessa e millenaria..

Centocinquant’anni non sono molti nella coscienza di una nazione che è stata spartita e gestita per secoli in entità territoriali diverse. Se questa occasione di celebrazione di unità nazionale è ancora occasione di polemiche, di rivalse e di rivisitazioni, per me è perché, in un certo senso, questa storia non è stata ancora assimilata nella coscienza dei cittadini.

Ma non credo che si tratti di rifiuto. Purtroppo è indifferenza, dovuta al fatto che sulla storia moderna, quella che abbraccia l’ultimo secolo, c’è ancora molta reticenza e, spesso incertezza  di giudizio. Sappiamo tutto o quasi tutto sulla storia romana, ma molto poco viene raccontato sull’ultima guerra mondiale.

L’occasione del commemorazione dell’Unità d’Italia ha dato una specie di scossa a questo assopimento delle coscienze. Sono apparsi i tricolori alle finestre, e non per la vittoria  ad una partita di calcio. C’è stato un risveglio di curiosità generale ed un senso d’orgoglio in molti, come se si fossero ritrovati quasi per caso diversi. Si sente l’inno nazionale e, spesso, molti lo canticchiano pure. Non ne conoscono le parole, come i nostri calciatori della nazionale, che fanno finta di saperlo e muovono le labbra, mentre gli altri, quelli delle nazionali avversarie, lo cantano, lo conoscono, e ne sono fieri.

Al Pincio od al Gianicolo ci sono teste di marmo, spesso mozzate da vandali ignari, che rappresentano uomini morti per l’Unità d’Italia, nel periodo del Risorgimento. Ci passiamo accanto indifferenti, ma erano persone, come noi, che desideravano cambiare uno stato di cose per loro non sopportabile, per sentirsi Italiani e non Toscani o Napoletani o Piemontesi. Da allora molte cose si sono stratificate: guerre, colpi di stato, il suffragio universale, il voto alle donne, il fascismo, la guerra civile, una guerra perduta, il boom. Tutti eventi che hanno acceso contrasti, diviso la gente, scavato nelle storie personali di ognuno.

Nel Gattopardo, il nostro Via col vento,  il principe di Lampedusa diceva che: “tutto deve cambiare perché nulla cambi.

Ma nonostante il suo siciliano scetticismo, da allora, dal 1860, è cambiato tutto. C’è ancora un forte senso di appartenenza regionale, che a me sembra folkloristico, fra nord e sud, fra Milano e Roma, fra Toscani e Veneti, ma credo che ormai si tratti delle stesse differenze che ci sono  tra un berlinese ed un bavarese, tra l’accento oxfordiano e quello cockney.

Ritrovare la nostra storia è importante, nonostante le difficoltà economiche e politiche di questo periodo, perché ci permette di essere una sola identità, dove le differenze d’accento sono una simpatica diversità, non il linguaggio dell’estraneo o del nemico.

Sentirci tutti di appartenere, in fondo, alla stessa nazione, per tanti altri versi gloriosa nella sua lunghissima storia plurimillenaria, mi dà un senso di orgoglio e di sicurezza. E’ come quando si va all’estero e, ad un tratto, si sente parlare italiano. Mi sento a casa: odore di caffellatte, profumo di spaghetti al dente, gli slogan cretini della pubblicità televisiva. Ecco, siamo noi, nel bene o nel male.

A dispetto di tutti? No, solo di noi stessi se non abbiamo quell’indefinibile sentimento d’italianità che ci contraddistingue. Wrong or right, my country, dicono gli Inglesi.

No, non potrei sceglierne un altro, se potessi, nonostante i suoi iinfiniti difetti e la sua storia pesante e, magari sconosciuta. Ma è il mio Paese.

 Stelio Venceslai

 

 

 

Pubblicato in Area Istruzione
Sabato 30 Aprile 2011 10:25

O Bartali ... o Magni!

Facciamo un punto di situazione! Sul serio? Sul semiserio? Castigat ridendo mores, è scritto in molti teatri romani.

di Maurizio Navarra

Come vanno le cose? Male! Anzi, malissimo! L'Italia, con decisione non condivisa da tutte le componenti della coalizione di Governo e stranamente appoggiata da spezzoni dell'opposizione (che si scopre una vocazione guerrafondaia), decide una escalation nella guerra contro il regime di Gheddafi; la crisi che ha investito i regimi "forti" del mondo arabo si è estesa alla Siria; gli sbarchi di clandestini a Lampedusa sembrano inarginabili ed inarrestabili mentre l'Europa, lungi dal tentare di darci una mano, continua a bacchettarci su questioni di cavilli e controcavilli interpretativi; l'inflazione tende a salire andando a braccetto con il prezzo del petrolio; il credito verso le famiglie avrà costi più cari; la campagna elettorale a Napoli inizia malissimo con l'aggressione a Lettieri, mentre i "monnezzari" della gestione politica che non ha proprio voluto dimissionare girano tranquillissimi per la città; i server vanno in avaria facendo disperare, insieme alla nostra Redazione, milioni di utenti "vittime" indirette dell'incendio di Aruba. Un elenco che non è chiuso. Una lista che non può essere chiusa in quanto di cose che vanno non proprio bene ce ne sono ancora diverse!

