Di Titta Sgromo
Fede. Se perdiamo anche la Fede siamo proprio agli ultimi. Ma possiamo ancora fare qualcosa? Certamente. Facciamo circolare le nostre idee mettendole a confronto con quelle degli altri. Ma gli altri ci ascolteranno? Ma gli altri capiranno? Siamo davvero “una voce che parla nel deserto”? Può darsi. Allora urleremo, con tutta la voce che abbiamo. (Red)
La Perseveranza di Temistocle Sidoti merita davvero un premio e non scherzo. La sua fede nel PDL è davvero stoica al punto tale da convincere scettici come me e Venceslai a partecipare ad un convegno splendido per l’idea e per il Titolo, ”L’economia tra Mister Haid e Mister Jechil” sponsorizzato dal Partito al tramonto ma con la speranza di crearne uno nuovo all’esito di un congresso i cui contorni e programmi non sono ancora definiti. L’affetto per l’amico e la perseveranza nell’idea hanno comunque un limite, invalicabile, nel tempo e nell’umore della Gente. Il tempo è ormai scaduto posto che il Prof. Monti, autorizzato dal Monarca Napolitano, consenziente Berlusconi, non ha alcuna intenzione di farsi da parte dopo aver con la politica del solo rigore distrutto l’economia del Paese provocando ,nonostante La genialità dei suoi abitanti, il fallimento di tanti imprenditori e la disperazione della gente comune. Ciò nonostante il Cavaliere, accompagnato dal Cerimoniere Letta e dal chierichetto Alfano, nonostante il parere contrario di alcuni esponenti del Partito che sono consapevoli del disagio delle persone un tempo molto vicine all’uomo che piaceva, quello del Predellino, si recherà da Monti per chiedere ciò che Monti non potrà mai concedere, pena il mancato appoggio del PD all’esecutivo. L’umore della Gente è pessimo ragione per la quale sconsiglierei di pubblicizzare personaggi, ormai squalificati e divenuti impresentabili. Se a ciò aggiungiamo che tra qualche mese si presenteranno nelle case degli ITALIANI PER BENE E CHE LAVORANO gli Ufficiali Giudiziari per notificare Ingiunzioni di pagamento di somme per sorte ed interessi sanzionatori per non essere stati i malcapitati in grado di pagare balzelli ingiusti, il quadro è completo e penso che la parola “Partito” non possa essere più pronunciata. E pensare che il PDL con il consenso Bulgaro ricevuto tre anni fa, insieme al bagaglio di intelligenza e genialità del Popolo Italiano avrebbe potuto dettare le regole all’Europa, e non viceversa. Era sufficiente , pur in presenza di un debito pubblico accumulato negli anni da chi pensava di comprare il consenso della Gente aumentando la spesa, adottare le politiche liberiste suggerite da un ex Ministro, Martino, ormai messo da parte, che prevedessero sviluppo e crescita in presenza di una pressione fiscale sopportabile, ma onorata da tutti i cittadini. Viceversa le regole dettate dall’Europa, guidata dai Burocrati della Commissione Europea, senza che il Parlamento eletto direttamente dai cittadini, possa in qualche modo intervenire per imporre la volontà popolare, tolgono ai singoli Paesi l’esercizio della Sovranità nazionale, facendoli precipitare nel baratro economico e finanziario, e ciò nell’interesse degli Stati Egemoni, quali la Germania , la Francia e l’Inghilterra, quest’ultima, con il privilegio di aver conservato la propria moneta, la sterlina. Che Europa unita è mai questa, caro Temistocle e quale PDL vuoi, quello che sognavi o quello che è morto e sepolto? Pensaci!
TITTA SGROMO
di Stelio W. Venceslai
Una analisi lucida, da leggere con attenzione e meditare. (Red)
Spente le luminarie delle elezioni amministrative, tutti se ne tornano a casa, un po’ vergognosi, con le bandiere e gli striscioni avvoltolati, e passano lungo i muri dove ondeggiano i lembi d’inutili manifesti. La festa è finita. Dovevano farla, le scadenze erano lì, inevitabili, ma nessuno davvero le avrebbe volute queste elezioni, perché avvertivano che sarebbe stata una disfatta. E così è avvenuto. Per tutti.
