Mercoledì 14 Marzo 2012 15:56

LE CENTRALI NUCLEARI FANNO IL BOOM

di Franco Battaglia
da il Giornale, 11 marzo 2012

Il terrorismo non è fenomenologia che cresce spontanea come le margheritine nei prati. La chiusura dell'articolo dovrebbe porre un forte punto di riflessione in tutti. (Red)

A distanza di un anno possiamo tirare le somme sulla lezione da Fukushima. Abbiamo imparato almeno due cose. La prima è che intorno a Fukushima, come già intorno a Chernobyl, è stato montato un colossale falso mediatico: il nucleare è non sicuro, ma ultrasicuro. Non a dispetto di Fukushima (e Chernobyl), ma grazie a Fukushima (e a Chernobyl). So bene che siete bombardati dai milioni di curie e dai fantastiliardi di becquerel, che non sapete neanche cosa sono e che perciò vi incutono terrore. Come fare, allora, a giustificare la paura o, alternativamente, a tranquillizzarsi? Continuate a leggere.

L’ultimo rapporto dell’Agenzia di sicurezza nucleare giapponese recita: «non è stata riportata alcuna conseguenza sanitaria in nessuna persona per esposizione alle radiazioni fuoriuscite dagli impianti incidentati». La temuta radioattività, cioè, ha causato zero morti, zero feriti, zero malati. Zero. Se vi piacciono i grandi numeri e i curie, le fuoriuscite radioattive da Fukushima assommano a 18 milioni di curie. Però le fuoriuscite da Chernobyl furono 380 milioni di curie. Ma anche a Chernobyl la radioattività ha causato alla popolazione civile, in questi 25 anni, zero morti, zero feriti e zero malati. Zero.

Tant’è che, in barba a Chernobyl, l’Ucraina, portandoli a 15, ha installato 9 reattori nucleari negli ultimi 25 anni, e non ha modificato il proprio programma di installarne 22 nei prossimi 20 anni. Non da meno la Bielorussia, che lo scorso ottobre ha sottoscritto un contratto con la Russia per la costruzione di due nuovi reattori. E, in barba a Fukushima, Yoshihiko Noda, da pochi mesi Primo Ministro del Giappone, ha dichiarato: «È necessario riconquistare la fiducia della popolazione nella produzione elettronucleare». Cioè, il Giappone non si sogna di cancellare il programma di costruire 17 nuovi reattori nei prossimi 20 anni. Anzi, lo scorso 29 settembre ha sottoscritto un accordo col Vietnam per realizzare il secondo dei 4 reattori che il Vietnam ha deciso di avere operativi entro il 2025. E lo scorso mese, su 144 amministrazioni di 20 prefetture giapponesi localizzate entro un raggio di 30 km da reattori nucleari attualmente ancora spenti dopo il terremoto, alla domanda se avessero approvato o no il riavvio degli impianti, solo 23 hanno manifestato disapprovazione.

D’altra parte, anche il resto del mondo si comporta allo stesso modo. Barack Obama ha esteso di 20 anni la vita di 68 dei 104 reattori nucleari americani, lo scorso mese ne ha avviato la costruzione di 2 nuovi, e lo scorso 21 settembre ha sottoscritto con la Russia un accordo per «impegnarsi a sostenere lo sviluppo dell’energia nucleare civile». Pochi giorni dopo, la stessa Russia connesse alla rete elettrica il proprio 33mo reattore. Lo scorso 5 ottobre il governo Finlandese ha deciso la localizzazione del settimo reattore nucleare (la Finlandia ha 4 reattori in esercizio, un quinto in costruzione avanzata che andrà in esercizio nel 2013, e altri due la cui costruzione partirà nel 2012, uno, e nel 2014 l’altro). Nel corso del 2011, nel mondo, sono stati 6 i reattori nucleari connessi alla rete elettrica, tra cui quello in Iran iniziato a costruire 7 anni fa. L’Argentina ha completato quest’anno il suo terzo reattore nucleare, cominciato a costruire nel 2006; e lo scorso mese la Corea del Sud ha collegato alla rete elettrica 2 nuovi reattori.

Quelli fuori dal coro sono l’Italia e la Germania. Fuori dal coro, ma stravaganti. Noi, costruiamo all’estero ciò che ci siamo vietato in casa: lo scorso ottobre l’italiana Ansaldo è diventata partner con l’Inghilterra per la costruzione di componenti nei nuovi reattori nucleari di cui quel paese intende dotarsi. La Germania, che sull’onda irrazionale di Fukushima ha chiuso 8 dei suoi 17 reattori nucleari, ha appena approvato un piano energetico che prevede sia l’installazione di 23 nuovi gigawatt a carbone entro il 2020, sia l’importazione di energia elettronucleare dalla Russia. La quale lo scorso 27 febbraio ha posto la prima pietra per l’impianto nucleare del Baltico, destinato, dal 2016, ad erogare energia elettrica da vendere proprio alla Germania.

La seconda cosa che Fukushima (come già Chernobyl) insegna è che – posto che non è solo con le bombe che si fa il terrore – le associazioni ambientaliste, 99 su 100, sono associazioni terroristiche. Stiamocene alla larga, isoliamole e chiediamo che sia fermato questo loro racket di venditori di terrore.

Franco Battaglia
Pubblicato in Area Energia
Giovedì 09 Febbraio 2012 17:01

L’energia nucleare e i media

Ancora una riflessione sull'energia e sui "professionisti del no" (Red)

