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Sabato 02 Luglio 2011 21:03

Video de Il Movimento

In questa sezione potrete vedere i video realizzati durante gli incontri de il Movimento.

Mercoledì 26 Gennaio 2011 14:49

Si e' spenta nel sonno Sonia Gal Peres

di Deborah Fait

Era una gran donna.
Sonia Gal, come preferiva essere chiamata, aveva conosciuto Shimon Peres, prima della II seconda guerra mondiale. quando erano entrambi adolescenti nel kibbuz Bet Shemen. Si innamorarono ma poi furono separati quando Sonia si arruolo' nell'esercito britannico e fu mandata in Egitto dove divenne crocerossina e autista nel battaglione delle donne.
La coppia si sposo' nel 1945 ed ebbe tre figli, uno dei tre, Rafi, e' direttore medico allo Sheba Medical Center.
Nessuno ha mai visto Sonia accanto al marito in tutti questi anni ma lei e' sempre stata presente nella sua vita privata e politica anche se colla riservatezza e la timidezza che la contraddistinguevano, da vera israeliana e sionista, di quelli di un tempo, di quando Israele era povero e aveva la purezza naive che ne faceva un Giardino dell'Eden.
L'Israele di Sonia, di Golda che riceveva dignitari e ministri nella cucina di casa e gli faceva il caffe', di David Ben Gurion  che viveva con Paula in una casetta di tre stanze piena solo di libri.
Un Israele che oggi, per forza di cose, non esiste piu' ma che e' rimasto nei cuori di tutti noi.
Sonia Gal  si oppose strenuamente all'elezione del marito a presidente, non partecipo' all'inaugurazione della Knesset nel 2007 e non ando' mai ad abitare nella residenza presidenziale.
Si racconta che, quando Shimon Peres era Ministro degli Esteri, Sonia un giorno ando' a trovarlo e, siccome nessuno la conosceva, fu lasciata a fare anticamera come qualsiasi sconosciuto.
Era conosciuta e amata pero' dalla gente comune, soprattutto da quelli che a volte, per qualche motivo, andavano a dimostrare davanti alla residenza presidenziale, allora lei arrivava, portava da mangiare e da bere e si assicurava che tutti si fossero potuti lavare e pulire.
Si e' spenta a 87 anni, nel sonno, in silenzio, senza disturbare, come era vissuta.
Come moglie di Peres aveva il diritto di essere sepolta sul Monte Herzel nella zona riservata alle mogli dei Presidenti ma lei ha lasciato scritto di voler riposare per sempre nel cimiterino di Bet Shemen, il kibbutz che aveva visto lei e Shimon giovani, felici e pieni di sogni costruire la democrazia e la Tifheret (Splendore) dove oggi, grazie a loro, noi viviamo.
Migliaia di persone erano presenti al suo funerale e Shimon Peres ha detto:
"E' stata il mio unico amore per 65 anni"
Possa riposare in pace e il suo ricordo essere d'esempio.

Mercoledì 26 Gennaio 2011 14:37

Usa: il coraggio di aumentare le tasse

di Domenico Maceri

Il parlamentare statale della costa centrale della California dove io abito aveva dichiarato che non avrebbe firmato il suo “pledge” di opposizione agli aumenti delle tasse.  La promessa tipica di quasi tutti i politici repubblicani è inflessibile ma il mio rappresentante non voleva chiudersi in una gabbia perché le circostanze possono sempre cambiare. Alla fine però per fare piacere alla destra ha deciso di firmare.
Come la maggior parte degli Stati americani la California  deve affrontare serie questioni di bilancio dovute alla crisi economica. Jerry Brown, il neoletto governatore del Golden State, ha presentato una proposta per mantenere la California a galla.  Include tagli severi ma anche degli aumenti di tasse che dovranno però essere approvati dagli elettori mediante un referendum.
Il governatore dell’Illinois Pat Quinn, invece, ha optato per l’aumento delle tasse dimostrando molto più coraggio di Brown. Con un deficit di 13 miliardi di dollari, 8 dei quali in fatture che lo Stato non ha ancora pagato, la legislatura statale ha approvato un aumento delle tasse al reddito personale dal 3 al 5 percento. Inoltre le tasse per le aziende sono aumentate anche dal 4,8% al 7%. Tutti i legislatori democratici hanno votato a favore mentre i repubblicani si sono schierati contrari all’unanimità.
Quinn ha spiegato il cambiamento come un’emergenza fiscale senza il quale lo Stato si troverebbe all’orlo della bancarotta.
Come era prevedibile i repubblicani hanno urlato che l’aumento avrebbe un impatto negativo all’economia e le aziende farebbero le valigie per Stati più invitanti.  Due governatori di Stati vicini sono contenti perché credono che trarranno benefici dalla mossa dell’Illinois. Mitch Daniels, governatore dell’Indiana, e Scott Walker, governatore del Wisconsin  hanno già annunciato il benvenuto alle aziende che vorranno lasciare l’Illinois. Ma questi due governatori non hanno menzionato che anche dopo l’aumento le tasse in Illinois continueranno ad essere più basse di quelle dei loro Stati.
Le aziende però sanno che se il costo del loro business è troppo alto chiuderanno  baracca e apriranno fabbriche in altri Paesi dove il costo della manodopera è molto più basso.
Le tasse sono ovviamente una delle considerazioni negli affari ma non l’unica. Trasferire un’azienda da un posto all’altro costa e con ogni probabilità l’impatto negativo sarà minimo. Inoltre le aziende non vogliono trovarsi in una situazione nella quale lo Stato in cui operano sta per andare a bancarotta. Le aziende hanno bisogno di infrastrutture, scuole, trasporti, personale umano e un clima politico stabile per potere fare quattrini.
L’aumento delle tasse dell’Illinois aggiungerà 6,8 miliardi di dollari alle casse del tesoro statale. Non saranno sufficienti da soli e il governatore Quinn ha dovuto anche implementare seri tagli ai servizi sociali.
Altri Stati hanno gli stessi problemi di bilancio e in generale le soluzioni si trovano in riduzioni ai servizi.  Ecco cosa hanno fatto, per esempio, Andrew Cuomo neoletto governatore dello Stato di New York e Chris Christie, suo collega del vicino New Jersey. Quest’ultimo ha persino rimandato  un contributo di 3,1 miliardi di dollari alle pensioni degli impiegati statali. Aumentare le tasse in un clima politico che ha visto i repubblicani vincere la Camera dei rappresentanti qualche mese fa richiede coraggio. Più facile sembra tagliare perché la destra, specialmente il gruppo dei Tea Parties, riesce a intimorire i candidati che non vogliono seguire la “religione” antitasse.
Quinn non sembra preoccuparsi dei suoi “peccati”. La sua biografia rivela che il Cato Institute, un gruppo di destra, lo ha “bocciato” per il suo supporto dell’aumento alle tasse. Da parte sua Quinn ha investito nell’infrastruttura, le scuole, ed altri progetti pubblici per creare posti di lavoro nel suo Stato. Il suo supporto per il medio ambiente gli ha fatto guadagnare il titolo di “Governatore Verde” dal gruppo Sierra Club.
Il recente aumento della tasse  non ha fatto piacere a Quinn il quale  aveva poca scelta ma in un certo senso il futuro gli darà ragione. L’economia si sta riprendendo e con ogni probabilità si uscirà dalla crisi. Sarà difficile dunque per i repubblicani dell’Illinois dimostrare che l’aumento alle tasse avrà avuto un impatto negativo.
La prossima elezione per governatore dell’Illinois si terrà nel 2014. Se Quinn deciderà di ricandidarsi tutti avranno dimenticato che ha aumentato le tasse perché, dopo tutto, l’americano medio rielegge i politici che hanno la fortuna di presiedere  i periodi di vacche grasse.

