di Orazio Mainieri
Docente di Centrali Termoelettriche all’Università della Calabria e Responsabile Settore Energia di Fare Ambiente
La storia delle Società moderne è costellata da un numero impressionante di vittime per incidenti stradali, di morti a causa della caduta di aerei, per incidenti nelle pratiche ospedaliere, in incidenti casalinghi (soprattutto anziani e bambini) e, poi, incidenti sul lavoro, anche per fuochi pirotecnici. Passato il giorno della notizia gli eventi passano nel dimenticatoio. Invece i giornali si spendono in continue paginate e i siti internet in allarmistiche e terrificanti conclusioni quando accanto all’incidente appare la frase: fuga di radiazioni. Allora è tutto un fiorire di possibili allarmistici finali, ma poi in ultima analisi il morto non c’è. In realtà a morire è solo il buonsenso.
Nel disastroso (dal punto di vista economico) incidente giapponese di Fukushima Daiichi il morto “nucleare”, ancora, non ci sta. Eppure i reattori incidentati sono stati tre (anche il quarto ha avuto problemi, ma di meno). Il morto “nucleare” non c’è stato perché i reattori nucleari moderati ad acqua leggera hanno la peculiarità di sviluppare l’incidente lentamente. Ciò ha permesso di creare una zona di esclusione di una ventina di chilometri, per cui la gente è stata protetta. Del resto non bisogna dimenticare che gli eventi iniziali sono stati originati, non dagli impianti, ma da un maremoto con onde di 14 metri di seguito ad un terremoto terrificante 9.0 Richter, che ha provocato oltre 24000 morti..
A causa di questo incidente nucleare ad essere immessi nell’atmosfera sono stati solo i radionuclidi volatili come lo Iodio 131 e il Cesio 137 sparsi per lo più verso l’oceano e in parte verso terra. Dello Iodio 131, che ha un tempo di dimezzamento (Td) di 8 giorni, dopo due mesi è rimasto ben poco, mentre in giro abbastanza diluito è rimasto il Cesio 137 che ha un Td di 30 anni. Poiché l’integrità dei contenitori primari è stata mantenuta allora è chiaro che questo incidente non può essere paragonato a quello di Chernobyl. È stato classificato 7 provvisorio della scala Ines, ma ha immesso in atmosfera solo un decimo della radioattività emessa a Chernobyl. Inoltre da Chernobyl non uscirono solo Iodio 131 e Cesio 137, ma anche Stronzio 90, isotopi del plutonio, eccetera. Per questo motivo si possono fare tutte le strumentalizzazioni possibili ma la verità è che i radionuclidi dispersi non uccideranno nessuno né adesso né fra venti anni, viste le basse dosi in giro nella zona.
Lo stesso Aldo Pinchera, endocrinologo di fama internazionale dell'Università di Pisa e per anni impegnato nello studio degli effetti di Chernobyl, prova a fugare i dubbi sul rischio contaminazione dopo la crisi della centrale nucleare danneggiata dal sisma/tsunami dell'11 marzo 2011. ''A Tokyo come a Kyoto non ci sono problemi. Certo - dice all'Ansa - non conosco a fondo la situazione a Fukushima, ma con l'esperienza maturata posso dire che non c'è alcun rischio per la popolazione neanche lì”. Poi aggiunge: “Roma ha un fondo naturale con radioattività più alta di Tokyo ma questo non significa che sia pericolosa''. Il fatto è che sulle radiazioni non c’è molta voglia di parlare, di spiegare. Sembra che Società come Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) e Enti come Enea (Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l’Ambiente), come Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) o Enti internazionali come Iaea (International Atomic Energy Agency ) sono portati a mantenere un assoluto silenzio qualunque siano le sciocchezze che escono al riguardo sui giornali o nei vari siti internet. Poi ci sono le forzature e cioè il riportare con grande enfasi notizie che sono insignificanti dal punto di vista sanitario. Mah!
Ne evidenzio una e cioè quelle delle “tracce di Plutonio” vicino a Fukushima. I giornali riportano che: “il plutonio è stato registrato in una città a circa 30 km dall’impianto, con un tasso di 4 Becquerel per metro quadrato, e in un villaggio sito a circa 45 km. da Fukushima, con un tasso molto più basso di 0,82 Becquerel. Il tasso medio di plutonio trovato nelle rilevazioni sul terreno che sono state compiute di routine tra il 1999 e il 2008 in Giappone è di 0,498 Bequerel, mentre il livello più alto registrato, prima dell’incidente di Fukushima, fu di 8 Becquerel per metro quadrato”. Una domanda sorge spontanea: “ma non è che queste tracce di plutonio (che non è un elemento volatile) non c’entrano nulla con l’incidente di Fukushima, tenendo presente che le tracce c’erano pure prima”? Altra considerazione: “non è che queste tracce di plutonio trovate a 45 km possono trovarsi anche a 100 o a 1000 km visto che è molto probabile che questo Plutonio derivi dal fall out (ricaduta) di quello immesso in atmosfera a seguito degli esperimenti di bombe nucleari fatti nel Pacifico alcuni decenni prima”? In totale le esplosioni nucleari sperimentate furono 2031 (711 in atmosfera), un bel numero. Il fall out degli esperimenti americani e britannici, per esempio, di grande potenza e, tutti senza eccezione, in località nei pressi dell'equatore si sono distribuiti uniformemente sopra l'intero globo. Quindi ritengo che le “tracce di plutonio” le troveremmo dappertutto, anche in altri Paesi, oltre che in Giappone, e con l’incidente di Fukushima, a mio avviso, non ci azzeccano nulla. Questa è una delle tante fandonie.
