Domenica 31 Luglio 2011 22:03

La solidarietà nella Welfare Society

Un tema interessante, che dovrebbe interessare i lettori e far discutere. E' oggi uno dei temi di massimo interesse in quanto non tutti accettano il peso economico del Welfare. Il Presidente USA gioca la sua rielezione anche su questo tema.

di Fiorella Ialongo

Nel Welfare State la gestione della solidarietà è attribuita prevalentemente a funzionamenti statali e burocratici che possono pianificarla in maniera impersonale e fiaccare l’iniziativa, la responsabilità dei privati. Una conseguenza è la diminuzione della libertà sia originaria, ovvero quella che, in base al diritto naturale appartiene a tutte le persone e ai gruppi sociali; sia quella politica, ossia la libertà di partecipare alla governance. In effetti, una comunità che lascia sostanzialmente alle istituzioni l’organizzazione della solidarietà non può definirsi un popolo che vive un’autentica democrazia. Se non ci sono l’autonomia, un pluralismo d’iniziative e di modalità delle persone e delle formazioni cui esse danno forma, si determina un livellamento verso il basso che determina negli uomini passività, dipendenza dall’intervento pubblico e notevole disimpegno.

In uno Stato di vera libertà sono i cittadini i titolari della solidarietà. Essa non è intesa come carità, superfluo donato in beneficienza, ma collaborazione piena e partecipe allo sviluppo dell’umanità in tutte le sue forme: lavoro, ambiente, scienza, sostegno economico e sociale.

Questa è la solidarietà della Welfare Society. Essa è innanzitutto un progetto culturale in cui alla realtà dell’economia sociale è affidata una notevole parte sia nell’ottimizzazione delle risorse, sia nel migliorare la qualità della vita dei cittadini in una logica di collaborazione tra pubblico e privato. Il non profit ha un ruolo propositivo e non è ridotto a “supplente”, sempre e non solo nei casi in cui lo Stato ha difficoltà a giungere oppure a gestire situazioni problematiche. Si richiede, invece, una diversa relazione tra politiche sociali e qualità della vita nel senso di accantonare la visione secondo cui i bisogni delle persone possono essere completamente soddisfatti solo tramite una riorganizzazione manageriale dei servizi nella prospettiva della scelta tra Stato e mercato. La proposta è invece quella di anticipare la formazione di queste necessità favorendo la collaborazione tra Stato, mercato e Terzo settore poiché il benessere delle politiche sociali non può essere calcolato adottando come metro  di misura il PIL oppure il valore aggiunto prodotto, bensì attraverso il grado di inclusione sociale, di sviluppo umano e interdipendenza tra i diversi sistemi (economia, lavoro, educazione, sanità, assistenza).

Nella concreta attuazione delle politiche di welfare vi sono dei punti critici da sottolineare: il sistema di interventi sociali risente fortemente dei rapporti tra i vari livelli amministrativi (sussidiarietà verticale) e delle relazioni che si instaurano tra famiglie, associazioni di volontariato e enti non profit (sussidiarietà orizzontale). Incrociando i due elementi emerge un’eccessiva frammentazione del processo decisionale dal governo territoriale a quello centrale che ostacola l’elaborazione di strategie fluide ed omogenee, accresce i costi e aumenta i pericoli che alcune necessità non siano soddisfatte. A questi elementi è necessario aggiungere l’elevato numero di associazioni di volontariato e di enti non profit con organizzazioni e peso differenti che causa forti difficoltà di rappresentanza e di partecipazione del Terzo settore nelle fasi della programmazione e del coordinamento degli interventi. Questo comporta che in molti casi il privato sociale è solo il vincitore di un bando e non un protagonista nell’elaborazione ed attuazione delle politiche sociali.

Un altro punto critico da sottolineare è il breve limite temporale dei finanziamenti che rende difficoltose le strategie di medio termine e favorisce la logica dei progetti “una tantum” e gli interventi estemporanei, eliminando la capacità di armonizzare e condividere risorse e responsabilità nella progettazione sociale.