Sabato 25 Dicembre 2010 18:11

La pietas palestinese

di Deborah Fait

Avevano un figlio mentalmente disabile, un po' scemo insomma, diverso probabilmente, allora hanno pensato di liberarsene adesso che, cresciuto,  poteva essere fonte di imbarazzo.Cosa ha fatto una famiglia palestinese della Cisgiordania?
Ha portato il ragazzo vicino a un insediamento israeliano e la' lo ha abbandonato nella speranza che, vedendo un giovane palestinese bighellonare la' intorno i cattivissimi settlers lo ammazzassero. Invece no!
Gli israeliani di Beit El, i famosi perfidi settlers descritti dai sinistri italiani come brutti, barbuti, armati fino ai denti, vedendo questo ragazzo che cercava di entrare anziche' ucciderlo lo hanno accolto, rifocillato e poi hanno chiamato l'esercito cui il giovane ha raccontato che la sua famiglia lo voleva morto.
Ha spiegato che lo hanno minacciato costringendolo a camminare intorno all'abitato nella speranza che i soldati, scambiandolo per un infiltrato, lo ammazzassero.
Non e' un caso isolato purtroppo tra i palestinesi.
Anni fa e' stata ospite di Bruno Vespa una ragazza palestinese sfigurata coll'acido dalla famiglia perche' si era innamorata e aveva fatto la fuitina. Mentre la mamma la teneva ferma , il padre e i fratelli le fecero la doccia coll'acido, forse per purificarla. Poi per evitare la morte era riuscita a fuggire e adesso si trova in Europa dove cercano di ridarle un volto.
Durante l'epoca del terrore di Arafat, il demonio che non si limitava a terrorizzare gli israeliani ma anche i palestinesi, era la regola che i disabili fossero uccisi in vari modi. Il piu' gettonato era costringerli a fare i kamikaze perche', anche se non avessero avuto il coraggio di tirare la cordicella dell'esplosivo, sarebbero stati comunque uccisi dai soldati israeliani.
L'esercito israeliano per fortuna e' riuscito a salvarne alcuni tra i piu' giovani.
Ricordo un ragazzino di 15 anni mandato verso un check point, in pieno periodo di attentati quando l'esercito doveva sparare a vista onde evitare vittime, fu bloccato dai soldati. Non aveva niente addosso, poveretto, era solo mentalmente disturbato e gli avevano detto "vai dai soldati, vedrai che sorpresa".
Un altro era un bambino di 10 anni cui Fatah aveva dato pochi shekel e una borsa piena di esplosivo.
A Jenin era un bambino di pochi anni col tritolo addosso che i soldati salvarono da morte certa e terribile.
Per non parlare delle donne costrette a diventare kamikaze se divorziate o se avevano messo al mondo dei disabili.
Queste sono le cose che si sanno, si sanno come le fucilazioni in piazza a Ramallah, naturalmente senza processo, abbiamo visto decine di palestinesi appesi ai pali  a testa in giu', si spera gia' morti, tagliuzzati dalla popolazione, donne e bambini compresi.
Col senno di poi mi chiedo come abbiamo potuto sopportare un periodo come quello cui ci ha costretti Arafat, come abbiamo potuto sopportare la nostra paura, lo sdegno per quello che vedevamo e che vivevamo a causa sua, come hanno potuto sopportarlo i palestinesi ai quali bastava dire mezza parola sbagliata per venir fucilati e poi legati a una macchina e portati nella polvere in giro per la citta'.
Ricordo la volta in cui il capo della polizia di Ramallah oso' contraddire Arafat e se lo ritrovo' addosso che gli infilava la pistola in bocca.
L'orrore che Israele ma anche il popolo palestinese attraversarono nel periodo di Arafat e' spaventoso, per questo non riusciro' mai a capire l'amore incondizionato che quel mostro suscitava nel mondo occidentale.
Amore, ammirazione, abbracci, persino il Papa, e ancora adesso lo amano.
Quello che Arafat ha fatto, dal furto di soldi che lo ha fatto diventare uno degli uomini piu' ricchi del mondo, al terrorismoin Israele e in Europa, agli omicidi dei palestinesi da lui ritenuti indegni o dissidenti, tutto e' venuto a galla...eppure continuano ad amarlo al punto che un' iniziativa del Corriere della Sera arriva a metterlo fra i grandi del '900.
Come e' possibile tanta cecita'?
Come e' possibile tanta crudelta' nel disprezzo delle migliaia di vittime fatte dal mostro palestinese?
Come e' possibile mettere una simile vergognosa figura insieme a Grandi come Martin Luther King?
Ho scritto questo messaggio al Corriere ma non so se lo pubblichera':

Gentile Redazione,
Accostare Yasser Arafat a Martin Luther King e' molto di piu' di quanto il mio fegato possa accettare. (CORRIERE della SERA,  23/12/2010)
Vi consiglierei, per non offendere le innumerevoli vittime israeliane, ebree ed europee cadute per ordine di Arafat, di fare due liste dei "Grandi del 900":
Una lista di persone davvero grandi nel senso umano della parola e un'altra dei demoni, dittatori, assassini seriali, ladroni e terroristi . In questa seconda lista Arafat avrebbe certamente diritto al primo posto in classifica.