Comunque in questo articolo vediamo di fornire notizie realistiche e serie a chi è in buona fede. Ricordiamo che noi umani siamo immersi in un mare di radiazioni sia terrestri che extra-terrestri. Gli esseri umani si sono sviluppati con tutte queste radiazioni con una evoluzione che ha migliorato la specie, portando gli individui sulla terra, negli ultimi due secoli, da 1 a 7 miliardi. Da qui una mente normale capisce subito che le radiazioni non influenzano lo sviluppo umano almeno non nelle dosi che si hanno in natura. I radioprotezionisti per studiare gli effetti, al riguardo, hanno definito una grandezza che è la Dose Efficace che si misura in Sievert (che è l’energia della radiazione assorbita da una unità di massa biologica). Nella pratica corrente si usa un sottomultiplo: il millisievert. In Italia si assorbono 2,4 mS/anno in maniera naturale, ma ci sono posti dove si assorbono 6 mS/anno e altri in cui si superano i 40 mS/anno. Tutto ciò non comporta pericolo per nessuno visto che da migliaia di anni è così. Perciò possiamo dire che ci sono radiazioni buone (quelle a basse dosi) e quelle cattive (quelle a dosi elevate). Esempio. L’esposizione alle radiazioni solari per 15 minuti, due o tre volte alla settimana, è sufficiente per garantire la quantità di vitamina D necessaria all’organismo. Il 90% della vitamina D presente nell'organismo viene prodotta, infatti, in seguito all'esposizione ai raggi ultravioletti, detti UV. Si dirà: “ma queste sono radiazioni non ionizzanti”. Bene. Ecco allora la Medicina Nucleare, che usa le radiazioni ionizzanti. Infatti la Medicina Nucleare rappresenta una branca della medicina clinica che utilizza elementi o composti radioattivi, in vivo o in vitro, allo scopo di conseguire finalità diagnostiche, terapeutiche o di ricerca. La diagnostica in Medicina Nucleare ha il compito di vagliare tutti quegli elementi che possono comunque giovare all’identificazione e al chiarimento degli stati patologici. Come faremmo, quindi, senza le radiazioni e i radionuclidi? Sia per l’analisi delle fratture che per le malattie connesse all’osteoporosi? Come apparecchiature diagnostiche abbiamo la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata)che dà in media 7 mS/evento, la SPECT (Tomografia Computerizzata a Emissione di Fotoni Singoli), la PET( Tomografia a Emissione di Positroni) e poi si ha la Scintigrafia che danno 10-20 mS/evento. Poi abbiamo i radioisotopi che sono utilizzati in medicina in due ambiti: la diagnosi e la terapia. I radiofarmaci vengono somministrati direttamente al paziente, per via orale o endovenosa. Tali somministrazioni non causano danni in quanto le dosi impiegate sono basse e i radioisotopi impiegati hanno tossicità ed energia molto bassa. La Radioterapia è nata circa un secolo fa in seguito alla scoperta dei raggi X e dei fenomeni legati alla radioattività e consiste nella somministrazione accurata di precise dosi di radiazioni per la cura di alcune malattie, in particolare dei tumori.
Oggi, purtroppo, circa un quarto dei cittadini europei è soggetto a un episodio di cancro nel corso della propria vita. Ogni anno, secondo i dati censiti dalla Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica (AIRO), vengono trattati nei 150 centri italiani di radioterapia circa 125 mila nuovi pazienti. Energia nucleare, radiazioni e radionuclidi danno, quindi, benessere e aumento di vita media. Importante è, ovviamente, la Dose assorbita. Perciò le radiazioni buone sono quelle che, nelle giuste dosi, permettono agli esseri umani di migliorare la loro vita e sono anche queste radiazioni le stesse contro le quali si fanno quelle stupide sceneggiate rivolte alla parte più ingenua dell’opinione pubblica per intimorirla a fini politici. Ecco allora l’importanza di far parte di un movimento ecologista concreto come Fare Ambiente che vuole difendere l’ambiente in modo serio analizzando la realtà industriale e le verità scientifiche. Insomma siamo gli ambientalisti del ventunesimo secolo in linea con il pensiero di altri grandi “ambientalisti pragmatici” come Barack Obama(Presidente USA), James Hansen(climatologo di fama mondiale), James Lovelock(guru dell’ecologismo mondiale), Bill Gates(fondatore di Microsoft), Patrick Moore(cofondatore di Greenpeace), Umberto Veronese(oncologo di fama mondiale), Chicco Testa(cofondatore di Legambiente). Il futuro è quì. E’ l’energia nucleare il futuro dell’umanità.
Orazio Mainieri
Docente di Centrali Termoelettriche all’Università della Calabria e Responsabile Settore Energia di Fare Ambiente
novembre 2011
di Giorgio Prinzi
Diavolo di un redattore! Dopo aver letto il suo articolo sono corso a vedere se c'erano banane in casa. Ho quattro nipotini e quindi questa qualità di frutta non manca mai. Cosa fare a questo punto? Ho immediatamente comperato un contenitore in piombo per evitare radiazioni! Poi ... ho fatto il conto delle banane che io stesso ho mangiato nel passato e di conseguenza ... accidenti a questi allarmisti!!!!! (Red)
Fece scalpore l’affermazione del professor Umberto Veronesi sul fatto che lui i bidoni gialli dei rifiuti radioattivi se li sarebbe portati a letto. Sotto il profilo del rischio non aveva torto, perché la radioattività è un fenomeno naturale con cui conviviamo; tutti gli esseri viventi sono radioattivi e se per noi umani si applicassero alla lettera le rigidissime norme italiane, passando a “miglior vita” non dovremmo venire messi in una bara, ma dopo adeguato trattamento magari in un impianto tipo Marcoule, venire messi in uno di quei fusti gialli ed avviati ad un sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi. La radioattività di ogni persona umana è in media una volta e mezza di quella, superata la quale, i materiali vengono in Italia classificati come rifiuti radioattivi.
Sarà perché sono meno prudente del professor Veronesi, magari solo perché ho qualche annetto di meno, ma a letto invece di un bidone giallo preferisco una di quelle procaci bellezze definite “atomiche”, pur senza riferimento alcuno al fenomeno della loro radioattività.
Perché siamo tutti radioattivi, persino i brutti e le racchie e non solo le “atomiche” da schianto? Dipende dai nostri costituenti, tra i quali il potassio, un elemento fondamentale per le funzioni fisiologiche, di cui 120 milligrammi ogni chilo sono costituiti dall’isotopo radioattivo “40” e che all’interno del nostro corpo è responsabile di circa ottomila disintegrazioni al secondo (8.000 becquerel) in radiazioni”beta”. Inoltre, a renderci radioattivi contribuisce il carbonio “14” presente in tutti gli alimenti organici che ingeriamo e il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno, un componente dell’acqua, la cui conta viene utilizzata per datare ad esempio vini pregiati, in maniera omologa alla più nota datazione col metodo del carbonio “14” adottato per i reperti archeologici.
Siamo stati a lungo indecisi se parlarne in un articolo di giornale, perché la psicosi imperante potrebbe spingere le mamme a non dare più banane ed altra salutare frutta ricca di potassio ai loro bambini. Poi ci siamo decisi a farlo perché la radioattività di una banana di 150 grammi contenente in media 525 milligrammi di potassio, comporta una attività pari a 520 picocurie (19,24 becquerel), che è stata assunta come informale unità di misura, il Bed (Banana Equivalent Dose, cioè dose equivalente ad una banana) contro le psicosi diffuse dai talebani ecoambientalisti. Ad esempio, negli Stati Uniti gli immancabili seminatori di paura ingenerarono una psicosi tra gli abitanti dell’area dopo avere diffuso la notizia a seguito dell’incidente di Three Mile Island del 1979 che nel latte delle mucche della zona erano stati riscontrati 20 picocurie per litro di radioattività. In quel caso l’unità di misura della “dose equivalente ad una banana” funzionò egregiamente. La dose di 20 picocurie equivale a quella di una fettina di banana ipotizzata divisa in 26 parti eguali.
