di Stelio W. Venceslai
A volte le parole hanno un peso, a volte sono più leggere di una piuma. Mettere su una ipotetica bilancia le parole dei nostri politici per pesarle? Non si raggiungerebbe un grammo! (Red)
Ci sono alcune parole chiave nella politica italiana che, in un modo od in un altro, sono ricorrenti. Non significano nulla ma proprio per questo sono molto usate. Fanno scena e, in politica, forse più che altrove, la vacuità premia.
Il primo termine, diffusissimo, è: andare avanti. Il concetto è chiaro: se si va avanti, evidentemente, la posizione di partenza è buona. Andare avanti vuol dire, in pratica: lasciamo tutto così come è, e cerchiamo di continuare. E’ l’immobilismo dinamizzato da uno slogan. Poi, c’è da chiedersi, immaginando delle buone intenzioni che, in genere, non ci sono: avanti, ma dove? Questa è una domanda cui nessuno risponde. In genere si tratta di un passaggio elettorale, con o senza crisi di governo incorporata. Per fare che? Non si sa. Diffidate sempre di chi vuole andare avanti. In genere, porta indietro.
Il secondo termine è quello della: battaglia. A sentir loro, sono tutti in guerra, magari in trincea, sono in battaglia. La battaglia deve continuare. La battaglia si vince o si perde. Non c’è nulla di eroico in questo linguaggio che scimmiotta quello militare. In realtà vuol dire che si insiste in posizioni preconcette, dove la ragione esula a favore degli interessi di parte o personali. C’è battaglia in Parlamento: in genere gridano, si sopraffanno con le voci, certe volte si menano. Non ci sono morti o feriti, solo chiacchiere, nobilitate da questa espressione pressoché inutile. Tinge d’importante solo miserie vocali.
Il terzo termine, frequentissimo, è: questo Paese. Quale? L’Italia? E perché non si dovrebbe dire: il nostro Paese, oppure la nostra patria (termine del tutto caduto in desuetudine)? Sembra che se ne vergognino, perché è come se fosse il Paese di un altro. Il politico è un astratto, geograficamente. In questo Paese succede questo e quell’altro. In questo Paese si devono fare le riforme. Non è mai chiaro di quale territorio si tratti, se del Basutoland o della Beciuania o della nostra penisola. Tanta accortezza, tanto garbo, sono sospetti. Chiedete sempre loro di quale Paese si tratti, questo Paese.
Il quarto termine, pericolosissimo, usato a manciate come la graniglia di mandorle su una coppa di gelato, è: le riforme, anzi, fare le riforme. Il termine è generico e va bene per tutti gli usi, come chiamare caro o cara un interlocutore di cui non ci si ricorda il nome. In realtà non significa nulla. Il concetto di riforma implica un possibile ed auspicabile cambiamento. Cambiare non vuol dire migliorare, attenzione. Vuol dire solo cambiare. In che? Qui, i conati orali sono tanti, anche perché in un Paese che da cinquant’anni è immobile, di riforme ce ne sarebbero da fare a bizzeffe. Ma … il nuovo è incerto, difficile, rischia di spostare equilibri preesistenti, di disturbare cosche malavitose od affaristiche, di inimicarsi i sindacati, di far perdere dei voti. Ma siamo matti? E perché, poi? Però, possiamo parlarne e straparlarne. Addirittura il socialismo turatiano era riformista! Ma di riforme, manco l’ombra.
Le riforme si fanno, se si vuole farle, ma in politica è solo un refrain, un motivetto, un luogo comune. Come diceva Al Pacino: chiacchiere e distintivi (e privilegi).
Il quinto termine, altro motivo dominante del politico vaneggiamento verbale è quello di privatizzazione oppure, tanto è lo stesso, nella loro cultura, di liberalizzazione. In realtà, sono cose diverse, ma tant’è, fanno effetto lo stesso. Chi vuole privatizzare, spoglia lo Stato dei suoi beni. Ma deve vendere, non svendere, trovare un compratore interessato, e, soprattutto, sapere come scegliere ciò che deve andar via e ciò che deve restare. Non è un’operazione né facile né rapida. Fino ad ora è stato un affare solo per chi comprava
Chi vuole liberalizzare, invece, dovrebbe rendere libero il commercio, senza lacci e lacciuoli, dovrebbe liberalizzare il mercato del lavoro, sciogliere tutti gli Ordini professionali o riformarli in senso serio, ridurre di almeno la metà tutti i vincoli statali, regionali o provinciali o comunali che danno pane a chi gestisce scartoffie spesso inutili o solo fonte di arbitrio. E’ un’operazione un po’ più facile della privatizzazione, ma certamente lunga e complessa.