di Orazio Mainieri

L’energia, compresa quella di origine nucleare, ci dà la possibilità di riscaldarci, di nutrirci, di spostarci, di vivere meglio e il non averla disponibile si ripercuote sulla qualità della vita e soprattutto sulla sua durata. L'energia nucleare, in particolare, è una fonte energetica che presenta aspetti più positivi che negativi nonostante l’opposizione di gruppi vari che speculano per fini politici e, a volte, di immagine verso un pubblico poco informato e superficiale.
La gente fa un’analisi costi-benefici di tutto, anche inconsapevolmente. La percezione dei vantaggi veri o presunti associati al libero uso dell’automobile, per esempio, fa si che i costi in vite umane di questa utilizzazione  vengano considerati pienamente accettabili  perché il beneficio è individuale, il costo riguarda “gli altri”. Nell’uso dell’energia nucleare il beneficio è, invece,  collettivo, mentre il costo viene falsamente personalizzato grazie all’azione dei media che monetizzano la notizia sensazionale, con titoli ad effetto, riversandola sui lettori. Questo porta la gente a rigettare tutto ciò che non dà vantaggi personali immediati. Quindi no al nucleare, no al termovalorizzatore, no alla Tav, no agli elettrodotti, ecc. Basta sbandierare pericoli vari e probabili tumori che vengono distribuiti a destra e a manca, di solito nei bambini. I novantenni non vengono coinvolti. Da qui è facile per i media “vendere” notizie da “fine del Mondo” e ancor più facile per ambientalisti fondamentalisti  gestire politicamente le paure della gente paventando presunti possibili futuri disastri. Eppure anche per gli impianti nucleari esiste una quotidianità(non raccontata in tv) e una normalità di gente che vi lavora da decenni, che ha figli, nipoti, che festeggia le ricorrenze e va in pensione come qualunque altro impiegato privato o pubblico. Non passa certo la vita a vivere di paure o preoccupazioni solo perché lavora in campo nucleare! Vive con tranquillità solo perché vive nella piena consapevolezza del suo lavoro. Tutto qua. Chi vive e lavora al di fuori di questo contesto è chiaramente sottomesso ad una informazione banale e poco riflessiva.  Quindi è  importante  che ci sia la possibilità di esporre e sottolineare, sui media e in TV, la realtà vera e non quella “sperabile” dai catastrofisti di professione. Ripercorrendo brevemente la vicenda dei referendum post-Chernobyl e post-Fukushima Daiichi appare evidente che l’anomalia energetica dell’Italia è solo un riflesso dell’anomalia dei suoi media. Facciamo il punto dei referendum sul nucleare. Il referendum del 1987, per esempio,  non ha abrogato il nucleare: quella fu una scelta della politica. Infatti furono solamente abrogati tre quesiti che favorivano la costruzione degli impianti.  I politici preferirono chiudere anche le centrali nucleari in funzione per motivi elettorali e…. Mah!   Due parole, anche, sull’ultimo referendum. Il referendum del 12-13 giugno 2011 ha partorito una svista. La Cassazione ha mandato a referendum non il quesito   referendario originario  che  chiedeva  l’abrogazione dell’art. 7, comma 1, lettera D) per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”, ma l'abrogazione del comma 1 e 8 dell'articolo 5  dl 31/03/2011 n.34,   convertito   con   modificazioni  dalla legge 26/05/2011  n.75(decreto Omnibus). In pratica è stata abrogata la moratoria di un anno. Quindi il programma nucleare potrebbe andare avanti da subito, in teoria. Resta il problema politico, ovviamente. Si capisce l’importanza di avere la possibilità di spiegare tutti questi argomenti, volutamente ignorati e casomai di farlo in maniera “sobria”. La verità non paga. Non vende, insomma. I movimenti catastrofisti cavalcano i pochi gravi incidenti alle centrali nucleari nonostante che le vittime siano limitate. In particolare per Fukushima Daichi possiamo dire, senza tema di smentita, che le vittime nucleari sono state zero,  grazie anche alla zona di esclusione obbligatoria di 20 km, estesa a 30 km in facoltativo. C’è un problema di radiazioni ma è localizzato.  I radionuclidi diffusi a distanza non hanno dato contributi significativi dal punto di vista sanitario. In parole semplici posso dire che non sarà un po’ di radioattività in più a creare problemi alla gente. Sono centinaia di milioni di anni che gli esseri viventi  convivono e si sviluppano con la radioattività naturale, terrestre ed extraterrestre, e non sarà una piccola aggiunta di radioattività artificiale a cambiare questa realtà. Infatti il genere umano è arrivato a 7 miliardi di individui e andrà oltre, nonostante le sempre presenti fantasie catastrofiste di personaggi in cerca di visibilità facile. La realtà attuale. La centrale nucleare di Fukushima Daiichi è stabile. Lo ha annunciato Yoshihiko Noda, Primo ministro giapponese.  Noda ha sottolineato che la fase 2 di stabilizzazione dei reattori è stata completata. La temperatura dei reattori è scesa sotto i 100° Celsius e il livello di radiazioni  è, ora, sotto controllo. Secondo i tecnici della Tokyo Electric Power Company (Tepco) ci vorranno circa 40 anni per concludere la dismissione totale dei  reattori danneggiati. La notizia, a dieci mesi dallo tsunami che lo scorso 11 marzo 2011 ha danneggiato tre dei sei reattori della centrale nucleare posta a 240 km da Tokyo, è stata accolta con sollievo.  Intanto, è rimasto attivo l'anello di sicurezza posto a 20 km dai reattori. In totale, oltre 80000 persone erano state costrette ad abbandonare le loro case, e altre migliaia avevano deciso autonomamente di allontanarsi. Il governo giapponese, ora, sta  pensando al rientro di queste persone, che verranno indennizzate, ed il premier Yoshihiko Noda sembra intenzionato ad accelerare i tempi.. L’ipotesi del rientro sembra davvero probabile, dal momento che Tokyo ritiene che i livelli di radiazione non sono destinati ad aumentare ulteriormente.  A quanto pare, il governo sembra intenzionato a riaprire l’area interdetta già a partire dal prossimo aprile 2012, creando tre nuove zone con restrizioni differenti a seconda del grado di contaminazione nucleare rilevato. La radioattività, infatti, è piuttosto variabile e dipende anche dalle condizioni di vento e dalle precipitazioni. “Anche nella zona interdetta di 20 km ci sono luoghi in cui la radioattività è molto bassa, vicina ai normali standard internazionali”, ha dichiarato il professor Kodama Tatsuhiko, direttore del centro radioisotopi dell’Università di Tokyo, aggiungendo che: “in questi aree si può prendere in considerazione il graduale ritorno della popolazione”. Perciò mi si consenta di evidenziare che per la popolazione questa vicenda si sta avviando a conclusione. Adesso il problema dell’impianto incidentato resterà di esclusivo interesse dei tecnici della centrale essendo l’area interessata molta ristretta. E’ chiaro che ci vorranno decenni per risolvere totalmente il problema ed i costi economici saranno notevoli ma l’impatto sulla popolazione è stato praticamente nullo. E’ questa la realtà da portare all’attenzione della gente comune, media permettendo. Non mancheranno le polemiche dei soliti mestatori pronti ad inventarsi di tutto pur di  confutare queste dichiarazioni e questa realtà. L’importante è esporre usando un linguaggio semplice e serio.  Ci vuole però una regia con opportune e adeguate risorse finanziarie. Un compito questo che spetterebbe a società come la Sogin(Società Gestione Impianti Nucleari Spa). Da non dimenticare la malafede dei media italiani nell’affrontare la nostra chiusura al nucleare del 1987.  Fu taciuta una buona dose di informazioni chiave che sarebbero serviti a farsi un’idea precisa dei costi e benefici delle scelte in gioco sulla chiusura al nucleare. Nessuno ravvisò che si sarebbero dovute indennizzare le aziende per i contratti annullati e che ancora a distanza di 24 anni avremmo pagato,  come stiamo pagando sulla bolletta ENEL(voce A2), una tassa per “attività nucleari pregresse”. Senza dimenticare che il costo del kWh elettrico in Italia è diventato il più caro in Europa ed è il doppio di quello francese, che produce oltre il  75% dell’energia elettrica da fonte nucleare. I media italiani, di solito, si sono sempre tenuti alla larga dall’argomento nucleare asservendosi ai loro  ispiratori politici. La libertà di stampa non esiste in campo energetico mentre esiste la libertà di assecondare il pensiero comune creato da politici interessati al potere facile senza guardare all’interesse nazionale.  Per il ritorno al nucleare sarà decisiva un’azione di informazione seria e pervicace rivolta a tutti, con particolare attenzione per gli studenti.  Bisogna far capire che le Società del nuovo millennio non possono fare a meno dell’energia nucleare senza precipitare in forme di forte depressione energetica e, quindi, economica accompagnata da sacche di elevata disoccupazione in aziende energy intensive (Alcoa docet) e crisi in tutti i comparti economici. Si tratta di capire se si vuole mantenere il livello di benessere raggiunto o scivolare nell’abisso dell’arretratezza di due secoli fa. L’importante è la consapevolezza. Con il futuro della nazione non si scherza. Il debito economico dell’Italia ci sta mettendo in crisi. Il debito energetico sarà fatale. Ci affosserà definitivamente.

Orazio Mainieri
febbraio 2012
Pubblicato in Area Energia
Venerdì 27 Gennaio 2012 14:46

I costi del nucleare in Germania

Comunicato stampa CIRN
I numeri! Sembra che siano oggettivi ed inoppugnabili; poi, a conti fatti la somma 2 + 2 a volte da tutto ... tranne 4! (Red)
(Roma 21 gennaio 2012) - Il Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare (Cirn) fa rilevare che il costo della chiusura di una florida miniera di diamanti non è solo ed esclusivamente il costo materiale dei lucchetti, dei paletti di blocco o dell’eventuale muro realizzato per ostruire l’imboccatura, ma quello reale, e di ben maggiore entità, derivante dai mancati futuri introiti per la cessazione dell’estrazione e commercializzazione delle preziose pietruzze.
Il concetto base che la Commissione Scientifica del Cirn ha adottato in questi anni per calcolare gli oneri dell’uscita e della iterata rinunzia all’utilizzo dell’opzione energetica nucleare è stato quello, per rimanere in metafora, di non limitarsi ai semplici costi di ostruzione (lo smantellamento delle infrastrutture), ma di portare in conto anche gli aspetti economici della mancata produzione da tale fonte, oltre a quelli aggiuntivi per dovere produrre il più economico chilowattora nucleare con fonti che lo generano ad un prezzo più alto. Da questo punto di vista, per fare riferimento ad un termine di attualità, la Commissione Scientifica del Cirn ha portato in calcolo anche gli effetti dello “spread” tra “teutonico” chilowattora nucleare ed “italiota” chilowattora denuclearizzato.
In maniera analoga l’atteggiamento estremamente critico espresso verso le chimeriche soluzioni che fanno ricorso alle immaginifiche fonti da intemperie, quali sole, vento, moto ondoso, maree ed altro, o sempre fantasiose panzane etichettate come “eco” bio” “compatibili”, “sostenibili” e amenità varie, è stato determinato da una visione a tutto spettro dei loro effetti sul sistema elettrico, sulla sua efficienza ed economia di gestione, sui devastanti effetti che l’incremento di costo del chilowattora ha sull’economia produttiva, di conseguenza sui livelli reali dell’occupazione. Il caso Alcoa ritornato di attualità ne è la controprova. “Tenetevi le pale, ma non rompete le assonanti” è il concetto brutalmente espresso, con cui da tempo tentiamo di fare comprendere ad una in maniera bipartisan ottusa classe politica locale e ad una stampa regionale ideologizzata, che censura ogni apporto non consono alla linea del politicamente corretto, come certe costosissime osannate soluzioni distruggano più posti di lavoro di quelli che si asserisce creino, generando non ricchezza, ma arricchimenti speculativi a danno dell’utente e della collettività. Veicolare questi concetti attraverso la stampa nazionale e locale, nella quasi totalità ideologizzata, è più difficile che riuscire a fare passare un articolo che parli dei vangeli su un foglio oltranzista talebano. Questa è l’Italia. Questa è la Sardegna, che ancora una volta invitiamo a tenersi le pale (e i pannelli) e a non rompere poi le assonanti, quando le fabbriche sono costrette a chiudere.
La follia ambientalista impera però in Europa. In questi giorni giungono dalla Germania i dati sui costi derivanti per quel Paese dall’abbandono dell’opzione nucleare. Le cifre fornite Michael Suess, membro del CdA di Siemens, l’azienda guida nella realizzazione delle centrali nucleari tedesche, parlano di un onere tra 1400 e 1700 miliardi di euro da qui al 2030. Juergen Grossmann, Chief Executive Officer (amministratore delegato) di Rheinisch-Westfälisches Elektrizitätswerk (RWE), il secondo produttore elettrico tedesco, senza specificare gli anni considerati aveva valutato l’onere in 250 ÷ 300 miliardi di euro. Questi oneri, per fortuna di noi italiani che paghiamo una bolletta elettrica particolarmente elevata, si riverseranno sulle bollette degli utenti tedeschi, penalizzando la loro industria alla stregua di quanto in Italia avvenuto per Alcoa e Fiat di Termini Imerese, in quanto la costituzione della Germania pone un limite invalicabile alla pressione fiscale.
I calcoli offerti ormai da decenni dalla Commissione Scientifica del Cirn in relazione al contesto nazionale portano a valutare il differenziale tra Italia e Francia, per come si produce l’energia elettrica, in 25 miliardi di dollari all’anno. Tenendo conto della diversa consistenza dei consumi elettrici tra Italia e Germania, tale dato è omologo e compatibile con le cifre stimate da Siemens per la Germania. Ogni anno 25 miliardi di dollari! Cinque finanziarie ogni anno.
Ma anche in questo scenario l’Italia si trova ancora una volta nel ruolo di “cancellino” del Gran Cancelliere tedesco. La Siemens, la cui produzione nel settore nucleare è stata principalmente a fini domestici, ha deciso di uscire dalla produzione di settore e mantenere solo la produzione utilizzabile nella produzione elettrica con fonti convenzionali. Inoltre, ha deciso di approfittare delle generosissime regalie italiane a sostegno delle fonti da intemperie, per compensare la sua forzosa uscita dal nucleare con “investimenti” in Italia nel settore del solare, dove è in affari con “Angelantoni Industrie”, con l’apertura in Umbria, a Massa Martana in provincia di Perugia, di uno stabilimento nel quale verranno prodotti annualmente ricevitori solari a sali fusi per circa 300 MW di potenza nominale di targa. Saremo noi pertanto a ripianare il bilancio Siemens minato dall’uscita della Germania dal nucleare.
Gli oneri di queste scelte sono pesanti e l’Alcoa è solo un primo “stuzzichino”. La società E.On, che è il primo produttore elettrico della Germania, ha annunziato undicimila licenziamenti diretti a causa dell’uscita di quel Paese dal nucleare. La capacita di E.On in termini di potenza installata è di complessivi 68 GW (gigawatt), di cui 28 GW da centrali a gas e olio combustile, 19 GW da centrali a carbone, 11GW da nucleare, 6 GW da idroelettrico e circa 5 GW da eolico e altre fonti rinnovabili, quali solare e biomasse.
Quindi mille posti di lavoro per ogni centrale nucleare da mille megawatt. Siccome gli stipendi per lo più si spendono verranno anche licenziati un certo numero di commesse dei negozi di abbigliamento, un certo numero di impiegati presso i centri commerciali, eccetera. In genere i mille posti di lavoro diventano almeno quattromila.
I rapporti percentuali tra le varie fonti variano sostanzialmente se espressi in termini di potenza installata (per le rinnovabili, peraltro nominale di picco) o in termini di energia effettivamente erogabile ed erogata. Per questo aspetto specifico si rimanda alla consultazione della “Tabella Permanente dell’Energia” (http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/rilli/tabella.pdf) elaborata dalla Commissione Scientifica del Cirn, aggiornata al maggio 2011, originalmente formulata e redatta dalla medesima commissione nel giugno 2006. Per un approfondimento dei criteri che ne sono alla base si richiama alla pagina web http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/rilli/tabella.htm. Buona lettura, anche se farlo richiederà un minimo di sforzo a volere capire ed inquadrare il problema sia sotto il profilo concettuale che sotto il profilo della reale quantificazione numerica. Non tutti sono disponibili a farlo; molti preferiscono parlare in base alle loro convinzioni ideologiche, senza neppure porsi il problema di una verifica con la realtà fattuale.
CIRN
Gennaio 2012

