di Salvatore Giuliano Franco
Accidenti! Il mio desiderio più forte sarebbe quello di telefonare al Redattore pregandolo di correggere il tiro ed usare toni più moderati. Il fatto è che non posso proprio: come si fa a non condividere???? (Red)
Oggi, ancora una volta, il Parlamento, anche in votazione segreta, ha confermato la grande solidità del Governo.
Quando il Bestiani, unitamente al bestiario che lo contorna e lo supporta, chiede pervicacemente e ottusamente che il Presidente del Consiglio dei Ministri, l’On. Silvio Berlusconi, faccia “un passo indietro”, agisce come una testa d’ariete che vuole sfondare una montagna di marmo di Carrara.
Più volte le corna della sua testa si sono fracassate, con ovvie e inevitabili ripercussioni traumatiche su quanto contenuto nella sua esile calotta cranica.
Quel putrescente contenuto, dall’assai limitato numero di sinapsi, colleganti i neuroni cerebrali, lo rende incapace di comprendere il danno che lui e la sua corte di iene e marabù arrecano, diuturnamente, al sistema Italia.
Già nel mio breve articolo, “Attacco all’Italia”, ebbi modo di scrivere, un po’ incazzato, sull’accerchiamento messo in atto da forze esterne e traditori interni, finalizzato alla distruzione economica e politica del nostro Paese.
Sono proprio di queste ore le ulteriori conferme.
L’abusato termine “rating” ha l’italianissimo significato di “valutazione”, nulla di più e nulla di meno.
Un agenzia di rating si assume il compito di “valutare”, a suo univoco giudizio, la rischiosità delle imprese e dei titoli obbligazionari.
Che una agenzia di rating, privata, come la Standard and Poor’s, che nel recente passato ha platealmente dimostrato la propria incapacità di giudizio attribuendo alla Parmalat, pochi giorni prima del crollo, la massima valutazione positiva, ha garantito il rischio zero per la Lehman Brothers, la Morgan Stanley e la Goldman Sachs, con il fallimento della prima e la messa in stato d’accusa dell’ultima, ha poi declassato gli Usa con un errore di 2 miliardi di dollari che, dunque, una tale agenzia si permetta di declassare 7 nostre Banche e porti quasi a zero la valutazione del sistema Italia, è davvero cosa che ha dell’incredibile.
Ma ancora più incredibile è il fatto che, basandosi sul gossip nostrano, alimentato giornalmente da fogli mezzani e politici fognaioli, quell’agenzia privata esprima giudizi politici e sociali sul nostro Governo e sugli uomini liberamente eletti dal popolo Italiano.
Sono sicuro che, dietro ogni loro finalizzato giudizio, si muovano migliaia di miliardi di Dollari e di Euro, e che i loro enormi profitti, derivanti essenzialmente da un intelligente aggiotaggio, li mettono bene al riparo, visto il deprecabile Sistema Giustizia mondiale, da ogni possibile accusa o ritorno negativo.
Il potere del Danaro, su questa Terra, è oggi certo superiore a quello del Demonio o dello stesso Dio.
Il Bestiani, caporale di un partito che non c’è, e il Nongenio Scalfari che, essendo il grande vecchio del corposo fogliaccio Repubblica crede forse di essere anche il capo della nostra povera Repubblica, sono gli antesignani e i portabandiera di ogni quinta colonna, capaci però di attruppare intorno a loro una vera Corte dei Miracoli che, contrariamente a quella che viveva e proliferava nei bassifondi parigini, vive e discetta su giornali e TV, facendo scempio di ogni amor di Patria e nazionale solidarietà, solo in odio all’attuale Capo del Governo.
Intanto Francia e Inghilterra vanno in pompa magna in Libia, la Nato prosegue una guerra che doveva finire a settembre, Israele rimane sotto assedio, Lampedusa diventa terra di rivolte, a Roma torna la banda della Magliana, Penati non viene messo in carcere, Di Pietro incita alla rivolta armata contro il Berlusca e predice il primo morto, i PM delinquono, pardon!, sbagliano e non pagano, donna Rosy urla e governa a Porta a Porta sovrastando il mite Vespone, negli USA viene assassinato un probabile innocente, in Siria si continua a uccidere, in Afganistan si produce l’85 % della droga mondiale, e io scrivo poesie ma mi sono rotto i coglioni!
salvatore giuliano franco
22 settembre 2011
di Cecco d’Ascoli
Est per lo davvero che ne lo sommo cielo di codesta nostra nazione, miserere nostri serva et di dolore ostello, nihil cognitum est? Gli accorati lai del nostro Cecco, Deo beato non pervenere? Internetto, strumento de lo dimonio sei allora! (Red)
Con la favella mia, ché ad essa per natura sono più accostumato, tra le fantasime notturne, mi venne in sogno lo Vate nostro, che da tempo non sentia.