Nessuno ha il coraggio di cantar vittoria, tranne il Bersani. Brav’uomo, ma ha solo perso meno degli altri. Intendiamoci, anche questo è stupefacente, per un partito dilaniato dal nulla pneumatico della proposta, perennemente insidiato dagli integralismi a sinistra e dalle democristianerie a destra, senza idee e senza uomini nuovi. Un partito ultraconservatore (ma che si dichiara progressista), alleato di Berlusconi nel sostenere un Governo tecnico che faccia il lavoro sporco che la sinistra non ha il coraggio di fare.
Che ancora abbia consensi, anche se in calo, è davvero stupefacente. Evidente-mente, l’imbonimento marxista è duro a morire. Hanno la fede, ma non la ragione. Può al-zare la soglia del ricatto a Monti perché ha perduto di meno degli altri? Mi sembra difficile, checché ne dica il Bersani. E’ un fantoccio dai piedi di argilla che respira fuoco solo se ha il sostegno della CGIL.
Il PDL piange lacrime amare. Aveva il consenso maggioritario nel Paese e l’ha per-duto, aveva il potere di governare, e ci ha rinunciato, aveva un leader carismatico, specie fra le lenzuola, e ne ha fatto a meno, aveva fatto il grande passo con la Destra per fare uno tsunami ed è finita con un brodino. Come poteva reggere? Il grande equivoco dell’incapacità appare in tutta la sua maestosa e tronfia inutilità.
Il povero Alfano, marionettando qua e là, aveva promesso dopo le elezioni la più grande sorpresa politica degli ultimi anni. Ce l’ha fatta! Complimenti! La sorpresa l’ha avuta e l’ha offerta. Il grande equivoco della cosiddetta destra moderna è finito: spezzoni di DC e di AN, transfughi della società civile, un’armata raccogliticcia di nuove e vecchie teste. Per fare che? L’abbiamo visti all’opera. Tronfi e ridenti, seduti su nulla. Con la maggioranza avuta potevano cambiare l’Italia in due anni. Peggio di prima, peggio degli altri. Governare non è una cosa semplice. Hanno fallito.
Il cosiddetto Terzo Polo, espresso dalla triade Casini, Fini e Rutelli, reduci da av-venture finanziarie sciagurate, ha fatto flop. Ma non poteva essere diversamente. Casini, il principe dell’ovvio, Fini, il granduca del sussiego, e quel poveretto di Rutelli, se almeno un giorno nella loro vita avessero lavorato e non fatto sempre politica, si sarebbero resi conto dell’immenso divario che c’è tra loro ed il Paese. Altro che seppelliti sotto le macerie! Un vero disastro. Non hanno mai contato nulla e conteranno sempre di meno.
La Lega, invece, vive. Poco e male, in ritirata quasi dovunque, con la perdita di al-cuni suoi preziosi capisaldi. C’è la cocciutaggine valligiana che la tiene in piedi. Certo, la laurea albanese del figlio di Bossi, le sfuriate della Mauro, i lingotti d’oro ed i diamanti, gli investimenti fasulli, hanno dato un colpo mortale alle loro coscienze. Ma anche loro hanno fede, non la testa. Sono i comunisti alpini. Vogliono la secessione e il federalismo, parole magiche, ad onta delle truffe. Hanno perduto, nonostante la rabbiosa reazione di onestà del Maroni. E’ solo un’onda di riflusso. Se a giugno rieleggeranno il sempre del tutto ignaro Bossi come Presidente, alle prossime elezioni politiche, conteranno come il due di coppe.
Poi c’è il vero vincitore: Grillo. Che un guitto, con tutto il rispetto per la sua antica professione, sia il Lelouche italiano, è solo la riprova di quanto gli Italiani siano stufi e ca-duti in basso. Hanno vinto e stravinto. Altro che boom! Ma davvero occorrerà fare i conti con loro? Certo, forse, sul piano localistico, ne sapranno molto di più degli altri sull’acquedotto o sulle fogne, sul giardinetto o sulla scuola materna. Ma ve l’immaginate un Grillo, con il suo bel maglione, che va a Washington a parlare con Obama o che nego-zia con la Merkel? La protesta cavalca la rivolta, ma senza una politica nazionale finisce a terra. Anche l’Uomo Qualunque decollò spazzando tanti sussiegosi politici del tempo, ma finì rapidamente nel nulla.
C’è, invece, un partito silenzioso che cresce, di cui nessuno vuole parlare, quello degli astenuti e delle schede bianche. Non ha voce, non ha assessori, non ha giornali. Ma cresce. E’ come un’onda che prima o poi sommergerà il sistema. Questo è il vero boom del momento, e crescerà ancora.