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Pubblicato in Area Energia

di Orazio Mainieri

Docente di Centrali Termoelettriche all’Università della Calabria e Responsabile Settore Energia di Fare Ambiente

La storia delle Società moderne è costellata da un numero impressionante di vittime per incidenti stradali, di morti a causa della caduta di aerei, per incidenti nelle pratiche ospedaliere, in incidenti casalinghi (soprattutto anziani e bambini) e, poi, incidenti sul lavoro, anche per fuochi pirotecnici. Passato il giorno della notizia gli eventi passano nel dimenticatoio. Invece i giornali si spendono in continue paginate e i siti internet in allarmistiche e terrificanti conclusioni quando accanto all’incidente appare la frase: fuga di radiazioni. Allora è tutto un fiorire di possibili allarmistici finali, ma poi in ultima analisi il morto non c’è. In realtà a morire è solo il buonsenso.

Nel disastroso (dal punto di vista economico) incidente giapponese di Fukushima Daiichi il morto “nucleare”, ancora, non ci sta. Eppure i reattori incidentati sono stati tre (anche il quarto ha avuto problemi, ma di meno). Il morto “nucleare” non c’è stato perché i reattori nucleari moderati ad acqua leggera hanno la peculiarità di sviluppare l’incidente lentamente. Ciò ha permesso di creare una zona di esclusione di una ventina di chilometri, per cui la gente è stata protetta. Del resto non bisogna dimenticare che gli eventi iniziali sono stati originati, non dagli impianti, ma da un maremoto con onde di 14 metri di seguito ad un terremoto terrificante 9.0 Richter, che ha provocato oltre 24000 morti..

A causa di questo incidente nucleare ad essere immessi nell’atmosfera sono stati solo i radionuclidi volatili come lo Iodio 131 e il Cesio 137 sparsi per lo più verso l’oceano e in parte verso terra. Dello Iodio 131, che ha un tempo di dimezzamento (Td) di 8 giorni, dopo due mesi è rimasto ben poco, mentre in giro abbastanza diluito è rimasto il Cesio 137 che ha un Td di 30 anni. Poiché l’integrità dei contenitori primari è stata mantenuta allora è chiaro che questo incidente non può essere paragonato a quello di Chernobyl. È stato classificato 7 provvisorio della scala Ines, ma ha immesso in atmosfera solo un decimo della radioattività emessa a Chernobyl. Inoltre da Chernobyl non uscirono solo Iodio 131 e Cesio 137, ma anche Stronzio 90, isotopi del plutonio, eccetera. Per questo motivo si possono fare tutte le strumentalizzazioni possibili ma la verità è che i radionuclidi dispersi non uccideranno nessuno né adesso né fra venti anni, viste le basse dosi in giro nella zona.

Lo stesso Aldo Pinchera, endocrinologo di fama internazionale dell'Università di Pisa e per anni impegnato nello studio degli effetti di Chernobyl, prova a fugare i dubbi sul rischio contaminazione dopo la crisi della centrale nucleare danneggiata dal sisma/tsunami dell'11 marzo 2011. ''A Tokyo come a Kyoto non ci sono problemi. Certo - dice all'Ansa - non conosco a fondo la situazione a Fukushima, ma con l'esperienza maturata posso dire che non c'è alcun rischio per la popolazione neanche lì”. Poi aggiunge: “Roma ha un fondo naturale con radioattività più alta di Tokyo ma questo non significa che sia pericolosa''. Il fatto è che sulle radiazioni non c’è molta voglia di parlare, di spiegare. Sembra che Società come Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari) e Enti come Enea (Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l’Ambiente), come Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) o Enti internazionali come Iaea (International Atomic Energy Agency ) sono portati a mantenere un assoluto silenzio qualunque siano le sciocchezze che escono al riguardo sui giornali o nei vari siti internet. Poi ci sono le forzature e cioè il riportare con grande enfasi notizie che sono insignificanti dal punto di vista sanitario. Mah!

Ne evidenzio una e cioè quelle delle “tracce di Plutonio” vicino a Fukushima. I giornali riportano che: “il plutonio è stato registrato in una città a circa 30 km dall’impianto, con un tasso di 4 Becquerel per metro quadrato, e in un villaggio sito a circa 45 km. da Fukushima, con un tasso molto più basso di 0,82 Becquerel. Il tasso medio di plutonio trovato nelle rilevazioni sul terreno che sono state compiute di routine tra il 1999 e il 2008 in Giappone è di 0,498 Bequerel, mentre il livello più alto registrato, prima dell’incidente di Fukushima, fu di 8 Becquerel per metro quadrato”. Una domanda sorge spontanea: “ma non è che queste tracce di plutonio (che non è un elemento volatile) non c’entrano nulla con l’incidente di Fukushima, tenendo presente che le tracce c’erano pure prima”? Altra considerazione: “non è che queste tracce di plutonio trovate a 45 km possono trovarsi anche a 100 o a 1000 km visto che è molto probabile che questo Plutonio derivi dal fall out (ricaduta) di quello immesso in atmosfera a seguito degli esperimenti di bombe nucleari fatti nel Pacifico alcuni decenni prima”? In totale le esplosioni nucleari sperimentate furono 2031 (711 in atmosfera), un bel numero. Il fall out degli esperimenti americani e britannici, per esempio, di grande potenza e, tutti senza eccezione, in località nei pressi dell'equatore si sono distribuiti uniformemente sopra l'intero globo. Quindi ritengo che le “tracce di plutonio” le troveremmo dappertutto, anche in altri Paesi, oltre che in Giappone, e con l’incidente di Fukushima, a mio avviso, non ci azzeccano nulla. Questa è una delle tante fandonie.