Cordialmente

Deborah Fait
Israele

 

Perche' sono arrivata a questo partendo da un povero ragazzo mentalmente debole che la famiglia voleva morto?
Perche' e' stato Arafat a ridurre cosi' i palestinesi nei suoi 40 anni di dittatura feroce, li ha educati all'odio praticamente dalla culla, li ha resi assassini, gli ha rubato l'anima come a noi israeliani, a noi ebrei ma anche a tanti europei ha rubato la vita finche' non e' morto di AIDS a Parigi dove un suo grande ammiratore, il presidente Jacques Chirac, ha voluto ricoverarlo.
Oggi, dopo tanto orrore e terrore, tutti i Capi di Stato europei in visita a Ramallah vanno a rendere omaggio alla sua tomba.
Ma non si vergognano?
In conclusione, come disse Golda Meyr: "avremo la pace con gli arabi solo il giorno in cui questi ameranno i loro figli piu' di quanto odino noi".

 

Deborah Fait
www.informazionecorretta.com


di Domenico Maceri

Il mio ex studente Carlos (nome fittizio) è stato deportato alcuni mesi fa. Dopo avere completato una minilaurea nella mia scuola aveva continuato i suoi studi ottenendo una laura specialistica in un’altra università statale della California. Adesso si trova nel suo Paese di origine dove ha messo su un’azienda che sembra andare bene. Era venuto negli Stati Uniti con la famiglia da piccolo. In effetti, un americano anche se gli mancavano i documenti legali.
Il Dream Act approvato dalla Camera dei rappresentanti il mese scorso non avrebbe aiutato il mio ex studente ma avrebbe risolto la situazione per parecchie centinaia di migliaia di giovani negli Stati Uniti. Il disegno di legge è stato però bocciato al Senato dove non è riuscito ad ottenere sessanta voti necessari per procedere al voto. Solo cinquantacinque senatori hanno votato a favore. Solo tre dei voti sono venuti dai repubblicani i quali hanno fermato il procedimento del voto.
Non è la prima volta che i repubblicani abbiano votato en masse per bocciare i disegni di legge negli ultimi due anni. Le regole al Senato richiedono l’approvazione dei due terzi per procedere al voto. Un sistema abbastanza antidemocratico in un Paese che vuole presentarsi come democratico per eccellenza. Il Dream Act avrebbe dato speranze ai giovani clandestini portati negli Stati Uniti da bambini. Coloro i quali ottenessero una laurea biennale o si arruolassero nelle forze armate americane potrebbero accedere alla residenza legale ed eventualmente alla cittadinanza americana.
Non è stato possibile questa volta ed adesso sembra meno probabile data la conquista repubblicana della Camera nelle elezioni di midterm il novembre scorso. I repubblicani si sono opposti al disegno di legge perché nelle parole del senatore Jeff Sessions, repubblicano dell’Alabama, avrebbe “dato la cittadinanza a coloro che sono nel Paese illegalmente”.
Una visione legalmente corretta ma miopica quando si guarda al di là del termine illegale. Questi giovani che avrebbero beneficiato della legge sono stati portati negli Stati Uniti dai loro genitori. Non hanno dunque nessuna colpa del “reato” commesso. Inoltre sono stati istruiti nelle scuole americane alle quali hanno diritto per legge federale. Molti di loro sarebbero stranieri se deportati nel Paese di origine dei genitori.
Il disegno di legge originale del Dream Act era stato introdotto poco prima dei tragici eventi dell’undici settembre da senatori democratici e repubblicani. Uno degli sponsor originali è Orrin Hatch, senatore repubblicano dello Stato del Utah. Nel recente voto Hatch si astenuto.
Che cosa è cambiato? Molto. Il Paese ha attraversato un periodo di anti immigrazione colorata dalla paura del terrorismo. La paura ha anche influenzato i voti al Senato. Nel caso di Hatch fra due anni dovrà correre per la rielezione. Un voto per gli “illegali” gli sarebbe costato troppo. La svolta a destra del Paese e l’ascesa del movimento ultraconservatore del Tea Party rendono alcuni voti molto difficili. Solo tre senatori repubblicani non hanno provato questa paura nel recente voto al Senato. Ma a decidere la bocciatura del Dream Act hanno contribuito anche i cinque voti di senatori democratici. Quindi una bocciatura “bipartisan” anche se la stragrande maggioranza dei democratici ha votato a favore e quella repubblicana contro.
I democratici hanno promesso di riprovarci. Ciò sembra improbabile. Avendo perso la maggioranza alla Camera sarà quasi impossibile. I sostenitori del Dream Act hanno già cominciato a parlare delle elezioni presidenziali del 2012. I liberal danno la colpa ad Obama per non avere spinto di più. L’impatto politico dei latinos e la loro forza politica sempre in ascesa danneggerebbero Obama non perché voterebbero per l’eventuale candidato repubblicano ma perché potrebbero non presentarsi alle urne.
Dall’altro lato i repubblicani hanno consolidato l’animosità dei latinos. Lo si era visto nella recente elezione a governatore della California. Nonostante i suoi 160 miliardi di dollari spesi, Meg Whitman, l’ex ad di e-Bay, è stata sconfitta da Jerry Brown, il suo avversario democratico. I latinos della California formano il 22% dell’elettorato. Secondo un sondaggio l’80% di loro ha votato per Brown.
Il nuovo potere dei Latinos non convince i repubblicani. Loro indicano le vittorie di alcuni candidati repubblicani di origine latina come esempio della loro popolarità coi latinos. Questi includono Marco Rubio, neoeletto senatore della Florida, Susana Martinez, nuovo governatore del New Mexico e Brian Sandoval, governatore del Nevada. Votare contro i clandestini i quali non hanno lobby potenti come i ricchi del Partito Repubblicano è dunque facile e richiede poco coraggio. Lo stesso coraggio che i repubblicani hanno dimostrato nel loro voto di ridurre le tasse dei milionari poco tempo fa.
Il mio ex studente avrebbe difficilmente beneficiato del Dream Act. Il fratello minore, però, che risiede tuttora negli Stati Uniti con il resto della famiglia, potrebbe usufruirne. Al momento le speranze sono pochissime.

Domenico Maceri ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ), PhD della Università della California a Santa Barbara, è docente di lingue a Allan Hancock College, Santa Maria, California, USA. I suoi contributi sono stati pubblicati da molti giornali ed alcuni hanno vinto premi dalla National Association of Hispanic Publications.
Lunedì 03 Gennaio 2011 17:32

Giacimenti di gas davanti a Haifa

di Deborah Fait

Due  notizie questo giro.
Una buona in assoluto e una buona ma triste che gia' conoscete.
Partiamo dunque con la prima per farci la bocca buona il primo dell'anno.
A proprosito tantissimi auguri a tutti.

