Giovedì 19 Maggio 2011 22:27

USA: i repubblicani rallentano

di Domenico Maceri

Sempre di più la polemica politica USA è concentrata sui problemi di ordine interno. Red.

  “Questo presidente ha criticato aspramente il nostro disegno di legge e la nostra proposta sul Medicare”. Parla Eric Cantor, capogruppo repubblicano alla Camera, mentre spiegava ai giornalisti  il rallentamento del suo partito sulla privatizzazione del Medicare, il sistema di sanità degli anziani.
La privatizzazione del Medicare era stata proposta dall’ex presidente George Bush ma un passo in quella direzione è avvenuto recentemente alla Camera, controllata dai repubblicani. Paul Ryan, il presidente della Commissione al Bilancio, è l’architetto del disegno di legge che privatizzerebbe il Medicare, approvato dalla Camera recentemente solo con voti del suo partito.
Il fatto che Cantor abbia cominciato a suggerire dubbi vuol dire che con ogni probabilità non andrà in porto.  Ciononostante altri leader repubblicani hanno chiarito che il disegno di legge della Camera continuerà anche se sanno che la maggioranza democratica al Senato non lo approverà e ovviamente Obama imporrebbe il suo veto.
La privatizzazione del Medicare fa parte del piano di Ryan per ridurre il deficit federale. Come era da aspettarsi anche un lieve suggerimento di ritirata ha creato gli urli del gruppo dei Tea Party, l’estrema destra del Partito Repubblicano.
Il reverendo William Temple, chairman del gruppo Padri Fondatori del Tea Party, ha già accusato John Boehner, leader della Camera, di essere un RINO, Repubblican in name only (repubblicano solo di nome). Non che Boehner abbia già abbandonato il piano di privatizzazione del Medicare ma la sola possibilità ha causato le accuse dei Tea Party.
La privatizzazione del Medicare combinata ai tagli stratosferici al Medicaid, l’assicurazione per i poveri, fa parte della soluzione di affrontare il deficit che secondo i repubblicani è insostenibile.
È ironico che la più grande responsabilità per  la creazione del deficit siano esattamente i repubblicani. Quando George Bush entrò alla Casa Bianca ricevette un bilancio con surplus dalle mani di Bill Clinton. Dopo otto anni di Bush il deficit è andato alle stelle. Come spiega molto bene Paul Krugman, vincitore del premio Nobel per l’economia, in un recente articolo nel New York Times, vi sono tre ragioni principali per il deficit. A cominciare dalla riduzione delle tasse di Bush che in grande misura hanno beneficiato i benestanti. Seguono le due guerre in Iraq ed Afganistan volute da Bush con approvazione anche dei democratici. Completa il quadro la crisi economica a Wall Street  del 2008 causata dalla speculazione sfrenata, resa possibile dalla mancanza di controlli governativi al sistema finanziario.
Il deficit preoccupa dunque i repubblicani solo  quando loro vogliono implementare la loro ideologia. Si tratta  essenzialmente di riduzioni ai programmi governativi e  di consegnare più soldi al business delle corporation.
Con il fatto del Medicare hanno esagerato perché nonostante alcune imperfezioni il programma è molto popolare con gli americani. Parecchi recenti sondaggi hanno rivelato che una forte maggioranza dei cittadini statunitensi è contrario alla privatizzazione. La maggioranza crede anche che sarebbe più utile l’aumento delle tasse ai benestanti per mantenere il Medicare.
I repubblicani hanno dunque capito che la loro scusa del deficit non servirà a consegnare gli anziani alle mani delle assicurazioni private, le stesse mani che hanno il monopolio con l’assicurazione degli altri americani che non usufruiscono del Medicaid o Medicare, i due sistemi governativi sulla sanità.
Boehner e la sua leadership dunque andranno piano  e cercheranno di imporre tagli altrove. Useranno come ostaggio l’approvazione all’aumento del tetto al debito pubblico per ottenere tagli alle spese. Con ogni probabilità non si arriverà al default che creerebbe il caos alle borse non solo americane ma anche quelle globali.
Si aumenterà il tetto al debito pubblico creando dunque dei tagli automatici se alcuni obiettivi non saranno raggiunti. Gli anziani però potranno dormire tranquilli perché i repubblicani sanno bene che questo gruppo vota attivamente. Come ha detto il senatore democratico Charles Schumer dello Stato di New York, i repubblicani si sono resi conto “che il loro piano di privatizzare il Medicare sarebbe un disastro politico” alle prossime elezioni

Domenico Maceri

Pubblicato in Esteri
Mercoledì 03 Novembre 2010 14:27

Si ritorna a nuove elezioni ?

di Laura Valvo

 

Questa è la domanda. Ce ne possiamo porre  un’altra: cosa si sta facendo dell’ultimo risultato elettorale?

I notiziari ci informano sulle responsabilità, ora di uno, ora di un altro, della condizione politica del Paese, ma l’impressione che se ne riceve è principalmente quella di una “lotta” fra le parti, che vorrebbe coinvolgere i cittadini in nome di una decantata Democrazia.

Quale Democrazia è attuata nel nostro Paese?

Ci illudiamo di vivere in un Paese “libero”, poiché la Libertà è condizionata dalla Politica, in quanto questa, si rapporta a tutta la vita sociale con la sua ingerenza nell’Economia e nella Cultura (Famiglia, Scuola), mentre, di fatto, la sua funzione dovrebbe essere esclusivamente politico-giuridica, in quanto per definizione, la Politica è la scienza di governare uno Stato, atto alla direzione della vita pubblica, e quindi come Stato di Diritto.