Giustamente, Monti dice che il suo governo tecnico non nulla a che fare con il risultato delle amministrative. Il suo governo si regge su di un ricatto reciproco. Fra gentiluomini, il ricatto è la cosa più conveniente perché è equilibrata. Se gli ritirano la fiducia, crolla il governo, ma se gli danno la fiducia, crollano i partiti. E’ il trionfo dell’immobilismo feroce sul reddito fisso. Ha anche ragione quando dice che la colpa dei suicidi non è la sua ma di chi per decenni ha accuratamente preparato e condotto la crisi fino al collasso. Inutile stracciarsi le vesti. Non è certo stato lui. Ma gli ha dato la botta finale.
La Grecia è all’angolo, con tutte le sue contorsioni politico–sentimentali. Vogliono uscire dall’Euro e dall’Europa. Forse lo faranno, ma vanno al suicidio di massa. Invece di piangere sui loro errori e sugli effetti perversi dell’Euro, dovrebbero chiedere una politica monetaria comune, come dovrebbe farlo l’Italia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda, l’Ungheria, i Paesi baltici. Con che cosa vorrebbero sostituire l’Euro? Con la Dracma? Con quali riserve? Sul loro debito pubblico? Li strangolerebbero in meno di tre giorni. Manca una politica comune dei Paesi a rischio di default. I debitori non lo sanno, ma i creditori campano sulla debolezza dei debitori. Se i debitori non pagano, crollano anche i creditori. E allora? Vogliamo morire tutti o trovare una soluzione comune?
Stelio Venceslai
Roma, li 9 maggio 2012.
di Salvatore Giuliano Franco
Un interessante reportage. Una testimonianza incisiva. (Red)
Il convegno che la Fondazione Magna Carta ha voluto indire il 19 u.s., nel teatro Rossini del palazzo Santa Chiara, è davvero stato molto interessante, almeno fino al momento in cui l’ho abbandonato, per sopraggiunta nausea.
Intendiamoci! fino a quel momento tutto era stato davvero coinvolgente e di alto valore.
Avevano parlato, presentati ottimamente da Giancarlo Loquenzi, i relatori Eugenia Roccella, Maurizio Sacconi e il Presidente Gaetano Quagliarello.
Hanno quindi esposto brevemente il loro pensiero Fabrizio Cicchitto e Alfredo Mantovano, e di questi ricordo l’argomentazione su “Le 17 Ragazze”.
Non ripeterò qui i loro interventi, tutti assai apprezzabili, in particolare quello del Presidente Gaetano Quagliarello, ma non posso non accennare a quello di Angelino Alfano, che è intervenuto a conclusione di questa prima fase.
Del suo intervento dirò l’essenziale.
Ha ribadito il no del PDL allo Stato etico o confessionale e il si, suo e del PDL al pluralismo culturale, ma ha rilevato come il vero punto d’intersezione sia la “centralità della persona umana”.
Ha fortemente ribadito questo fondamentale concetto che viene prima di qualsiasi Legge e di ogni Stato, la Persona Umana risponde solo al Diritto Naturale, che è l’usbergo della Libertà, della sua vera Libertà.
Interessantissima la sua convinta affermazione che la Sussidiarità sia la più moderna espressione della Libertà: sussidiarietà che deve essere esplicata nell’ambito della istruzione scolastica, della sanità pubblica, del lavoro, ma anche dell’assistenza ai più bisognosi. Altri ancora sono stati gli spunti del suo intervento, tutti decisamente convincenti e di forte partecipazione emotiva.
Al tributo di applausi che ha ricevuto io ho partecipato con vera convinzione.
Ma allora perché subito dopo ho disertato il convegno, che pure sarebbe proseguito con l’intervento di nomi noti e pubbliche personalità?
Perché ha cominciato a parlare Roberto Formigoni.
I tre corni del trilemma sono stati: o lui non aveva capito nulla dei precedenti interventi, o non capiva quello che andava dicendo, o, cosa più probabile, è semplicemente un cretino.
Ha cominciato augurando uno Stato confessionale, non laico, ecc. ecc…
E’ qui che sono cominciate le mie nausee e sono incappato nel classico dilemma bicornuto: o gli gridavo forte “cretino!” o abbandonavo il consesso.
Perciò, con sesso molto incazzato, ho preferito precipitarmi a respirare l’aria di piazza Santa Chiara.