Fiorella Ialongo

Pubblicato in Sviluppo Economico
Venerdì 22 Ottobre 2010 12:56

Il "Coro di voci rosse"

di Maurizio Navarra

Siamo alle solite, verrebbe da dire. Questo straordinario "Coro  compagnardo", un perfetto coro di "voci rosse" per questo corretto e sicuro interprete del linguaggio sinistrese si è rimesso in moto ed è partito a tutta birra, satira in resta, alla carica contro il tanto odiato e vituperato Presidente del Consiglio. Non si può ascoltare radio, non si può fermare l'attenzione su un programma televisivo che qualcuno (giornalista, editorialista, comico, saltimbanco, semplice persona di spettacolo) lanci, ciascuno secondo il suo mestiere, un articolato "J'accuse" contro Berlusconi o uno dei suoi. Chi non è allineato e non fa parte del coro, ovviamente, non è autorizzato a cantare. Chi non è allineato dice dunque solo amenità o bischerate e non è in buona fede magari perché pagato lautamente da Berlusconi. Chi non è allineato, ancora, è un "servo del potere" da additare al disprezzo e mettere alla berlina nel corso di predisposte "comparsate" in vari programmi.

Questo coro, per di più, canta talmente forte che, di fatto, non permette ad altri di cantare ... e guai a muovere critiche. Chi è nel coro è bravo, professionale, il meglio che si possa trovare sul mercato. Non so che effetto possa fare al mio (rimarrà unico, credo dopo questo mio scritto)  lettore. Io, da parte mia, - e lo dico fuori dai denti - mi sono rotto le scatole. Sarò autolesionista, avrò scarso senso civico, ma io ogni volta che risento la tiritera, la filastrocca, il giro giro tondo, il birignao che ha per obiettivo Berlusconi cambio canale TV o spengo la radio.  Un repertorio vecchio, stagionato, un profumo aspro di gorgonzola andato un po' a male, un sapore grosso, adatto a chi è realmente "di bocca buona" ed è nelle condizioni di trangugiare qualsiasi cosa. Ovviamente il bersaglio preferenziale è Berlusconi, dipinto come un vero accidenti di demonio, additato con veemenza al pubblico ludibrio e disprezzo in quanto colpevole (forse è meglio dire con più precisione "accusato") praticamente di tutto. Non credo che nella storia mondiale ci sia mai stato un personaggio così bersagliato dall'attività dei giudici. Delle due l'una. O costui vive nel mondo imprenditoriale muovendosi in modo simile al classico toro scatenato in un negozio di porcellane o c'è qualcuno che come vede comparire davanti a se questo vituperabile nome, "a prescindere" si mette a snocciolare  "avvisi di garanzia" a raffica. Lo ho già detto e lo ripeto. Nel nostro paese ricevere un avviso di garanzia non vuol dire essere messo nelle condizioni di difendersi, ma nell'immaginario mediatico vuol dire essere colpevole. E chi se ne frega se un "avvisato" viene poi prosciolto o assolto!

Berlusconi, è opportuna questa riflessione, ammesso sia il più accusato di tutti i tempi, dando per scontato che si può permettere un ottimo collegio di avvocati, è altrettanto vero che molti, moltissimi dei processi intentati a suo carico (la stragrande maggioranza) si sono risolti con un nulla di fatto. Sono ovviamente discorsi fatti anche questi. Anche questi fritti e rifritti con un retrogusto di stantio. Eppure intorno alla figura del Presidente del Consiglio deve rimanere un alone di equivocità che è destinato a penetrare nell'immaginario collettivo al punto da creare l'associazione di idee ed il riflesso condizionato "Berlusconi = il male".

Questo "coro compagnardo" ha la caratteristica di essere assolutamente autoreferenziale ed ogni suo singolo componente sa bene che sinché potrà esibire programmi, battute, interventi sul filo dell'antiberlusconismo otterrà un lasciapassare, una sorta di salvacondotto che gli permetterà di lavorare e di risolvere il problema del pane quotidiano. Facci caso, caro lettore; per questi coristi non è neppure necessario rinnovare il repertorio, cercare nuove battute ed aguzzare il proprio ingegno: lo spettacolo esibito è sempre lo stesso ed ha lo stesso sapore. Sarebbe opportuno che qualcuno iniziasse a rifiutare pelosi inviti a cantare in questo coro; inviti atti soltanto a fornire un improbabile alibi di imparzialità: per favore, costringiamo i coristi a cantarsela da soli.

 

Maurizio Navarra

Pubblicato in Affari Interni
Mercoledì 06 Ottobre 2010 09:53

L’attuale degrado istituzionale.

di Vincenzo Ribet

Quale è la causa profonda dell’attuale degrado istituzionale?