In conclusione, questo tipo di misure strutturali non è da manovra bis o ter o quater. E’ una scelta politica di fondo. Infatti, tutti ne parlano, ma nessuno la fa.
L’immobilismo premia chi se ne nutre, con tutti i suoi privilegi. Non è tassando che si fanno le riforme. Non è facendo stringere la cinghia a tutti che si risolve il problema. Gli Stati Uniti, con Obama, lanciano una tassazione aggiuntiva sui redditi troppo alti (oltre due milioni di dollari). Da noi, si è gridato allo scandalo e, così, con l’aumento dell’IVA, abbiamo tassato tutti, con buona pace del principio della progressività dell’imposta.
Stelio Venceslai
Roma, li 22 settembre 2011
di Maurizio Navarra
Girovagando nel web, ci si imbatte anche, sapendo cercare, in cose veramente serie. Cose che possono spiegare con sicurezza quanto sta succedendo in questi giorni ... o meglio quanto sta per avvenire questo fatidico "14 dicembre 2010"! Intanto leggiamo con attenzione la quartina (copio letteralmente dal WEB) che Nostradamus in persona, con la sua immensa preveggenza ha scritto per questo epocale evento:
CI, Q 35 (C sta per centuria, Q per quartina)
Il giovane leone il vecchio sormonterà,
Nel campo bellico in singolar tenzone,
Nella gabbia d'oro gli occhi perforerà,
Due ferite in una, poi morire, morte crudele.
Ed ecco servita su un piatto d'argento la sorpresa! Il 14 dicembre non è un giorno qualsiasi. Secondo autorevoli fonti è anche l'anniversario della nascita di Nostradamus (nato appunto a Saint-Rémy-de-Provenc il 14 dicembre1503). Sorprendente è la libera interpretazione della quartina, ovviamente sempre "catturata" nel WEB. Cito letteralmente:
"""Fini, il più giovane (rispetto a Berlusconi!) leone del Centrodestra, nello scontro diretto ("singolar tenzone") nel Parlamento ("in campo bellico") vincerà (sormonterà il vecchio..."pesante allusione sessuale"!).
Ci sarà una crisi al buio ("occhi perforati") che avrà per oggetto il governo di Berlusconi ("la gabbia d'oro", è una delle residenze del premier).
Due persone care a Berlusconi si dimostreranno disponibili a succedergli alla guida del governo (Gianni Letta e Giulio Tremonti) "due ferite in una", poi dopo questa breve esperienza il berlusconismo morirà di "morte crudele". Dopo la sconfitta elettorale Berlusconi sarà anche processato."""
L'interpretazione citata viene da un Blog (Ottopassi). Eppure, pensiamoci bene, potrebbe avere un illustre "ghost writer", tanti illustri ghost writers. ) ) V) Per quanto mi riguarda non ci perderò il sonno. Non mi lascio suggestionare tanto facilmente. Al di la della quartina di Nostradamus e della sua interpretazione che non oso discutere, c'è l'ennesima brutta, pessima figura della nostra politica militante. Una politica che ascolta soltanto se stessa, introflessa in una autoreferenzialità che inizia ad avere riverberi demenziali. E, in questo periodo, continuano a fioccare (con la copertura degli auguri di buone feste) "cene", nel corso delle quali politici di tutti i colori e tendenze fanno inutile esibizione muscolare ... mentre i convenuti pensano a mangiare ed a confrontare il menù del giorno con quello della cena precedente. Che Dio ce ne scampi (ovviamente soltanto se gli scampi sono freschi!!).