Dunque: molti anni fa, quando ancora vivevo in Italia e venivo in visita in Israele con i viaggi della Federazione, andammo a parlare con un signore che coordinava i lavori dei giacimenti di fosfati del Mar Morto.
Questa persona ci fece una bellissima lezione sul "Mare di Sale" , come si chiama in ebraico, e fini' il suo discorso con queste parole "Israele non ha niente, non ha pretrolio, non ha gas, non ha risorse  naturali, ha soltanto una cosa: l'intelligenza della sua gente".
Adesso non e' piu' cosi' perche' Israele ha trovato il gas, il piu' grande giacimento del mondo vale a dire un valore superiore ai 95 miliardi di dollari, tanto gas che diventeremo esportatori nel mondo!

Siamo ricchi!!!!!!!!!!!!!!!
Ehehehehe, adesso, a noi, l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi ci fanno un baffo e forse quei giganti del petrolio avranno  meno potere economico sul mondo intero, forse faranno persino meno paura, forse l'Eurabia pensera' "pero' sto Israele, guarda te, magari ci conviene trattarlo un po' meglio"
L'altra sera, dandoci la notizia, il nostro ministro del Tesoro saltava sulla sedia per la felicita'.
Avevo le lacrime agli occhi,  finalmente un po' di fortuna anche per noi! Alla faccia di chi ci vuol male!
Non mi intendo di economia ma leggiamo spesso sui media che  la crisi economica mondiale ha toccato Israele solo di striscio nonostante tutto quello che abbiamo sopportato, anche in spese enormi, nei lunghi anni di terrorismo.
Israele, solo nel 2005,  ha avuto 2.990 attentati  alle infrastrutture, alle citta', autobus distrutti, negozi, case, alberghi, strade distrutte dagli uomini bomba, ospedali pronti a curare decine di feriti in un colpo solo.
Contemporaneamente e successivamente abbiamo gli 8 anni di bombardamenti su Sderot con i missili che aprivano crateri enormi, distruggevano case, scuole, parchi.
La guerra del Libano con tutti i costi di una guerra e i danni provocati dai missili di hezbollah sulle citta' del nord.
Spese enormi, per non parlare delle vittime, eppure ce l'abbiamo fatta e chi veniva in Israele dopo un attentato non ne trovava piu' i segni. Ricordo quando vi fu l'attentato al Centro Commerciale Dizengoff a Tel Aviv, 13 morti e centinaia di feriti, tutto distrutto. Il giorno dopo le vetrate, enormi,  che davano sulla strada,  erano gia' state cambiate, ovviamente il Centro era chiuso ma fuori tutto era pulito e perfetto. Nei cimiteri si seppellivano i morti, negli ospedali si curavano i feriti, la popolazione si asciugava le lacrime, le strutture dovevano essere immediatamente rimesse a posto per un fattore psicologico e ambientale.
Cosi' sempre, dopo ogni attentato, un'ora dopo non ci sono piu' i segni se non nell'animo degli israeliani, la prima cosa che accade, dopo le autoambulanze, sono le pompe che lavano il sangue e squadre di operai che sistemano  tutto quello che puo' essere materialmente riparato.
Un'efficienza dovuta a anni di tragica esperienza che, oltre alle  perdite umane e alla disperazione, e' costata miliardi di shekel.
Eppure ce l'abbiamo fatta, siamo sopravvissuti  grazie al coraggio degli israeliani  e a quei famosi cervelli.
Adesso pero'  abbiamo il gas, tanto gas, una grande rivincita dopo aver scoperto il petrolio  in Sinai e averlo ridato all'Egitto colla firma di pace, un enorme giacimento di gas naturale proprio di fronte a Haifa, casa e bottega, a meno che i palestinesi non si mettano a gridare "E' nostro, ridatecelo, Israele non esiste, tutto e' Palestina!"

La notizia bella da un lato e triste dall'altro e' la condanna per stupro dell'ex presidente di Israele Moshe' Katzav, una condanna emblematica della grande democrazia israeliana che non guarda in faccia a nessuno, presidente o mendicante che sia, e qualsiasi punizione la Corte decida in seguito, non potra'  che rafforzare la vergogna e  l'umiliazione  piombate con tutto il loro tremendo peso sulle spalle di Katzav.
La parte triste della notizia e' semplice: Moshe' Katzav poteva essere un simbolo e non ne e' stato capace: primo Presidente sefardita dopo ben sette presidenti ashkenaziti.
Lui, il ragazzino ebreo rifugiato in Israele dall'Iran, che aveva praticamente creato, lavorando duramente,  la citta' in cui viveva, Kiriat Malachi, diventandone sindaco a soli 24 anni.
Una carriera brillante, presidente a soli 54 anni, una bella famiglia e poi, letteralmente,  dalle stelle stelle alle stalle  e il simbolo e' precipitato vergognosamente nella melma.
Aveva le capacita' ma gli ha fatto difetto la cosa piu' importante, la grandezza d'animo e si e' rivelato un piccolo uomo vizioso e bugiardo.
Paghi quindi le sue colpe e sia dimenticato per sempre.
Per una volta nella vita mi e' piaciuto persino un commento di Haarez sotto una foto dell'ex presidente molto corrucciato: "Il pensiero di Moshe' Katzav:  Dio e' Donna"!
Che altro posso dirvi questo primo giorno del 2011?
La pace e' lontana, Abu Mazen segue fedelmente le orme del suo predecessore "nessun ebreo nei territori palestinesi, nemmeno se fosse un soldato delle truppe ONU".
Hamas ci ha rallegrato la fine dell'anno con un bel missile. Insomma tutto come sempre nonostante le speranze che non devono morire mai.
Tutto uguale anche per Gilad Shalit di cui non si sa piu' niente.
Questa notte a Tel Aviv si ballava, la citta' dell'allegria festeggiava come sempre.
Durante i festeggiamenti un ragazzo, brindando, ha gridato "Lechaim, Gilad"
Nessuno lo dimentica, nessuno puo' dimenticarsi di lui da cinque anni prigioniero chissa' dove.
Gilad si che e' un simbolo, il simbolo della gioventu' israeliana che rischia tutto per andare a difendere il proprio paese, rischia la morte fisica e la morte civile da rapimento.
Ron non e' mai piu' tornato, altri nostri ragazzi rapiti non sono piu' tornati.
Scomparsi nel nulla nell'indifferenza del mondo intero.
Non dovra' essere il destino di Gilad, non deve!
Ho ricevuto un messaggio ieri sera prima di mezzanotte, lo riporto perche' mi ha commosso:
Forza e coraggio Ghilad che è l'anno buono, inizia di shabbat nell' anno con Adar shenì. Shabbat Shalom..... che presto tu possa riabbracciare i tuoi famigliari e sentire tutto il calore delle persone che in questi lunghi anni di prigionia , ti sono mentalmente accanto e soffrono con te, pregano per te, e vorrebbero v...ederti sorridere di nuovo alla vita, che finora ti è stata vigliaccamente negata!!!! al futuro- Shalom Ghilad!
Shalom Gilad, forza e coraggio.