Comunque in questo articolo vediamo di fornire notizie realistiche e serie a chi è in buona fede. Ricordiamo che noi umani siamo immersi in un mare di radiazioni sia terrestri che extra-terrestri. Gli esseri umani si sono sviluppati con tutte queste radiazioni con una evoluzione che ha migliorato la specie, portando gli individui sulla terra, negli ultimi due secoli, da 1 a 7 miliardi. Da qui una mente normale capisce subito che le radiazioni non influenzano lo sviluppo umano almeno non nelle dosi che si hanno in natura. I radioprotezionisti per studiare gli effetti, al riguardo, hanno definito una grandezza che è la Dose Efficace che si misura in Sievert (che è l’energia della radiazione assorbita da una unità di massa biologica). Nella pratica corrente si usa un sottomultiplo: il millisievert. In Italia si assorbono 2,4 mS/anno in maniera naturale, ma ci sono posti dove si assorbono 6 mS/anno e altri in cui si superano i 40 mS/anno. Tutto ciò non comporta pericolo per nessuno visto che da migliaia di anni è così. Perciò possiamo dire che ci sono radiazioni buone (quelle a basse dosi) e quelle cattive (quelle a dosi elevate). Esempio. L’esposizione alle radiazioni solari per 15 minuti, due o tre volte alla settimana, è sufficiente per garantire la quantità di vitamina D necessaria all’organismo. Il 90% della vitamina D presente nell'organismo viene prodotta, infatti, in seguito all'esposizione ai raggi ultravioletti, detti UV. Si dirà: “ma queste sono radiazioni non ionizzanti”. Bene. Ecco allora la Medicina Nucleare, che usa le radiazioni ionizzanti. Infatti la Medicina Nucleare rappresenta una branca della medicina clinica che utilizza elementi o composti radioattivi, in vivo o in vitro, allo scopo di conseguire finalità diagnostiche, terapeutiche o di ricerca. La diagnostica in Medicina Nucleare ha il compito di vagliare tutti quegli elementi che possono comunque giovare all’identificazione e al chiarimento degli stati patologici. Come faremmo, quindi, senza le radiazioni e i radionuclidi? Sia per l’analisi delle fratture che per le malattie connesse all’osteoporosi? Come apparecchiature diagnostiche abbiamo la TAC (Tomografia Assiale Computerizzata)che dà in media 7 mS/evento, la SPECT (Tomografia Computerizzata a Emissione di Fotoni Singoli), la PET( Tomografia a Emissione di Positroni) e poi si ha la Scintigrafia che danno 10-20 mS/evento. Poi abbiamo i radioisotopi che sono utilizzati in medicina in due ambiti: la diagnosi e la terapia. I radiofarmaci vengono somministrati direttamente al paziente, per via orale o endovenosa. Tali somministrazioni non causano danni in quanto le dosi impiegate sono basse e i radioisotopi impiegati hanno tossicità ed energia molto bassa. La Radioterapia è nata circa un secolo fa in seguito alla scoperta dei raggi X e dei fenomeni legati alla radioattività e consiste nella somministrazione accurata di precise dosi di radiazioni per la cura di alcune malattie, in particolare dei tumori.

Oggi, purtroppo, circa un quarto dei cittadini europei è soggetto a un episodio di cancro nel corso della propria vita. Ogni anno, secondo i dati censiti dalla Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica (AIRO), vengono trattati nei 150 centri italiani di radioterapia circa 125 mila nuovi pazienti. Energia nucleare, radiazioni e radionuclidi danno, quindi, benessere e aumento di vita media. Importante è, ovviamente, la Dose assorbita. Perciò le radiazioni buone sono quelle che, nelle giuste dosi, permettono agli esseri umani di migliorare la loro vita e sono anche queste radiazioni le stesse contro le quali si fanno quelle stupide sceneggiate rivolte alla parte più ingenua dell’opinione pubblica per intimorirla a fini politici. Ecco allora l’importanza di far parte di un movimento ecologista concreto come Fare Ambiente che vuole difendere l’ambiente in modo serio analizzando la realtà industriale e le verità scientifiche. Insomma siamo gli ambientalisti del ventunesimo secolo in linea con il pensiero di altri grandi “ambientalisti pragmatici” come Barack Obama(Presidente USA), James Hansen(climatologo di fama mondiale), James Lovelock(guru dell’ecologismo mondiale), Bill Gates(fondatore di Microsoft), Patrick Moore(cofondatore di Greenpeace), Umberto Veronese(oncologo di fama mondiale), Chicco Testa(cofondatore di Legambiente). Il futuro è quì. E’ l’energia nucleare il futuro dell’umanità.

Orazio Mainieri

Docente di Centrali Termoelettriche all’Università della Calabria e Responsabile Settore Energia di Fare Ambiente

novembre 2011

Pubblicato in Area Energia
Giovedì 22 Settembre 2011 11:12

Scienza e incoscienza

di Giorgio Prinzi

 

Diavolo di un redattore! Dopo aver letto il suo articolo sono corso a vedere se c'erano banane in casa. Ho quattro nipotini e quindi questa qualità di frutta non manca mai. Cosa fare a questo punto? Ho immediatamente comperato un contenitore in piombo per evitare radiazioni! Poi ... ho fatto il conto delle banane che io stesso ho mangiato nel passato e di conseguenza ... accidenti a questi allarmisti!!!!!  (Red)

 

Fece scalpore l’affermazione del professor Umberto Veronesi sul fatto che lui i bidoni gialli dei rifiuti radioattivi se li sarebbe portati a letto. Sotto il profilo del rischio non aveva torto, perché la radioattività è un fenomeno naturale con cui conviviamo; tutti gli esseri viventi sono radioattivi e se per noi umani si applicassero alla lettera le rigidissime norme italiane, passando a “miglior vita” non dovremmo venire messi in una bara, ma dopo adeguato trattamento magari in un impianto tipo Marcoule, venire messi in uno di quei fusti gialli ed avviati ad un sito di stoccaggio di rifiuti radioattivi. La radioattività di ogni persona umana è in media una volta e mezza di quella, superata la quale, i materiali vengono in Italia classificati come rifiuti radioattivi.

Sarà perché sono meno prudente del professor Veronesi, magari solo perché ho qualche annetto di meno, ma a letto invece di un bidone giallo preferisco una di quelle procaci bellezze definite “atomiche”, pur senza riferimento alcuno al fenomeno della loro radioattività.

Perché siamo tutti radioattivi, persino i brutti e le racchie e non solo le “atomiche” da schianto? Dipende dai nostri costituenti, tra i quali il potassio, un elemento fondamentale per le funzioni fisiologiche, di cui 120 milligrammi ogni chilo sono costituiti dall’isotopo radioattivo “40” e che all’interno del nostro corpo è responsabile di circa ottomila disintegrazioni al secondo (8.000 becquerel) in radiazioni”beta”. Inoltre, a renderci radioattivi contribuisce il carbonio “14” presente in tutti gli alimenti organici che ingeriamo e il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno, un componente dell’acqua, la cui conta viene utilizzata per datare ad esempio vini pregiati, in maniera omologa alla più nota datazione col metodo del carbonio “14” adottato per i reperti archeologici.

Siamo stati a lungo indecisi se parlarne in un articolo di giornale, perché la psicosi imperante potrebbe spingere le mamme a non dare più banane ed altra salutare frutta ricca di potassio ai loro bambini. Poi ci siamo decisi a farlo perché la radioattività di una banana di 150 grammi contenente in media 525 milligrammi di potassio, comporta una attività pari a 520 picocurie (19,24 becquerel), che è stata assunta come informale unità di misura, il Bed (Banana Equivalent Dose, cioè dose equivalente ad una banana) contro le psicosi diffuse dai talebani ecoambientalisti. Ad esempio, negli Stati Uniti gli immancabili seminatori di paura ingenerarono una psicosi tra gli abitanti dell’area dopo avere diffuso la notizia a seguito dell’incidente di Three Mile Island del 1979 che nel latte delle mucche della zona erano stati riscontrati 20 picocurie per litro di radioattività. In quel caso l’unità di misura della “dose equivalente ad una banana” funzionò egregiamente. La dose di 20 picocurie equivale a quella di una fettina di banana ipotizzata divisa in 26 parti eguali.

L’esempio, almeno negli Stati Uniti d’America, funzionò assai meglio delle dosi ammissibili secondo le tabelle della Food and Drug Administration, che all’epoca fissavano il limite a 12.000 picocurie per litro, oggi ridotti a 4.600.

Con un certo “provincialismo” da “repubblica delle banane radioattive” proviamo ad applicare il Bed all’incidente di Marcoule, avvenuto in forno per il trattamento dei residui a bassa attività, che costituiscono il 90% della massa totale, ma veicolano solo l’1% della radioattività totale. In genere questo tipo di rifiuti vengono stoccati in centrale e si aspetta qualche anno che la loro radioattività decada per poterli trattare come normali rifiuti, secondo le tipologie tradizionali. Nel contingente si stava riducendo, tramite fusione, il volume di 4 tonnellate di scorie metalliche a bassa attività per complessivi 67.000 becquerel, quindi (67.000 : 4000 = 16,75 becquerel al chilo).

Già, ma il Bed assume come riferimento una banana di 150 grammi. Quindi se una banana viene accreditata di 19.24 becquerel, in chilo di banane ha una attività di 19,24 x (1000/125) = 153,92 becquerel al chilo, quasi 9,2 volte più elevata di quella dei rifiuti correttamente classificati nel rapporto francese come “déchets métalliques de Très Faible Activité” (rottami metallici a molto bassa attività).

E come la mettiamo con gli 8.000 becquerel di un individuo ipotizzato di 80 chili di peso, dovuti al solo contributo del potassio “40”? Infatti 8.000 : 80 = 100 becquerel al chilo, quindi 100 : 16,75 = 5,97, quasi sei volte superiore alla attività dei rottami metallici a molto bassa attività in trattamento nell’impianto Centraco (centre nucléaire de traitement et de conditionnement) di Marcoule. Viene da chiedersi se erano gli operatori a dovere venire protetti dal “pericolo” rappresentato dalle scorie, o viceversa. E se poi nel cestino della merenda avessero avuto le pericolosissime banane?

