L’Onorevole Stefano Zappalà, assessore regionale al turismo e marketing del “Made in Lazio”, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera comparsa sul supplemento Roma del 31.10.2010, ha tracciato il piano d’azione che
caratterizzerà il suo mandato. Un'intervista che ha quasi il valore di un appello; sarebbe estramamente negativo che questo appello, cadendo in periodo estivo, potesse passare inosservato.
C’è infatti autentica sostanza nei contenuti dell’intervista che evidenzia punti di proposta realmente interessanti. Il Lazio dovrebbe, secondo Zappalà, mettersi dunque finalmente nelle condizioni di giocare al meglio, e sull'intero scenario di riferimento internazionale, possibilità e potenzialità turistiche e culturali che appare adeguato qualificare con gli attributi “irripetibili non computabili”.
La prima proposta si incardina nella cultura. Una laurea triennale in “Turismo” potrebbe creare una importante sponda culturale di raccordo con gli atenei presenti nella Regione nel momento in cui, accettando la proposta di Zappalà, questi mettessero a punto un corso di studi che preveda la formazione di operatori di settore preparati e specializzati, in possesso delle competenze di settore necessarie per affrontare e sostenere la agguerrita concorrenza mondiale nell’importante industria del turismo.
La situazione attuale, infatti, non appare ancora completamente adeguata: Roma, una delle città al mondo più ricche di Storia, di Arte, di cultura nonché centro mondiale della cristianità è classificata soltanto quinta tra le mete turistiche preferite. C’è da chiedersi, e con urgenza, il perché di questa inadeguatezza
anche in considerazione del fatto che, oltre ciò che offre Roma, l’intera regione comprende mete turistiche e culturali di tutto rispetto, obiettivamente difficili da trovare in altre parti del mondo sotto il punto di vista dell’importanza e della concentrazione sul territorio.
Un “Convention boureau” dovrebbe, anche questa è una esigenza individuata come primaria da Zappalà, garantire che tutte le iniziative di settore possano trovare adeguata cassa di risonanza per essere conosciute ed apprezzate in tutto il mondo.
Ovviamente non è tutto qui. C’è veramente molto da fare. Per quanto rigiarda il "Made in Lazio" il settore primario, ad esempio, offre nella Regione punte di eccellenza che attendono soltanto di essere valorizzate appieno. Si evita di citare nel dettaglio i settori di interesse per non correre il rischio di dimenticare qualcosa. E’ sufficiente asserire che il settore agroalimentare della Regione Lazio sicuramente offre produzioni di eccellenza, che meriterebbero una più capillare diffusione pubblicitaria in Italia e nel mondo.