Maurizio Navarra 10 dicembre 2010
Un
piccolo segmento della storia templare. Un episodio forse secondario e marginale, ma direttamente connesso alla vera e propria persecuzione che l'Ordine subì fino al suo scioglimento. De Molay non è ancora salito sul rogo, in Italia le ultime Comanderie vengono cancellate, una ad una, per diretto ordine del Papa Clemente V. I Fratelli templari vengono tutti arrestati e processati. Uno di questi processi si svolge a Palombara Sabina. L'autore ha consultato i documenti di questo processo; si tratta di un processo strano, quasi sbrigato in fretta. Tre Fratelli Templari avrebbero dovuto essere processati dalla Corte, tre "serviens". Eppure uno solo di essi compare davanti a Messer Pandolfo Savelli ed al Vescovo Giacomo di Sutri: il Templare è Gualtiero di Napoli, uno tra i tanti Templari, un italiano. E' il 27 ottobre del 1310. Viene fatta giustizia. La storia si apre con un Capitolo officiato dal Maestro Uguiccio di Vercelli, sono ordinati alcuni Cavalieri. Su questi Cavalieri appena ordinati viene applicato il "Codice Ombra" ovvero una sorta di prova di coraggio cui vengono sottoposti i novizi da parte dei Templari anziani. Una base importante, che farà comprendere allo spettatore come è possibile sia Iniziato l'intrigo che condurrà alla raccolta di prove ed elementi che porteranno all'accusa di eresia per tutti i Templari, vittime innocenti di una cospirazione e di grandi errori di valutazione commessi dall'ultimo Maestro del Tempio, Jacques de Molay. Un interrogatorio e quindi il processo concludono il dramma. Una ricostruzione storica che ha dato poco spazio alla fantasia, obbligata alle forche caudine della sintesi, ma che contiene tutti gli elementi e tutti i personaggi, Templari e non, che dal 1300 al 1310 sono stati protagonisti di questa vicenda. Poco spazio è concesso a congetture più o meno strampalate. La ricostruzione cerca di essere rigorosa e di proporre allo spettatore il dramma di innocenti inquisiti sulla base di tesi già precostituite. L'intenzione dell'autore è, in sintesi, prendere lo spettatore per mano allo scopo di fargli assaporare "in diretta" un brano di storia. L'opera teatrale ha partecipato al Premio letterario Osservatorio" XII edizione 2009 Bari ottenendo per la Sezione teatrale una Segnalazione di merito dalla giuria.
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Palombara Ultimo processo ai Templari Dramma in due atti Scritto e diretto da Maurizio Navarra Premio letterario "Osservatorio" XII edizione 2009 Bari Sezione teatrale - Segnalazione di merito Con:
Serena Navarra, Luigi Benedetti, Marco Ciotti, Pasquale De Rosa, Sebastiano Lizio, Pasquale Lo Prete, Alessandro Maggi, Maurizio Navarra, Valerio Pace, Sandro Urbinelli, Pietro Viti PRIMA ASSOLUTA La fedele e storica ricostruzione di un processo, posto sullo sfondo della vicenda che portò al rogo di Parigi nel 1314 Compagnia teatrale "Attrezzi di scena" Sala Teatro S. Vigilio Via Paolo di Dono 218 30 e 31 0ttobre 1 novembre 2010 ore 20,45 In costume - Animazione spada a cura di Fabrizio Viali Musiche originali di Andrea Montepaone Ingresso: Interi € 12,00 - Ridotti € 6,00 Prenotazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. |
di Maurizio Navarra
Siamo alle solite, verrebbe da dire. Questo straordinario "Coro compagnardo", un perfetto coro di "voci rosse" per questo corretto e sicuro interprete del linguaggio sinistrese si è rimesso in moto ed è partito a tutta birra, satira in resta, alla carica contro il tanto odiato e vituperato Presidente del Consiglio. Non si può ascoltare radio, non si può fermare l'attenzione su un programma televisivo che qualcuno (giornalista, editorialista, comico, saltimbanco, semplice persona di spettacolo) lanci, ciascuno secondo il suo mestiere, un articolato "J'accuse" contro Berlusconi o uno dei suoi. Chi non è allineato e non fa parte del coro, ovviamente, non è autorizzato a cantare. Chi non è allineato dice dunque solo amenità o bischerate e non è in buona fede magari perché pagato lautamente da Berlusconi. Chi non è allineato, ancora, è un "servo del potere" da additare al disprezzo e mettere alla berlina nel corso di predisposte "comparsate" in vari programmi.
