Sviluppo Economico
Sviluppo Economico

Sviluppo Economico (87)

Lunedì 14 Maggio 2012 09:02

TOPICS (TESI SULL’ECONOMIA)

Scritto da Marco Cagnucci

 

 

di Marco Cagnucci

Una trattazione tecnica e competente. Una serie di proposte concrete, E l'autore ha promesso approfondimenti. (Red)

SCENARIO GLOBALE

1    . Il baricentro dell’economia si va spostando definitivamente verso l’oriente (Cina, India, Giappone). L’influenza dell’Europa sullo scenario mondiale va progressivamente riducendosi, come si va riducendo quella degli Stati Uniti.

2. In questo quadro gli Stati Uniti guarderanno sempre più verso la zona orientale del mondo, come già oggi si sta verificando, e si ridurrà progressivamente la loro funzione di spinta propulsiva.

3. Gli strumenti finanziari derivati hanno ormai raggiunto ammontari in grado di piegare l’economia di qualsiasi Paese. Si tratta di 650 mila miliardi di dollari, pari a 9 volte il PIL mondiale ed a 14 volte il valore complessivo delle borse.


SCENARIO EUROPEO

1.    L’Europa, nel suo complesso, non vedrà mai più ritmi di crescita come quelli registrati fino al 1990. Crescite del 2-3% si dovranno ritenere molto favorevoli, ma non saranno in grado di incrementare significativamente l’occupazione.

2.    In questo quadro di sofferenza si rafforzeranno i nazionalismi a sfavore di politiche “unioniste”; si veda quel che oggi accade con la Grecia e con i bond europei, e come è accaduto con l’immigrazione.

3.    Appare sempre più probabile che alcuni Paesi saranno costretti o comunque decideranno di uscire dall’Euro (Grecia, Portogallo, Spagna?), provocando sconquassi finanziari la cui portata è oggi difficilmente calcolabile.





SCENARIO ITALIANO

1.    La crisi di credibilità sta alla base della attuale situazione economica italiana. In altri termini la comunità finanziaria non crede che l’Italia sarà mai in grado di restituire il proprio debito, che sfiora ormai i 1.950 miliardi di Euro.

2.    La politica di rigore attuata dal governo Italiano, non accompagnata da provvedimenti di stimolo alla crescita, sta strangolando l’economia del Paese, costringendola nel gorgo di una recessione senza fine, riducendone il PIL e provocando reazioni sociali che si avviano verso forme durissime.

3.    L’approvazione del fiscal compact, e la sua osservanza, condanneranno l’Italia ad un progressivo arretramento, provocandone fatalmente l’asfissia ed, alla fine, il default.


PROVVEDIMENTI DI RILANCIO ECONOMICO DELL’ITALIA

1.    Poiché all’origine della questione economica italiana sta l’ammontare del debito è ovvio che i provvedimenti debbano riguardare questo problema.
Per prima cosa sarebbe stato necessario, e rimane necessario, ridurre il volume del debito.
Occorre attivare quanto prima un grande piano di vendita di una quota significativa delle proprietà dello Stato e degli Enti Pubblici Territoriali (Regioni e Comuni), costituite da immobili e partecipazioni in Società. Prima della vendita valorizzare, ove possibile, le proprietà anche attribuendo ad esse destinazioni più favorevoli (ad esempio edificabilità, etc.)

2.    Procedere alla vendita immediata, con procedura accelerata a facilitata, dei beni sequestrati alle mafie, che ad oggi ammontano a circa 13 miliardi di Euro.

3.    Destinare le risorse provenienti da questi disinvestimenti (che negli anni potrebbero dare circa 300/400 miliardi), e dai risparmi dei costi di mantenimento (manutenzioni, consumi, etc,) a:

•    Attivazione, per la maggior parte del ricavato, di un grande piano straordinario di edilizia ed infrastrutture (obiettivo che dovrà essere promosso con strumenti di grande vigore e respiro);
•    Parziale ristoro dei debiti verso i fornitori dello Stato;
•    Realizzazione della banda larga ed informatizzazione dell’apparato amministrativo pubblico;
•    Riduzione del gravame dell’IMU sulle imprese (soppressione per gli immobili strumentali) e sulle classi sociali più deboli;
•    Autorizzazione ai Comuni di derogare al patto di stabilità per il doppio dell’ammontare realizzato dalla vendita delle proprietà;
•    Riforma fiscale con una profonda revisione delle aliquote.



PROVVEDIMENTI DI CONTENIMENTO DEL DEFICIT ITALIANO

1.    Centralizzazione (un solo centro nazionale, oppure tre centri: nord, centro e sud) degli acquisti di materiali di consumo, attrezzature, e strumentazione medica-scientifica necessari al Sistema Sanitario Nazionale. I centri saranno attentamente vigilati dalla GdF e dalla Corte dei Conti;

2.    Eliminazione delle Province e riduzione del numero di parlamentari (misure di scarso risultato economico ma ormai resesi irrinunciabili);

3. Seria azione di spending review che non escluda riduzione di personale, quando necessaria, sostenibile alla luce delle politiche di rilancio e quindi dalla migliorata occupabilità.


RISULTATI ATTESI  

1.    Le misure previste alle voci Provvedimenti di rilancio economico dell’Italia e Misure di contenimento del deficit attiveranno, dopo un limitato periodo di start-up, la ripresa di un ciclo economico virtuoso con un aumento del PIL che dovrebbe aggirarsi intorno al 4/5 per cento, rendendo possibile:
•    da una parte la riduzione della disoccupazione a valori tollerabili (5/6%),
•    dall’altra il realizzarsi di un avanzo primario in grado di coprire l’ammontare del servizio al debito (interessi passivi) e di generare risorse per la graduale riduzione del debito stesso;

2.    Un piano economico finanziario così strutturato, ed adeguatamente promosso, è destinato a provocare un grande interesse da parte della popolazione, attivando risorse non solo economiche ma anche di carattere emotivo-motivazionale, oltre che di coesione sociale verso un obiettivo chiaro e definito;

3.    Individuare uno slogan capace di mobilitare le migliori coscienze del Paese rendendole coese verso l’obiettivo di risanamento e rilancio dell’economia. Ad esempio: RINASCERE! SI PUO’.


POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE

1.    Operare perché la BCE possa effettivamente divenire l’Istituto finanziario di ultima istanza della UE;

2.    Svolgere azione di convinzione perché la comunità internazionale si doti di un organismo sovrannazionale che si occupi di autorizzare  l’immissione sul mercato di nuovi prodotti derivati finanziari dopo averne esaminato la loro congruità e rispondenza ai requisiti di effettiva rappresentatività di valori economico-monetari;

3.    Presentarsi alla comunità internazionale come Paese vincente e quindi in grado di assumere una forte leadership insieme ad altri Paesi trainanti (Germania).

 

Marco Cagnucci

Sabato 12 Maggio 2012 22:02

Che fare?

Scritto da Stelio Venceslai

 

 

di Stelio W. Venceslai

la crisi può essere interpretata in molti modi. L’incapacità di ideazione e di interpretazione del-la realtà di chi ci governa e di chi gestisce la nostra economia è, forse il male peggiore di tutti (Red
)


Ad urne chiuse il problema resta: il Paese affonda.
Il quadro politico è in subbuglio. I partiti sono incatenati al governo che per ignavia hanno espresso. Se cade il governo, si va a votare e tutti hanno paura. Se non cade il gover-no, si rischia la rivolta generalizzata.
Anarchici e Brigate rosse sono dietro l’angolo. Con la miseria tutto è possibile, anche il terrorismo. Non c’è molto tempo davanti a noi. La situazione comincia a diventare pesante. L’Europa è in stallo. Spagna e Grecia sono alle corde. L’Italia è molto vicina ad esserlo.
Che fare?
Si profilano alcune idee, tipo: torniamo alla lira ed usciamo dall’euro, oppure rinuncia-mo al patto di stabilità, od anche: che c’importa del pareggio del bilancio, fino a dire: usciamo dall’Europa. Chiacchiere.
Vediamo perché:
1 - l’Europa da cinquant’anni cerca di governare, nonostante la resistenza dei suoi Paesi membri, non ha più il fascino di un tempo, ma è la prima volta nella storia europea che da sessant’anni i suoi popoli non si scannano più tra loro. Non dimentichiamolo.
2 - uscire dall’Europa significa tornare all’Italietta giolittiana che può essere smangiuc-chiata anche dai topi. Già contiamo poco, dopo conteremmo nulla.
3 - un’altra moneta abbisogna di riserve. Che ci mettiamo? Il debito pubblico? L’euro è stata una grande invenzione, checché se ne dica, ma non funziona perché manca una politica economica e finanziaria comune. Con la sola politica monetaria non si governa.
4 - La politica estera deve essere saggia e senza colpi di testa dettati dalla drammatici-tà della situazione. Una Grecia che esce non rompe il quadro d’insieme. L’Italia sì, e questa sarebbe una grave responsabilità. Ma se i principali Paesi debitori (Spagna, Italia e Grecia), cui inevitabilmente se ne aggiungerebbero altri, tutti assieme, facessero presente che non pagano più e che intendono azzerare il loro debito, che succederebbe? Tuoni e fulmini, ma  una gran parte dei nostri titoli sono nelle banche francesi e tedesche e varrebbero meno di zero. Forse la Germania potrebbe sopportare questo colpo, ma non la Francia.
La forza del debitore è data dalla grandezza dei suoi debiti. Se non paga più, tracolla-no tutti.  E allora? Si può ricominciare da capo, in una situazione di quasi parità. Ma invece di piatire l’assenso di Berlino e di sperare in un asse italo-tedesco, d’infausta memoria, se il nuovo presidente francese non va d’accordo con la Merkel, non sarebbe meglio ridimensionare il padrone tedesco azzerando il nostro debito pubblico?
Sul piano interno, c’è un grande assente nel programma di riforme del governo Monti: il sistema bancario. Questo sistema è uscito indenne dalla crisi, anzi, guadagna sempre di più ad ogni trimestrale. Eppure, la responsabilità delle istituzioni finanziarie internazionali e del sistema bancario, nel suo complesso, sono state enormi.
Perché le banche non sono trattate come tutte le altre imprese? Perché vengono meno alla loro funzione di raccogliere il risparmio e di concedere il credito? Perché non scontano agli imprenditori il loro credito verso lo Stato? Perché il loro enorme patrimonio immobiliare non pagherà l’IMU? Perché le fondazioni bancarie sono esenti dagli oneri fiscali?
Sono troppi i privilegi si annidano nel settore. Questo è un campo dove è assolutamente necessario intervenire.

Si parla della necessità di rilanciare la crescita, ma se il sistema bancario è assente e serve solo da filtro e passacarte del danaro pubblico da destinare alle imprese, stiamo fre-schi! Il rilancio non ci sarà. Come si pensa di rilanciare l’economia? Con una sventagliata di soldi a pioggia, o quasi, alle imprese, come è stato annunciato?
Cominciamo, invece, a pagare i crediti. Le imprese muoiono perché si sono fidate dello Stato che non le paga ma le tassa. I soldi da ricevere, forse, arriveranno. Quelli da pagare per il fisco, invece, servono subito. Le imprese non possono scontare i loro crediti in banca né compensare crediti e debiti verso lo stesso soggetto che è lo Stato. Chiedono mutui, e sono loro rifiutati. Anzi, chiedere mutui significa che sono in difficoltà e perdono anche il fido. Allora, arriva Monti e dà un po’ di quattrini a destra e a manca, tanto per tacitare qualcuno. Ma è politica economica, questa? No, è un guazzabuglio di contraddizioni.
In un Paese normale qualcuno potrebbe pretendere una politica industriale del futuro. Proprio perché non c’è mai stata. Pazienza. Siamo in una situazione di emergenza. Tampo-niamo le falle e cerchiamo di far sopravvivere il sistema industriale. Poi, si penserà al futuro. Ma non è questo il modo di avviare a soluzione il problema.
Intanto, la gente si suicida. Pensate, a che punto di disperazione può gettare i suoi cit-tadini questo Stato imbelle! E’ gente con dignità, quella dignità che non hanno i nostri politici, che vede sfumare le proprie risorse, che non vuole licenziare e mettere sul lastrico i propri operai, con i quali ha convissuto e lavorato per decenni. Preferiscono morire.
C’è un asse involontario tra lavoratori ed imprenditori (i piccoli, i medi, gli onesti, gli ar-tigiani) che sta crescendo. Prima o poi sbatterà fuori le corporazioni degli interessi politici e sindacali che hanno rovinato il Paese. E allora, ci sarà da tremare.