Bene! Anzi. Male! Un consiglio ed un appello: andiamo in cantina, mettiamo sottosopra i ripostigli e cerchiamo di radunare tutto ciò che occorre per tentare una difesa estrema! Lo so. Non possiamo contare sul moschetto 91/38 che Don Camillo custodiva in canonica e neppure sul carro armato che Peppone aveva occultato in un cascinale fuori mano. Arrangiarsi allora ... In fondo è la nostra specialità! Vanno benissimo gli anfibi/ricordo del servizio militare, va benissimo la fionda che non usavamo più dal secolo scorso (controllare l'elastico e fare scorta di sassi!), meraviglioso il ligneo baule dello zio Armando che potremo utilizzare per creare barricate, ottimi quei tre (inconfessabilmente acquisiti) fuochi artificiali che non abbiamo osato sparare l'ultimo capodanno (fantastica la palla di Maradona!), utili tutti i triccheballacche, le scetavajasse e i putipù! Dimenticavo: presto al supermercato per scorte alimentari di emergenza (riso, pasta, scatole di pomodoro ...).

Come dice quel tale in TV esperto in "colla vinilica"? Fatto? Se la risposta è positiva, siamo pronti! Abbiamo il nostro kit di resistenza e sopravvivenza. No!! La ho sentita benissimo! Dico a Lei, lettore di terza fila! Non sono diventato matto tutto insieme. La situazione, vede, è troppo drammatica per essere presa sul serio. Ma qualcuno (un qualcuno autorevole) dell'area di opposizione dice che occorre insorgere e rovesciare a furor di popolo un Governo che sembra inaffondabile. Malgrado tutto! Il duo Fazio - Saviano ha proposto quel simpatico gioco degli elenchi: facciamo anche noi un elenco degli attacchi condotti contro Berlusconi. Non basterebbero sei pagine. No. Negli elenchi non è permesso inserire anche i comportamenti un po' "originali" ed autolesionisti del nostro Premier, altrimenti occorrerebbe aggiungere altre pagine ...

Cosa? L'elmetto della prima guerra mondiale? Sta parlando del "Friz" tedesco? Ma lei è una persona di grandi risorse! Lo prenda immediatamente!

Eppure anche lo schieramento avversario non sta molto bene. Giocare a tre punte con Bersani, Veltroni D'Alema affidando il centrocampo a Casini e Di Pietro? Schierare in difesa qualche procuratore sparso? Vabbè. E in porta? Scalfari con Repubblica? Ma mi faccia il piacere! Quisquilie. Pinzillacchere. Cose di niente. Cosa dice? Cià 'n cimino? Ma mica siamo in Cina. Si dice Soriano del Cimino! Cosa? Ah! Accidenti che granchio! Lei voleva dire Ciancimino! Non guardi. Merce avariata non la trattiamo!

Maurizio Navarra

Pubblicato in Affari Interni
Mercoledì 13 Aprile 2011 22:24

L'Italia nel Mediterraneo

Una riflessione su quanto sta accadendo sotto i nostri occhi. Siamo stati lasciati soli ad affrontare un'emergenza difficile da sostenere: quali interessi hanno portato l'Europa a questa decisione? Red.

di Maurizio Navarra

C'è da chiedersi quale sia la vera vocazione del nostro amato Belpaese. La geografia fisica sembra non lasciare grandi dubbi: il nostro territorio è una lunga penisola a forma di stivale che si protende dall'Europa all'Africa. Resta da dire se quella forma di stivale, sotto il punto di vista della geografia politica, stia a significare la ideale, figurata, volontà dell'Europa di mollare una pedata al Continente Africano o, al contrario, voglia rappresentare l'esigenza di trovarvi un appoggio, un punto di forza e di unione.

Su questa soglia la politica italiana si è spesso confrontata, sempre indecisa sulla scelta di  sostenere fino in fondo il ruolo in Europa di traghettatore politico delle istanze dei paesi africani di sponda mediterranea o di rappresentare una cerniera posta a tutela del continente europeo.

La cosa non è da poco. L'Africa in generale ed il nord Africa  in particolare sono mercati considerati di grande interesse strategico per i potentati economici che dominano l'economia di questo scacchiere dalla Francia, dalla Germania o dalla Gran Bretagna. Non si parla, purtroppo, di aria fritta. Un'Italia forte, capace di conquistare l'egemonia politico-economica dell'area mediterranea non è vista con molto entusiasmo. Se appena ci giriamo indietro nel tempo e diamo una occhiata pur superficiale alla Storia, potremmo ipotizzare persino che la nascita stessa della nostra Nazione può da qualcuno essere considerata il risultato di un confronto anglo-francese giocato sulla linea della distruzione dell'economia e del regno dei Borboni e della fine del potere temporale del Papa. Risultato di questo processo la nascita di uno Stato sovrano difficilmente governabile, profondamente diviso per tradizione, differenze culturali e bacini economici, non ricco: una "Italietta" insomma.

Da centocinquanta anni, è una ipotesi purtroppo sostenibile, in Europa si è giocato a destabilizzare il nostro "Sistema Paese", proprio per impedirgli di assumere un ruolo di leadership dell'area mediterranea, facendo sì che la nostra presenza in questo settore di mercato non divenisse mai dominante. Ma. Abbiamo creduto nell'Unione Europea, crediamo nell'Unione Europea: vorremmo però sostenere all'interno di questa unione il nostro ruolo, sino in fondo.  Che l'Europa ci lasci soli ad affrontare l'emergenza immigrazione è un elemento fortemente destabilizzante, avvertito con grande realismo dal Ministro Maroni che ha avuto, lo voglio sperare, non uno sfogo momentaneo, ma il ponderato coraggio di gettare un pesante sasso nello stagno e far comprendere con chiarezza a tutti che questa manovra si è ben compresa e che non sarà tollerata in silenzio.

 Maurizio Navarra

Pubblicato in Area Sicurezza

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