Per concludere questo appunto: mi auguro che il Movimento resti nell’ambito del PDL.
Roma, 19 aprile 2012 salvatore giuliano franco
Credo che neppure Amleto avrebbe un attimo di esitazione su questo quesito. (Red)
Da più tempo una parola d'ordine viene diffusa tra tutti coloro che simpatizzano per il PdL: "Tesseramento"! Una gran voglia di contarsi, di dimostrare (forse più a se stessi che alle opposte fazioni) in modo tangibile ed inoppugnabile la forza del partito. Magari tutto ciò in vista di un cambio della sigla con quella "Forza gnocca" che Berlusconi ha tirato fuori come un coniglio dal cilindro di vero prestigiatore della politica. L'ironia davvero osé del Premier ha finito con il mettere a dura prova le coronarie di alcuni esponenti pidiellini, oltre che a dare altro ossigeno ai professionisti del piagnonismo nostrano. Ma. E se avesse ragione lui un'altra volta?
Certo un partito della gnocca dichiara una forte, magari irriverente ispirazione goliardica colma di un fascino canagliesco, magari capace di dimostrare un'attendibilità derivante dalla constatazione che il berluscapensiero è capace ancora di elaborazione e, soprattutto, è autoreferenzialmente forte per il rifiuto di condizionamento del personaggio da tutti i guardonismi gossip/giudiziari. E' solo un'ipotesi, chiaramente, ma io ritengo possibile che addirittura il Silvio nazionale quando parla al telefono straparli apposta per la voglia di sfottere chi lo sta intercettando al momento, come volesse ogni volta ribadire che tutto quel che gli è accaduto non è una cosa seria.
Gnocca o tesseramento? Il problema è tutto lì. Il fatto è che mentre il primo termine è sempre sicuramente apprezzabile, proponibile in ogni momento e degno di ogni attenzione, il secondo termine del problema sa un poco di stantio, di vestito vecchio, passato di moda e tenuto in naftalina. "Tesseramento" corrisponde, a mio avviso, a far uscire oggi un quindicenne a passeggiare in pantaloni alla zuava, magari in principe di Galles, calzettoni bianchi e robuste scarpe all'inglese. Una cosa improponibile sotto ogni punto di vista. Tutto questo lo ha capito bene chi ha avuto l'incarico di "portare tessere" e che pertanto deve confrontarsi con persone che, per lo più, sono estremamente riottose a tirare fuori i propri documenti e farsi incasellare. Un fatto che riguarda solo il PdL? Non direi, visti i grandi insuccessi delle "primarie" da chiunque promosse.
Un problema senza soluzione? Forse un problema che non si risolve se si fa ricorso a schemi oramai sorpassati da tempo. Una vena di follia che mi contraddistingue da sempre mi suggerisce che quando il cerchio che l'orizzonte traccia per limitare i nostri occhi ed il nostro intelletto non offre riferimenti concreti e tangibili, occorre osare, rompere l'accerchiamento; cercare di vedere quel che è oltre i limiti, invisibile a chi non ha coraggio e fantasia. Basta guardare un po' oltre e ci si accorge che ci sono altre modalità di ricerca del consenso, forse meno stabili delle buone, vecchie tessere, ma più moderne ed accettate, guarda caso, proprio dai giovani.
Occorre solo avere una forma di attenzione prima di praticare queste vie: è infatti necessario avere idee innovative, capaci di lacerare il presente e monocorde stato dell'arte della politica, condivisibili dalle persone in quanto facilmente comprensibili ed apprezzabili. Propongo certamente una via tortuosa, percorribile con molta difficoltà e soltanto da persone realmente competenti. Me ne rendo conto. Forse Berlusconi ha capito tutto ... e, fortemente deluso dalla realtà, beffardamente propone il "partito della gnocca". Mi iscrivo subito, comunque!
Maurizio Navarra
ottobre 2011
Ecco un modo originale di perdere l'unico lettore!! Red.
di Maurizio Navarra
Il malato, tanto per essere chiari, è il Pdl. Su questo concetto, piaccia o no, assolutamente non ci piove. Ancora una considerazione. Il paziente non è un pisquano qualsiasi, è addirittura il partito di maggioranza, proprio quello che era uscito dalle elezioni politiche come un Mazinga con tutto il suo corredo di pugni atomici che avevano distrutto il nemico ... Ora. Passare dai pugni alle ... (lo devo proprio dire, o si capisce bene a cosa si è arrivati?) e mettersi in una caduta così verticale da essere parata da Di Pietro, è veramente troppo.