Roma, 12 aprile 2012.
Stelio Venceslai

Giovedì 03 Maggio 2012 00:03

A spasso nel WEB

Scritto da Maurizio Navarra

 

 

di Maurizio Navarra


Io personalmente non credo che il Presidente dell'INPS - degnissima persona, chiaramente - debba prendere uno stipendio superiore al Presidente USA. Est modus in rebus, dicevano i nostri saggi antenati. (Red)


Sul variopinto e variegato mondo del Web si trova di tutto. Proprio di tutto, dal pettegolezzo alle notizie più serie. Vale la pena di permettere al lettore, soprattutto a quello che  non è avvezzo alla navigazione attraverso questi mari informatici, di fare un giro nelle notizie che attraversano la rete, magari preferendo quelle col sapore del gossip. Pronti? Ecco, prima di leggere c'è una precauzione per l'uso, un avviso ai naviganti, un avvertimento come quello che consiglia che certi film dati in televisione non debbono essere visti da minori non accompagnati. Ecco l'avviso: chi è soggetto a scatti d'ira allontani quel che di fragile c'è intorno, chi soffre di disturbi coronarici tenga a portata di mano la pillola salvacuore o prima di leggere chiami già l'ambulanza, non si sa mai: il contenuto dell'articolo potrebbe arrecare danno. Ho avvertito e quindi non rispondo, a questo punto, di danni alle suppellettili di casa o dell'ufficio o di malesseri improvvisi.
Giovanni Monti, celebre trentottenne figliolo del più stimato padre è disoccupato! Fino a pochi giorni fa questo prodotto di lombi illustrissimi lavorava alla Parmalat, udite udite assunto da Enrico Bondi. Bondi chi? Proprio quello? Si! E' la stessa persona che il 30 aprile 2012 è in nomination da parte del governo Monti per essere candidato quale commissario alla Spending Review dello Stato Italiano. Il nostro Giovannino, supertitolato per aver compiuto studi di tutto rispetto, ha lavorato in Goldman Sachs proprio come papà e ricopriva in Parmalat la carica di responsabile per lo sviluppo del business. Per la cronaca, a prendere la ferale decisione e’ stato Yvon Guerin, il manager francese che nel luglio scorso e’ stato nominato al vertice di Parmalat dopo l’acquisto del’azienda del latte da parte della famiglia Bessnier, i silenti patrons del formaggio transalpino i quali, dopo aver cavato il contante necessario, si sono impossessati del vecchio impero di Calisto Tanzi e di Bondi. Non c'è problema! Volete scommettere che il prestigioso curriculum di Giovannino gli consentirà presto di ottenere un nuovo lavoro, magari perfino più remunerativo?
Vuoi comperarti una casa? Magari con l'IMU in vista il mattone non è proprio il massimo degli investimenti; però, se così fosse per un mutuo trentennale ti verrebbe applicato un tasso variabile del 4,57% per un capitale di € 180.000 che corrisponde al pagamento di € 151.032 per un totale di € 331.032. Se, anziché essere un comune mortale tu fossi un parlamentare, per la stessa durata trentennale e per lo stesso capitale ti verrebbe applicato un mutuo variabile agevolato del 1,57% corrispondente al pagamento di interessi in ragione di € 45.820 per un totale di € 225.820. Un risparmio non indifferente, pari a € 105.212. Già! E perché le nostre banche hanno questo trattamento di favore nei confronti dei parlamentari? Questione di rispetto, di simpatia o di tornaconto personale? Fate vobis, utilizzando il famoso latinorum degli azzeccagarbugli di sempre.
Vogliamo parlare di pensioni? Ci sono pensionati che non riescono a sbarcare il lunario. E' un fatto che tutti noi conosciamo con dovizia di particolari. C'è anche chi prende una pensione appena più sostanziosa, magari perché ha svolto mansioni particolari o, magari, perché è persona qualificatissima. Un esempio? Il Dott. Antonio Malaschini. Nel 1973, vinto il concorso pubblico per funzionario parlamentare, è entrato nei ruoli del Senato, ove ha sviluppato la sua carriera, per diciannove anni, all'interno del Servizio di Segreteria e dell'Assemblea. In tale ambito è stato Capo dell'Ufficio di Segreteria e dell'Assemblea e quindi dell'Ufficio Ricezione e Assegnazione Atti Parlamentari, seguendo, in particolare, i lavori della conferenza dei capigruppo. Il 1 giugno 1989 ha assunto l'incarico di direttore del Servizio di Segreteria e dell'Assemblea ed il 29 maggio 1992 quello di Vice Segretario Generale del Senato. Dal 6 novembre 2002 all'8 febbraio 2011 è stato Segretario Generale del Senato. Dal 9 febbraio 2011 è Consigliere di Stato. Esperto di Diritto Costituzionale, ha al suo attivo numerose e prestigiose pubblicazioni. Da fonte WEB si apprende che il prestigioso Alto Funzionario dello Stato, oggi Sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, percepirebbe una pensione annua di € 519.00 che dovrebbe sommarsi agli € 190.000 di compenso come Sottosegretario. Occhio e croce quasi € 60.000 al mese. C'è solo da sperare in una smentita, c'è solo da sperare che il dato riportato sul WEB sia impreciso ed esagerato.
Il massimo sarebbe dunque Malaschini? No di certo! Addirittura Wikipedia segnala che l'Ing. Giancarlo Cimoli, la persona che posta al vertice di FFSS prima ed Alitalia poi è riuscita a fallire ogni obiettivo ad eccezione di quello di percepire due liquidazioni da 6,7 e 3,0 milioni di euro e di ottenere compensi per 28 milioni di euro, è quasi un recordman dello stipendio, il Nembo Kid delle liquidazioni. Il classico conto della serva, quello più semplice, dice che il poderoso ingegnere è riuscito a guadagnare più di € 17.000 al giorno. Fantasmagorico addirittura. Certo, la competizione con il Rag. Cesare Geronzi che come Presidente delle Generali ha ottenuto una liquidazione di € 16,6 milioni per meno di un anno di lavoro (non molto apprezzato), c'è tutta! Spero ardentemente, ancora che Internet contenga notizie false e tendenziose, non corrispondenti al vero.
Tutto qui? Per carità! L'elenco è lungo, lunghissimo posto che ci permettiamo di pagare il nostro Ambasciatore in Germania più della Merkel e poi ci incavoliamo perché il Cancelliere tedesco ci guarda con poca simpatia. Secondo indiscrezioni che cominciano a girare con insistenza, il Presidente Obama (praticamente l'uomo più potente del mondo) che percepisce € 300.000 all'anno però con diritto di occupare una casa bianca tutta sua, avrebbe fatto domanda per diventare Presidente dell'INPS in Italia con lo stipendio di € 1.200.00 all'anno o, almeno, di essere nominato nostro Capo della Polizia che del resto ha una retribuzione superiore a quella del Capo del FBI USA. Vorremmo suggerire al Presidente USA che, in fondo, i soldi non sono tutto e che dirigere l'INPS è molto più complesso che essere il comandante delle Forze Armate statunitensi.
Allora. Lo dice con chiarezza il nostro Presidente che non si può sparare sulla politica e che non si può fare di ogni erba un fascio. C'è il rischio di "buttare il pupo insieme all'acqua sporca", è vero. Ma. Come si fa a convincere il disoccupato, il pensionato al minimo, l'esondato, la normale massaia, il precario ... che c'è bisogno di aumentare le tasse per non far affondare la barca Italia? Come si fa a convincere il ceto medio (quel che ancora ne rimane) che la tassa sulla prima casa la dobbiamo pagare? Fa più danno allo Stato l'evasore fiscale o chi si ficca nelle tasche denaro pubblico in quantità industriali ricoprendo mansioni che altrove hanno un compenso (molto) più contenuto?