L’esempio, almeno negli Stati Uniti d’America, funzionò assai meglio delle dosi ammissibili secondo le tabelle della Food and Drug Administration, che all’epoca fissavano il limite a 12.000 picocurie per litro, oggi ridotti a 4.600.
Con un certo “provincialismo” da “repubblica delle banane radioattive” proviamo ad applicare il Bed all’incidente di Marcoule, avvenuto in forno per il trattamento dei residui a bassa attività, che costituiscono il 90% della massa totale, ma veicolano solo l’1% della radioattività totale. In genere questo tipo di rifiuti vengono stoccati in centrale e si aspetta qualche anno che la loro radioattività decada per poterli trattare come normali rifiuti, secondo le tipologie tradizionali. Nel contingente si stava riducendo, tramite fusione, il volume di 4 tonnellate di scorie metalliche a bassa attività per complessivi 67.000 becquerel, quindi (67.000 : 4000 = 16,75 becquerel al chilo).
Già, ma il Bed assume come riferimento una banana di 150 grammi. Quindi se una banana viene accreditata di 19.24 becquerel, in chilo di banane ha una attività di 19,24 x (1000/125) = 153,92 becquerel al chilo, quasi 9,2 volte più elevata di quella dei rifiuti correttamente classificati nel rapporto francese come “déchets métalliques de Très Faible Activité” (rottami metallici a molto bassa attività).
E come la mettiamo con gli 8.000 becquerel di un individuo ipotizzato di 80 chili di peso, dovuti al solo contributo del potassio “40”? Infatti 8.000 : 80 = 100 becquerel al chilo, quindi 100 : 16,75 = 5,97, quasi sei volte superiore alla attività dei rottami metallici a molto bassa attività in trattamento nell’impianto Centraco (centre nucléaire de traitement et de conditionnement) di Marcoule. Viene da chiedersi se erano gli operatori a dovere venire protetti dal “pericolo” rappresentato dalle scorie, o viceversa. E se poi nel cestino della merenda avessero avuto le pericolosissime banane?
Comunque, rispetto le personali scelte del professor Umberto Veronesi, ma continuo a preferire di condividere il mio letto con una procace e “calda” bellezza “atomica”, piuttosto che con un freddo bidone giallo.
Forse, a tal punto, è il caso di ricapitolare quanto avvenuto nel forno per fondere rottami metallici di Marcoule, che ha fatto gridare ai soliti oscurantisti cacciatori di streghe al grave pericolo del nucleare, tanto da chiedere l’abbandono a livello continentale di questa pericolosissima attività.
La bocca del forno dell’impianto del “centre nucléaire de traitement et de conditionnement” veniva sorvegliata a vista attraverso un vetro, che ha ceduto a seguito di una “sfiammata” con esplosione, perché probabilmente era stato caricato qualcosa che ha deflagrato per l’elevato calore. La deflagrazione ha mandato in frantumi il vetro, coinvolgendo il personale di sorveglianza. Un tecnico, perché investito da metallo fuso incandescente e non per effetto di radiazioni, moriva carbonizzato ed altri 4 rimanevano feriti, di cui uno in maniera grave che veniva ricoverato in elicottero in un centro per grandi ustionati.
L’incidente è avvenuto alle ore 11 e 45 del 12 settembre, l’allarme è totalmente rientrato alle ore 16,00, dopo avere verificato che non vi era stata alcuna fuoriuscita di radiazioni, nel senso, a tal punto, che i feriti non avessero contaminato le “pericolosissime” scorie nucleari.
Dopo questo articolo siamo certi che qualche “illuminato” ecoambientalista chiederà di vietare il commercio della banane, anzi proporrà di eliminare dall’Europa ogni traccia di popolazione umana, in quanto pericolosamente radioattiva, persino per le infernali scorie nucleari.
Forse è per questo superficiale approccio, che il 12 e 13 giugno di quest’anno 25.643.652 cittadini elettori hanno votato l’abrogazione dell’abrogazione del nucleare, quindi paradossalmente il suo rilancio; probabilmente lo hanno fatto senza avere letto i quesiti referendari, ma solo perché suggestionati dalla propaganda ecoambientalista e dalle paure diffuse, come nel caso dell’incidente di Marcoule, con grande incoscienza e, soprattutto, megagalattica incompetenza.
Ma, se così è stato nel senso che il referendum sotto il profilo giuridico ha annullato la cancellazione del nucleare, si allora è messa in atto una emerita presa in giro degli elettori? Perché, se così fosse effettivamente, non se la sarebbero proprio meritata? Naturalmente a cominciare da Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, Adriano Celentano, Angelo Bonelli che si guardano dal replicare a questa constatazione.
Non sanno correttamente comprendere e gestire neppure il significato di un referendum e poi pretendono di pontificare su questioni tecniche in materia di nucleare.
Giorgio Prinzi
Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare
da "l'Opinione"
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ma ... allora è stato tutto un gioco? Ma ... di Pietro, dunque, è un nuclearista convinto o, magari, qualcuno non ha formulato bene il testo del referendum? (Red)
Raggiungere il quorum era solo un'azione politica che nascondeva il disinteresse riguardo alle politiche dell'energia. Cosa ne è stato dell'impegno civile messo in campo qualche mese fa? L’obiettivo prioritario di Di Pietro era quello di non farsi sfuggire l'occasione per colpire Berlusconi.
La campagna era stata già lanciata con toni incandescenti e non si poteva più rinviare la dataIl paradosso del recente referendum in materia di nucleare che, abrogando l’abrogazione ha di fatto, almeno sotto il profilo giuridico, rilanciato l’opzione nucleare offre lo spunto per alcune considerazioni di natura politica generale.
Qual’è il ruolo di Italia dei Valori nella coalizione di opposizione e, soprattutto, il partito ed il suo leader sono una risorsa od una mina vagante per il centrosinistra ed il partito di maggioranza relativa al suo interno? Analizziamo la questione dall’inizio. Quando Antonio Di Pietro si fece promotore del referendum in materia nucleare, associando ad esso quello al tempo più “appetibile” del cosiddetto legittimo impedimento e i due promossi da altri sulla gestione della distribuzione delle acque, le probabilità di raggiungere il quorum erano scarse.
