L'Europa, con una sentenza della Corte di Giustizia, ci mette all'indice. Cosa farà il Governo? Quali saranno le reazioni della magistratura per una sentenza che ci pone sotto accusa? (Red)
di Vincenzo Ribet
Da quando la carrettata di processi contro Berlusconi non va più contro il Capo del Governo ma contro un privato cittadino, lentamente i riflettori puntati sulla Giustizia si stanno spegnendo.
Ed è giusto che sia così; tuttavia non è detto che prima o poi la questione Giustizia non riemerga prepotentemente, per due ordini di motivi: il primo ipotizzato ed il secondo assai reale.
Il motivo ipotizzato (e qui non possiamo non ricordare Andreotti che diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca) è che Monti ed il Ministro della Giustizia siano intercettati da almeno tre Procure della Repubblica da quando hanno giurato al Quirinale. Ma anche se così non fosse -e presumiamo che così non sia- prima o poi la questione potrebbe comunque emergere, proprio in relazione al secondo motivo che dicevamo, che è questo: la decisione della Corte di Giustizia UE, C. 379-10, del 24 Novembre 2011, la quale ha ritenuto che la normativa italiana sulla responsabilità civile dei magistrati non sia conforme al diritto dell’Unione.
La massima della Corte così recita: “È contraria al diritto dell’Unione la legge italiana sulla responsabilità civile dei magistrati per i danni arrecati ai singoli a seguito di violazione del diritto medesimo. L’esclusione ovvero la limitazione della responsabilità dello Stato ai casi di dolo o di colpa grave è contraria al principio generale di responsabilità degli Stati membri per violazione del diritto dell’Unione da parte di un organo giurisdizionale di ultimo grado”.
Insomma: la legge italiana limita la responsabilità a “dolo e colpa grave” lasciando fuori dalle sanzioni di legge tutti i casi di ignavia, impreparazione, lassismo, inadeguatezza, lentezza, incapacità e quant’altro che può avere un Giudice nell’esercizio delle sue funzioni.
A fronte di ciò la Corte obietta che questa legge è contraria “al principio generale di responsabilità degli Stati membri”. In altri termini la Corte di Giustizia, ha stabilito che la legge italiana sul risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e sulla responsabilità civile dei magistrati (Legge 13 aprile 1988, n. 117) è incompatibile con la giurisprudenza della Corte di giustizia relativa alla responsabilità degli Stati membri.
Intendiamoci: quale che sia l’effetto di q uesta Sentenza, in ogni caso non sarà il singolo magistrato a pagare, ma sempre e comunque lo Stato per lui. Si spera tuttavia che amministrativamente lo Stato medesimo prenda seri provvedimenti con i magistrati che sbagliano, sono inetti, fannulloni ecc ecc.
Al momento attuale, non sappiamo quali scenari possa aprire questa Sentenza, certo è che essa potrebbe comportare mutamenti assai importanti nel rapporto cittadino / giustizia, Ed anche nel rapporto Stato / Giudice (o Pubblico Ministero che sono due figure diverse).
In definitiva il nuovo Governo è tenuto ad attivarsi: potrebbe avere in agenda la separazione della carriere, rivedere la responsabilità dei Giudici, ripensare all’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale (sulla quale abbiamo diffusamente scritto).
Qualche timido accenno del Governo in tal senso c’è stato; adesso il problema è: la magistratura accetterà i provvedimenti che verranno emessi, o qualcuno penserà di sommergere Monti ed il Governo di intercettazioni ed avvisi di garanzia?
Vincenzo Ribet
Dicembre 2011