Comunque, rispetto le personali scelte del professor Umberto Veronesi, ma continuo a preferire di condividere il mio letto con una procace e “calda” bellezza “atomica”, piuttosto che con un freddo bidone giallo.

Forse, a tal punto, è il caso di ricapitolare quanto avvenuto nel forno per fondere rottami metallici di Marcoule, che ha fatto gridare ai soliti oscurantisti cacciatori di streghe al grave pericolo del nucleare, tanto da chiedere l’abbandono a livello continentale di questa pericolosissima attività.

La bocca del forno dell’impianto del “centre nucléaire de traitement et de conditionnement” veniva sorvegliata a vista attraverso un vetro, che ha ceduto a seguito di una “sfiammata” con esplosione, perché probabilmente era stato caricato qualcosa che ha deflagrato per l’elevato calore. La deflagrazione ha mandato in frantumi il vetro, coinvolgendo il personale di sorveglianza. Un tecnico, perché investito da metallo fuso incandescente e non per effetto di radiazioni, moriva carbonizzato ed altri 4 rimanevano feriti, di cui uno in maniera grave che veniva ricoverato in elicottero in un centro per grandi ustionati.

L’incidente è avvenuto alle ore 11 e 45 del 12 settembre, l’allarme è totalmente rientrato alle ore 16,00, dopo avere verificato che non vi era stata alcuna fuoriuscita di radiazioni, nel senso, a tal punto, che i feriti non avessero contaminato le “pericolosissime” scorie nucleari.

Dopo questo articolo siamo certi che qualche “illuminato” ecoambientalista chiederà di vietare il commercio della banane, anzi proporrà di eliminare dall’Europa ogni traccia di popolazione umana, in quanto pericolosamente radioattiva, persino per le infernali scorie nucleari.

Forse è per questo superficiale approccio, che il 12 e 13 giugno di quest’anno 25.643.652 cittadini elettori hanno votato l’abrogazione dell’abrogazione del nucleare, quindi paradossalmente il suo rilancio; probabilmente lo hanno fatto senza avere letto i quesiti referendari, ma solo perché suggestionati dalla propaganda ecoambientalista e dalle paure diffuse, come nel caso dell’incidente di Marcoule, con grande incoscienza e, soprattutto, megagalattica incompetenza.

Ma, se così è stato nel senso che il referendum sotto il profilo giuridico ha annullato la cancellazione del nucleare, si allora è messa in atto una emerita presa in giro degli elettori? Perché, se così fosse effettivamente, non se la sarebbero proprio meritata? Naturalmente a cominciare da Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, Adriano Celentano, Angelo Bonelli che si guardano dal replicare a questa constatazione.

Non sanno correttamente comprendere e gestire neppure il significato di un referendum e poi pretendono di pontificare su questioni tecniche in materia di nucleare.

 

Giorgio Prinzi

Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare

Pubblicato in Area Energia
Mercoledì 14 Settembre 2011 13:55

IL NUCLEARE ERA SOLO UNO SCONTRO POLITICO

da "l'Opinione"

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ma ... allora è stato tutto un gioco? Ma ... di Pietro, dunque, è un nuclearista convinto o, magari, qualcuno non ha formulato bene il testo del referendum? (Red)

Raggiungere il quorum era solo un'azione politica che nascondeva il disinteresse riguardo alle politiche dell'energia. Cosa ne è stato dell'impegno civile messo in campo qualche mese fa? L’obiettivo prioritario di Di Pietro era quello di non farsi sfuggire l'occasione per colpire Berlusconi.
La campagna era stata già lanciata con toni incandescenti e non si poteva più rinviare la dataIl paradosso del recente referendum in materia di nucleare che, abrogando l’abrogazione ha di fatto, almeno sotto il profilo giuridico, rilanciato l’opzione nucleare offre lo spunto per alcune considerazioni di natura politica generale.
Qual’è il ruolo di Italia dei Valori nella coalizione di opposizione e, soprattutto, il partito ed il suo leader sono una risorsa od una mina vagante per il centrosinistra ed il partito di maggioranza relativa al suo interno? Analizziamo la questione dall’inizio. Quando Antonio Di Pietro si fece promotore del referendum in materia nucleare, associando ad esso quello al tempo più “appetibile” del cosiddetto legittimo impedimento e i due promossi da altri sulla gestione della distribuzione delle acque, le probabilità di raggiungere il quorum erano scarse.
Esponenti di sinistra e di organizzazioni ecoambientaliste avevano avanzato proprio su questo punto serie riserve, ritenendo che la causa antinucleare ne sarebbe uscita penalizzata. Già, ma l’interesse di Di Pietro era davvero il raggiungimento del quorum? Certo, tra gli obiettivi c’era anche questo, ma non era il primario, che era invece quello di coagulare consenso soprattutto tra il potenziale elettorato di centrosinistra, con la prospettiva di rimescolare i rapporti di forza nella coalizione nella speranza magari di fare diventare Italia dei Valori il partito di maggioranza relativa al suo interno.
Dopo Fukushima, sull’onda emotiva, il referendum in materia di nucleare era diventato trainante, quello in grado di fare superare, come poi effettivamente è avvenuto, l’agognato quorum caricato forse di un eccessivo significato politico. Il timore di noi sostenitori dell’opzione nucleare era di verso contrario, in quanto giudicavamo la prospettiva di evitare il referendum, con la cancellazione delle norme su cui veniva chiesto, addirittura più pericolosa di una sconfitta alle urne, pensando che la cosa potesse venire strumentalizzata quale una “sconfitta per getto della spugna”, come si dice in gergo pugilistico.
Fu per noi un grande sollievo quando Di Pietro e altri referendari cominciarono a “sbraitare” contro lo scippo chiedendo comunque di votare, traslando il giudizio dell’elettorato sulla nuova normativa, che era stata varata per decreto legge e che avrebbe potuto comunque subire, come effettivamente avvenuto, cambiamenti anche notevoli in sede parlamentare.
L’obiettivo prioritario di Di Pietro sembrava pertanto quello non farsi sfuggire la carta al momento migliore per coagulare il consenso, quindi poterlo sfruttare all’interno della coalizione più volte accusata di immobilismo e di scarsa incisività nei confronti della maggioranza e del suo leader Silvio Berlusconi.
Forse sarebbe stato più razionale chiedere di eventualmente differirlo di un anno, ma il suo valore aggiunto per il raggiungimento dell’agognato quorum a portata di urne lo rendeva indispensabile ed irrinunciabile. La campagna sul tema era stata già lanciata e con toni incandescenti; non si poteva tornare indietro senza correre il rischio di compromettere il risultato degli altri tre.
Sorge a tal punto il dubbio se il paradosso dell’abrogazione dell’abrogazione, quindi della riaffermazione dell’opzione nucleare, sia scaturita da una dinamica impazzita o da una razionale contromossa governativa e della maggioranza. Farsi un’idea richiederebbe uno studio approfondito degli atti parlamentari, che lasciamo ai giuristi ed ai futuri storici.
Più semplicemente ci richiamiamo alla memoria presentata il 30 maggio da Italia dei Valori alla Corte di Cassazione per chiedere la traslazione dei quesiti referendari, nella quale vi sono peraltro ampi riferimenti ai lavori parlamentari da cui si evince la volontà della maggioranza e del governo di riprendere presto il rilancio del nucleare.
La memoria in questione è tutta tesa a sostenere questa tesi e pur analizzando in dettaglio gli stessi punti che prendiamo in esame noi, non si pone il problema degli effetti dell’abrogazione dei due comma sui quali poi è stato chiamato ad esprimersi l’elettorato. Le motivazioni (comma 1) per cui “non si procede” sono del tutto inessenziali; potevano essere di qualsiasi altra natura e non sarebbe cambiato nulla.
Pregnante è il verbo e il concetto opposto di “si procede” che la sua abrogazione ha comportato. Peggio ancora con l’abrogazione, la cui implicazioni sono tutte da valutare, del comma 8, introdotto in sede di dibattito parlamentare, in cui non compare affatto la parola “nucleare” ed ha pertanto valenza generale, che nella sostanza ha cancellato quanto la Corte Costituzionale aveva con più sentenze affermato in materia di rapporti tra potere centrale e poteri locali, dando interpretazione al riformulato “Titolo V” della Costituzione ed al conflitto di competenze che ne era derivato.
Ci sono ora alcune considerazioni da fare. Sulle modifiche costituzionali è previsto che il popolo si esprima mediante referendum, addirittura senza sbarramento del quorum. La Corte Costituzionale dichiarando ammissibile sottoporre a referendum il comma 8, ha di fatto rimesso al giudizio quanto normato in base alle sue sentenze.
Il popolo sovrano si è plebiscitariamente espresso, abrogando la norma. La domanda che mi pongo e pongo ai giuristi è quella se ora la Corte Costituzionale potrà continuare a chiedere al Governo di attenersi a quelle sue sentenze nella sostanza plebiscitariamente abrogate dal risultato del referendum in materia del 12 e 13 giugno 2011.
Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori è un fine giurista, con un passato di magistrato di punta. Possibile che non si sia accorto del “paradosso”? Sinora ai nostri rilievi ha fatto eco solo un assordante silenzio. Il “chi tace acconsente” è divenuto persino un principio giuridico, quello del “silenzio assenso”.
Ne prendiamo atto. Si va avanti con il nucleare.