Questo coro, per di più, canta talmente forte che, di fatto, non permette ad altri di cantare ... e guai a muovere critiche. Chi è nel coro è bravo, professionale, il meglio che si possa trovare sul mercato. Non so che effetto possa fare al mio (rimarrà unico, credo dopo questo mio scritto) lettore. Io, da parte mia, - e lo dico fuori dai denti - mi sono rotto le scatole. Sarò autolesionista, avrò scarso senso civico, ma io ogni volta che risento la tiritera, la filastrocca, il giro giro tondo, il birignao che ha per obiettivo Berlusconi cambio canale TV o spengo la radio. Un repertorio vecchio, stagionato, un profumo aspro di gorgonzola andato un po' a male, un sapore grosso, adatto a chi è realmente "di bocca buona" ed è nelle condizioni di trangugiare qualsiasi cosa. Ovviamente il bersaglio preferenziale è Berlusconi, dipinto come un vero accidenti di demonio, additato con veemenza al pubblico ludibrio e disprezzo in quanto colpevole (forse è meglio dire con più precisione "accusato") praticamente di tutto. Non credo che nella storia mondiale ci sia mai stato un personaggio così bersagliato dall'attività dei giudici. Delle due l'una. O costui vive nel mondo imprenditoriale muovendosi in modo simile al classico toro scatenato in un negozio di porcellane o c'è qualcuno che come vede comparire davanti a se questo vituperabile nome, "a prescindere" si mette a snocciolare "avvisi di garanzia" a raffica. Lo ho già detto e lo ripeto. Nel nostro paese ricevere un avviso di garanzia non vuol dire essere messo nelle condizioni di difendersi, ma nell'immaginario mediatico vuol dire essere colpevole. E chi se ne frega se un "avvisato" viene poi prosciolto o assolto!
Berlusconi, è opportuna questa riflessione, ammesso sia il più accusato di tutti i tempi, dando per scontato che si può permettere un ottimo collegio di avvocati, è altrettanto vero che molti, moltissimi dei processi intentati a suo carico (la stragrande maggioranza) si sono risolti con un nulla di fatto. Sono ovviamente discorsi fatti anche questi. Anche questi fritti e rifritti con un retrogusto di stantio. Eppure intorno alla figura del Presidente del Consiglio deve rimanere un alone di equivocità che è destinato a penetrare nell'immaginario collettivo al punto da creare l'associazione di idee ed il riflesso condizionato "Berlusconi = il male".
Questo "coro compagnardo" ha la caratteristica di essere assolutamente autoreferenziale ed ogni suo singolo componente sa bene che sinché potrà esibire programmi, battute, interventi sul filo dell'antiberlusconismo otterrà un lasciapassare, una sorta di salvacondotto che gli permetterà di lavorare e di risolvere il problema del pane quotidiano. Facci caso, caro lettore; per questi coristi non è neppure necessario rinnovare il repertorio, cercare nuove battute ed aguzzare il proprio ingegno: lo spettacolo esibito è sempre lo stesso ed ha lo stesso sapore. Sarebbe opportuno che qualcuno iniziasse a rifiutare pelosi inviti a cantare in questo coro; inviti atti soltanto a fornire un improbabile alibi di imparzialità: per favore, costringiamo i coristi a cantarsela da soli.
Maurizio Navarra
Il punto
La Redazione - 3 ottobre 2010
Il Governo ha ottenuto la fiducia dai due rami del Parlamento. Si dovrebbe andare avanti con la legislatura, dunque. Eppure, è sotto gli occhi di noi tutti, la nostra classe politica non riesce a fare chiarezza. I fatti. Il PdL esce fratturato da un'estate vissuta al cardiopalma: Berlusconi è stato messo in discussione come leader che legifera più "pro domo sua" che per l'interesse di tutti, su Fini incombe una non ancora chiarita vicenda immobiliare (che lo mette in discussione sul piano personale) che di fatto fa fumo di sbarramento che impedisce di vedere chiaro sulle motivazioni che sono state all'origine della sua iniziativa, Bossi appare ossessionato dal concetto di una presunta supremazia "padana" che lo porta spesso ad uscire - a volte in modo estemporaneo - fuori dal giusto seminato. L'opposizione, come da copione, si è giustamente infilata a tutta forza in questa falla, ha ripreso non poco fiato anche se è anche lei con il fiato grosso per l'obbligo di rincorrere Di Pietro sul piano delle protesta plateale e sulla nota, aggressiva verbosità della sua polemica. Soltanto Casini sembra aver coerentemente mantenuto un atteggiamento pacato.
