In una news della Regione Lazio dei giorni scorsi, l’Ass. Cangemi, nel “…prendere atto che attualmente quasi nulla è stato fatto per l'attuazione della Legge regionale n. 1 del 2005 e che quasi sempre gli organi di Polizia Locale lavorano lontani gli uni dagli altri, con mezzi diversi, gravitando in orbite differenti pur con le stesse funzioni. ….” e che vi è la necessità di “ … di programmare forme di collaborazione e coordinamento tra i Corpi e i servizi di Polizia Locale anche predisponendo idonei servizi informativi unificati su base regionale. …”.
Leggendo questa notizia mi è tornata alla mente e la ripropongo, l’idea, da me fortemente condivisa, lanciata anni addietro dal Prof. Caligiuri, Direttore del Master di II livello in Intelligence all’Università della Calabria “Costituire servizi di informazione e sicurezza anche a livello regionale…Il processo di devolution proposto dal Governo prevede la costituzione della polizia regionale. In tale ambito, si potrebbero anche costituire delle ministrutture di intelligence regionali, coordinate e sotto la giurisdizione < all’epoca della dichiarazione> del Sisde. Le regioni avranno sempre maggiori funzioni e la sicurezza e' una delle premesse indispensabili per lo sviluppo.”
Da quando fu lanciata questa idea, elaborata e approfondita anche da Giovanni Nacci nel numero 36 anno 4 Luglio/Agosto 2003 di Analisi Difesa, ancora non era uscita la legge n. 124/2007 di riforma dei Servizi di Sicurezza, ma penso che l’idea sia ancora valida.
Le agenzie regionali per l'intelligence dovrebbero poter effettuare (o concorrere ad effettuare) qualsiasi tipologia di intelligence, da quella economica a quella per la sicurezza, fermo restando il vincolo del trattamento delle sole fonti aperte. Una delle principali funzioni operative che queste strutture dovranno essere in grado di attivare è quella relativa alla identificazione dei fornitori di OSINT sul territorio, alla loro valutazione ed alla creazione (e mantenimento) di un database dei soggetti più idonei (più utili) alla fornitura di informazioni aperte (centri di ricerca e studio, Università, Enti e amministrazioni locali/territoriali, imprese, ecc.).
La fase più delicata e critica di tutto il processo OSINT è la distribuzione, in quanto veicola il risultato ultimo di tutta la funzione di intelligence, dal sistema di produzione/scoperta al sistema decisorio (ossia chi sulla base di quelle risultanze dovrà prendere decisioni nel miglior modo possibile).
Appare chiaro come un modello tanto articolato e complesso, non possa prescindere da una diffusa e attenta opera di ascolto e confronto di tutti i soggetti che vi interagiranno. Sulla validità o meno di questa idea vorrei aprire un confronto con tutti coloro che vorranno partecipare.
Roma, 21 settembre 2010
Dott. Angelo Mancini
Esperto in sistemi di prevenzione del Crimine
Politica e cannoni
Cerchiamo di capirci subito. Lo Stato di Israele, una sostanzialmente piccola enclave europea in terra araba, di fatto circondata da vicini di casa che non gli vogliono molto bene, minacciata di distruzione da stati sovrani dell'area che, quanto meno a parole stanno fabbricando ordigni nucleari, non può risultare antipatico a noi europei. Tutti noi sappiamo, è storia recente, come lo Stato di Israele si è costituito e tutti sappiamo con quale tenacia ha dovuto difendere i propri cittadini da un terrorismo indiscriminato.
L'intelligence israeliana! Se si dovesse fare un sondaggio di opinione (ce lo possiamo comodamente risparmiare) i "Servizi" sotto la stella di Davide otterrebbero sicuramente il primato per efficacie ed efficienza nei confronti di tutti i servizi del mondo.
Eppure. Tutta l'operazione preparata dall'intelligence e svolta dalle truppe speciali di Israele al largo di Gaza appare (è stata fatta apparire?) agli occhi di un profano come una ingiustificabile vaccata. Tutto questo a meno che il Governo di Netanyahu non ci nasconda qualcosa di veramente grosso, al punto che ha consigliato di fare questa azione ad elevatissimo rischio al largo, senza avere occhi indiscreti vicini al momento dell'arrembaggio al convoglio.
Riflettiamo. Pochi uomini, anche se ben armati ed addestrati, contro molti, troppi. Che ci potessero scappare morti, e da entrambe le parti, era certamente in preventivo. Teniamo conto che Israele non ama rischiare la vita dei propri soldati. Non lo ha mai fatto per una questione di principio: al punto che i loro ingegneri hanno praticamente rovesciato la costruzione del carro armato ponendo il motore davanti, a maggiore difesa dei carristi. Il gioco, se questa ipotesi fosse giusta, doveva veramente valere la candela.
Su una cosa possiamo essere certi: l'attività intelligence, in Israele è protetta e ben tutelata e non si potrebbe mai trovare un giudice disposto ad "aprire un fascicolo" su un'attività che vede coinvolta la sicurezza dello Stato. Posata la polvere mediatica che seppellisce in fretta tutto e tutti, di questo fatto non rimarrà traccia ... ovvero questo fatto sarà, magari, insegnato come materia di studio al personale che dovrà entrare in uno dei "Servizi" di Israele.
Intercettare il convoglio sospetto in acque territoriali, scortarlo in sicurezza in un porto, li ispezionare a fondo i carichi, li arrestare passeggeri ed equipaggi, li sequestrare le navi ... sarebbe stato semplicemente un gioco da ragazzi!
E così la soglia di allarme per la sicurezza antiterrorismo è destinata a salire e sarà pagato un prezzo in Israele ed altrove. Noi cerchiamo di metterci subito al sicuro ... se è vera la notizia diffusa su tutte le fonti di informazione giornalistica che una nostra importante catena di distribuzione alimentare ha (da prima che questa faccenda accadesse) deciso di rifiutare i prodotti provenienti da Israele.
Maurizio Navarra