Giorgio Prinzi

13 settembre 2011

Pubblicato in Area Energia
Mercoledì 29 Giugno 2011 10:51

A proposito di nucleare

Due preziose testimonianze sul tema del nucleare, a referendum chiuso. Red.

 

Buongiorno Prof. Battaglia,

ho avuto modo di seguire un po' il dibattito che c'è stato via e-mail sugli esiti del recente

referendum. Per quanto mi concerne naturalmente le esprimo come sempre la mia più profonda solidarietà per l'attività di onesta divulgazione scientifica che ha fatto e fa tutti i giorni, (come penso anche la maggior parte delle persone in Cc).

 

Dal mio punto di vista l'esito del referendum era abbastanza scontato (la prima volta dopo Chernobyl e la seconda dopo Fukushima...ci si mettono anche gli eventi avversi...), ma d'altronde come spesso hanno fatto notare le persone più illuminate, al momento la nostra è una battaglia impari, poiché proponiamo argomenti razionali e scientifici contro tesi basate sulla paura e l'oscurantismo scientifico (lo stesso si ripropone nel caso degli OGM per esempio). Come se non bastasse, vengono adoperate dalle posizioni a noi avverse, delle vecchie tecniche legate alla delegittimazione e se questo non basta legate anche alla offesa e all' insulto personale. (Niente di nuovo sotto il sole).

 

Queste persone, che illusoriamente credono di aver risolto i problemi mettendosi le classiche "fette di salame" sugli occhi, non si rendono conto (e anche se fosse, non lo ammetterebbero mai) dei danni a medio e lungo termine che hanno fatto e fanno.

 

Il problema di fondo è, a mio modesto avviso, di togliergli "la terra da sotto i piedi". Questo lo si può fare in diversi modi. Ora questi si sono attaccati all'evento di Fukushima, che loro hanno solo sfruttato come spauracchio anti-tecnologia e anti-nucleare, ma quanti sanno quello che davvero è successo? Guardate per esempio le immagini che i TG ripropongono in continuazione sulla esplosione di idrogeno, che fanno passare come una misteriosa nube rilasciata dalla centrale che "sicuramente" sarà radioattiva, (è sempre il solito gioco delle immagini e delle associazioni/relazioni tra queste immagini e ciò che il pubblico profano (per non dire ignorante) percepisce).

 

I fattori che giocano a nostro sfavore (per il momento) sono quindi i seguenti:

 

1) Percezione falsate dei rischi e dei pericoli,

 

2) Argomenti razionali contro tesi catastrofiste,

 

3) Fanatismo contro razionalità e confronto dialettico,

 

4) Stampa schierata senza pudore e conseguente necessità di

omologazione, contro un libero dibattito scientifico che non è né

omolagato né schierato.

 

Il problema è anche che quando si accorgeranno dei danni fatti forse non saremo più qui, ma ci saranno i nostri figli che pagheranno un conto salatissimo.

 

Io penso che tutti temi da me proposti debbano essere ri-discussi anche insieme, e magari intorno ad un tavolo, per ricomporre le fila anche del nostro dialogo, prima di dare battaglia.

 

saluti

Ing. Antonio Ciriello

 

Caro e Stimato Professore Franco Battaglia,

mi chiamo Patrizio Monaldi, sono un ingegnere quasi suo coetaneo con un recente Master Mea frequentato per puro interesse conoscitivo in cui ho avuto il piacere di assistere ad alcune lezioni del Prof. Cumo. Nella vita sono un imprenditore in ambiti che hanno poco a che vedere con l'energia e con l'ambiente (ho un'azienda che vende tessuti elastici al mondo dello spettacolo e un'azienda che produce birra artigianale piuttosto affermata).

Fatte le dovute presentazioni Le scrivo per sottoporLe l'idea, ora che il referendum sul nucleare è passato, di pianificare una strategia di comunicazione e azione per informare e formare l'opinione pubblica sulla reale dimensione, portata ed utilità dell'energia nucleare. Ora che le difese dei vincitori sono abbassate, convinti come sono che il nucleare non si farà più, dovrebbe essere più facile trovare varchi nelle menti e nello sbarramento della disinformazione per far passare messaggi corretti. Che è poi quello che a noi interessa.

Dal momento che prima o poi il nucleare dovrà essere riconsiderato stante il fatto che, come Lei ha giustamente osservato, il referendum non ha abrogato alcunché e gli scenari energetici e geopolitici cambiano velocemente,  con una manovra a tenaglia a bassa intensità di visibilità comincerei per un verso a minare le convinzioni costruite sulle balle mediatiche e per l'altro a diffondere informazioni corrette utilizzando strumenti comunicativi inusuali e non convenzionali che privilegino il passa parola mutuando le più efficaci tecniche di marketing.

Come le migliori metastasi, per usare una metafora maldestra ma efficace.

Mi consideri dunque a Sua disposizione per sostenerLa nel perseguimento di questo obiettivo nei tempi, modi e con i contentuti che Lei riterrà più efficaci.

Colgo anche l'occasione per manifestarLe tutta la mia solidarietà contro le offese che quotidianamente riceve per il fatto di dire la verità sbugiardando la informazione faziosa e disonesta. A volte mi chiedo se valga la pena di spendere tante energie per contribuire al miglioramento di un Paese in cui una parte consistente dei suoi abitanti è di una siffatta risma.

Cordiali saluti

Roma 19 giugno 2011

Patrizio Monaldi

 

Pubblicato in Area Energia

Una intervista molto interessante. Gli interventi di Battaglia nelle terroristiche trasmissioni televisive che hanno caratterizzato la campagna referendaria hanno dato fastidio a qualcuno. Il fatto è che quando si parla chiaro, quando si esce dalle mode dettate da chi in modo più o meno occulto cerca di influenzare in ogni modo il pensiero della gente, si da fastidio. La favola del "Re nudo" non ha insegnato molto! Red.

Professor Battaglia, per aver difeso le ragioni del nucleare ora sono arrivati a minacciarla… Pare che Grillo abbia incitato la gente a prenderla a calci, e adesso addirittura un gruppo su Facebook, chiede le sue dimissioni da docente universitario. Perché fango e veleni contro di lei? 

 Da circa 12 anni cerco di riportare entro i binari della conoscenza scientifica alcune convinzioni consolidate che sono invece vere e proprie frottole: i cambiamenti climatici indotti dall’uomo, l’elettrosmog, le energie alternative, la pericolosità del nucleare, per citarne alcune. Tutte questioni su cui, evidentemente, alcuni, soprattutto le associazioni ambientaliste, seminando terrore, hanno costruito la propria fortuna, economica e di potere. Ricordo che anche 11 anni fa, quando – grazie anche all’aiuto del Giornale e di alcuni più illustri colleghi – smontai la frottola elettrosmog, coloro che stavano confidando nella lucrosa torta dell’interramento dei cavi di trasmissione elettrica (30 miliardi) chiesero al Rettore dell’università di Roma le mie dimissioni. Ci sono abituato.

 

Sulla scorta di dati scientifici lei sostiene che le radiazioni di Chernobyl hanno fatto zero morti…

 Certo. Zero, tra la popolazione civile. Ma non lo dico io. Lo dice l’Unscear (il Comitato scientifico dell’Onu, fondato nel 1954 e di cui fanno parte 100 scienziati di 20 Paesi diversi, che ha avuto l’incarico di studiare gli effetti sanitari delle radiazioni atomiche). Ha studiato anche Chernobyl, e ha concluso (il Rapporto è reperibile in rete) che le radiazioni fuoriuscite da Chernobyl non hanno avuto alcuna conseguenza sanitaria nel corso di questi 25 anni. «Non leucemie, non tumori solidi, non effetti genotossici, non malformazioni», dice il Rapporto. Niente di niente. Ma con una eccezione: è stato osservato, in questi 25 anni, nelle aree di Ucraina, Bielorussia e Russia, un notevole aumento di neoformazioni alla tiroide, con 6000 casi riportati, di cui 15 con decorso fatale. Ma anche questi non sono attribuibili alle radiazioni.

 Perché?

 La ragione è semplice. Molti di noi concludiamo la nostra vita con un tumore alla tiroide senza averlo mai saputo. Si chiamano tumori occulti, sono per lo più benigni, e la loro incidenza, nota dalle autopsie, è anche 100 volte superiore all’incidenza dei tumori manifesti. Dopo Chernobyl, la tiroide della popolazione dell’area detta è stata fatta passare sotto l’ecografo, ed è successo che sono emersi i tumori occulti. Ci sono tre prove che le cose stiano così. Innanzitutto, questi tumori hanno cominciato ad emergere dopo 3-4 anni dall’esposizione, e non dopo 5-10 anni, come da letteratura. Poi, il tumore alla tiroide ha un decorso fatale nel 4% dei casi, e il 4% di 6000 fa 240 e non 15. Infine, dei 6000 casi se ne sono osservati più in Russia, meno in Bielorussia, e meno ancora in Ucraina, ma l’esposizione allo iodio-131 fu maggiore in Ucraina, minore in Bielorussia, e minore ancora in Russia. Insomma, i 6000 casi sono la conseguenza della capillare diagnostica, mentre i 15 decessi per tumore alla tiroide in 25 anni in un’area vasta come quella detta rientrano entro le attese, e si sarebbero osservati con o senza Chernobyl. Ecco perché Chernobyl ha causato, alla popolazione civile, in 25 anni, zero morti. Tra gli addetti e soccorritori ha invece causato, in questi 25 anni, meno di 50 morti; numero deplorevole quanto si vuole, ma ricordo che la diga del Vajont fece 2000 morti in una notte: ecco perché Chernobyl, il più grave incidente nucleare mai occorso, è la prova provata della sicurezza del nucleare.