Esponenti di sinistra e di organizzazioni ecoambientaliste avevano avanzato proprio su questo punto serie riserve, ritenendo che la causa antinucleare ne sarebbe uscita penalizzata. Già, ma l’interesse di Di Pietro era davvero il raggiungimento del quorum? Certo, tra gli obiettivi c’era anche questo, ma non era il primario, che era invece quello di coagulare consenso soprattutto tra il potenziale elettorato di centrosinistra, con la prospettiva di rimescolare i rapporti di forza nella coalizione nella speranza magari di fare diventare Italia dei Valori il partito di maggioranza relativa al suo interno.
Dopo Fukushima, sull’onda emotiva, il referendum in materia di nucleare era diventato trainante, quello in grado di fare superare, come poi effettivamente è avvenuto, l’agognato quorum caricato forse di un eccessivo significato politico. Il timore di noi sostenitori dell’opzione nucleare era di verso contrario, in quanto giudicavamo la prospettiva di evitare il referendum, con la cancellazione delle norme su cui veniva chiesto, addirittura più pericolosa di una sconfitta alle urne, pensando che la cosa potesse venire strumentalizzata quale una “sconfitta per getto della spugna”, come si dice in gergo pugilistico.
Fu per noi un grande sollievo quando Di Pietro e altri referendari cominciarono a “sbraitare” contro lo scippo chiedendo comunque di votare, traslando il giudizio dell’elettorato sulla nuova normativa, che era stata varata per decreto legge e che avrebbe potuto comunque subire, come effettivamente avvenuto, cambiamenti anche notevoli in sede parlamentare.
L’obiettivo prioritario di Di Pietro sembrava pertanto quello non farsi sfuggire la carta al momento migliore per coagulare il consenso, quindi poterlo sfruttare all’interno della coalizione più volte accusata di immobilismo e di scarsa incisività nei confronti della maggioranza e del suo leader Silvio Berlusconi.
Forse sarebbe stato più razionale chiedere di eventualmente differirlo di un anno, ma il suo valore aggiunto per il raggiungimento dell’agognato quorum a portata di urne lo rendeva indispensabile ed irrinunciabile. La campagna sul tema era stata già lanciata e con toni incandescenti; non si poteva tornare indietro senza correre il rischio di compromettere il risultato degli altri tre.
Sorge a tal punto il dubbio se il paradosso dell’abrogazione dell’abrogazione, quindi della riaffermazione dell’opzione nucleare, sia scaturita da una dinamica impazzita o da una razionale contromossa governativa e della maggioranza. Farsi un’idea richiederebbe uno studio approfondito degli atti parlamentari, che lasciamo ai giuristi ed ai futuri storici.
Più semplicemente ci richiamiamo alla memoria presentata il 30 maggio da Italia dei Valori alla Corte di Cassazione per chiedere la traslazione dei quesiti referendari, nella quale vi sono peraltro ampi riferimenti ai lavori parlamentari da cui si evince la volontà della maggioranza e del governo di riprendere presto il rilancio del nucleare.
La memoria in questione è tutta tesa a sostenere questa tesi e pur analizzando in dettaglio gli stessi punti che prendiamo in esame noi, non si pone il problema degli effetti dell’abrogazione dei due comma sui quali poi è stato chiamato ad esprimersi l’elettorato. Le motivazioni (comma 1) per cui “non si procede” sono del tutto inessenziali; potevano essere di qualsiasi altra natura e non sarebbe cambiato nulla.
Pregnante è il verbo e il concetto opposto di “si procede” che la sua abrogazione ha comportato. Peggio ancora con l’abrogazione, la cui implicazioni sono tutte da valutare, del comma 8, introdotto in sede di dibattito parlamentare, in cui non compare affatto la parola “nucleare” ed ha pertanto valenza generale, che nella sostanza ha cancellato quanto la Corte Costituzionale aveva con più sentenze affermato in materia di rapporti tra potere centrale e poteri locali, dando interpretazione al riformulato “Titolo V” della Costituzione ed al conflitto di competenze che ne era derivato.
Ci sono ora alcune considerazioni da fare. Sulle modifiche costituzionali è previsto che il popolo si esprima mediante referendum, addirittura senza sbarramento del quorum. La Corte Costituzionale dichiarando ammissibile sottoporre a referendum il comma 8, ha di fatto rimesso al giudizio quanto normato in base alle sue sentenze.
Il popolo sovrano si è plebiscitariamente espresso, abrogando la norma. La domanda che mi pongo e pongo ai giuristi è quella se ora la Corte Costituzionale potrà continuare a chiedere al Governo di attenersi a quelle sue sentenze nella sostanza plebiscitariamente abrogate dal risultato del referendum in materia del 12 e 13 giugno 2011.
Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori è un fine giurista, con un passato di magistrato di punta. Possibile che non si sia accorto del “paradosso”? Sinora ai nostri rilievi ha fatto eco solo un assordante silenzio. Il “chi tace acconsente” è divenuto persino un principio giuridico, quello del “silenzio assenso”.
Ne prendiamo atto. Si va avanti con il nucleare.
Giorgio Prinzi
13 settembre 2011
Due preziose testimonianze sul tema del nucleare, a referendum chiuso. Red.
Buongiorno Prof. Battaglia,
ho avuto modo di seguire un po' il dibattito che c'è stato via e-mail sugli esiti del recente
referendum. Per quanto mi concerne naturalmente le esprimo come sempre la mia più profonda solidarietà per l'attività di onesta divulgazione scientifica che ha fatto e fa tutti i giorni, (come penso anche la maggior parte delle persone in Cc).
Dal mio punto di vista l'esito del referendum era abbastanza scontato (la prima volta dopo Chernobyl e la seconda dopo Fukushima...ci si mettono anche gli eventi avversi...), ma d'altronde come spesso hanno fatto notare le persone più illuminate, al momento la nostra è una battaglia impari, poiché proponiamo argomenti razionali e scientifici contro tesi basate sulla paura e l'oscurantismo scientifico (lo stesso si ripropone nel caso degli OGM per esempio). Come se non bastasse, vengono adoperate dalle posizioni a noi avverse, delle vecchie tecniche legate alla delegittimazione e se questo non basta legate anche alla offesa e all' insulto personale. (Niente di nuovo sotto il sole).
Queste persone, che illusoriamente credono di aver risolto i problemi mettendosi le classiche "fette di salame" sugli occhi, non si rendono conto (e anche se fosse, non lo ammetterebbero mai) dei danni a medio e lungo termine che hanno fatto e fanno.