Deborah Fait
www.informazionecorretta.com

Domenica 02 Gennaio 2011 18:55

I 7 pilastri della riforma universitaria

di Temistocle Sidoti

Il voto che sancisce il superamento definitivo del ‘68 ed il fallimento dell’Università di massa è cosa fatta ed è da oggi una legge dello Stato: l’impresa della Gelmini, uno dei Ministri più contestati della nostra Repubblica contro cui sono stati organizzati moti di rivolta in assoluta malafede con gli studenti che scioperavano contro sé stessi, è andata in porto e l’Italia riparte da un’Università rinnovata e più giusta.

E stato sconfitto un mito fallimentare, che ha sfornato plotoni di disoccupati, non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte non riuscendo a scalfire il sistema feudale dei baroni, le cattedre di un sistema consolidato che passano di padre in figlio, con concorsi addomesticati …..e così di questo passo.

Sono passati quasi tre anni con le piazze in perenne fermento, ma la Gelmini è rimasta in sella ed ha portato in porto il suo disegno anche se deve ancora affrontare i decreti attuativi e la prova della tenuta della legge nella sua complessa realizzazione.

La struttura della legge è solida e si basa su sette pilastri che qui di seguito riassumo e che hanno in comune un assioma: i soldi andranno a chi dimostra di meritarseli, sulla base di risultati obbiettivamente misurabili.


  1. I rettori rimangono in carica al massimo per sei anni. Quindi non più rettori a vita !
    Ma l’innovazione principale è la chiara distinzione fra Senato Accademico e Consiglio d’Amministrazione con compiti predefiniti.

  2. Fine di Parentopoli.
    Non più gestione “familiare” delle Università!
    La norma prevede che siano esclusi dalla chiamata diretta parenti fino al quarto grado.

  3. Scatti di carriera e assunzioni solo in base al merito.
    Trasparenza nei concorsi.
    Sempre per bando pubblico.

  4. Fondi alle università solo in base al merito.
    Non più soldi a pioggia.

  5. Scompare finalmente la figura del “ricercatore a vita”.
    Contratto a tempo determinato, per tre anni rinnovabili solo una volta; il buon esito sarà determinato con l’assunzione a tempo indeterminato.

  6. Agli studenti meritevoli borse di studio e prestiti con meccanismi innovativi di trasparenza.

  7. Taglio delle sedi distaccate, solo 12 facoltà per ateneo e stop ai corsi di laurea frequentati da un solo studente.

Per tutte le innovazioni (e questa è la piacevole notizia) ci sono già i fondi necessari (un miliardo di euro) e quindi si può partire subito.


Auguri e buon lavoro !

Giovedì 16 Dicembre 2010 22:53

Democrazia, TV e Auditel

di Salvatore Italia

Democrazia

Le democrazie rappresentative - come la nostra - sono state spesso definite come “governi di opinione”, proprio ad esaltare il ruolo essenziale dell’opinione pubblica nel processo formativo delle decisioni di governo. *1
Insomma è come dire che questo aggregato collettivo è il vero timoniere della politica nazionale.
A metterla così ci sentiremmo tutti piuttosto sollevati, soprattutto in un’epoca come la nostra dove lo strumento di connessione politico-istituzionale dei partiti sembra essere saltato.
Non importa che il partito abbia abdicato alla sua funzione costituzionale - essere ponte tra i cittadini e i luoghi delle decisioni sovrane – perché l’azione di governo sarà sempre e comunque legata al buon timoniere del pubblico intendere.

Davvero? Siamo sicuri che sia così?
Vediamo, anzitutto, cos’è questa opinione pubblica.
“Opinione” è un’idea leggera: non si richiede al popolo episteme *2 (questa è virtù dei delegati, o dovrebbe), ma doxa, ossia un generico sapere, un intendimento sufficiente.
E “pubblica”, ad indicare da una parte la sua dimensione collettiva e dall’altra l’oggetto della stessa, ovverossia fatti che attengano alla respublica. In brevis la democrazia rappresentativa per funzionare – cioè essere strumento di autogoverno - presuppone un’opinione pubblica pienamente e liberamente (in)formata, o meglio (in)formata sui temi su cui si dovrà decidere.
Ma esiste in Italia la condizione di sapere per decidere? Perché tutto dipende da questo.
La questione investe l’attuale fonte principale di informazione: la televisione con i suoi TG e programmi “d’approfondimento”. Giornali, libri e web seguono a lunga distanza.

TV & Auditel

In Italia quando si parla di televisione si pensa subito a Berlusconi. Vogliamo non farlo per una volta? Già perché il discorso sulla libertà di informazione ha risposte plurime almeno quante sono le parti politiche interessate al suo business. Il problema della libertà in vero non urta con quello della proprietà se non nella Cina di Mao o nell’URSS di Stalin, perché la libertà per essere compressa deve essere nelle mani di un unico gestore delle notizie. In Italia non è così, la partitocrazia si è sempre ben distribuita questa risorsa. Se dovessimo ragionare di un informazione libera dovremmo immaginarla scevra dai legami con la politica.
Incidentalmente si dica, che il problema della qualità potrebbe sussistere stante anche la massima libertà personale del cittadino di auto-informasi, ovvero in presenza sin’anche di un regime a concorrenza perfetta.