Maurizio Navarra

Sabato 31 Marzo 2012 17:55

Un popolo di sub?

Scritto da Maurizio Navarra

 

 

Chi ci governa ha la cognizione del paese reale? (Red)


Di Maurizio Navarra


L’Agenzia Ansa del 29 marzo 2012, comunica che Eurispes ed Istituto San Pio V di Roma hanno valutato che per condurre una vita dignitosa una famiglia di quattro persone deve disporre di un reddito di per lo meno € 2.500 al mese. Un limite che non consente, si badi bene, lussi e sprechi, ma piuttosto una vita “spartana”. Ovviamente le cifre messe in ballo parlano di retribuzione netta, non lorda e non tengono conto di tutte quelle spese straordinarie che spesso la famiglia deve affrontare mettendo mano ai propri risparmi, ammesso e non concesso che con una entrata di quella entità si riesca a risparmiare.
I nostri soloni parlano a questo punto del loro argomento preferito: il sommerso, il lavoro “nero”. Questa tipologia di entrate è nel mirino del fisco e di tutta la propaganda che viene messa in giro sotto forma di “pubblicità progresso” a cura della Presidenza del Consiglio. L’evasore è indicato come un parassita della società, sarà un caso (?) con un sembiante che volendo dare un’impressione più negativa possibile, finisce per esibire un volto tipicamente meridionale, paffuto e trascurato. L’Eurispes afferma che quel volto è nella sostanza il volto di circa il 35% dei lavoratori dipendenti, costretto a fare un doppio lavoro. Si badi bene che non si tratta di procurarsi i quattrini per fare le vacanze a Cortina o per acquistare una vettura di lusso: il doppio lavoro si rende necessario per far quadrare i conti posto  che la stessa prestigiosa fonte afferma che "solo un terzo delle famiglie italiane riesce ad arrivare tranquillamente a fine mese; almeno 500.000 famiglie hanno difficoltà a onorare i mutui per la casa; aumenta il credito al consumo (più del 100% tra 2002 e 2011) e cresce la povertà 'in giacca e cravatta, cioè quella dei lavoratori costretti a usufruire di mense e dormitori per i poveri".
Il dito indice dell’Eurispes punta dopo questa constatazione in modo deciso su questo accidente di sommerso. La nostra economia sarà salva soltanto se si riuscirà a far affiorare questi redditi di lavoro dipendente sottoponendoli a regolare tassazione. Anche le imprese evadono, ovviamente: dipendenti al nero producono redditi non dichiarati e non dichiarabili. "Poco meno della metà dei contribuenti-persone fisiche (20,3 milioni, 49,1% del totale) ha dichiarato nel 2010 un reddito complessivo inferiore a 15.000 euro (1.250 euro su base mensile)". Uno scandalo.
Si impone qualche riflessione. Noi italiani siamo dunque così balordi, così insensibili alla cosa pubblica? Ma. La paga soprattutto dei giovani, della marea di precari, dei CO.CO.CO., degli assunti a progetto a quanto ammonta? Quale è la retribuzione di una commessa, di un cameriere, di un barista, di un dipendente delle imprese di sicurezza o di pulizia, di un addetto ai call center? Caro Eurispes, forse ciò ti procurerà meraviglia, ma queste categorie di lavoratori (quasi nessuno di loro è garantito da un contratto vero) hanno compensi che sono il più delle volte molto al di sotto quota € 1500 netti al mese. Come fanno a campare? Un segreto presto svelato: stanno ancora a casa, con i genitori. Sono la nutritissima categoria dei bamboccioni forzati, quelli che non possono uscire di casa perché la Caritas non riuscirebbe ad ospitarli tutti. I 2500 euro netti mensili, va ancora detto, sono spesso un miraggio di sopravvivenza anche per gli specializzati, a volte anche per ricercatori in possesso di laurea, di specializzazione e di master. C’è da meravigliarsi se queste persone, dopo avere svolto le loro brave otto ore di lavoro ne sacrificano altre quattro al riposo meritato per riuscire a campare e a pagare le rate per l’acquisto di un mezzo o per un mutuo che sono stati stipulati soltanto con la garanzia di papà e mamma?
Per quanto riguarda le imprese, soprattutto quelle medie e piccole, i nostri esperti hanno provato a considerare, ad esempio, la sorte di chi ha la sfortuna di lavorare per lo Stato? Lo Stato pretende merci e servizi, e chi li ottiene è costretto a praticare ribassi che rendono esigui gli utili. Non basta. L’imprenditore è costretto, per essere pagato, ad emettere fattura e quindi a pagare subito l’IVA che riuscirà a recuperare soltanto quando l’impresa pubblica paga, con comodo dopo mesi. Chi ci guadagna? Ovviamente le banche che hanno fatto credito. L’imprenditore spesso fallisce ed è costretto a chiudere, e deve anche sentire chi lo criminalizza per essere un evasore.
E allora vorrei proprio spezzare una lancia in favore di questi “evasori”. E non vi dico sul groppone di chi vorrei spezzarla. A questo punto comincio ad essere convinto che queste persone non sono punibili in quanto agiscono in stato di necessità, magari prima di emigrare magari verso i paesi del sottosviluppo con la speranza di trovare lì una sistemazione migliore.