Il problema di fondo è, a mio modesto avviso, di togliergli "la terra da sotto i piedi". Questo lo si può fare in diversi modi. Ora questi si sono attaccati all'evento di Fukushima, che loro hanno solo sfruttato come spauracchio anti-tecnologia e anti-nucleare, ma quanti sanno quello che davvero è successo? Guardate per esempio le immagini che i TG ripropongono in continuazione sulla esplosione di idrogeno, che fanno passare come una misteriosa nube rilasciata dalla centrale che "sicuramente" sarà radioattiva, (è sempre il solito gioco delle immagini e delle associazioni/relazioni tra queste immagini e ciò che il pubblico profano (per non dire ignorante) percepisce).
I fattori che giocano a nostro sfavore (per il momento) sono quindi i seguenti:
1) Percezione falsate dei rischi e dei pericoli,
2) Argomenti razionali contro tesi catastrofiste,
3) Fanatismo contro razionalità e confronto dialettico,
4) Stampa schierata senza pudore e conseguente necessità di
omologazione, contro un libero dibattito scientifico che non è né
omolagato né schierato.
Il problema è anche che quando si accorgeranno dei danni fatti forse non saremo più qui, ma ci saranno i nostri figli che pagheranno un conto salatissimo.
Io penso che tutti temi da me proposti debbano essere ri-discussi anche insieme, e magari intorno ad un tavolo, per ricomporre le fila anche del nostro dialogo, prima di dare battaglia.
saluti
Ing. Antonio Ciriello
Caro e Stimato Professore Franco Battaglia,
mi chiamo Patrizio Monaldi, sono un ingegnere quasi suo coetaneo con un recente Master Mea frequentato per puro interesse conoscitivo in cui ho avuto il piacere di assistere ad alcune lezioni del Prof. Cumo. Nella vita sono un imprenditore in ambiti che hanno poco a che vedere con l'energia e con l'ambiente (ho un'azienda che vende tessuti elastici al mondo dello spettacolo e un'azienda che produce birra artigianale piuttosto affermata).
Fatte le dovute presentazioni Le scrivo per sottoporLe l'idea, ora che il referendum sul nucleare è passato, di pianificare una strategia di comunicazione e azione per informare e formare l'opinione pubblica sulla reale dimensione, portata ed utilità dell'energia nucleare. Ora che le difese dei vincitori sono abbassate, convinti come sono che il nucleare non si farà più, dovrebbe essere più facile trovare varchi nelle menti e nello sbarramento della disinformazione per far passare messaggi corretti. Che è poi quello che a noi interessa.
Dal momento che prima o poi il nucleare dovrà essere riconsiderato stante il fatto che, come Lei ha giustamente osservato, il referendum non ha abrogato alcunché e gli scenari energetici e geopolitici cambiano velocemente, con una manovra a tenaglia a bassa intensità di visibilità comincerei per un verso a minare le convinzioni costruite sulle balle mediatiche e per l'altro a diffondere informazioni corrette utilizzando strumenti comunicativi inusuali e non convenzionali che privilegino il passa parola mutuando le più efficaci tecniche di marketing.
Come le migliori metastasi, per usare una metafora maldestra ma efficace.
Mi consideri dunque a Sua disposizione per sostenerLa nel perseguimento di questo obiettivo nei tempi, modi e con i contentuti che Lei riterrà più efficaci.
Colgo anche l'occasione per manifestarLe tutta la mia solidarietà contro le offese che quotidianamente riceve per il fatto di dire la verità sbugiardando la informazione faziosa e disonesta. A volte mi chiedo se valga la pena di spendere tante energie per contribuire al miglioramento di un Paese in cui una parte consistente dei suoi abitanti è di una siffatta risma.
Cordiali saluti
Roma 19 giugno 2011
Patrizio Monaldi
Una intervista molto interessante. Gli interventi di Battaglia nelle terroristiche trasmissioni televisive che hanno caratterizzato la campagna referendaria hanno dato fastidio a qualcuno. Il fatto è che quando si parla chiaro, quando si esce dalle mode dettate da chi in modo più o meno occulto cerca di influenzare in ogni modo il pensiero della gente, si da fastidio. La favola del "Re nudo" non ha insegnato molto! Red.
Professor Battaglia, per aver difeso le ragioni del nucleare ora sono arrivati a minacciarla… Pare che Grillo abbia incitato la gente a prenderla a calci, e adesso addirittura un gruppo su Facebook, chiede le sue dimissioni da docente universitario. Perché fango e veleni contro di lei?
Da circa 12 anni cerco di riportare entro i binari della conoscenza scientifica alcune convinzioni consolidate che sono invece vere e proprie frottole: i cambiamenti climatici indotti dall’uomo, l’elettrosmog, le energie alternative, la pericolosità del nucleare, per citarne alcune. Tutte questioni su cui, evidentemente, alcuni, soprattutto le associazioni ambientaliste, seminando terrore, hanno costruito la propria fortuna, economica e di potere. Ricordo che anche 11 anni fa, quando – grazie anche all’aiuto del Giornale e di alcuni più illustri colleghi – smontai la frottola elettrosmog, coloro che stavano confidando nella lucrosa torta dell’interramento dei cavi di trasmissione elettrica (30 miliardi) chiesero al Rettore dell’università di Roma le mie dimissioni. Ci sono abituato.
Sulla scorta di dati scientifici lei sostiene che le radiazioni di Chernobyl hanno fatto zero morti…
Certo. Zero, tra la popolazione civile. Ma non lo dico io. Lo dice l’Unscear (il Comitato scientifico dell’Onu, fondato nel 1954 e di cui fanno parte 100 scienziati di 20 Paesi diversi, che ha avuto l’incarico di studiare gli effetti sanitari delle radiazioni atomiche). Ha studiato anche Chernobyl, e ha concluso (il Rapporto è reperibile in rete) che le radiazioni fuoriuscite da Chernobyl non hanno avuto alcuna conseguenza sanitaria nel corso di questi 25 anni. «Non leucemie, non tumori solidi, non effetti genotossici, non malformazioni», dice il Rapporto. Niente di niente. Ma con una eccezione: è stato osservato, in questi 25 anni, nelle aree di Ucraina, Bielorussia e Russia, un notevole aumento di neoformazioni alla tiroide, con 6000 casi riportati, di cui 15 con decorso fatale. Ma anche questi non sono attribuibili alle radiazioni.
Perché?