Sicuramente ce ne saranno tante, ma vorremmo individuarne una che –a nostro avviso- più di altre ha contribuito. Eccola.

Dal 1994 Silvio Berlusconi è stato un presidente del Consiglio con una pistola perennemente puntata alla tempia. Prima di scen­dere in campo il Cavaliere non aveva avuto nemmeno un avviso di garanzia, poi -dal 1994 a oggi- contro il suo gruppo sono stati aperti 66 (!) procedimenti penali di rilevo. Probabilmente neanche Messalina, Jack lo Squartatore e Al Capone messi assieme hanno riscontrato tanto interesse presso gli inquirenti.

Si consideri poi che di questi 66, ben 22 sono personalmente contro il Cavaliere. Da 19 processi è stato assolto, archiviato o prescritto, invece tre processi sono ancora pendenti. Tra questi il processo Mills è quello che più leva il sonno al capo del Governo, infatti sarebbe per lui impossibile partecipare a qualsiasi consesso internazionale ove fosse condannato come corrotto e corruttore. In sostanza: le sue dimissioni sarebbero quasi un atto istituzionalmente dovuto.

Visto che il tribunale di Milano pare stia marciando a tappe forzate verso una condanna già scritta -fondata o meno non ha importanza-, a nulla rileva che tra qualche anno, in Appello o in Cassazione, la sentenza possa verosimilmente essere ribaltata, e Berlusconi prosciolto.

Se quindi è vero che il Cavaliere è sottoposto a un inconsueto «accanimento giudiziario», la difesa è stata quella di contrapporre a «processi ad personam» delle  «leggi ad perso­nam», alcune di queste erano sagge (naturalmente ci riferiamo a quelle penali, non gli interessamenti aziendali), altre mostravano qualche forzatura, Anche se a ben guardare avrebbero ripristinato l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Che non si tratti fi questioni di poco conto, e soprattutto questioni solo di parte, è dimostrato dal fatto che tra le proposte sagge vanno annoverate anche quelle che non provengono dal governo Berlusconi o dalla sua area, ma propongono comunque soluzioni inerenti la governabilità.

E tale era il “lodo Maccanico” la cui ratio risiedeva nel fatto che senza uno scudo permanente il governo non avrebbe po­tuto operare serenamente, e quindi era prevista una  legge (ordinaria) che garantiva l'immunità durante il loro mandato al­le cinque più alte cariche dello Stato. Successivamente veniva questa ipotesi veniva ripresa dal senatore Renato Schifani, ed il cd Lodo Schifani fu appro­vato (previa ampia consultazione di esperti costituzionalisti).

Ma la corte Costituzionale lo bocciava per violazione dell’art 3 della Costituzione, cioè per la asserita violazione della parità dei diritti di tutti i cittadini davanti alla legge.

Occorre a questo punto fare una breve digressione. E’ noto che l’autorizzazione procedere -il modificato art. 68 della Costituzione- prevedeva l’impossibilità dei membri del parlamento di essere sottoposti a procedimento penale. Questa norma fu voluta in sede costituente dal PCI, posto che assai legittimamente, paventavano procedimenti ingiusti ad opere dai una magistratura proveniente dal fascismo ed allora permeata dalla ideologia del passato regime. Oggi, dopo l’abrogazione dell’autorizzazione a procedere la magistratura può sottoporre a procedimento penale i deputati e senatori senza vincoli di natura politica.

Successivamente, a seguito della bocciatura del lodo Schifani, rigettato per violazione del solo art. 3, il ministro della Giustizia, ancora dopo infinte consultazioni con i massimi esperti di diritto costituzionale, correggeva le violazioni all’art. 3, con il cd lodo Alfano.

In altri termini, veniva rispettato il dettato della Consulta, e modificato il Lodo sulla base della Sentenza emessa, e sulla base delle indicazioni da essa stessa addotte. Ma la Corte bocciava anche questo secondo “Lodo”, ma questa volta per violazione dell’art 138, quello che prevede la modifica della Costituzione da eseguirsi solo con legge ad hoc. Sembra quasi una presa in giro, ma è così.