Maurizio Navarra

Domenica 25 Marzo 2012 22:59

Idee poche e confuse

Scritto da Fiorella Ialongo

 

 

di Fiorella Ialongo


Perbacco! Siamo in regime di amministrazione controllata ... o no? (Red)

Sull’Italia al Fondo monetario internazionale (Fmi) non hanno le idee chiare. Al vertice di Cannes del G -20 nel novembre scorso, nel periodo più acuto della nostra crisi economica, c’è stata l’offerta fantasma di un prestito, poi si è stabilito un compromesso, il monitoraggio, ossia un controllo più stringente sulla periodica sorveglianza che il Fondo esercita sui membri, con la motivazione che senza una pressione internazionale il nostro mondo politico difficilmente avrebbe prodotto risultati positivi. In realtà, quella esercitata dai mercati è stata sicuramente più forte rispetto a quella degli ispettori internazionali favorendo un ricambio al Governo. Il nuovo Esecutivo, libero dalla necessità di dover essere rieletto, ha cercato di mettere in atto le classiche ricette proposte dall’Fmi: risanamento dei conti e riforme strutturali e sulla sorveglianza speciale è sceso il silenzio. Si può dire che il monitoraggio sia morto e a chi spetta il potere di stabilirlo, al Governo italiano o al Fondo? A questo punto, dato che è una questione di forma, l’Organismo internazionale renderebbe merito all’Italia (e indirettamente anche alla zona euro) degli sforzi che sta compiendo se invece del semplice sostegno verbale offerto dal direttore Christine Lagarde, chiarisse l’equivoco. La debole fiducia che l’Italia sta faticosamente guadagnando verrebbe sicuramente rafforzata con un chiaro comunicato che valuti positivamente le misure che stiamo adottando. Se è vero, come afferma il direttore dell’Fmi, che l’Italia è ancora un Paese a rischio, lo è anche di più il fatto che un firewall, una difesa anticrisi auspicabile per noi, può derivare più che da fondi salva – Stati europei, da parole ufficiali che pesano sui mercati. Un comunicato esplicativo, inoltre, sarebbe più coerente con l’apprezzamento positivo espresso dal Fondo nell’ultima di una delle sue riviste più famose, il World Economic Outlook. Ora che stiamo dimostrando di aver capito la lezione, possiamo chiedere a chi ci bacchetta maggiore coerenza.

Fiorella Ialongo

Sabato 24 Marzo 2012 14:03

La globalizzazione secondo Pechino

Scritto da Fiorella Ialongo

 

 

di Fiorella Ialongo


Timeo danaos et dona ferentes - Eneide (Libro II, 49) di Publio Virgilio Marone. La saggezza dei nostri padri. (Red)

Il dragone è il simbolo della Cina e la descrive meglio dell’analisi di un’agenzia di rating. Dell’animale mitologico ha l’aggressività, soprattutto in campo economico. Messe in secondo piano vecchie modalità d’investimento, ne elabora di nuove tendenti al lungo periodo. Dalle imitazioni a basso costo è passata all’acquisto di impianti esteri smontati dalla terra di origine e riassemblati nel Celeste Impero, per evolvere verso strategie tese ad accedere a risorse naturali rare e quindi pregiate (ferro, rame), reti energetiche (gas, petrolio) in Africa, SudAmerica, Australia, per giungere all’acquisizione di aziende di pregio in Europa e ottenere know how e tecnologie di punta. Questa sorta di globalizzazione planetaria attuata dal cinesi ha la sua ultima preda nell’industria del Vecchio Continente perché la crisi dell’euro l’ha resa relativamente a buon mercato e per motivi di politica economica interna. In Cina tendono ad aumentare sia il costo del lavoro, sia la dimensione della classe media che ricerca maggiori livelli di benessere, per cui si rende opportuno il cambiamento del complesso industriale da uno di tipo relativamente semplice, prevalentemente manifatturiero, ad uno più elaborato, simile a quello occidentale. I possessori di capitali cinesi hanno anche capito che per ottenere questo passaggio, non è necessario elaborare e sviluppare un sistema industriale ex novo, con notevole dispendio di tempo e di energie, ma è più agevole ottenerlo assicurandosi il controllo di settori chiave o il possesso di marchi, tecnologie e know how acquisendo attività di gruppi che hanno bisogno di ridurre il loro debito ed accrescere la loro liquidità. Gli esempi più famosi di shopping sono l’acquisto del 3% della Gaz de France Suez, il più grande importatore di metano e gas liquefatto in Europa e la rilevazione al prezzo scontato di 140 milioni di dollari della svedese Saab. A Bruxelles sanno che gli investimenti diretti esteri possono apportare grandi benefici, ma sarebbe molto saggio se tenessero anche ben presente che non possono essere considerati una panacea per le Pomigliano d’Arco del Vecchio Continente.
Fiorella Ialongo

Lunedì 19 Marzo 2012 23:31

La vergogna dei trasporti

Scritto da Stelio Venceslai

 

 

di Stelio W. Venceslai

La nostra marineria, in questo periodo proprio non brilla per efficienza. E non si ha idea dell'importanza del trasporto via mare per la nostra economia. La nostra Marina Militare, per la verità, parla da anni del concetto di "Mediterraneo allargato" ...  La crisi del trasporto su gomma è oramai cronicizzata. E a noi che ce ne importa? Aumentiamo le accise sui carburanti e ... chi paga paga! (Red)