 

E Fukushima?

 Rafforza quella prova. Recita il Rapporto dell’1 giugno dell’Agenzia di sicurezza nucleare giapponese, testualmente: «le fuoriuscite di radiazioni dall’impianto di Fukushima non hanno causato alcun effetto sanitario in alcuna persona».

 Perché gli italiani secondo lei hanno bocciato col referendum la scelta nucleare?

 Perché si sono lasciati terrorizzare dai mercanti di terrore. Mi chiedo se costoro pagheranno mai dazio.

Andrebbe ad abitare con la sua famiglia vicino ad una centrale nucleare?

Le famiglie francesi vivono accanto a 58 reattori nucleari. E quelle milanesi non sono da meno: ci sono 26 reattori nucleari nel raggio di 200 km da Milano.

 

(da Il Giornale, 17 giugno 2011)

Pubblicato in Tutela Ambientale

di Giorgio Prinzi

Finalmente una voce limpida e competente in questo coro di bischerate che si leva in questo dopo - referendum. Red.

Il superamento del quorum per tutti i quesiti referendari alla chiusura serale di domenica 12 giugno appare ormai un fatto scontato e per questo non attendiamo i dati finali per commentare nell’ottica del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare, in sigla il Cirn, l’abrogazione dei comma 1 e 8 dell’articolo 5 del Decreto-legge 31 marzo 2011 n. 34, convertito dalla Camera il 25 maggio 2011.

Non so quanti convinti di cancellare per sempre il nucleare in Italia abbiano letto il testo delle norme sottoposte a referendum. Non hanno cancellato il nucleare, ma solo la moratoria di un anno (comma 1) e il farraginoso apparato (comma 8) per procedere al suo riavvio, dopo avere lasciato decantare l’emotività suscitata da Fukushima. Paradossalmente il Governo, proprio grazie al risultato referendario, potrebbe ripartire immediatamente con il programma nucleare (non c’è più la moratoria sancita dal comma 1) senza dovere consultare la sequela di enti ostici ed ostili elencati nel comma 8.

Per gli aspetti formali richiamiamo alla lettura dei testi integrali dei due commi ora abrogati, da noi riportati nell’articolo a pagina 5 de L’opinione delle Libertà di sabato 4 giugno 2011. Questa nostra chiave di lettura è condivisa dal costituzionalista Giovanni Guzzetta, estensore tra l’altro dei tre quesiti referendari sui quali si è votato il 21 e 22 giugno 2009, quindi una fonte terza non sospetta. Sotto questo punto di vista gli antinucleari l’hanno presa alla grande nel “quorum”.

Si tratta naturalmente di un paradosso giuridico, perché il problema di fondo è il consenso dell’opinione pubblica che attualmente non c’è e non ci sarebbe stato neppure senza il raggiungimento del quorum, politicamente preferibile. Infatti la nostra posizione è stata quella di astenerci dal voto e consigliare ai favorevoli o, comunque, non contrari all’opzione nucleare di non recarsi ai seggi.

I giochi si riaprono da subito; il Cirn non demorde, anzi continua nella sua missione con una nuova e più forte determinazione. Siamo anche fiduciosi nell’azione del Governo, che sinora è bellamente riuscito a prendere per i fondelli i talebani oppositori dell’energia nucleare, prima abrogando le norme che costituivano l’originario quesito, poi lasciando passare, ma sventolando di fronte ai furiosi referendari il drappo rosso di una formale opposizione, la nuova riscrittura dei medesimi che ha comportato di fatto solo la cancellazione della moratoria e delle farraginosità del ritornare sulla questione. La stessa cancellazione dell’obbligo di procedere entro un anno al riesame della questione, previsto dal comma 8, non cancella la facoltà di farlo, al limite anche da subito, comunque non appena giudicato opportuno e producente dal punto di vista politico.

Un’ultima notazione. Questi aspetti paradossali dei quesiti referendari sono stati da noi apertamente e in più occasioni ribaditi prima del voto; non sono un’argomentazione a posteriori. Per fortuna, inoltre, non siamo più ai tempi di Galileo Galilei e l’inquisizione ecoambientalista non può imporci di fare alcuna abiura.

Giorgio Prinzi

Ingegnere, Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare

Pubblicato in Area Energia
Sabato 09 Aprile 2011 11:21

Finlandia, il nucleare del futuro

di Paola Miglio

 Dopo tanto rumore, fonti autorevoli asseriscono che i media hanno molto esagerato sull'argomento sicurezza - centrali nucleari, la constatazione che anche in questo campo si può parlare di livelli di sicurezza eccellenti.

VIAGGIO NELLA CENTRALE

17:17 - Un lungo viaggio fra la foresta boreale finlandese, poi a 400 chilometri a nord di Helsinki, un'isola tutta nucleare. Olkiluoto,

dove due reattori costruiti negli anni settanta verranno affiancati da uno di nuova generazione, 3+, come quelli che dovrebbero essere

costruiti in Italia.

Un'opera colossale. E' il cantiere più grande nell'Europa del nord che si estende su un sito ampio come 15 campi da calcio, il reattore è

dentro a un vero e proprio bunker. Protetto da uno scudo in acciaio per contenere la radioattività e da una struttura alta 70 metri e

composta da una doppia parete spessa, in tutto, circa tre metri. Per costruirla hanno impiegato 320.000 metri cubi  di cemento e tanto

ferro quanto ce ne vorrebbe per realizzare cinque Tour Eiffel. Lo stesso tipo di corazza avvolge la sala di controllo della centrale.

 Secondo i progettisti, i francesi dell'Areva, una volta in funzione la centrale nucleare di Olkiluoto sarà la più sicura e la più moderna al

mondo. In effetti l'ossessione per la sicurezza si tocca con mano. Oltre alla corazza che isola il reattore, ci sono quattro sistemi di

sicurezza indipendenti  e ciscuno, da solo, in grado di spegnere il nucleo in caso di incidente.

 Ma non basta. Se si verificasse una fusione, anche se improbabile sostengono gli ingenieri di Olkiluoto,  tutto il materiale radioattivo

verrebbe inglobato in un altro bunker che avvolgerebbe immediatamente il nocciolo. Evitando così il pericolo  di fuga radioattiva.

 Kathe Sarparanta è ingegnere e in questo periodo di grande attenzione dei media per il nucleare è un po' la portavoce della TVO, la società

finlandese proprietaria  di Olkiluoto. Le abbiamo chiesto se la stessa centrale avrebbe potuto uscire indenne da un evento catastrofico come

quello giapponese dell'11 marzo. "No comment", preferiscono rispondere a Olkiluoto. Per questioni di sicurezza industriale, dicono, non si

può sapere  troppo sui sistemi di protezione della centrale e non tutti quelli che ci lavorano ne sono informati. Ma una cosa è certa.

La corazza del reattore "tiene" all' eventuale crash di un aereo civile di grande dimensioni e con i serbatoi pieni. Insomma

resisterebbe a un attacco come quello alle Torri gemelle di New York.

 Ma la Finlandia ha anche una grossa fortuna per poter permettersi un nucleare più sicuro che in altri Paesi. Il sottosuolo è granitico, una

roccia durissima e isolante. Nello stesso sito della centrale, scavato a quattrocento metri di profondità, vengono stoccate le scorie

radioattive. Per perdere la radioattività ci impiegano anche un milione di anni. La legge finlandese impone che questo pericoloso

materiale di scarto non esca dal Paese, ma che nemmeno ne entri dell'altro proveniente dall'estero. Una fortuna, quella di un

sottosuolo naturalmente isolante, che non tutti i Paesi hanno. In Finlandia il nucleare copre il 26% del fabbisogno energetico. Altre fonti vengono dal carbone, dalle biomasse e dall'eolico. Il petrolio è solo lo 0,6%, i finlandesi sono, insomma, indipendenti dall'oro nero.

 Difficile trovare, fra la gente che abita nei pressi della centrale, ma anche fra i pescatori che pescano nello stesso mare sul quale si

affaccia Olkiluoto, paura o dubbi sul nucleare. Ci convivono da oramai una quarantina di anni. E, per fortuna, qui, di incidenti non ce ne

sono mai stati.

 Paola Miglio

e/articoli/1004513/finlandia-il-nucleare-del-futuro.shtml

Pubblicato in Area Energia

di Franco Battaglia

(da Il Giornale, 14.01.2011)

 

Il governo, che è dov’è perché ha vinto regolari elezioni, sta cercando di far ripartire in Italia la produzione di energia elettronucleare. Lo aveva nel programma; e quel programma è stato approvato dalla maggioranza degli italiani nel momento stesso in cui questa ha voluto a Palazzo Chigi Silvio Berlusconi. Il quale, in campagna elettorale, aveva più volte evocato la necessità che il nostro Paese mettesse una pietra tombale sugli errori del passato. Siccome Berlusconi ha vinto le elezioni, allora il nucleare lo vuole la maggioranza degli italiani, essendo essa con Silvio Berlusconi.