La ragione è semplice. Molti di noi concludiamo la nostra vita con un tumore alla tiroide senza averlo mai saputo. Si chiamano tumori occulti, sono per lo più benigni, e la loro incidenza, nota dalle autopsie, è anche 100 volte superiore all’incidenza dei tumori manifesti. Dopo Chernobyl, la tiroide della popolazione dell’area detta è stata fatta passare sotto l’ecografo, ed è successo che sono emersi i tumori occulti. Ci sono tre prove che le cose stiano così. Innanzitutto, questi tumori hanno cominciato ad emergere dopo 3-4 anni dall’esposizione, e non dopo 5-10 anni, come da letteratura. Poi, il tumore alla tiroide ha un decorso fatale nel 4% dei casi, e il 4% di 6000 fa 240 e non 15. Infine, dei 6000 casi se ne sono osservati più in Russia, meno in Bielorussia, e meno ancora in Ucraina, ma l’esposizione allo iodio-131 fu maggiore in Ucraina, minore in Bielorussia, e minore ancora in Russia. Insomma, i 6000 casi sono la conseguenza della capillare diagnostica, mentre i 15 decessi per tumore alla tiroide in 25 anni in un’area vasta come quella detta rientrano entro le attese, e si sarebbero osservati con o senza Chernobyl. Ecco perché Chernobyl ha causato, alla popolazione civile, in 25 anni, zero morti. Tra gli addetti e soccorritori ha invece causato, in questi 25 anni, meno di 50 morti; numero deplorevole quanto si vuole, ma ricordo che la diga del Vajont fece 2000 morti in una notte: ecco perché Chernobyl, il più grave incidente nucleare mai occorso, è la prova provata della sicurezza del nucleare.
E Fukushima?
Rafforza quella prova. Recita il Rapporto dell’1 giugno dell’Agenzia di sicurezza nucleare giapponese, testualmente: «le fuoriuscite di radiazioni dall’impianto di Fukushima non hanno causato alcun effetto sanitario in alcuna persona».
Perché gli italiani secondo lei hanno bocciato col referendum la scelta nucleare?
Perché si sono lasciati terrorizzare dai mercanti di terrore. Mi chiedo se costoro pagheranno mai dazio.
Andrebbe ad abitare con la sua famiglia vicino ad una centrale nucleare?
Le famiglie francesi vivono accanto a 58 reattori nucleari. E quelle milanesi non sono da meno: ci sono 26 reattori nucleari nel raggio di 200 km da Milano.
(da Il Giornale, 17 giugno 2011)
di Giorgio Prinzi
Finalmente una voce limpida e competente in questo coro di bischerate che si leva in questo dopo - referendum. Red.
Il superamento del quorum per tutti i quesiti referendari alla chiusura serale di domenica 12 giugno appare ormai un fatto scontato e per questo non attendiamo i dati finali per commentare nell’ottica del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare, in sigla il Cirn, l’abrogazione dei comma 1 e 8 dell’articolo 5 del Decreto-legge 31 marzo 2011 n. 34, convertito dalla Camera il 25 maggio 2011.
Non so quanti convinti di cancellare per sempre il nucleare in Italia abbiano letto il testo delle norme sottoposte a referendum. Non hanno cancellato il nucleare, ma solo la moratoria di un anno (comma 1) e il farraginoso apparato (comma 8) per procedere al suo riavvio, dopo avere lasciato decantare l’emotività suscitata da Fukushima. Paradossalmente il Governo, proprio grazie al risultato referendario, potrebbe ripartire immediatamente con il programma nucleare (non c’è più la moratoria sancita dal comma 1) senza dovere consultare la sequela di enti ostici ed ostili elencati nel comma 8.
Per gli aspetti formali richiamiamo alla lettura dei testi integrali dei due commi ora abrogati, da noi riportati nell’articolo a pagina 5 de L’opinione delle Libertà di sabato 4 giugno 2011. Questa nostra chiave di lettura è condivisa dal costituzionalista Giovanni Guzzetta, estensore tra l’altro dei tre quesiti referendari sui quali si è votato il 21 e 22 giugno 2009, quindi una fonte terza non sospetta. Sotto questo punto di vista gli antinucleari l’hanno presa alla grande nel “quorum”.
Si tratta naturalmente di un paradosso giuridico, perché il problema di fondo è il consenso dell’opinione pubblica che attualmente non c’è e non ci sarebbe stato neppure senza il raggiungimento del quorum, politicamente preferibile. Infatti la nostra posizione è stata quella di astenerci dal voto e consigliare ai favorevoli o, comunque, non contrari all’opzione nucleare di non recarsi ai seggi.
I giochi si riaprono da subito; il Cirn non demorde, anzi continua nella sua missione con una nuova e più forte determinazione. Siamo anche fiduciosi nell’azione del Governo, che sinora è bellamente riuscito a prendere per i fondelli i talebani oppositori dell’energia nucleare, prima abrogando le norme che costituivano l’originario quesito, poi lasciando passare, ma sventolando di fronte ai furiosi referendari il drappo rosso di una formale opposizione, la nuova riscrittura dei medesimi che ha comportato di fatto solo la cancellazione della moratoria e delle farraginosità del ritornare sulla questione. La stessa cancellazione dell’obbligo di procedere entro un anno al riesame della questione, previsto dal comma 8, non cancella la facoltà di farlo, al limite anche da subito, comunque non appena giudicato opportuno e producente dal punto di vista politico.
Un’ultima notazione. Questi aspetti paradossali dei quesiti referendari sono stati da noi apertamente e in più occasioni ribaditi prima del voto; non sono un’argomentazione a posteriori. Per fortuna, inoltre, non siamo più ai tempi di Galileo Galilei e l’inquisizione ecoambientalista non può imporci di fare alcuna abiura.
Giorgio Prinzi
Ingegnere, Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare
di Paola Miglio
Dopo tanto rumore, fonti autorevoli asseriscono che i media hanno molto esagerato sull'argomento sicurezza - centrali nucleari, la constatazione che anche in questo campo si può parlare di livelli di sicurezza eccellenti.
VIAGGIO NELLA CENTRALE
17:17 - Un lungo viaggio fra la foresta boreale finlandese, poi a 400 chilometri a nord di Helsinki, un'isola tutta nucleare. Olkiluoto,
dove due reattori costruiti negli anni settanta verranno affiancati da uno di nuova generazione, 3+, come quelli che dovrebbero essere
costruiti in Italia.
Un'opera colossale. E' il cantiere più grande nell'Europa del nord che si estende su un sito ampio come 15 campi da calcio, il reattore è
dentro a un vero e proprio bunker. Protetto da uno scudo in acciaio per contenere la radioattività e da una struttura alta 70 metri e
composta da una doppia parete spessa, in tutto, circa tre metri. Per costruirla hanno impiegato 320.000 metri cubi di cemento e tanto
ferro quanto ce ne vorrebbe per realizzare cinque Tour Eiffel. Lo stesso tipo di corazza avvolge la sala di controllo della centrale.