“Frate,” gli dissi “quale buon vento a me rechi, mortale, per grazia ancora vivo tra carte e storie che il Guicciardini si moverebbe a invidia? Quali novelle mi porti, o di tristizie ovvero, d’invereconde vicende che fino ad ora, non giunsero alle mie orecchie?”
Lo Vate s’approssimò vestuto de lo panno grigio che soleva mettere in viaggio, ché lui di viaggi n’aveva fatti assai, puramente a lo inferno!
“Meco t’ho da portare.”
“O Vate, per punizione o per grazia divina? E se per punizione, di grazia, a quali tormenti? E se per grazia, per li meriti quali?”
“Tu fosti qui mandato in de la terra a lanciare strali, come Messer Petrus l’Aretino. Lo foco dell’inferno volevi che bruciasse lo tutto. E solo le donne altrui, rimembri? dicesti che avresti voluto torre a lo mondo a beneficio tuo e de li lombi tui. Detta superbia molce lo cuore mio ma est invisa a lo Signore che tutto move et che pesa le creature sue. Tanta nequizia havea d’esser punita. E tu lo sai, frate mio, che lo tempo non passa mai nei cieli.et lunga est l’espiazione. Ma lo momento tuo est venuto di prendere la strada celeste. Troppo sei stato punito.”
“Di grazia, ma allora questa istoria così confusa a quale sbertucciatore di fama o di grido la si lascia? L’Onnipotente a chi debe dare l’onere di fustigare li costumi corrotti? A l’Aretino Pietro? Issu cognosce li preti et li frati et li vescovi, le suore et le badesse, le cortegiane, le vergini et le puttane, est amico de li conventi, va pe’ li monasteri… .”
“O Cecco, puro tu non sembrasti essere estraneo almeno a le femmine. Peccato comune est lo vostro et praeminentis. Robasti tu le galline come frate Pietro.”
“, , ma niuna cosa cognosce della politica de sta terra nostra, tranne che d’Arezzo. A me, d‘esser graziato, allevia lo peso de la maledizione. Ma chi provvederà, poi, alla bisogna? Non per restare, est per informare, imperocché chi verrà dopo di me, sarà come un nibbio stordito da li suoni et da la gente, e nun capirà niuna cosa.”
“Frate Cecco, lingua malefica et spesso ereticale, l’Onnipotente ben sa lo da farsi. La missione tua est compiuta et solo perché io ti cognosco, sappi. Et lo sospetto che tu non sia laico fustigatore ma peccatore divertito dalle male grazie de li homini et de le femmine impudiche, sempre l’havea. Ma tacqui. Rimembri lo patto che facemmo in quel de le Marche alte, sotto a Montefeltro, lo patto detto de lo Ciauscolo? Per quello patto tacqui in tuo favore.”
“Frate Dante, li meriti tui amplissimi sunt sicut lo numero delle stelle in cielo e de li versi tui de la Commedia. Premonitore tu fosti, con quello titolo. Ma si condannazione ci fu, rinviando questo povero corpo tra gente, condannazione amarissima fu, cui peraltro m’accostumai. Lo rogo non est d’abitudine in isto loco et pochi sanno leggere et di molto meno scrivere. Loquono, invece, tanto, et etiam, con voce alta, perché lo rumore nelle orecchie confonde lo vuoto de li pensieri.”
“Allora senza frutto est stato l’operare tuo? Niuno lo sentia?”
“No, fratello. Qualche pertugio s’è aperto, ma piccolo e stretto come la scarsella de li dinari. Sordi et infelici sunt,et tassati et contenti.”
“Ma lo popolo non dimanda iustitia?”
“Di certo. Sonvi le leggi et li magistrati et regole severissime.”
“Esplica meglio lo pensamento tuo.”
“Facile non est. Difficilissimum explicare sed iustitiam non habent.”
“Tu mi conti fole a la Bandello o al Casti, non la veritate.”
“Signor mio, ita est, imperocché lo tempo de la iustitia est infinitum. Quattro o cinque o dieci stagioni. Sovente la sentenza arriva ché li contendenti sunt assunti in coelo, pace all’anima eorum.”
“E niuno protesta?”
“No, contenti sunt che niuna cosa, altro che tardiva, possa incorrere ne le vite loro.”
“Et li magistrati?”
“Finissimi sunt. Tantum infinitus est labor eorum quantum perfectus et inutilis.”
“E lo Podestà aut lo Reggitore aut lo Signore della contrada non se ne cale?”
“Non havvi Signore in isto loco. Tanti sunt li Signori che più guerra muovono l’un contra all’altro che niuno è Signore, ma bandito, e cerca lo interesse suio.”
“E li preti, li frati, li Vescovi?”
“Schierati, l’uno contro l’altro armati, ma uniti dalla fede, tutti, in Mammona. Battono cassa e raccolgono moneta per l’anime nostre. Dicono.”
“In coelo numquam vidi monetam.”