Se è vero che un sistema a concorrenza pura degli operatori del mercato televisivo si tradurrebbe in piena libertà degli utenti, è altrettanto vero che la libertà di scelta potrebbe non significare anche qualità nella scelta.
Questa curiosa congiura si cela nello strumento di misura della concorrenza.  Inadeguatamente scelto ci mostrerà una falsa rappresentazione della realtà, mistificando la stessa gara dei competitor radiotelevisivi.
Il riferimento è per gioco forza all’Auditel, che può essere considerato il vero reo del basso livello culturale della nostra televisione. Dico “gioco forza”, perché sembra esistere solo l’Auditel sul mercato italiano! Insomma, a misurare la concorrenza radiotelevisiva sarebbe un’azienda in odore di monopolio. Il problema non sembra essersi risolto neppure a seguito delle correzioni successive
all’approvazione del disegno di legge Gentiloni *3 che, prevedendo la ripartizione del capitale sociale dell’azienda tra le major operanti nel settore televisivo, ha di fatto aiutato il consolidamento della sua posizione dominante..
Ma, al di là di questa “bizzarra incongruenza”, è il sistema di campionamento statistico ad essere davvero paradossale.
5163 famiglie brandizzate Auditel, che passano la loro giornata a vedere la televisione, sarebbero davvero il campione su cui stabilire cosa guardano 56.904.890 italiani? Ma siamo seri.
Esistono diversi tipi di pubblico: giovani, anziani, passando da finemente dotti a vergognosamente incolti e ancora belli, brutti, alti e bassi.

Insomma, diverse le persone che stanno davanti al video e diversi i loro gusti televisivi, le loro esigenze. Di tutto questo l’Auditel non tiene assolutamente conto producendo una statistica indifferenziata. È evidente che se la bontà di un programma dipende solo dal suo ascolto, non possiamo poi lamentarci che lo standard qualitativo sia basso, del resto lo stiamo chiedendo a 5000 famiglie quantomeno sui generis.
Se questo è vero per i programmi televisivi tout court intesi, lo è altrettanto per i telegiornali, anch’essi sottoposti alla gara auditel.
Quest’ultimi in una ridicola rincorsa all’audience annegano la vera informazione in una serie di “notiziette”, affossando la loro natura di massima fonte di video-sapere politico.
Il problema a questo punto, però, diviene grave non perché la TV è sciatta e noiosa, ma perché questo modello televisivo mette in crisi la democrazia, nel suo fare e disfare l’opinione pubblica.
Abbiamo, infatti, visto che la formula della sana e (in)formata opinione pubblica è “sapere per decidere”. Ma sapere cosa?
Le news dell’ultima avvincente crime-story? Come sarà la moda quest’autunno? L’ennesimo colpo di testa di Paris Hilton, ammesso che ne abbia una?
Paradossalmente per decidere di politica bisognerebbe sapere di politica, ossia di respublica.
Far vedere la cruda immagine di un omicidio, la famiglia che piange per la sciagura, o ancora le gambe dell’ultima promossa al rango di velina, conviene. Non solo perché secondo l’Auditel alza lo share, ma anche perché non c’è bisogno di commento. Qui la notizia parla attraverso l’immagine.
Mentre descrivere le conseguenze di un disegno di legge presentato dal governo, o del referendum popolare richiede capacità di analisi, di argomentazione. E sia detto, non tutti sono all’altezza di farlo. Eppure è proprio di questo che abbiamo bisogno, di altezza dell’informazione.

Un possibile cambiamento

Il video-sapere non può essere ostacolato da improbabili sistemi di campionamento, o dal raggiungimento della massima quota di telespettatori. La video-informazione ha un ruolo fondamentale nella costituzione dell’opinione pubblica e questa è strettamente funzionale alla stessa democrazia. Occorre cambiare. Ma da dove iniziare?
Anzitutto, pur conservando l’indagine a campione, si potrebbe modificare il relativo parametro statistico. In particolare si tratterebbe di passare dal dato aggregato ed indifferenziato (attualmente fornito dall’Auditel) ad uno etero-composto (età, livello di studi, reddito, sesso, ecc.), in tal modo otterremo immediatamente due primi significativi effetti: dati più verosimili e la possibilità di conoscere con più esattezza chi guarda cosa. Si tratta di scavalcare l’età giurassica dello share assoluto, per passare all’apprezzamento differenziato per categorie di utenza. 
Ciò consentirà di individuare spazi per programmi “più impegnativi”, che altrimenti sparirebbero inghiottiti da un indice di ascolto negativo.
Ma, il vero balzo in avanti potrebbe stare nell’eliminazione dello stesso sistema di campionamento.
La meccanica del campione rappresentativo soffoca l’individualità dei gusti e delle scelte, rispondendo ad una logica dirigistica e dogmatizzante.
Occorre, viceversa, privilegiare il singolo individuo attraverso la creazione di profili definiti dalla stessa utenza radiotelevisiva.
L’auto-costituzione di profili personali è forse la risposta più consona all’obiettivo e la meno invasiva della riservatezza personale del telespettatore. Accounts liberamente formati dallo stesso video-utente e arricchiti progressivamente dalle sue scelte televisive, da sondaggi e quant’altro permetta di confezionare una soluzione mediatica ad hoc.
La tecnologia lo permette. Gestire milioni di profili è complesso, ma ha anche enormi vantaggi, non da ultimo economici. Del resto è noto che l’utente finale della tv è l’impresa commerciale, alla quale la rete televisiva vende pacchetti di ascolto, quindi l’adozione di un modello in grado di individuare, sia pure tendenzialmente, preferenze ed interessi del fruitore mediatico, non potrebbe che avvantaggiare tutte le aziende del settore. Limitazione di libertà derivante da compressione della privacy?
Forse, ma personalmente tra la condanna ad una progressiva cieca ignoranza e il far sapere ad altri cosa mi piace, preferisco di lunga la seconda. Vantaggio economico per imprese e canali, più alto livello d’informazione, opinione pubblica più tonica, democrazia più sana.

 

Note

*1 fra tutti Dicey, Ldectures on the relation between law and public opinion in England during the nineteenth century, 1905.

*2 Epistéme: (dal greco επιστήμη) scienza, o conoscenza esatta delle cose.