Il disastro della Costa Concordia ha gettato manciate di fango sulla nostra povera Repubblica. Si aggiunge ai tanti disastri del nostro sistema.
Tutti danno la croce addosso al Comandante. Peggio di così non poteva compor-tarsi. E’ una vergogna per la marineria italiana. Tanta boria e nulla dentro.
Ma Il nostro Comandante non è il solo. Dietro ci sono errori ed irresponsabilità a non finire.
Il settore celle crociere è in pieno sviluppo. Gli affari vanno benissimo, tanto che la nostra Costa è una società d’un colosso americano, la Carnival.
Allora, nessuno controlla, né sulla nave, dove tutti gli ufficiali di bordo, ad eccezione di uno, sembra, sono scappati, senza curarsi dei passeggeri, né in società, dove si è assistito ad un balbettio giustificativo ed accusatorio del Comandante, senza alcun costrutto, né dello Stato italiano, che non avrebbe dovuto permettere insulse cretinate, come quella dell’inchino, con rischi per la vita della gente e per l’ambiente. Neppure la scatola nera pare che funzionasse. Roba da non credere!
M’immagino cosa sarebbe potuto accadere a Venezia, sul Canal Grande, se una nave di quelle dimensioni si fosse rovesciata, come all’Isola del Giglio.
Le Capitanerie di porto devono proibire questi passaggi radenti, devono costante-mente vigilare sulla navigazione di queste città galleggianti e proibire avvicinamenti pericolosi.
Si parla di scialuppe di salvataggio non efficienti, di persone a bordo non registrate, di controlli inesistenti.
A parte la dolorosa conta dei morti, chi paga tutto questo?
I rimborsi, l’assistenza ai passeggeri, i rientri, i danni, gli averi perduti, i soccorsi, i danni per l’inquinamento e così via. Chi paga? Le Compagnie di assicurazione, se si tratta di errori umani, sono molto restie a sganciare quattrini. Basta dare la croce addosso al Comandante e il gioco è fatto.  Ma non è così che le cose dovrebbero andare.
La marina italiana non ha mai brillato molto, nonostante la boria e le divise.
Quella militare, salvo eccezionali episodi di eroismo individuale, da Buccari ad A-lessandria, continua portare il peso delle proprie sconfitte e dei propri costi, da Lissa in poi.
Quella commerciale, poi, da chi è controllata? Se personaggi come il Comandante della Costa Concordia sono abilitati a guidare navi di quella stazza, c’è da tremare sui si-stemi di selezione.  Come al solito, occorre una tragedia per verificare una catena di errori e di irresponsabilità. La verità è che tutto il sistema dei trasporti è abbandonato a se stes-so.
Lo sciopero dei camionisti sta mettendo in ginocchio il Paese. Non dimentichiamo che fu per uno sciopero analogo, in Cile, che cadde il regime di Allende, non per la Cia o per il dissenso dei Paesi occidentali.
I camionisti, a modo loro, hanno ragione. Hanno paghe da fame, sono concorren-ziati dai loro colleghi dell’est (pagati 80 centesimi all’ora contro un euro e venti per gli Ita-liani), fanno una vita di schifo e lavorano molto di più di quanto non sembri dalle loro sca-tole nere. Sono fondamentali per il Paese. Se aumentano le tariffe autostradali ed il diesel, è logico che protestino, se non aumentano le loro paghe. E la merce non arriva.
Una dissennata non politica dei trasporti ha preferenziato il trasporto su gomma per favorire la FIAT, e quindi il Paese è camionista-dipendente. Se la merce non arriva sugli scaffali dei negozi, se la benzina non si trasporta dai depositi ai distributori, crolla tutto. Si genera il panico. Basta precettarli? Cosa si fa, li si mette in galera tutti?
Questa sarebbe un’occasione d’oro per restaurare la concorrenza con il treno. Ma i trasporti merci per ferrovia sono alla preistoria, mentre altrove, costituiscono l’ossatura del trasporto mercantile. La ferrovia non inquina, arriva ovunque, costa molto meno. E’ un’alternativa.
Ma qualcuno ci ha mai pensato? Non ho alcuna idea di come il Governo potrà risolvere questa situazione, in un marasma di proteste che vengono da tutti i settori, talune giustificate, ma molte altre del tutto pretestuose.
Il cammino delle riforme è molto arduo. Fare nulla è impossibile. Troppi ritardi stan-no creando strozzature pericolose a danno della collettività. Ma una riforma del sistema trasporto è ineludibile.

Stelio Venceslai

Roma, li 26 gennaio 2012

Lunedì 12 Marzo 2012 23:46

Economia tra Dottor Jekill e Mr Hide

Scritto da Redazione
Sarà il tema che costituirà il filo conduttore per il Convegno che il Movimento d'Opinione sta organizzando. Preghiamo i lettori e tutti i Signori Soci di fornire un personale e gradito contributo sul tema allo scopo di rendere la scadenza più interessante. Redazione