In questo frangente già del suo molto confuso, è balzato agli onori della cronaca il fallito attentato al giornalista Belpietro che ha dato modo a tutti di agitare lo spettro di una rinascita del terrorismo. Forse non è il caso di rispolverare questo spettro sanguinoso. E' tuttavia possibile e percorribile l'ipotesi che l'acuirsi degli scontri, dei toni della polemica, di taluni atteggiamenti secondo i quali l'avversario è rappresentato come il male assoluto, da abbattere per salvare il salvabile può influenzare qualche mente debole ed orientarla a compiere un gesto "eroico" contro il "tiranno" o contro i suoi scherani. Fin troppo facile collegare questo gesto a quello di Tartaglia che gettò contro il Premier un modellino del Duomo di Milano, ferendolo al volto. Su questo punto solamente un dato obiettivo. I nostri politici, tutti, hanno profittato per alzare ancor di più i toni dello scontro anziché discutere il fatto in modo pacato.
L'impressione che si ha da quanto accade e da quanto tracima dagli "ambienti del potere" è che il nostro Paese stia "navigando a vista", in un momento in cui la situazione economica contingente obbligherebbe a seguire una linea politica ferma e rigorosa. A complicare ulteriormente tutto ci si mette anche lo stesso Premier - al quale qualcuno della sua sicurezza dovrebbe finalmente far comprendere come ad un uomo della sua posizione non è concesso avere atteggiamenti rilassati, forse neppure nel privato - che rilascia espressioni estemporanee che possono "lasciare il segno". Ebbene è nostro dovere, da "Movimento" di cultura e, ci sia concesso, di élite intellettuale non lasciarsi assorbire da queste tendenze ed offrire, al contrario, un punto di riferimento preciso anche alla politica ed a quanti la praticano per convinta passione. La nostra rotta non ha subito mutamenti e continua ad essere indirizzata sul nostro Premier per poterne giudicare soltanto al termine naturale della legislatura l'operato. La nostra rotta prevede il confronto e la polemica accesa, ma nessuno di noi si sente in diritto di offendere chi non la pensa come noi sino ad affibbiargli epiteti da lite di osteria.
Il Movimento d'opinione nasce nel 1998 da un'idea di Temistocle Sidoti e Roberto Fait come prosecuzione dell'esperienza politica di "Quelli che…nel 94", l'associazione che riunisce i presidenti degli ex Club di Forza Italia.
Il fine comune era quello di costruire insieme a liberi professionisti, imprenditori e funzionari dello stato, un soggetto unitario capace di essere mente critica e luogo di tutela delle libertà personali e collettive: una libera voce in grado di esprimere le speranze e le esigenze di tutti i cittadini. Un movimento, come dice il nome stesso, diretto ad incidere compiutamente sul processo di libera formazione della opinione pubblica, nella consapevolezza che questa costituisce il cardine del funzionamento di ogni democrazia rappresentativa.
Il Movimento d'opinione pur separandosi dall'Associazione di "Quelli che… nel 94" di Roma, oggi diretta da Norberto Soussa, instaurò, fin dall’inizio, una duratura e continuativa collaborazione con essa.
Dal gemellaggio di questa nuova formazione con l'associazione di “Quelli del 94” di Milano - facente capo a Cosimo Soriano - si è dato vita ad una serie di incontri e manifestazioni tra la Capitale e il capoluogo lombardo che hanno portato il Movimento ad assumere una dimensione di gruppo politico nazionale.
L'attuale gruppo dirigente, cosciente che un’organizzazione è da considerarsi tale soltanto se contiene in sé regole certe e definisce obiettivi di lungo periodo, ha deciso di guardare oltre il confine dell'associazionismo pre-politico, per porre le basi, nell'arco del 2011, di un progetto più grande: divenire un soggetto politico capace di coagulare intorno a se consenso elettorale e nuove energie in grado di incidere positivamente nel grande ed urgente bisogno di cambiamenti politico-istituzionali.
L'Associazione “Il Movimento d'opinione” si è costituirà formalmente il 9 maggio del 2005 con atto pubblico a cura dello studio notarile Papi.