*3 Disegno di Legge 1825 - Disposizioni per la disciplina del settore televisivo nella fase di transizione alla tecnologia digitale – presentato il 16 ottobre 2006 dal Ministro Gentiloni.

http://www.comunicazioni.it/normativa/pagina23.html

http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/normativa/ddl1825.pdf

Mercoledì 15 Dicembre 2010 23:30

Moni Ovadia: un ritratto

di Deborah Fait

Intanto vorrei consigliare a Moni Ovadia una buona medicina contro i bruciori di stomaco che gli provocano Bibi Netanyahu e Israele, anzi lui parla addirittura di voltastomaco [leggi citazione].
Il maalox potrebbe funzionare se accompagnato da una forte camomilla.
Perche' ha il voltastomaco il bravo Ovadia? Semplicemente perche' Netanyahu ha condannato la lettera scritta da una cinquantina di rabbini dove si invitava a non affittare a non ebrei e Ovadia Moni dice che Bibi e' un falso ipocrita che ha fomentato il razzismo come quel fascistone del suo ministro degli esteri, Liebermann.
Ovadia non dovrebbe scaldarsi cosi' tanto perche' a una certa eta' fa male e, nonostante il suo odio per Israele, dovrebbe ammettere che una democrazia condanna sempre il razzismo o il supposto tale.
Prova ne e' che la Knesset ha condannato i firmatari, la Corte Suprema sta studiando la lettere per vedere se vi sono i motivi per una denuncia, Il sindaco di Netania ha gia' licenziato il rabbino della citta', una parte dei firmatari si e' gia' dissociato e quelli rimasti hanno modificato il tiro dicendo che la lettera riguardava soltanto chi poteva essere nemico di Israele.
Non c'e' nessun cittadino arabo senza casa per le strade di Israele, compreso il 50% palestinese degli studenti che frequentano la Scuola di Medicina a Safed, una delle citta' sante dell'ebraismo.
La lettera dei rabbini non ha avuto nessun seguito tra la popolazione ma non si puo' ignorare che, da sempre, le nazioni nemiche che ci circondano e i palestinesi cercano di comprare, tramite prestanomi, terre e case in Israele per aumentare la minoranza araba in Israele.
Lo ha fatto la Siria, lo fanno l'Iran e i ricchi palestinesi, lo faceva l'Iraq di Saddam Hussein e soltanto l'occulatezza di Israele ha impedito che negli anni gli ebrei fossero estromessi dalle loro terre.
Per chi vive in belle case, senza pericolo alcuno, circondato da paesi che non vogliono distruggere niente e nessuno, e' facile giudicare chi da 65 anni e' in guerra coll'eterno pericolo di finire in mare.
Israele e' razzista? certo che no! Israele sta attento a sopravvivere e lo fa in tutti i modi possibili perche' cosi' e' giusto e sacrosanto e, nonostante il pericolo e le aggressioni di sempre, nessun israeliano discrimina i suoi connazionali arabi L'ebraismo parla di rispetto : " ....Il settimo giorno sara' giornata di cessazione dal lavoro...riposerai tu, tua moglie, i tuoi figli, il tuo schiavo, la tua schiava, il tuo bestiame e il forestiero che si trova nelle tue citta' ".
Quale e' la religione che parla persino del rispetto verso gli animali?
Quale e' il popolo che 3 o 4000 anni fa, con una legge scritta,  faceva riposare una volta alla settimana anche gli schiavi?
Quindi non parli di razzismo il buon Ovadia e non venga a darci lezioncine di democrazia, proprio lui che ama teneramente le dittature teocratiche islamiche. Si prenda un paio di pilloline calmanti e ci lasci in pace. Non venga a dirci che se in Italia qualcuno scrivesse di non affittare case agli ebrei succederebbe il finimondo.
Gli ebrei italiani non fanno attentati terroristici, non vogliono conquistare l'Italia e gettare gli italiani non ebrei a mare, non hanno mai tradito ma per l'Italia sono morti in guerra, non hanno mai ucciso ma sono stati massacrati.
Voglio pero' rispondere alla sua domanda: Chi ha condannato i palestinesi a diventare cittadini di seconda classe espropriandoli giorno dopo giorno delle loro terre e della loro vita con la violenza dell'occupazione e del colonialismo? Premesso che gli arabi israeliani non sono cittadini di serie B ma hanno gli stessi diritti di tutti gli altri , la risposta sull'occupazione e': Arafat e la Lega Araba!
Spiego perche' sento fin qua l'urlo scandalizzato di Ovadia: Arafat e la Lega Araba...Arafat...Arafat.... il suo adorato Arafat.....Beh, il suo Arafat e' il responsabile essendo stato il dittatore piu' feroce del MO, gemello di Saddam Hussein, Arafat.... educando i palestinesi e tutti gli arabi all'odio per gli ebrei dall'eta' della scuola materna... negando la possibilita' di creare una nazione per i palestinesi con guerre, terrorismo e rifiuti ad ogni proposta israeliana. Questo fino al 2004, quando Arafat ha pensato di liberare il mondo della sua disgustosa presenza.
Il resto e' una conseguenza della sua politica malvagia e ipocrita e del rifiuto di riconoscere il diritto di Israele ad esistere come patria degli ebrei.
Concludo ricordando a Moni Ovadia uno degli ultimi discorsi in moschea: "Allah , uccidi i cristiani, gli ebrei e i comunisti fino all'ultimo uomo!" Questo sulla TV di hamas dopo che per anni, e ancora oggi, le stesse invocazioni hanno inflazionato la Tv ufficiale dell'Autorita' Palestinese .
Moni Ovadia e' ebreo e comunista percio' non gli butta bene per niente. Ha voglia a dare a noi ebrei la colpa di tutto e a far passare Israele per uno stato "canaglia" e fascista , Ovadia dovrebbe ascoltare anche quello che dicono i suoi adorati palestinesi: Palestina judenrein in modo totale.
Credo sia doveroso ricordargli quello che pretendono, non solo hamas ma anche Abu Mazen anche se lui le presenta agli americani un po' piu' annacquate: http://www.focusonisrael.org/2010/12/09/gaza-referendum-pace-hamas/.
Molti mi chiedono "ma quando ci sara' la pace?" Mai, rispondo, finche' Israele sara' costretto a suicidarsi per accontentare le richieste palestinesi. "Ma Israele dovrebbe soltanto fare qualche concessione", aggiungono .Qualche concessioneeee? Consegnare tutti i territori contesi, Gerusalemme est compresa la Ir Hatika' (la Citta' Vecchia), il Kotel (Muro del Pianto) che secondo l'ANP e' arabo, Il Monte del Tempio  anche quello solo arabo), far entrare nel Paese 5.500.000 di "eterni profughi" e' "qualche concessione"? E' la fine di Israele.
Questo lo sanno tutti, compreso Moni Ovadia che non perde mai occasione di tuonare, col suo copricapo arabo in testa, contro Israele, che si scandalizza per una lettera di meno di 50 rabbini e che anni fa, in una trasmissione televisiva, auspicava il ritorno degli ebrei in Europa, lasciando la terra (occupata) di Israele agli arabi.
Dunque lui ci vuole ancora ebrei erranti, ancora ebrei nomadi, ancora ebrei fuggiaschi in un Europa ancora piena di odio antisemita. Gli ricordo quello che fu l'inizio del nostro dolore in Erez Israel e gli assicuro che, dopo tanti morti e disperazione, niente al mondo ci fara' ritornare in Europa:
L'odio che insegnamo ai nostri figli e' sacro (ministro dell'educazione nazionale in Siria).
Gli israeliani sono la feccia delle nazioni, non hanno niente in comune cogli altri uomini (ministro dell'educazione egiziano)
Noi seguiremo la parola del profeta e libereremo la Santa palestina dalla loro presenza sacrilega (Storia dell'Islam, pubblicata dall'Unione Socialista Araba)
Gli arabi non cesseranno di agire per sterminare Israele (1963, ministero dell'educazione de Il Cairo).
Propaganda araba.
Gli ebrei hanno quel che si chiama la festa di pasqua o festa del pane azzimo che celebrano col sangue di un non ebreo. In seguito prendono un pezzo di carne umana e la mischiano alle mazzot. Il rabbino pratica la carneficina. Questo e' il nostro nemico, questa la sua natura ( Il Cairo Al Akhbar 1972).
I servizi di informazione ebraici rapiscono i neonati arabi dalla striscia di Gaza, li dissanguano e gettano i loro corpi.
I residenti dei quartieri Saad et Sa'id a Gerusalemme impediscono ai loro figli di uscire di casa perche gli ebrei li rapiscono e utilizzano il loro sangue per fare le azzime.
e Valentino Parlato del Manifesto: "per inciso devo dire che fu una fortuna che la guerra dei 6 giorni sia finita colla vittoria di Israele, perche' se un esercito arabo fosse entrato a Tel Aviv sarebbe stato un massacro. E lo dico perche' so di che cosa si parla. Ho assistito ai pogrom antiebraici in Libia.
"Non abbiamo mai nascosto di essere stati noi a incomincaire a combattere" (Jamal Husseini, facente funzioni dell'Alto comitato per la palestina, 28 aprile 1948) "Bande arabe armate provenienti dagli stati vicini, si sono infiltrate nel territorio palestinese e , d'accordo con le forze arabe locali, hanno messo in sacco gli obierttivi della risoluzione con violenza e assassini" Commissione delle Nazioni Unite per la Palestina 10 aprile 1948. "Inizieremo una guerra di morte, una guerra di sterminio e di massacro di importanza capitale , della quale si parlera' come dei massacri dei Momgoli e delle crociate" Azzam Pascia' segretario Generale della Lega Araba 15 maggio 1948.
Capito, Moni Ovadia ?