Francamente l’idea di promuovere di questi tempi un convegno sull’economia è stata sul punto di essere bocciata dal Consiglio Direttivo del Movimento d'Opinione in quanto il tema appariva, a molti membri, decisamente inflazionato. I più forti sostenitori della teoria del no a tutti i costi asserivano con convinzione, sostenuta del resto sotto un certo aspetto dai fatti, che di economia avevano cominciato a parlare un po’ tutti i media perfino nelle fasce orarie che, fino a qualche tempo fa, dedicavano gli spazi disponibili ad argomenti più ameni e digeribili.
Una osservazione centrata, avvalorata dalla constatazione che gli autori della trasmissione “Striscia la notizia” avevano deciso di chiamare con il nome di “Spred” il cucciolo adottato dalla coppia di conduttori Greggio – Hunzicher. Una banalità? No. Un vero colpo di genio posto che questo termine di significato oscuro e fino a ieri confinato nel più criptico linguaggio da “addetti ai lavori” era divenuto per tutti, proprio per tutti e perciò anche per la massaia più distratta, oramai pane quotidiano.
Ma cosa è mai l’economia se non οἶκος νόμος , venne detto da qualcuno in uno sfoggio di reminescenza di cultura classica che apparve subito eccessiva; in buona sostanza nel significato primario "economia" è l’amministrazione dei beni di famiglia in senso stretto ed in senso più ampio  la gestione delle risorse della società intera, quindi una vera e propria scienza che studia, individua  e suggerisce le scelte per l’acquisizione e l’impiego dei mezzi e la  loro redistribuzione.
La discussione, a questo punto, prese una piega strana. Ovvia perfino se si considera che siamo nel Paese delle contrapposizioni nette e del “muro contro muro”. Si sono subito infatti delineati due schieramenti opposti;  il primo più ottimista affermava che l’economia è una sorta di armonia, ovvero un termine di sintesi contenitore di effetti essenzialmente buoni per l’uomo e per la società, il secondo – decisamente più pessimista – sosteneva che l’economia è il motore di tutte le nefandezze che l’umanità ha compiuto nella storia, posto che ogni guerra ha cause economiche come origine prevalente.
Una discussione accesa. Sostenuta. Densa di esempi e richiami tutti calzanti. Era facile sostenere che il primo delitto, quello compiuto da Caino il pastore a danno di Abele agricoltore, era null’altro che il primo esempio di conflitto derivato dal tentativo di sopraffazione di un modello economico nei confronti di un altro. Era parimente facile sostenere che l’economia è stata sempre la sorgente dalla quale si è attinto per ottenere equilibrio nei rapporti tra gli esseri umani.
Due verità contrapposte di pari dignità ed autorevolezza? Veramente difficile trovare la prevalenza di una tesi rispetto ad un’altra. La discussione era quindi arrivata ad uno stadio pericoloso, pericolosissimo proprio se interpretato attraverso la lente dell'economia come scienza. Nei fatti si era arrivati alla stagnazione del confronto, un punto d'arresto del processo di brainstorming che avrebbe potuto divenire segno di recessione del dibattito. A questo punto è balenata un’idea che è parsa a tutti, proprio a tutti, vincente. L’economia dovrebbe avere nella sostanza due nature contrapposte: contenere insieme la bontà e l’altruismo del Dottor Jekill e l’odiosa e pericolosa protervia di Mr. Hide.
Queste due opposte nature, talvolta per contingenze politiche e sociali particolari derivanti da sistemi rappresentativi di interessi dominanti, trovano un modus vivendi che le fa coesistere. A volte queste stesse nature, libere perché non più costrette da vincoli, esplodono in polluzioni di valenza incontrollabile ed in contrasti difficilmente sanabili. Vere e proprie rivoluzioni nascono così dall’apertura di questa sorta di vaso di Pandora, facendo sgorgare imprevedibili spinte evolutive capaci di destabilizzare l’assetto mondiale o quanto meno l'equilibrio di un intero scacchiere strategico.
Abbiamo la ventura (o la sventura direbbe qualche pessimista) di vivere proprio in corrispondenza di uno di questi periodi. Sono implosi o esplosi tutti o quasi i modelli etici di riferimento e l’economia, non solo quella del nostro Paese o dell’Europa, è saltata in aria come il tappo di una bottiglia di spumante mentre nessuna classe dirigente, politica, industriale o sociale sembra essere ancora all’altezza di elaborare nuovi modelli comportamentali che pure occorrerebbero per tracciare una rotta sicura. La finanza, per lo meno quella orientata alla speculazione più spericolata, ha quindi abbandonato ogni riferimento etico elaborando forme di allocazione del denaro che è eufemismo definire eticamente scorrette. Le società di rating, mosse a volte da ispirazioni non molto chiare, contribuiscono a creare confusione sferrando micidiali colpi di maglio contro gli Stati sovrani che escono da queste prove a volte pesantemente malridotti e perdendo consistenti spezzoni di sovranità.
Una domanda è uscita, a questo punto, con forza dalla discussione ponendo ogni altro argomento   in secondo piano. Ma questo Governo tecnico, dei professori, che oggi regge le sorti del nostro Paese è dunque da ritenere espressione del Dottor Jeckill o di Mr. Hide?

Redazione
Sabato 11 Febbraio 2012 15:54

Berlino impone la disciplina di bilancio

Scritto da Fiorella Ialongo
Eppure non c'è convinzione definitiva che gli "gnomi" di Berlino abbiano proprio ragione. Speriamo soltanto che quando tutti si sveglieranno da questo valchiriesco torpore il conto non lo debbano pagare sempre i soliti! (Red)
di Fiorella Ialongo
L’Europa disegnata all’ultimo vertice del Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles il 30 gennaio scorso mostra un quadro in cui gli Stati membri si conformano sempre di più alla Germania attraverso l’approvazione dell’Accordo europeo sul Patto di bilancio e l’intesa sul fondo salva Stati. In base al primo trattato, detto Fiscal Compact, gli Stati che lo ratificano si impegnano ad introdurre nella Costituzione o con leggi di pari forza cogente, la Golden rule, ovvero il pareggio di bilancio. Il deficit deve essere contenuto entro lo 0,5% del Pil (prodotto interno lordo) durante un ciclo economico. Scattano sanzioni semi automatiche nell’ipotesi in cui il deficit sia maggiore del 3%. Per i Paesi con un debito superiore al 60% è prevista una riduzione annua di 1/20 e, grazie all’Italia, sono ammesse deroghe per “fattori rilevanti”. Il secondo trattato anticipa la costituzione del Meccanismo permanente per la stabilità finanziaria (Esm) che ha il compito di sostenere gli Stati europei in difficoltà con prestiti la cui capacità definitiva sarà determinata successivamente. Vi è anche una prima, minima parte dedicata alla crescita con alcune misure tese a favorire l’occupazione e stimolare l’economia. Questo nuova patto non è stato firmato all’unanimità, anzi con mugugni e borbottii. Uno dei motivi principali consiste nel fatto che la Cancelliera Angela Merkel ha ottenuto quello che voleva il suo elettorato, ovvero la disciplina di bilancio sul modello tedesco e non pagare altri salvataggi oltre a quello della Grecia, altri Paesi, compresi quelli con la tripla A, si sono sentiti minacciati. E’ un accordo molto stringente che, sostanzialmente, stabilisce una cessione di sovranità nazionale in tema di spesa e se a questo si unisce l’intempestivo annuncio di voler commissariare la Grecia, si comprende come molti Stati abbiano ritenuto la minaccia rivolta anche contro di essi e non soltanto contro Atene se dovessero non avere i conti a posto. E’ condivisibile una ferrea disciplina fiscale per evitare pericolose instabilità, ma è un altro conto lo sconfinamento nei principi fondamentali democratici. Per questo le rimostranze di numerosi Paesi sia dell’Est, sia dell’Ovest hanno fatto capire a Berlino che può imporre alcune giuste condizioni macroeconomiche e di bilancio ma che non è saggio evocare fantasmi da un passato non troppo lontano e ancora presente nella memoria.
Fiorella Ialongo
Sabato 28 Gennaio 2012 13:40