Cerusici scadenti, improvvisati, hanno quasi fatto barriera intorno al malato con il risultato, forse, di ottunderne ancor più le difese e facendo precipitare ulteriormente la situazione. C'è di peggio. C'è chi propone cure e medicine e chi sostiene soluzioni contrarie, c'è chi volentieri ricorrerebbe alla chirurgia e chi, forse a qualche fattucchiera, perché no? Bene. O il malato si sfila prontamente da questo stallo o c'è rischio che lo facciano fuori sottoponendolo ad una dissennata overdose di cure.
Intanto, chi gioirebbe del trapasso del malato ha sguinzagliato una latrante ed onnipresente muta di cani che oramai abbaia ovunque in tutta la variegata foresta mediatica ritenendo di dare un gioioso contributo alla causa che, magari, sarà compensato un domani con un osso ancora più polposo di quello che gli è stato dato di spolpare oggi.
Questa situazione mi fa sinceramente arrabbiare. Mi infastidisce non poco. Ma nessuno si preoccupi! E' partita una riscossa poderosa! Una cosa che farebbe impallidire una decina buona di Mazinga! Finalmente scenderà in campo la "Guardia". Tutto verrà rapidamente sanato, udite udite, dal tesseramento che dovrebbe preludere ad un fantasmagorico congresso. Dato che ci siamo, venga calato l'Asso di Briscola: perché privarsi di tentare anche la via delle primarie?
Di grazia, qualcuno ha compreso dove e come sono state perdute le amministrative, dove i sostenitori dei referendum hanno ottenuto il Quorum? Chiedo scusa, noi proprio non possiamo. Noi siamo tutti impegnati a lavorare seriamente. Anzi. Noi siamo persone serie, serissime ed allora non abbiamo il tempo di metterci sulle linee di turbocomunicazione che oggi caratterizzano la nostra epoca. Queste linee, me lo sono sentito ripetere oggi, sono riservate ai perdigiorno, a quelli che non fanno nulla ed hanno tanto tempo da perdere.
La cecità per il nuovo, questo è il vero pericolo di oggi, ottunde forse il decisore che non appare capace di cogliere "l'attimo fuggente", una cecità che lo annebbia e lo perde facendolo annegare nell'appiccicoso tritume creato dall'affrontare la realtà con strumenti mentali, politici e tecnici obsoleti. Pongo, per concludere, una riflessione. Se si ha un barlume di lucidità si comprende facilmente che la vittoria inarrestabile di Berlusconi è partita proprio dalla rottura degli schemi e con il superamento di una modalità vecchia di essere in politica.
Maurizio Navarra
Il soggetto dell'analisi politica non è davvero una persona qualsiasi. Sotto la nostra lente di ingrandimento vogliamo porre addirittura chi è riuscito a far entrare la destra italiana in area di Governo del Paese dopo aver percorso un lungo cammino politico che lo ha visto divenire in progressione Segretario del Fronte della Gioventù, Segretario del Movimento Sociale / Destra Nazionale, Presidente di Alleanza Nazionale. Tout court Fini è ritenuto essere il vero "Delfino" di Giorgio Almirante.
Arriviamo ora al tormentone. Il contenuto è chiaro, chiarissimo: caro Presidente della Camera, caro cofondatore e numero due del PdL, che si è messo in testa? Quali sono i contenuti politici delle sue recenti decisioni? Certo lei non gradisce rispondere, almeno per ora, con chiarezza a queste domande e di conseguenza tenteremo noi di evidenziare le ipotesi di risposta che ci appaiono più credibili.