Secondo i progettisti, i francesi dell'Areva, una volta in funzione la centrale nucleare di Olkiluoto sarà la più sicura e la più moderna al
mondo. In effetti l'ossessione per la sicurezza si tocca con mano. Oltre alla corazza che isola il reattore, ci sono quattro sistemi di
sicurezza indipendenti e ciscuno, da solo, in grado di spegnere il nucleo in caso di incidente.
Ma non basta. Se si verificasse una fusione, anche se improbabile sostengono gli ingenieri di Olkiluoto, tutto il materiale radioattivo
verrebbe inglobato in un altro bunker che avvolgerebbe immediatamente il nocciolo. Evitando così il pericolo di fuga radioattiva.
Kathe Sarparanta è ingegnere e in questo periodo di grande attenzione dei media per il nucleare è un po' la portavoce della TVO, la società
finlandese proprietaria di Olkiluoto. Le abbiamo chiesto se la stessa centrale avrebbe potuto uscire indenne da un evento catastrofico come
quello giapponese dell'11 marzo. "No comment", preferiscono rispondere a Olkiluoto. Per questioni di sicurezza industriale, dicono, non si
può sapere troppo sui sistemi di protezione della centrale e non tutti quelli che ci lavorano ne sono informati. Ma una cosa è certa.
La corazza del reattore "tiene" all' eventuale crash di un aereo civile di grande dimensioni e con i serbatoi pieni. Insomma
resisterebbe a un attacco come quello alle Torri gemelle di New York.
Ma la Finlandia ha anche una grossa fortuna per poter permettersi un nucleare più sicuro che in altri Paesi. Il sottosuolo è granitico, una
roccia durissima e isolante. Nello stesso sito della centrale, scavato a quattrocento metri di profondità, vengono stoccate le scorie
radioattive. Per perdere la radioattività ci impiegano anche un milione di anni. La legge finlandese impone che questo pericoloso
materiale di scarto non esca dal Paese, ma che nemmeno ne entri dell'altro proveniente dall'estero. Una fortuna, quella di un
sottosuolo naturalmente isolante, che non tutti i Paesi hanno. In Finlandia il nucleare copre il 26% del fabbisogno energetico. Altre fonti vengono dal carbone, dalle biomasse e dall'eolico. Il petrolio è solo lo 0,6%, i finlandesi sono, insomma, indipendenti dall'oro nero.
Difficile trovare, fra la gente che abita nei pressi della centrale, ma anche fra i pescatori che pescano nello stesso mare sul quale si
affaccia Olkiluoto, paura o dubbi sul nucleare. Ci convivono da oramai una quarantina di anni. E, per fortuna, qui, di incidenti non ce ne
sono mai stati.
Paola Miglio
e/articoli/1004513/finlandia-il-nucleare-del-futuro.shtml
di Franco Battaglia
(da Il Giornale, 14.01.2011)
Il governo, che è dov’è perché ha vinto regolari elezioni, sta cercando di far ripartire in Italia la produzione di energia elettronucleare. Lo aveva nel programma; e quel programma è stato approvato dalla maggioranza degli italiani nel momento stesso in cui questa ha voluto a Palazzo Chigi Silvio Berlusconi. Il quale, in campagna elettorale, aveva più volte evocato la necessità che il nostro Paese mettesse una pietra tombale sugli errori del passato. Siccome Berlusconi ha vinto le elezioni, allora il nucleare lo vuole la maggioranza degli italiani, essendo essa con Silvio Berlusconi.
A dire il vero, sul punto specifico anche una buona parte dell’opposizione è a favore. Lo è certamente Casini, che più di una volta si è espresso in tal senso. E così si sono espressi alcuni pezzi da novanta del neonato Fli (spero di aver scritto giusta la sigla), tipo Adolfo Urso e Giorgio La Malfa. Avrei voluto poter aggiungere Gianfranco Fini, ma su di lui non potrei metterci la mano sul fuoco: fino ad alcuni mesi fa era pro-nucleare, oggi chissà cos’è e domani chissà cosa sarà. Infine, una nutrita schiera di scienziati vicini al Pd (alcuni dei quali parlamentari o senatori, attuali o trascorsi, della sinistra) ha recentemente fatto pervenire al segretario Bersani una lettera dai toni decisamente “berlusconiani”: «dobbiamo mettere una pietra tombale sugli errori del passato e riavviare il nucleare», hanno scritto. Bersani a costoro non ha neanche risposto. Probabilmente perché una parte dei suoi la vede diversamente. Sicuramente perché non ha gli zebedei per imporsi su costoro.
Insomma, sul tema, il Paese e il Palazzo starebbero a fatica rinsavendo: abbiamo necessità di garantire ai nostri figli e nipoti la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, e questa sicurezza non l’avranno senza avere impianti nucleari in casa. Punto.
Da questo clima, tutto sommato abbastanza “normale”, potrebbe uscire, alla fine, un Paese più moderno e che avrà saputo correggere gli errori del passato e pensare alle future generazioni. Se non fosse per il fatto che v’è una mina che vaga per il Paese e cui del Paese poco importa. Essa va dove la porta il cuore, e il cuore di mina ha un solo fremente anelito: esplodere. Così, per il puro gusto di far danno. Né la si può biasimare: è una mina, appunto. E far danno sul nucleare è un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Questo è Antonio Di Pietro: una mina vagante.
Per affermare la propria natura, la nostra mina ha raccolto le firme per un referendum abrogativo delle norme che ha approntato il governo per il riavvio del nucleare. Mi chiedo dove viva quest’uomo. Nel 1987 ci fu un referendum che non fu –– né, a norma di Costituzione, poteva essere – contro il nucleare, ma che tale fu interpretato dai politici di allora, che assomigliavano moltissimo ai Bersani di oggi: senza zebedei. Abbandonammo il nucleare, ma non vi rinunciammo: ne facemmo un altro bene d’importazione. Nessuno avrebbe oggi il coraggio di sostenere che non fu un errore. Per dire: è da allora che paghiamo alla Francia più di un reattore nucleare l’anno in importazione d’energia elettrica; detto diversamente, un quarto del parco nucleare francese l’abbiamo pagato noi italiani. I Paesi che hanno votato analogo referendum sono tornati sui propri passi. Lo votò la Svezia nel 1980, quando aveva 11 reattori nucleari: i reattori svedesi oggi in esercizio sono 10, uno ogni milione di abitanti. Lo votò la Svizzera, nel 2003, ma lo bocciò. Anzi, la Svizzera intende costruire 3 nuovi reattori, in modo da averne, anch’essa, uno ogni milione di abitanti. La Germania, che 10 anni fa, coi Verdi al governo, decise di chiudere i propri reattori nucleari, non solo non ne ha chiuso neanche uno, ma ha di recente esteso di altri 15 anni la vita di quelli in esercizio. Dei 63 reattori nucleari oggi in costruzione nel mondo, 14 sono in Europa (1 in Finlandia e in Francia, 2 in Slovacchia, 10 in Russia) e 27 in Cina (la quale ne pianifica 50 entro il 2030 e ne propone 110 entro il 2050).