Se si tenesse conto che la vita sociale dell’uomo si può suddividere in tre raggruppamenti corrispondenti ai suoi tre naturali campi di azione: la Cultura, l’Economia, la Giustizia, intendendosi autonomamente gestiti, la Politica riguarderebbe  lo Stato Giuridico.

I Partiti dispiegano tutte le energie nel comunicare ai cittadini il loro sistema migliore per il risanamento del Paese.

Si discute tanto sul problema del sistema elettorale. Preferenze, bipolarismo…

Ma di cosa si sta parlando?

Di Partiti, di parti che si confrontano (scontrano), dove i cittadini parteggiano per l’uno o per l’altro basandosi su convincimenti ideologici a cui non corrisponde un pensiero libero.

Da ogni parte si inneggia al cambiamento, ma se non si cambia il modo di intendere la società, ogni proponimento risulterà vano perché si scontrerà con le reali esigenze dell’uomo. Se sempre continuiamo a correre secondo le condizioni esterne, siamo liberi per quelle, ma non per noi. (Definizione di Libertà).

di Laura Valvo

Pubblicato in Affari Interni
Venerdì 12 Novembre 2010 00:24

Non ci posso credere

di Maurizio Navarra

Aldo Baglio. Come chi è Aldo Baglio! Ma è quello del trio Aldo Giovanni e Giacomo, l'inventore del famoso "Non ci posso creeeeedere"! Caro lettore, e come sarebbe a dire che Aldo entra in questa contingenza della politica come i cavoli a merenda! Ma dico, hai visto la trasmissione televisiva "Vieni via di qui"? Ancora non hai capito? Amico mio, allora devi proprio essere un caso disperato. Svegliati, per Giove tonante! Questa sera la sinistra ha finalmente sciorinato davanti a tutti il proprio manifesto elettorale: siamo quindi in piena campagna elettorale, piaccia o no. Obiettivamente un bel manifesto, realizzato a colori vivi, convincente, costruito con sapiente abilità dal team della trasmissione che è stato capace di ficcarci dentro, sullo sfondo un po' di maniera di Fazio, spesso confinato a giocare il ruolo da faccia di circostanza di chi, presente ad un funerale, è costretto a correre appresso al pianto senza tuttavia percepire appieno la tragicità del dolore, veramente grossi calibri come Saviano, Benigni ed Abbado. Vendola non sono riuscito a vederlo, ma avrà fatto anche lui la sua parte. All'ordine di fare fuoco sono quindi partite salve di artiglieria pesante che si sono abbattute, dirompenti, sul campo avversario che è sembrato inerme.

E dire che chi ha la responsabilità della RAI, forse avendo intuito tutto aveva provato a mettere su un argine e parare il colpo! Fantastico! Tutta la polemica dei tanti quattrini spesi, dei compensi stratosferici ... è stata sbaragliata, a pensarci bene, con una sola cannonata ben centrata! Benigni, vero genio della risata, si dovrà essere divertito come non mai e, anche se toscano, avrà imitato la sicilianità di Aldo con un poderoso "Non ci posso credere!". Roba da inno del corpo sciolto, avrà pensato! E poi anche la fortuna ha facilitato il compito: doveva crollare proprio ora un importante pezzo di Pompei per dimostrare che questo Governo trascura la cultura! Saviano, schierato a tutto campo nel ruolo di vate ispiratore, ha messo tutto il suo indiscutibile peso. Parlare male di lui non si può; sarebbe come parlare male di Garibaldi! Forse, dico forse, avrebbe dovuto concedere gli onori delle armi a Maroni che per la verità ha mostrato di contrastare la criminalità organizzata con una certa efficacia ... magari solo per riconoscere il lavoro delle Forze dell'Ordine, ma non avrà avuto il tempo. Splendida l'idea del tricolore, del richiamo alla Giovane Italia ed al suo giuramento.

Tutto questo non fa una grinza. Un lavoro ben fatto. Da autentici professionisti non solo del mondo della cultura e dello spettacolo, ma anche della comunicazione.

E dall'altra parte cosa si fa? Viene da cedere allo scoramento! Si mette su una trasmissione di eguale peso ed altrettanto forte? A pensarci bene il nostro Berlusconi, l'uomo delle televisioni, dei giornali, della comunicazione non ha uno schieramento di questo peso, forse perchè questo schieramento la destra non lo ha mai pensato, costruito, voluto. Allora non si fa nulla. E quel poco che si fa appare inadeguato. Vecchi schemi rispolverati, vecchi tromboni oramai crepati che suonano marce improponibili. Ci manca soltanto che si comincino ad organizzare cene dopolavoristiche condite al fervorino del pagante di turno, comprese di distribuzione di inutili volantini insieme a stereotipati sorrisi e strette di mano in stile finto/vigoroso. E' passata da poco la festa del 4 novembre ... ricordate il messaggio del Generale Diaz sulle forze nemiche che si ritiravano disordinatamente. Bene queste forze, cari impacciati golem pesanti come il piombo, si sono riorganizzate ed hanno una gran voglia di menare le mani!

 

Maurizio Navarra  9 novembre 2010

Pubblicato in Affari Interni

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