 

A dire il vero, sul punto specifico anche una buona parte dell’opposizione è a favore. Lo è certamente Casini, che più di una volta si è espresso in tal senso. E così si sono espressi alcuni pezzi da novanta del neonato Fli (spero di aver scritto giusta la sigla), tipo Adolfo Urso e Giorgio La Malfa. Avrei voluto poter aggiungere Gianfranco Fini, ma su di lui non potrei metterci la mano sul fuoco: fino ad alcuni mesi fa era pro-nucleare, oggi chissà cos’è e domani chissà cosa sarà. Infine, una nutrita schiera di scienziati vicini al Pd (alcuni dei quali parlamentari o senatori, attuali o trascorsi, della sinistra) ha recentemente fatto pervenire al segretario Bersani una lettera dai toni decisamente “berlusconiani”: «dobbiamo mettere una pietra tombale sugli errori del passato e riavviare il nucleare», hanno scritto. Bersani a costoro non ha neanche risposto. Probabilmente perché una parte dei suoi la vede diversamente. Sicuramente perché non ha gli zebedei per imporsi su costoro.

 

Insomma, sul tema, il Paese e il Palazzo starebbero a fatica rinsavendo: abbiamo necessità di garantire ai nostri figli e nipoti la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, e questa sicurezza non l’avranno senza avere impianti nucleari in casa. Punto.

 

Da questo clima, tutto sommato abbastanza “normale”, potrebbe uscire, alla fine, un Paese più moderno e che avrà saputo correggere gli errori del passato e pensare alle future generazioni. Se non fosse per il fatto che v’è una mina che vaga per il Paese e cui del Paese poco importa. Essa va dove la porta il cuore, e il cuore di mina ha un solo fremente anelito: esplodere. Così, per il puro gusto di far danno. Né la si può biasimare: è una mina, appunto. E far danno sul nucleare è un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Questo è Antonio Di Pietro: una mina vagante.

 

Per affermare la propria natura, la nostra mina ha raccolto le firme per un referendum abrogativo delle norme che ha approntato il governo per il riavvio del nucleare. Mi chiedo dove viva quest’uomo. Nel 1987 ci fu un referendum che non fu –– né, a norma di Costituzione, poteva essere – contro il nucleare, ma che tale fu interpretato dai politici di allora, che assomigliavano moltissimo ai Bersani di oggi: senza zebedei. Abbandonammo il nucleare, ma non vi rinunciammo: ne facemmo un altro bene d’importazione. Nessuno avrebbe oggi il coraggio di sostenere che non fu un errore. Per dire: è da allora che paghiamo alla Francia più di un reattore nucleare l’anno in importazione d’energia elettrica; detto diversamente, un quarto del parco nucleare francese l’abbiamo pagato noi italiani. I Paesi che hanno votato analogo referendum sono tornati sui propri passi. Lo votò la Svezia nel 1980, quando aveva 11 reattori nucleari: i reattori svedesi oggi in esercizio sono 10, uno ogni milione di abitanti.  Lo votò la Svizzera, nel 2003, ma lo bocciò. Anzi, la Svizzera intende costruire 3 nuovi reattori, in modo da averne, anch’essa, uno ogni milione di abitanti. La Germania, che 10 anni fa, coi Verdi al governo, decise di chiudere i propri reattori nucleari, non solo non ne ha chiuso neanche uno, ma ha di recente esteso di altri 15 anni la vita di quelli in esercizio. Dei 63 reattori nucleari oggi in costruzione nel mondo, 14 sono in Europa (1 in Finlandia e in Francia, 2 in Slovacchia, 10 in Russia) e 27 in Cina (la quale ne pianifica 50 entro il 2030 e ne propone 110 entro il 2050).

 

Ripeto la domanda: dove vive Di Pietro? La nostra mina vagante. Probabilmente farà flop anziché bum, ma un po’ di scompiglio lo avrà creato, e già solo di questo ne sarà soddisfatta. E soddisfatta vagherà per altri mari in cerca di fare altri danni.

 

Prof. Franco Battaglia

Pubblicato in Area Energia

di GIORGIO PRINZI

L’oncologo professor Umberto Veronesi viene considerato come Presidente in carica a tutti

gli effetti della costituenda Agenzia per la sicurezza nucleare, quando lui stesso ha dichiarato

nel corso della trasmissione “Mattina 5”: "Mi è stata richiesta la disponibilità e ho accettato

volentieri".

"Chi ha studiato sa benissimo che il disastro di Cernobyl è stato provocato dalla follia di un

direttore che ha voluto fare un esperimento. E per farlo ha tolto almeno 12 livelli di sicurezza. È

stata una follia umana che non si ripeterà. Sono sicuro che non c'è alcun rischio. Inoltre, i nuovi

reattori sono bellissimi, potenti e non c'è alcun dubbio sulla loro sicurezza".

La libertà di stampa viene in Italia purtroppo intesa nel senso di “dare notizie in libertà”, con un travisamento del dato

oggettivo patologico e fuorviante, che può avere ripercussioni politiche affatto secondarie. L’aspetto è stato

correttamente colto e sottolineato dai senatori del Partito Democratico Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che

però cadono anche loro nella “trappola” della scontata nomina, non affatto tale.

Potrebbe infatti trattarsi solo di un’azione propagandistica di disturbo, che ha già creato problemi nello stesso partito

e più in generale a sinistra dove l’opposizione all’opzione nucleare è forte e radicata. Affermano tra l’altro i senatori

Della Seta e Ferrante: "Noi, come gran parte degli italiani, siamo preoccupati per il programma nucleare di

Berlusconi, che non è una cosa seria e pare obbedire più ad una scelta propagandistica e ideologica, che non ad una

capacità programmatica nel settore energetico. La presidenza dell'Agenzia nucleare affidata al professor Veronesi,

medico di chiara fama, non può che accrescere questi timori, perché l'organo dovrebbe avere un ruolo squisitamente

tecnico ad appannaggio di fisici e ingegneri, e non essere frutto di nomine politiche".

Già, ma l’Agenzia per la sicurezza nucleare il cui iter costitutivo è ben descritto da “Wikipedia” è attualmente solo un

progetto in fieri da concretizzare secondo le dichiarazione del neo Ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani

riportate da un lancio Ansa delle ore 19,40 del 6 ottobre 2010 presumibilmente entro la fine dell’anno. Le testuali

parole del ministro Romani sono che esse, le nomine, "sono all'ordine del giorno e verranno fatte assolutamente entro

l'anno".

Ma il passo più interessante delle dichiarazioni del ministro Romani riportato nella citata agenzia è: "L'Enel è l'unica

grande azienda energetica che ha a che fare con le tre tecnologie, l'americana, la francese e la russa. Abbiamo

recuperato il disavanzo determinato dall'uscita dal nucleare e adesso ci sono alcune scadenze da rispettare".

Per quel che mi risulta è la prima volta, anche se chi scrive attribuisce da molto tempo un ruolo chiave ai nuovi

reattori russi al cui sviluppo l’Italia compartecipa, che vi è un riferimento, peraltro non colto dalla stampa

“specializzata”, ad essi, di fatto citati dal ministro, sia pure senza riferimento specifico, sullo stesso piano di EPR e di

AP-1000 sinora ritenuti dalla stessa sempre “informatissima stampa specializzata” in via di acquisizione, se non già

sotto segreto contratto di acquisto.

La forza “invincibile” di questa maggioranza risiede in raffinatissime tecniche di comunicazione, rese ancora più

efficaci da una opposizione ancorata ancora ai vecchi schemi della contrapposizione rivoluzionaria socialismo

capitalismo, oggi applicati nel confronto mediatico con Berlusconi. Si tratta di un approccio sinora rilevatosi perdente,

che finisce addirittura con il fare il gioco dell’odiato “demone” quando si scaglia con forza dirompente contro falsi

bersagli, magari sventolati ad arte come il drappo del torero.

La ripartenza del nucleare in Italia presuppone una stabilità politica a lungo termine che attualmente non c’è.

Senza di essa veniamo considerati un Paese inaffidabile e ad alto rischio, non in grado di fornire quelle garanzie di

non trasferimento di tecnologie sensibili, che sono la vera causa dell’uscita dall’Italia, che era all’avanguardia nel

settore, dal maneggio della tecnologia.

In quest’ottica si devono a mio avviso leggere anche le più recenti vicende di cronaca, riduttivamente interpretate

come contrapposizioni personali. Inoltre, se l’analisi che espongo è corretta e non solo frutto di fervida fantasia

dietrologica, la credibilità ed il prestigio di frange ideologizzate verranno fortemente incrinati, magari con la confezione

di apparentemente succulente e gustosissime “polpette” avvelenate.

In riferimento al professor Umberto Veronesi mi preme sottolineare la grande stima ed ammirazione come medico e

anche come convinto assertore dell’opzione nucleare sin da tempi non sospetti. È un giudizio che esprimo come

Segretario del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare (CIRN). Le perplessità per una sua eventuale nomina al

vertice dell’Agenzia sono le stesse di quelle espresse dai senatori Della Seta e Ferrante. L’incarico richiede delle

specialistiche competenze ingegneristiche.

La persona idonea a ricoprirlo oltre queste competenze deve avere versatilità dialettiche e gusto per il confronto

anche duro con chi tenterà in tutti i modi di contrastare la ripartenza del nucleare. La convinzione, la

determinazione e la combattività non mancano al professor Veronesi, che però mi sembra un apprendista, sia pure

colto e con elevata cultura scientifica, nel settore specifico e, più in generale, in quello energetico. Il problema della

divulgazione delle conoscenze al riguardo è molto sentito e come Cirn ci stiamo sforzando di affrontarlo con una serie

di audiovisivi da noi stessi prodotti, visionabili e scaricabili dalla pagina dedicata del nostro sito.

di Giorgio Prinzi

(tratto da "Agenzia Radicale" per autorizzazione dell'autore)

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