L’aspetto tragico è che questo tira e molla di norme a protezione delle cariche dello Stato (nel caso specifico a tutela di Berlusconi) rende l’esecutivo alla mercè di qualsiasi PM che non lo gradisca. Ed allo stesso modo anche in parlamento il Governo è alla mercè di chiunque lo voglia ricattare facendo mancare i voti per ulteriori leggi, o per la modifica costituzionale.

Non a caso alla comparsa delle famigerate rivelazione di Santa Lucia, la prima cosa ce ha detto Fini è stata no alla prosecuzione della trattativa sulla riproposizione del lodo Alfano corretto.

Insomma. L’esecutivo è sotto botta di chiunque, nella maggioranza o nella opposizione, abbia qualcosa da reclamare.

In definitiva una parte piccola, ma agguerritissima, della magistratura tiene sotto scacco il Capo del Governo, e chiunque in questo stato di cose può pretendere tutto dal governo in difficoltà. Tutti si riempiono la bocca della parola “Democrazia”, ma non il senso dello Stato ed il rispetto delle Istituzioni, da noi paiono essere una chimera.

Vincenzo Ribet 5 ottobre 2010

Pubblicato in Area Giustizia
Lunedì 14 Giugno 2010 22:16

Lettera al Presidente

Caro Presidente

di Ennnio Mosci

Caro Presidente, è molto che non scrivo, ma, sentendo ieri l'altro il sindaco Alemanno rispondere a delle domande di ascoltatori di Radio Radio, non ho potuto fare a meno di esprimere alcuni giudizi, del tutto personali, sul sindaco ( con la s minuscola ) di Roma ( purtroppo).

Si tratta, per una parte, della polemica sulla costruzione di grattacieli a Roma. Secondo Alemanno, la costruzione dei grattacieli servirebbe a riqualificare alcune periferie, oltre a salvaguardare l'agro romano da future speculazioni. fin qui tutto bene, se.........

- prima di tutto Alemanno dovrebbe spiegare quale è la necessità di una città dome Roma (unica al mondo) di espandersi ulteriormente, per diventare magari una megalopoli come Tokyo o Città del Messico.

- se il comune da lui diretto, in merito alla fame di case presunta, ha messo in atto tutti gli strumenti che possiede per cercare di far immettere sul mercato quel gran numero di appartamenti sfitti in mano ai palazzinari, ai quali, detto tra di noi, conviene tenere sfitti tali appartamenti per mantenere alto il costo degli immobili ( speculazione )

- se i tecnici comunali, in merito alla riqualificazione delle periferie cui fa riferimento Alemanno, hanno redatto un piano ( possibilmente serio ) che preveda la riqualificazione degli immobili fatiscenti, e quant'altro serve per dare un volto più urbano alle periferie cui fa riferimento. Questo senza dover ricorrere alla costruzione dei grattacieli

- se si è chiesto cosa accadrebbe si autorizzasse la costruzione di grattacieli, in materia di valorizzazione dei terreni dove gli stessi sarebbero edificati

-se si è chiesto quale sarebbe il nuovo volto di una città come Roma, che lui, immigrato, certamente non può comprendere. Non può comprendere in special modo quando parla del fatto convenzionale che le costruzioni di Roma non dovrebbero essere più alte della cupola di S. Pietro ( cosa che non sta scritta da nessuna parte, ma che fa parte della cultura popolare romana), e che limita tale convenzione, soltanto alla ristretta parte della città che si configura dentro le mura aureliane.

- se si è chiesto perché mai la popolazione di Roma deve continuare a crescere, quale è la necessità, cosa comporta in termini di sviluppo socio economico questa presunta crescita.

 Poi, però, Alemanno, dopo aver parlato di grattacieli, dice : "comunque indiremo un referendum tra la popolazione per sapere cosa ne pensa ( dei grattacieli )".

 Poi,  ad una precisa domanda di un ascoltatore: " sindaco, perché non facciamo in maniera di mettere gente capace di giudicare professionalmente il lavoro dato in appalto riguardante i lavori sulle strade?", furbescamente risponde: " abbiamo stanziato subito 50 milioni euro per i primi interventi sulle buche e rifacimenti. Sono stati fatti appalti di 1 milione di euro ciascuno per dare la possibilità a tutte le imprese di Roma di avere una parte dell'appalto ( credo sia difficile trovare 50 imprese in grado di sostenere un impegno economico così elevato, almeno romane ), ed evitare errori del passato ( vedi Romeo ).