Monti e le caramelle

Scritto da Maurizio Navarra

di Salvatore Giuliano Franco

Accidenti! Sicuramente Monti ... ha una buona stampa. Berlusconi la stampa la ha sempre avuta nettamente contro. Bisognerebbe riflettere su questo punto. (Red)


Che l’attuale Presidente Consigliori, oltre che un uomo privo di idee, sia anche un cataplasma di semi di lino sul ventre dell’Italia, dovrebbe essere ormai chiaro a tutti.
L’aspetto più sconvolgente è il continuo, plateale e incondizionato appoggio che gli da un Presidente del Regno che mai aveva speso una parola buona per il Presidente Berlusconi, nemmeno per le opere più meritorie.
Sarebbe bastato metà dell’appoggio che oggi da al Monti per lasciare che la Politica continuasse a governare l’Italia, nel nome e per conto dei suoi elettori.
Ma questa è un’altra storia.
Oggi vediamo che, a fronte di decisioni governative che creano uno scontento sempre più diffuso, e sappiamo che chi semina vento raccoglie tempesta, il Presidente Consigliori distribuisce caramelle e tisane e non perde occasione per tessere i propri elogi e anticipare giudizi positivi che proprio non merita.
Come ho sempre scritto in articoli diversi e in tempi non sospetti c’è solo un  princi-pio da sostenere con tutta la forza occorrente: in Italia è assolutamente necessario creare migliaia, centinaia di migliaia, milioni di posti di lavoro.
La crescita può nascere solo dal lavoro, e quindi dalla pace sociale e dall’attività soprattutto dei piccoli e medi imprenditori.
Altro che tasse a gogò, restrizioni sulle pensioni e sui crediti certi, liberalizzazioni che nulla hanno di liberale, tagli indiscriminati su tutto e tutti, riduzione del danaro corrente con la scusa di colpire gli evasori, incentivazione delle energie pulite che nulla hanno di pulito.
Solo l’impegno dello Stato per realizzare grandi e piccole opere e l’appoggio finanziario incondizionato a tutte le attività imprenditoriali degne e valide possono, non in un lontano futuro, ma nell’immediato, mutare l’incombente Recessione in un periodo di crescita di lunghissima durata.
Posti di lavoro per il Restauro: quello di tutti gli edifici che ne abbisognino, dalle facciate alle strutture interne, adeguandoli inoltre, per quanto possibile, alle norme antisismiche, e migliorandone l’ecosostenibilità e l’impatto ambientale.
Posti di lavoro per rendere meglio adeguate alle richieste tutte le Infrastrutture: co-me le strade, le autostrade, i ponti, le ferrovie, le gallerie, i porti, gli aeroporti, e le grandi opere da tempo in programma.
Posti di lavoro per rendere finalmente efficienti le Opere a Rete, che necessitano tutte di accurate e definitive ristrutturazioni: come le condotte idriche, elettriche e quelle fognanti.
Posti di lavoro per tentare la cura del Dissesto Idrogeologico: la più grande sfida che sarebbe opportuno subito affrontare e che impiegherebbe tecnici e maestranze in numero enorme.
E ogni Regione potrebbe utilizzare le proprie risorse umane in operai, tecnici e professionisti per attivare cantieri e officine solo nel proprio ambito geografico.
Non è certo il Lavoro che mancherebbe in una Italia che sembra appena entrata in un dopoguerra, altro che i pannicelli caldi del Presidente Consigliori!
Ancora una volta mi verrà certo detto: e i soldi?
Ancora una volta ricorderò quel vero genio dell’Economia che rispondeva al nome di Hjalmar Schacht e che reperì tutti i mezzi finanziari per dare lavoro, in soli due anni, a oltre sei milioni di disoccupati, con il sistema delle cosiddette cambiali-MEFO, una geniale forma di “deficit-spending, che però tale non è.
E’ qui che deve intervenire la Politica, la Politica e non i Tecnici!  consigliata però da veri economisti di genio!  ripeto, consigliata e NON guidata.
Possibile che il “deficit-spending” che ha reso grande l’economia degli U.S.A. e le “cambiali-MEFO” dell’eccellente Schacht, che salvò la Germania del’33, non pos-sano insegnare nulla né ai nostri economisti né ai nostri politici?
Se il Monti avesse anche un po’ di sana fantasia, e non solo quel tipo di fantasia finanziaria che ha portato alla bancarotta alcune delle più potenti banche mondiali innescando la grande crisi economica che stiamo soffrendo e subendo, se dunque avesse davvero una qualche balenante idea costruttiva, potrebbe consigliare ai politici, e non ai professori, una vera linea operativa per condurre in porto la nave Italia.
Ma lui, designato da una Costa che sta al Quirinale, è solo lo Schettino di questa nave  e, non trovando altre soluzioni, per evitarne la perdita preferisce farla arenare tra gli scogli.
E lui non sa nemmeno quante perdite umane provocano i suoi provvedimenti!
Il 10% di noi detiene il 60% del tutto mentre ormai il 20% di noi ha seri problemi di sopravvivenza.
Le tue caramelle, caro Monti, possono piacere solo ai bambini.
Come mi sento in sintonia con la Santanché, che ha gridato forte anche per radio: Berlusconi!  sali sulla nave!  cazzo!

Roma, 28 gennaio 2012-01-28                salvatore giuliano franco

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