Martedì 14 Dicembre 2010 21:51

Morire di chiacchiere

di Stelio W. Venceslai

Il Governo va avanti, con tre voti alla Camera, ma il cavallo è bolso. Riecheggia parole vuote: stabilità, riforme, coerenza.
Non c’è mai stata stabilità: il governo è da sempre percorso da fibrillazioni e da uscite inopportune che alimentano polemiche e discredito.
Non c’è stata nessuna reale volontà di riforma, se non per ragioni strettamente personali. Velleità e chiacchiere.
Non c’è nessuna coerenza nella continuità. Si va avanti. Ma dove? In tutti i discorsi ed in tutte le campagne elettorali si va avanti. In realtà non si va da nessuna parte. Si sta fermi. Gli altri camminano. Noi siamo almeno dieci anni indietro.
Quanto durerà questo Governo? Fino a giugno? Con quali consensi reali nel Paese? Questo trascinìo di voti evita le elezioni ma rende irreparabile il dissenso. Il Governo non è stato mai forte ma da oggi è diventato debolissimo. Basterà un’influenzina da inverno freddo per farlo ricoverare.
Esiste realmente una volontà di governare oppure questo è solo un modo per continuare a stare seduti sulle poltrone ministeriali?
Il Natale  degli Italiani si sta palesando piuttosto misero: pensioni scarse, bollette a valanga, tasse, assicurazioni, bolli auto e  ratei di mutuo piovono a pioggia sul contribuente. Le risorse accantonate dal risparmiatore più indefesso del mondo stanno finendo. E quando la tredicesima sarà finita, quando le risorse saranno esaurite, cosa accadrà?
Il Governo ha una sola chance: quella d’imporre una ristrutturazione totale del sistema.  Ma ne avrà la forza? O si cercherà di tirare a campare?
La crisi continua a mordere e non bastano gli artifizi di Tremonti per salvare il salvabile dietro lo schermo dell’Euro.
L’accanita personalizzazione della politica dell’opposizione è altrettanto colpevole. Non si vede luce. I nodi sono tutti al pettine: giustizia, fiscalità, sanità, investimenti. Non si fa nulla ma solo un gran parlare. Il giorno che Berlusconi, come un Noriega qualsiasi finisse davanti ai giudici, come auspica Di Pietro, forse avremo in cambio meno battute ma anche nessuna proposta.
L’opposizione chiede a gran voce occupazione e lavoro. Ha ragione. Ma come occupare, se le imprese non vendono e quindi non producono e quindi non investono? Qual è il nodo fondamentale dell’economia italiana? La perdita della competitività, per l’eccessivo costo lavoro e per l’entità degli oneri fiscali, parafiscali ed amministrativi.
É qui che occorre intervenire.
Defiscalizzare il lavoro, riformare radicalmente il Fisco, eliminare gli incentivi, investire nell’innovazione, dare una moratoria fiscale alle imprese. Ognuno di questi temi meriterebbe delle analisi molto Occorrerà fare dei sacrifici? Sì, ma per tutti, e per uno scopo serio.
Un ampio programma di lavori pubblici darebbe respiro all’economia. Altro che Ponte sullo Stretto! Con tutto quello che si è speso per progetti e per contro progetti, negli ultimi trent’anni, non uno, ma tre ponti si sarebbero fatti! Non serve gingillarsi con gli ecologisti del momento o con le ritrosie sospette delle varie Amministrazioni locali. Quando la barca affonda occorrono misure di emergenza. Se si va a picco e si affoga, poco importa se l’acqua è pura od inquinata. Si affoga lo stesso.
Noi, invece, se continua così, moriremo di chiacchiere.

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Il Movimento d'opinione nasce nel 1998 da un'idea di Temistocle Sidoti e Roberto Fait come...
29 Maggio 2011, 22.26

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29 Maggio 2011, 23.32

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29 Maggio 2011, 23.52

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30 Maggio 2011, 00.02
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