Per sistemare tutte le strade di Roma occorrerebbe investire una cifra di 2 / 3 miliardi di euro ( 1 miliardo in più o meno non fa differenza, certo ), quindi vedremo in futuro."

Bellissima risposta non risposta. Il cittadino voleva soltanto sapere perché dove le imprese fanno gli interventi, non vengono fatti i collaudi necessari a garantire il comune che il lavoro svolto è conforme al capitolato, tutto qui. E' sotto gli occhi di tutti che tali lavori vengono svolti sempre, o quasi, non conformemente ai capitolati, durano poco, e fanno la felicità di tanti, meno che dei cittadini.

Bella risposta sindaco. GRAZZIE!!!! ( con due zeta, e anche di più ).

 Aridatece Veltroni.

Ennio Mosci

 

14 giugno 2010

Pubblicato in Vita Metropolitana
Giovedì 22 Aprile 2010 18:20

Chi siamo


imageIl Movimento d'opinione nasce nel 1998 da un'idea di Temistocle Sidoti e Roberto Fait come prosecuzione dell'esperienza politica di "Quelli che…nel 94", l'associazione che riunisce i presidenti degli ex Club di Forza Italia.

Il fine comune era quello di costruire insieme a liberi professionisti, imprenditori e funzionari dello stato, un soggetto unitario capace di essere mente critica e luogo di tutela delle libertà personali e collettive: una libera voce in grado di esprimere le speranze e le esigenze di tutti i cittadini. Un movimento, come dice il nome stesso, diretto ad incidere compiutamente sul processo di libera formazione della opinione pubblica, nella consapevolezza che questa costituisce il cardine del funzionamento di ogni democrazia rappresentativa.

Il Movimento d'opinione pur separandosi dall'Associazione di "Quelli che… nel 94" di Roma, oggi diretta da Norberto Soussa, instaurò, fin dall’inizio, una duratura e continuativa collaborazione con essa.

Dal gemellaggio di questa nuova formazione con l'associazione di “Quelli del 94” di Milano - facente capo a Cosimo Soriano - si è dato vita ad una serie di incontri e manifestazioni tra la Capitale e il capoluogo lombardo che hanno portato il Movimento ad assumere una dimensione di gruppo politico nazionale.

L'attuale gruppo dirigente, cosciente che un’organizzazione è da considerarsi tale soltanto se contiene in sé regole certe e definisce obiettivi di lungo periodo, ha deciso di guardare oltre il confine dell'associazionismo pre-politico, per porre le basi, nell'arco del 2011, di un progetto più grande: divenire un soggetto politico capace di coagulare intorno a se consenso elettorale e nuove energie in grado di incidere positivamente nel grande ed urgente bisogno di cambiamenti politico-istituzionali.

L'Associazione “Il Movimento d'opinione” si è costituirà formalmente il 9 maggio del 2005 con atto pubblico a cura dello studio notarile Papi.

Pubblicato in il movimento

Chi siamo

Il Movimento d'opinione nasce nel 1998 da un'idea di Temistocle Sidoti e Roberto Fait come...
29 Maggio 2011, 22.26

Convegni

In questa sezione potrete trovare tutte le notizie relative ai convegni realizzati da il Movimento
29 Maggio 2011, 23.32

Documenti

L'area del sito dedicata ai testi, documenti e pubblicazioni riguardanti il Movimento...
29 Maggio 2011, 23.52

Tesseramento

Informazioni utili e modulistica per partecipare attivamente alle iniziative de il Movimento Per...
30 Maggio 2011, 00.02
Testata giornalistica del PLI in attesa di registrazione al
Tribunale di Roma. Le foto presenti sul sito sono state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio.
Per chiederne la rimozione scrivere alla redazione del sito. Le collaborazioni sono su richiesta della Direzione e,
salvo quando espressamente dichiarato dalla Proprietà, a titolo gratuito.
Testata giornalistica de Il Movimento d'Opinione in attesa di registrazione al Tribunale di Roma. Le foto presenti sul sito sono state prese da Internet e quindi valutate di pubblico dominio. Per chiederne la rimozione scrivere alla redazione del sito. Le collaborazioni sono su richiesta della Direzione e, salvo quando espressamente dichiarato dalla Proprietà, a titolo gratuito.