Domenica 08 Gennaio 2012 00:05

Soluzione Italia 3

Terza parte - Conclusioni

di Salvatore Giuliano Franco

 

Ma chi oggi ci governa ci starà a sentire? Crediamo di no. Per attuare un piano di risanamento così occorre creatività e genialità: due mezzi dei quali sono sprovvisti i nostri governanti (Red)

E’ nell’interesse di tutti, Popoli e Stati, mettere subito un calmiere alla speculazione, anche se, per ora, solo a quella sui debiti sovrani, ma è anche certo che i benefici derivanti da nuove e più umane regole avrebbero presto una ricaduta positiva su tutto il sistema economico e finanziario.

Non va nemmeno dimenticato, e lo voglio ricordare a chi inorridisce al pensiero di non onorare, alla loro prima scadenza, i titoli di Stato italiani, che la Spagna, nel suo passato, è andata in default per ben 16 volte, e che l’Argentina, unilateralmente, azzerò il suo debito pubblico rifiutandosi di pagare tutti i suoi creditori, ed oggi vanta una crescita a due cifre.

Comunque, riandando all’origine di questa memoria, se il tasso di disoccupazione venisse azzerato dall’operosità di uno Stato tornato ad essere buon imprenditore, magari attraverso il federalismo fiscale e la devoluzione alle Regioni di alcune sue funzioni, i tassi d’interesse sul nostro debito Sovrano, tornando la fiducia nel Sistema Italia, anch’essi tornerebbero ad essere accettabili, scendendo probabilmente persino sotto la soglia del 2%.

Ovviamente le diverse soluzioni proposte prescindono dall’essere l’Italia in o fuori della zona Euro.

E’ invece nel reperimento delle risorse finanziare per attuare i diversi progetti che tale appartenenza risulta determinante.

L’Ente che può reperire ed attivare tali risorse è solo uno Stato arbitro dei propri destini attraverso una Banca Centrale d’Emissione.

O la Banca Centrale dell’Euro, per l’Europa dell’Euro, o la Banca d’Italia, per il solo Sistema Italia.

Va qui assolutamente ricordato che non è deficit spending l’emissione di valori o titoli se vengono rispettate certe condizioni, già enunciate in altro contesto.

  • Se la Banca d’Emissione di uno Stato Sovrano emette titoli di credito, diciamo pure “cambiali”, che vengono attivate solo a fronte di uno scambio di merci da una mano all’altra, poiché la circolazione di beni e quella monetaria si compensano, l’operazione è fattibile e, ogni seria politica valutaria non può non tenerne conto.
  • Se la Banca d’Emissione, e quindi lo Stato, garantisce i pagamenti e riconosce un buon interesse sui titoli e la loro rinnovabilità per “n” volte, non ci sarà la corsa allo sconto, anche perché quei titoli godrebbero di una tripla garanzia, il traente, l’accettante e lo Stato.
  • Tali titoli acquisiscono quasi il carattere di danaro corrente, ma, in più, di danaro fruttifero.
  • Essi non concorrono alla crescita dell’inflazione finché circolazione di beni e di moneta sono perfettamente equivalenti e, rispetto ai titoli a lunga scadenza, sono migliori per la loro liquidità fruttifera.

Come già detto non si tratta certo di un “deficit spending”, che è sempre la prima causa d’inflazione e di crescita abnorme del debito pubblico, ma di una possibile politica di autofinanziamento, da parte di uno Stato Sovrano.

Nell’Economia è noto il principio che recita come la creazione di debito per la fornitura di soli beni materiali è una forma possibile di deficit spending proprio perché tale non è e, ripeto, non è generatore d’inflazione.

Ora i termini del problema sono stati tutti sufficientemente chiariti.

Non ci si deve eccessivamente preoccupare per il Debito Sovrano dell’Italia perché, in un modo o nell’altro, esso può essere contenuto, così come la speculazione internazionale, insufflata o meno proprio dalle Agenzie di Rating.

La Merkel va contrastata con le sue stesse armi, a muso duro e non Montianamente, che, nel suo ultimo messaggio, nulla dice agli italiani e slinguazza i tedeschi.

La recessione va combattuta con il lavoro di tutti e per tutti.

Se l’Europa della zona Euro non ha la capacità e la forza di rendersi indipendente da tutti gli Stati che la compongono e dall’asse franco-tedesco, dando vita a una Banca Centrale d’Emissione, ebbene, è meglio allora staccarsi, finché siamo in tempo, da chi cura solo gli interessi di pochi e pensare al nostro orticello, che in troppi attaccano proprio perché molto lo temono.

Rendiamo chiare le nostre intenzioni a tutti, ma questo lo può fare solo la Politica e non un Governo Tecnico.

I tempi sono maturi per una scelta epocale, che non vuole assolutamente significare l’uscita dall’Europa, ma solo la presentazione a Bruxelles di un aut-aut chiaro e chiarificatore, che molto si discosta dalla misura e dalla curvatura delle zucchine!

 

Roma, 29 dicembre 2011                                             salvatore giuliano franco

Pubblicato in Sviluppo Economico

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