Una rottura secca con Berlusconi? Non sembrerebbe, anche dopo le sue più recenti esternazioni. Se così fosse, Fini secondo logica politica dovrebbe dimettersi da Presidente della Camera, rientrare nel partito (in quel PdL che asserisce sia oramai rotto) e, da li, prendere una iniziativa chiara, magari dando vita ad una nuova formazione con obiettivi e programma ben diversificati da quelli del PdL. Non è successo nulla di tutto questo. Fini conferma la sua fiducia al Governo, rimane Presidente della Camera, ha soltanto stretto intorno a se un discreto gruppo di seguaci tra i quali emerge come portavoce (?) l'On. Bocchino sotto la bandiera di "Futuro e libertà". Questo gruppo non si è dichiarato apertamente contro il Governo in carica, ha approvato la linea politica delle riforme tracciata dal Premier facendo un grande "distinguo", ovvero asserendo che le riforme dovranno seguire un regolare iter parlamentare ed essere discusse dai due rami del Parlamento prima di essere approvate. Chiedo scusa, forse vado un po' troppo a braccio e semplifico oltre misura. Il fatto è che non sono riuscito a comprendere fino in fondo il Finipensiero a meno che tutto questo pronunciamento non voglia significare un invito per il Premier a rinunciare al voto di fiducia come strumento del Governo per "bypassare" eventuali tattiche dilatorie e di sbarramento delle opposizioni.
Faccio chiarezza. In questa fase della discussione sottolineo che non me ne frega nulla di argomenti quali dove abiti il "cognato" di Fini, quanto paghi di affitto e se paghi un affitto, dove ed a quale prezzo abbia acquistato il suo mobilio in quanto penso che tutto ciò non sia, semplicemente, argomento rilevante nella discussione. Ovviamente soltanto a mio modo di vedere, queste campagne mediatiche identificano soltanto patetici e folcloristici "misirizzi" che lasciano nei palati anche più grossolani retrosapori realmente inquietanti in quanto decisamente fuorvianti. La questione è o dovrebbe essere, infatti, tutta centrata sui contenuti politici che costituiscono il nocciolo dell'atteggiamento di Fini e non su bischerate che entrano nel problema come i classici "cavoli a merenda".
Siamo dunque nuovamente al tormentone: Che cosa si è messo in testa Fini? Le sue ambizioni, forse, le conosciamo tutte o quasi, ciascuno giudichi quanto queste siano fondate e legittime. Da tempo Fini "studia" per superare l'esame da Presidente del Consiglio o, magari, "studia" per affrontare con successo quello da Presidente della Repubblica. Il problema centrale della vicenda potrebbe essere quindi il "dopo Berlusconi", soprattutto se il "Cavaliere" decidesse di tirarsi fuori e non volersi misurare in un'altra competizione elettorale.
Il gioco potrebbe in buona sostanza essere stato studiato per fare muro intorno a Fini e contrastare una eventuale candidatura dell'unico "rivale" possibile ed attendibile nel PdL, ovvero Giulio Tremonti. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che una manovra così rischia di essere deviante se non addirittura controproducente per gli elettori, pericolosissima se si dovesse andare realmente alle urne come continua a proporre sempre con maggiore insistenza Bossi da vero "animale politico" che ha istintivamente compreso come l'unico a trarre vantaggio da un voto anticipato non potrebbe essere che lui.
Ritengo, ovviamente accetto il rischio di sbagliare, che la creazione di nuovi schieramenti politici che dovrebbero sorgere mescolando gli "scontenti" del PD, il gruppo finiano, gli "scontenti" del PdL, i rutelliani di "Alleanza per il futuro", Casini ed i suoi (?) e quant'altro non è probabile per la divergenza profonda di interessi che i diversi gruppi rappresentano. Una divergenza capace di creare più forze centrifughe che centripete.
Ecco. Siamo alle battute finali. Comprendere cosa si sia realmente messo in testa Fini è affare veramente complesso. Possono soltanto emergere alcune certezze. Da questa vicenda, qualsiasi idea ci sia nella sua testa, Fini non uscirà bene in quanto si è autoattribuito una buona patente di inaffidabilità ed ha ancor di più assottigliato i resti del suo antico partito che, sicuramente, non lo ha seguito compatto sulla strada prescelta dall'ex Presidente, scegliendo di non abbandonare Berlusconi. Uscirà benissimo Bossi che, non spostando di un millimetro la linea politica della Lega ancorata al territorio, continuerà il suo rafforzamento al nord e ad azzannare porzioni sempre più grosse di PD in Emilia, Toscana e nelle Marche. Forse perfino la sinistra trarrà finalmente giovamento dalla situazione e potrà rimettersi in parte dalle ferite profonde ricevute negli ultimi confronti elettorali.
Sicuramente tutti gli elettori che hanno votato PdL perderanno qualcosa. Perderanno sicuramente la fiducia nelle persone che hanno votato. Una cosa dovrebbe mettersi in testa Fini: gli elettori non sono imbecilli e ricorderanno.
Roma, 06 settembre 2010
Maurizio Navarra