Ripeto la domanda: dove vive Di Pietro? La nostra mina vagante. Probabilmente farà flop anziché bum, ma un po’ di scompiglio lo avrà creato, e già solo di questo ne sarà soddisfatta. E soddisfatta vagherà per altri mari in cerca di fare altri danni.
Prof. Franco Battaglia
di GIORGIO PRINZI
L’oncologo professor Umberto Veronesi viene considerato come Presidente in carica a tutti
gli effetti della costituenda Agenzia per la sicurezza nucleare, quando lui stesso ha dichiarato
nel corso della trasmissione “Mattina 5”: "Mi è stata richiesta la disponibilità e ho accettato
volentieri".
"Chi ha studiato sa benissimo che il disastro di Cernobyl è stato provocato dalla follia di un
direttore che ha voluto fare un esperimento. E per farlo ha tolto almeno 12 livelli di sicurezza. È
stata una follia umana che non si ripeterà. Sono sicuro che non c'è alcun rischio. Inoltre, i nuovi
reattori sono bellissimi, potenti e non c'è alcun dubbio sulla loro sicurezza".
La libertà di stampa viene in Italia purtroppo intesa nel senso di “dare notizie in libertà”, con un travisamento del dato
oggettivo patologico e fuorviante, che può avere ripercussioni politiche affatto secondarie. L’aspetto è stato
correttamente colto e sottolineato dai senatori del Partito Democratico Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che
però cadono anche loro nella “trappola” della scontata nomina, non affatto tale.
Potrebbe infatti trattarsi solo di un’azione propagandistica di disturbo, che ha già creato problemi nello stesso partito
e più in generale a sinistra dove l’opposizione all’opzione nucleare è forte e radicata. Affermano tra l’altro i senatori
Della Seta e Ferrante: "Noi, come gran parte degli italiani, siamo preoccupati per il programma nucleare di
Berlusconi, che non è una cosa seria e pare obbedire più ad una scelta propagandistica e ideologica, che non ad una
capacità programmatica nel settore energetico. La presidenza dell'Agenzia nucleare affidata al professor Veronesi,
medico di chiara fama, non può che accrescere questi timori, perché l'organo dovrebbe avere un ruolo squisitamente
tecnico ad appannaggio di fisici e ingegneri, e non essere frutto di nomine politiche".
Già, ma l’Agenzia per la sicurezza nucleare il cui iter costitutivo è ben descritto da “Wikipedia” è attualmente solo un
progetto in fieri da concretizzare secondo le dichiarazione del neo Ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani
riportate da un lancio Ansa delle ore 19,40 del 6 ottobre 2010 presumibilmente entro la fine dell’anno. Le testuali
parole del ministro Romani sono che esse, le nomine, "sono all'ordine del giorno e verranno fatte assolutamente entro
l'anno".
Ma il passo più interessante delle dichiarazioni del ministro Romani riportato nella citata agenzia è: "L'Enel è l'unica
grande azienda energetica che ha a che fare con le tre tecnologie, l'americana, la francese e la russa. Abbiamo
recuperato il disavanzo determinato dall'uscita dal nucleare e adesso ci sono alcune scadenze da rispettare".
Per quel che mi risulta è la prima volta, anche se chi scrive attribuisce da molto tempo un ruolo chiave ai nuovi
reattori russi al cui sviluppo l’Italia compartecipa, che vi è un riferimento, peraltro non colto dalla stampa
“specializzata”, ad essi, di fatto citati dal ministro, sia pure senza riferimento specifico, sullo stesso piano di EPR e di
AP-1000 sinora ritenuti dalla stessa sempre “informatissima stampa specializzata” in via di acquisizione, se non già
sotto segreto contratto di acquisto.
La forza “invincibile” di questa maggioranza risiede in raffinatissime tecniche di comunicazione, rese ancora più
efficaci da una opposizione ancorata ancora ai vecchi schemi della contrapposizione rivoluzionaria socialismo
capitalismo, oggi applicati nel confronto mediatico con Berlusconi. Si tratta di un approccio sinora rilevatosi perdente,
che finisce addirittura con il fare il gioco dell’odiato “demone” quando si scaglia con forza dirompente contro falsi
bersagli, magari sventolati ad arte come il drappo del torero.
La ripartenza del nucleare in Italia presuppone una stabilità politica a lungo termine che attualmente non c’è.
Senza di essa veniamo considerati un Paese inaffidabile e ad alto rischio, non in grado di fornire quelle garanzie di
non trasferimento di tecnologie sensibili, che sono la vera causa dell’uscita dall’Italia, che era all’avanguardia nel
settore, dal maneggio della tecnologia.
In quest’ottica si devono a mio avviso leggere anche le più recenti vicende di cronaca, riduttivamente interpretate
come contrapposizioni personali. Inoltre, se l’analisi che espongo è corretta e non solo frutto di fervida fantasia
dietrologica, la credibilità ed il prestigio di frange ideologizzate verranno fortemente incrinati, magari con la confezione
di apparentemente succulente e gustosissime “polpette” avvelenate.
In riferimento al professor Umberto Veronesi mi preme sottolineare la grande stima ed ammirazione come medico e
anche come convinto assertore dell’opzione nucleare sin da tempi non sospetti. È un giudizio che esprimo come
Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare (CIRN). Le perplessità per una sua eventuale nomina al
vertice dell’Agenzia sono le stesse di quelle espresse dai senatori Della Seta e Ferrante. L’incarico richiede delle
specialistiche competenze ingegneristiche.
La persona idonea a ricoprirlo oltre queste competenze deve avere versatilità dialettiche e gusto per il confronto
anche duro con chi tenterà in tutti i modi di contrastare la ripartenza del nucleare. La convinzione, la
determinazione e la combattività non mancano al professor Veronesi, che però mi sembra un apprendista, sia pure
colto e con elevata cultura scientifica, nel settore specifico e, più in generale, in quello energetico. Il problema della
divulgazione delle conoscenze al riguardo è molto sentito e come Cirn ci stiamo sforzando di affrontarlo con una serie
di audiovisivi da noi stessi prodotti, visionabili e scaricabili dalla pagina dedicata del nostro sito.
di Giorgio Prinzi
(tratto da "Agenzia Radicale" per autorizzazione dell'autore)