“Transportationis tempora sunt lunghi assai, parimenti a quelli della iustitia.”
“A Firenze si bollivano i simoniaci. Frate Girolamo … .”
“Perse la testa e lo scaldò tunc cum amore nostra Ecclesia sanctissima.”
“Ma i Ciompi… .”
“O Vate, vetera et inutilia. Tempora et mores acti. In isto loco sanguinem solum di mafia, numquam di nobili Signori.”
“O Cecco, tu mi burli! O cos’è codesta mafia? Timorati di Dio omnes sunt!”
“De lo Dio Mitra, frate Dante, non di nostro Signore Jesus Cristo.”
“Uno Dio pagano?”
“Mitra e Mammona.”
“Diverso assai paremi lo reggimento de ista contrada. Ma l’homeni in libertate vivono aut subiacent?”
“In libertate. Parimenti, essi votano quel che vogliono li Signori. Liberi sono e schiavi e li Signori contenti.”
“Frate Cecco, Maxime dissimilis est ab quanto cognovit. Differente novella ho da riportare a lo Signore nostro. Forsitan, melius est si non imtermitti legationem tuam in hac regione magis quam in coelo.”
“Fiant voluntatem tuam et Suam.”
Cecco d'Ascoli
di Salvatore Giuliano Franco
Forse, o meglio sarebbe dire certamente, di giochi e giochetti di potere non se ne può più! Red.
Sono tante le correnti: monofase, trifase, continua, alternata, e poi c’è anche la Corrente del Golfo, ma tu, mio paziente lettore, certo ne conosci molte, molte altre.
Un caro amico, nel 2002, radunò più volte gruppi di oltre cinquecento persone in una bella villa, sull’Appia Antica.
Erano tutti simpatizzanti di Forza Italia e volentieri vennero per ascoltare alcuni dei più grossi nomi che affiancavano il Cavaliere.
La spesa per l’uso degli eleganti locali e l’offerta di ricchi rinfreschi fu tutta a carico di quel mio amico: ebbene, non ne trasse alcun beneficio e nemmeno favori di sorta, ma solo dei grazie appena appena sussurrati.
E’ vero che seguire il leader di una corrente di partito porta, di solito, ad una scontata captatio benevolentiae, ma non sempre è così.
Non è però per questo che io sono contrario a tutti i correntisti e correntismi politici: seguire una corrente significa deviare dal flusso principale, significa perdere forza, vigore e velocità, vuol dire anche adeguarsi supinamente al pensiero e all’azione del suo leader, che non sempre la pensa come il fondatore del grande partito, ne fanno fede i tanti “diversi” che il PDL ha covato come serpi in seno, troppi, e il minuscolo fini è il mini-leader del serpaio.
Il “Movimentodopinione”, nato indipendente, ha fatto la sua scelta riconoscendosi, toto corde, nel Partito di Berlusconi, nel suo Sodalizio.
Mi sono iscritto al Movimento, come Socio Sostenitore, con volontà e convinzione, e credo che, invitare esponenti di punta di buona fede politica, senza tener conto delle loro correnti di appartenenza, sia la vera mission del nostro Movimento.
La Corrente del Golfo condiziona il clima e la vita di una buona parte della Terra, perché è coesa, costante, affidabile, almeno finché l’odio dell’uomo per la Madre Terra non disporrà per tutti un diverso futuro.
La nostra Corrente del Golfo è il Partito della Libertà, e in esso dovremmo muoverci con convinzione e coesione.
I diversi esponenti di punta che frequenteranno le nostre riunioni debbono intuire e capire la nostra forza, la nostra lealtà, la nostra coerenza.
Noi ascolteremo le loro parole con interesse e spirito critico, e quelli tra loro che più sapranno convincerci, usando solo la ragione e il fuoco delle idee, ebbene, a loro andrà il nostro plauso e il nostro voto.
Se quei leader avranno di ciò contezza saranno proprio loro a chiederci di essere invitati a prendere la parola nei nostri happening, io ne sono convinto.
Anche questa è una “chiamata alle armi”, come già ho scritto, e spero, credo, che il manipolo di Soci del nostro Movimento diventerà presto una Legione, i cui membri perseguono, come credo di aver compreso, soprattutto tre ideali:
un mondo senza fondamentalismi, comunismi e tutti quegli “ismi” che dividono e corrodono ogni civile società;
una libertà individuale che non finisce dove inizia quella dell’altro, ma finisce proprio dove finisce quella di tutti gli altri, perché la Libertà è la conquista comune degli stessi valori;
un mondo infine dove la Giustizia e la Legge, finalmente amate e rispettate, tornino a proteggere ogni cittadino contemperando diritti e doveri.
Il tutto avvalendosi della Fede nella Ragione.
Auguro a tutti una serena e felice Pasqua e un gioioso tesseramento!
Roma: 19 aprile 2011 salvatore giuliano franco